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La mia vita con lei 17 – Quarantena – La fine di tutto, anzi no

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Sono dovuto andare in sede per fare il punto della situazione su un progetto che coinvolge il nostro cliente; alla riunione c’era sia il mio responsabile che il responsabile cliente, e ovviamente non poteva mancare Alessandra, che ha cercato in tutti i modi di replicare il lungo bacio in bocca che ci siamo dati prima di iniziare lo smart working; sono stato molto attento a non dargliene la possibilità e quando ci siamo salutati in tarda mattinata, mi ha detto: “Tanto dove scappi Riccardo, prima o poi verrai a cercarmi stai tranquillo” e questa frase mi ha talmente inquietato che non sono neanche riuscito a risponderle; continua a risuonarmi nelle orecchie anche ora che sto arrivando a casa, faccio una bella sorpresa alla mia topolona, le avevo detto che sarei rimasto fuori tutto il giorno; eccomi qui ora apro il cancello …… ma quella macchina sotto la tettoia di chi cazzo è? E poi come cavolo è messa, la mia non c’entra, oltre che un rompipalle è pure un cafone, vabbè la lascio qua nello spiazzo, andiamo a vedere chi c’è in casa; e come mai la porta della cantina è aperta, fammi andare a vedere: “Oooooooohhhhhh aaaaaahhhhhhhh” oddio ma questa è Gabriella, no non è possibile, non devo farmi sentire: “Aaaaaaaaaaaaahhhhhhh siiiiiii sfondami tuttaaaaaahhhhhhh” con il cuore a mille mi affaccio nella cantina e li vedo davanti allo scaffale dei formaggi entrambi nudi, con Gabriella poggiata a novanta gradi e un uomo non giovane che la sbatte da dietro; ma che cavolo, ma quello è il maiale che si è scopato le mie zie e padre dei miei cugini, ma non può essere: “Oddiiooooooo siiiiii vengooooooooooooooo” “Ti piace troiona come ti scopo vero?” “Siiiiii non ti fermare ti prego mi fai morireeeee” “Sollevati un po’ mi sono rotto di tenerti per i fianchi, voglio reggermi a quei provoloni che non smettono di ballarti” e vedo Gabriella mettere le mani sul ripiano superiore e vedo le mani di quel porco strizzare i suoi enormi provoloni: “Ti sono sempre piaciuti vero aaaaahhhhhhhhhhhh” “Si mi hanno sempre fatto impazzire, troia maledetta e tu che non me li hai mai voluti far assaggiare” “Si hai ragioneeeeeeaaahhhhh sono stata una stronza, dovevo dartela subito come hanno fatto le mie sorelleeeeeeehhhhhh aaaaahhhhhhhh vengo di nuovoooooooo” “Senti come ti trapano zoccola tettona” “Siiii oddio hai una mazza da baseball al posto del cazzo siiiiiiii mi fai morire di piacere; a saperlo maledizione, ho buttato tutta la mia vita appresso a quel coglione di mio nipote” cazzo Gabriella ma che stai dicendo: “E invece avevi me a due passi stronza zoccola che non sei altra, a quest’ora avevi pure i figli che non hai mai avuto” “Si insultami, prendimi pure a schiaffi ma non smettere di chiavarmi ti prego, mi piace troppooooooohhhhhh aaaaaahhhhhhh vengooooooooo” “Girati zoccola ti voglio innaffiare tutta” “Siii pisellone mio affogami nella tua sborra, sono tutta tua” “Aaaaahhhhhh sborrooooooo” “Oooooohhh siiiii innaffiami tutta con quella mazzaaaaahhhh” vedo quel cazzo enorme svuotarsi come un idrante in bocca, in faccia e sulle tettone di Gabriella che si prende tutto ridendo e gemendo, poi si raccoglie e succhia tutta la sborra dalle tette e dal viso: “Ti voglio in culo subito stallone mio” e si tuffa su quella mazza fagocitandola avidamente.

Mi sembra di impazzire e non resisto oltre, vorrei entrare prendere uno dei coltelli e squartarli entrambi, ma le gambe invece mi portano a risalire la scaletta con gli “Oooooohhh siii che bocchinara che sei” di quel maiale che mi perseguitano finchè non esco all’aperto; il silenzio irreale mi circonda, anche i cani sono buoni a cuccia, ho voglia di scappare via ma non resisto alla tentazione di guardare attraverso il piccolo lucernario e vedo Gabriella che si stacca e ammira l’enorme mazza che ha appena ritirato su, poi si sposta verso il tavolo e si mette in bocca un pezzo di provolone e ne mette in bocca a lui un altro pezzo; si baciano in bocca con passione, vedo che si scambiano i bocconi, come lei fa sempre con me, non è possibile Gabriella ma che ti è successo, non posso credere che mi hai preso in giro per tutti questi anni, ma perchè poi? Ma quello che vedo è chiarissimo, si sono staccati e lei si è messa a pecorina per terra, vedo benissimo lui che le punta quel palo gigantesco fra le chiappe: “Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh” nonostante il vetro chiuso l’urlo di lei mi stacca quasi le orecchie, lui la sbatte fortissimo, tirandolo quasi tutto fuori e ripiantandolo dentro con un colpo secco: “Oooooooaaaaaaahhhhhhh siiiiiiiii sfondamelo tuttoooooo mi fai morireeeee aaaaaahhhhhhhhh cazzooooooo come godooooooooo siiiiiiiiiii vengoooooooaaaaaahhhhhhhh” Gabriella urla all’impazzata e le sue tettone ballano esageratamente; non resisto più e scappo in macchina, apro il cancello e riparto sgommando, voglio scappare il più lontano possibile.

Per un attimo penso di andare da mamma, ma no sono troppo sconvolto non riuscirei mai a nasconderle quello che ho visto; che faccio maledizione, non voglio girare in macchina fino a stasera e aspettare che magari quello se ne è andato, no non voglio proprio tornarci da quella stronza, chissà da quanto mi mette le corna, non avevano certo l’aria di scopare la prima volta; che schifosa, mi ha sempre fatto pensare che lo disprezzava, che lo odiava e invece mi ci faceva cornuto, non riesco a crederci che abbia finto per tutti questi anni, non è possibile; imbocco di nuovo l’autostrada e me ne torno verso Roma, senza nessuna meta voglio solo allontanarmi il più possibile da lei, mi ha rubato la vita e ora me l’ha distrutta in un attimo; arrivo sul GRA e mi fermo a prendere un caffè all’autogrill, ora che ci penso non ho neanche pranzato e non mi va per niente di farlo, e appena poso la tazzina sento arrivare un messaggio sullo smartphone e guardo, convinto che sia lei; invece è Alessandra che scrive per scusarsi di essere stata un po’ troppo audace e pressante con i suoi approcci; cazzo, Alessandra perchè no, quale modo migliore per rendere pan per focaccia a quella stronza; richiamo il contatto in memoria e chiamo.

“Ehi ciao Riccardo; non volevo disturbarti scusa, non c’era bisogno che mi richiamassi” “E se ti dicessi che mi andava di farlo?” “Ah interessante allora” “Senti, sei ancora in ufficio?” “No sono uscita un’oretta fa, ma non mi va di andare a casa mi sto facendo un giro” “Che combinazione, anche io sto facendo un giro, sono sul GRA” “Pensavo fossi tornato a casa dalla tua tardona” per sfottermi chiamava così Gabriella: “Invece no, oggi voglia di tornare a casa zero, ma non avevo neanche voglia di stare in ufficio” “Riccardo, se è uno scherzo finiscila qui per favore” “Scherzo? Ascolta Ale, io sto all’autogrill tra Pisana e Aurelia corsia interna, quanto ci metti ad arrivare qui?” “Sto sulla Roma Fiumicino dieci minuti al massimo” “Ti aspetto qui” “Giura che non è uno scherzo” “Sbrigati”; neanche otto minuti dopo vedo la sua macchina entrare nell’autogrill, scende e mi viene incontro e io la bacio lievemente sulle labbra: “Parcheggiala andiamo con la mia” “Andiamo dove?” “Ti piacerà ne sono certo” apro lo sportello passeggero della mia macchina e la faccio entrare: “Senti, quanto tempo hai a disposizione?” “Dipende, se faremo quello che voglio passo pure tutta la notte fuori” “Fantastico tesoro” le rispondo ed imbocco di nuovo la corsia del GRA per lasciarlo alla successiva uscita e, dopo un doppio cambio di direzione, entro in un motel dove sono stato spesso tanti anni prima con altre colleghe/clienti: “Bel posticino Riccardo, tutti piccoli cottage per farci stare tranquilli” mi dice mentre stiamo entrando alla reception; sbrighiamo le pratiche in fretta e prendiamo la chiave del cottage: “Riccardo, sai che io non ho pranzato?” “Neanche io, andiamo al bar?” “Volentieri” e al bar oltre ai soliti tramezzini e pizzette c’è anche un piccolo forno con un piccolo banco di affettati: “Mmmmmm che dici Riccardo, me lo posso fare un panino con il provolone piccante?”; sorrido e dico di si e lei se lo fa preparare molto abbondante e lo stesso faccio io, poi torniamo in macchina e la parcheggiamo davanti al nostro cottage, scendiamo e ci infiliamo dentro, chiudendo la porta dietro di noi: “Cazzo quanto ho desiderato questo momento” mi butta le braccia al collo e mi schiude le labbra con la sua lingua avida: “Mmmmmmmmmm mmmmmmmmmmm” ci scambiamo la saliva con passione morbosa e quando ci stacchiamo: “Lo facciamo subito o mangiamo prima?” mi chiede: “Mangiamo prima, te l’ho detto che il sapore del formaggio mi eccita da morire”.

Ci divoriamo i panini in pochi minuti, facendo due volte il gioco dello scambio dei bocconi, poi ci spogliamo e ci tuffiamo sul lettone rotolandoci bocca a bocca: “Aspetta spengo il cellulare” mi dice e va verso la sua borsa e mentre torna verso il letto la ammiro per bene, è veramente una bella donna, alta sul metro e settantacinque,occhi azzurro cielo e capelli biondo scuro, con una bella quinta leggermente calante e i capezzoli turgidi, belle gambe e una bella figona depilata, senza contare lo splendido culo che ho ammirato mentre andava: “Riccardo spegnilo anche tu il cellulare, non voglio rotture mentre realizzo il sogno della mia vita” mi dice e io eseguo prontamente e come mi rigiro la vedo chinarsi sul mio uccello e subito dopo sento la sua lingua lapparmi la cappella: “Oooooohhhh che meraviglia, che lingua piccante tieni” “Mmmmmmmm sllluuuuurppppp” e in capo a neanche cinque minuti ho il cazzo che mi tira da paura, la faccio sdraiare di schiena e le sono subito sopra: “Oooooohhhhhh” “Aaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhh” e inizio a sbatterla sempre più forte: “Oooooooaaaahhhhh siiiiii Riccardoooooooo quanto ho sognato questo momento siiiiii che meravigliaaaaaaaaaahhhhhhhh” “Quanto sei calda Alessandra mia, la tua figona, il tuo corpo, il tuo alito, che coglione sono stato, dovevo scoparti subito” “Non ci pensare daiiiii pensa a chiavarmi tutta oddiooooo siiiiii come godooooooo cazzzooooooooo vengooooooooaaaaaaahhhhhhh”; è fantastico scoparla è tutta un fuoco, geme e si contorce ad ogni mia bordata, mi tira verso di lei e cerca avidamente le mie labbra da leccare e da baciare, e non penso minimamente che sto mettendo le corna a Gabriella, anzi non penso proprio a lei, se ne andasse affanculo con quel vecchiaccio io intanto mi scopo questa strafigona; la faccio venire una seconda volta e faccio coincidere il suo terzo orgasmo con una megasborrata nella sua figona fradicia e bollente: “Sborroooooooooooooo” “Uuuuuuuuuuuuuoooooooaaaaaaaaahhhhh vengo ancoraaaaaaahhhhhh” e rimango quasi dieci minuti sdraiato dentro di lei a riprendere fiato, mentre ci scambiamo frasi amorose e meno: “Cazzo Riccardo immaginavo sarebbe stato bello, ma mai avrei pensato in questo modo; mi hai fatta venire tre volte, mio marito per farmi venire tre volte deve scoparmi per un mese di seguito; io voglio restare con te, mandarlo affanculo e magari mandarci anche mio figlio, e tu mandi affanculo quella tardona del cazzo” “Si hai ragione andassero affanculo tutti quanti, ci troviamo un posticino per noi due e ricominciamo tutto da capo” “Si amore mio, voglio rimanere con te per tutta la vita” mi dice; dopo un quarto d’ora la prendo di nuovo, questa volta a pecorina, e prima di sborrarle dentro, dopo una quarantina di minuti, la faccio sbrodare per altre cinque volte.

“Amore, vado in bagno a sistemarmi un po’, intanto perchè non chiami il bar e ci fai portare altri due panini? A me scopare mette fame” “Gli stessi di prima?” “Certo, siamo andati alla grande” e chiamo il bar facendo l’ordinazione; poi mentre aspetto mi viene la curiosità di accendere lo smartphone e come prende la rete sento una serie di beep di messaggi in arrivo e vedo che sono tutti di Gabriella:

16:00 <<Amore non ti ho sentito per niente, mi fai sapere qualcosa?>>

16:30 <<Amore ma perchè non rispondi? C’è qualche problema?>>

16:45 <<Amore mio ma che succede, mi stai facendo preoccupare>>

17:10 <<Riccardo ti prego rispondimi, ti è successo qualcosa?>>, il tutto insieme a una decina di chiamate e subito il telefono squilla di nuovo; rifiuto la chiamata e arriva il messaggio <<Amore mio perchè non mi vuoi parlare? Stai in riunione? Ti prego dimmi qualcosa mi sto preoccupando>> godo della sua preoccupazione, figlia sicuramente del suo senso di colpa, e mi decido a rispondere <<Non preoccuparti Gabriella, sto in una camera di albergo con la zozzona come la chiami tu e sto facendo esattamente quello che stavi facendo tu con quel vecchio maiale quando sono tornato alle due; anche quel coglione di tuo nipote si diverte>> e per risposta mi arriva la faccina allarmata <<Oh mio Dio Riccardo eri li?>> <<Domanda idiota Gabriella, e adesso scusami ma ho da fare, ne riparleremo quando e soprattutto se tornerò a casa>> faccio in tempo a vedere che lei sta scrivendo e spengo il cellulare in tempo per vedere Alessandra uscire dal bagno, e proprio in quel momento bussano alla porta e lei senza mostrarsi ritira i panini che ci divoriamo in pochi minuti; ci facciamo una lunghissima pomiciata rotolandoci a lungo sul letto e alla fine me lo tira di nuovo su con un super pompino piccante e mi cavalca a smorzacandela: “Aaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhh vengoooooooooooooo”  urla per poi chinarsi ed alitarmi sul naso “Che cazzo che hai stallone mio, aprimela tutta voglio che ci passi un tir dopo che sono stata con te” e io con un colpo di reni la rivolto e comincio a trapanarla a missionario: “Aaaaaaaaaaahhhhhhhh siiiiiiiiii come godoooooooooo oddiooooooo vengooooooooo, rivengooooooooooooo, stravengooooooooohhhhhh” urla mentre io le riempio di nuovo la figona bollente; le ci vuole mezz’ora per tirarmelo di nuovo su con un’accoppiata pompino e spagnola e la riprendo a pecorina stantuffandola per un’ora e facendole perdere il conto degli orgasmi; sono quasi le dieci di sera quando la riaccompagno all’autogrill a riprendere la macchina; ci scambiamo un lunghissimo bacio alla francese, poi lei sale in macchina e la vedo partire e dopo neanche due secondi inchioda e mette la retromarcia; si ferma davanti a me e vedo lo sguardo stravolto: “Che ti succede?” le chiedo preoccupato: “Mio Dio Riccardo, ero talmente vogliosa ed eccitata che mi sono completamente scordata una cosa” “Che cosa ti sei scordata?” “Che sono alla metà esatta del ciclo maledizione, sono in piena ovulazione” “Ma stai scherzando?” “No Riccardo” mi risponde fra le lacrime “Mio Dio che abbiamo fatto” “Ma dai mica è detto su” le dico con la voce tremante “Riccardo, se sono incinta io il figlio lo voglio, e voglio che ci stai vicino” “Stai calma adesso Alessandra, ne parleremo se succederà” “No tu stai già tirandoti indietro, ma ti avverto. Lo dico a Gabriella, ti rovino la vita comunque” e così dicendo parte sgommando; mi sembra di vivere un incubo, la mia vita distrutta nel giro di mezza giornata; riaccendo il cellulare e di nuovo sento il beep dei messaggi suonare come una raffica:

17:30 <<Amore mio ti prego, ti posso spiegare tutto>>

17:35 <<No non spegnere ti scongiuro, non fare qualcosa di irreparabile>> l’ho già fatto qualcosa di irreparabile stronza, ma la colpa è tutta tua

17:50 <<Riccardo abbiamo costruito qualcosa di meraviglioso, non possiamo buttarlo così; è vero ho detto quella cosa ma stavo godendo da morire e mi è sfuggita, ti giuro che non sono l’amante di quell’uomo l’ho rivisto per caso una settimana fa e non so cosa mi è preso, forse la tristezza di dover stare a casa per forza, forse la curiosità, e ho ceduto, ma ti giuro sei l’unico amore della mia vita>>

18:00 <<Riccardo se vuoi farla finita posso anche capirlo, ma ti prego in ginocchio torna a casa a dirmelo in faccia>>

18:20 <<Va bene amore mio, resto qui ad aspettare che finisci con lei, non ti disturbo più con i miei messaggi; hai ragione, anche tu hai il diritto di sfogarti>> così va meglio Gabriella, e in fondo hai ragione, niente è senza rimedio; certo se Alessandra rimane incinta sono cazzi, ma si vedrà; c’è un altro messaggio vediamo un po’:

20:10 <<Riccardo, ormai ho capito che non posso più convincerti; maledico la mia stronzaggine che mi ha fatto distruggere quella cosa meravigliosa che abbiamo costruito; ti chiedo con tutto il cuore di perdonarmi per quello che sto per fare, ma senza di te la mia vita non ha senso, e ti ringrazio di cuore per questi anni meravigliosi che mi hai regalato: ADDIO AMORE MIO, TI HO SEMPRE AMATO, TI AMO E TI AMERO’ PER SEMPRE” oh mio Dio Gabriella ma che cazzo dici.

In preda all’angoscia la chiamo ma ottengo solamente il messaggio di utente irraggiungibile e salto subito in macchina per partire a tutta velocità; “No Dio mio ti prego, fa che non l’abbia fatto” mi ripeto in continuazione e non penso più a quanto posso aver combinato con Alessandra e alla sua ultima minaccia; no cazzo devo tornare indietro e uscire qui, e imbocco l’uscita velocemente, troppo velocemente; il guardrail mi viene incontro e mi accorgo che non riesco ad evitarlo: “Nooooooooooooooo” urlo disperatamente portandomi le mani sul volto…..

“Riccardo!!!! Riccardo, amore mio sono qui io, cos’hai?” la voce di Gabriella mi arriva lontana, quasi come una voce angelica: “Che abbiamo fatto amore mio” sussurro, senza vedere ancora nulla: “Riccardo svegliati stai sognando” questa volta la sento distintamente e apro gli occhi; lei è davanti a me con lo sguardo allarmato e con la luce dell’abatjour che da dietro le fa come un alone; respiro profondamente per quattro o cinque volte e la guardo fissa: “Amore mio mi hai spaventata di brutto, finchè ti lamentavi ti ho lasciato stare ma adesso hai proprio fatto un urlo raccapricciante; ho messo troppi peperoni insieme al pollo mi sa” sorride “Ehi svegliati Riccardo” questa volta mi da anche uno schiaffetto: “Cazzo che incubo amore mio” ho la voce impastata e un po’ stridula e devo avere lo sguardo stravolto, perchè lei mi tira a se mi bacia sulle labbra e poi mi stringe fortissimo: “Dai amore mio, qualunque cosa fosse ora è passata, stai qui con la tua topolona, mannaggia ai peperoni; sai non te ne sei accorto, ma anche io mi sono alzata almeno cinque volte stanotte, per andare al bagno a bere” “Ma che ore sono?” “Le tre e mezza” “Cazzo dobbiamo pure lavorare” “Ehi amore cominci a preoccuparmi; è sabato, non dobbiamo lavorare, ma cosa hai sognato te lo ricordi?” “Si mi ricordo tutto, di solito quando mi sveglio dimentico, ma ora ho proprio tutto davanti, come in un film” “Senti, scendo giù a prepararti una camomilla, poi mi racconti tutto, tanto non ho più sonno” “No amore mio, scendo con te, ci mettiamo sul divano” ho come paura a rimanere da solo, o meglio a non averla vicino a me, sono ancora sconvolto.

Non pensiamo neanche a metterci le vestaglie e nudi come siamo andiamo prima in cucina e poi una volta pronte le camomille ci sediamo vicini sul divano, beviamo un po’ e sento che finalmente riesco a rilassarmi: “Non ti è mai successa una cosa del genere da quando siamo insieme, Riccardo. Ma cosa hai sognato te lo ricordi?” “Si me lo ricordo benissimo” “Comincia dalla fine però, quell’urlo e poi hai sussurrato qualcosa come che abbiamo fatto” “Ero convinto che fossimo morti entrambi Gabriella” “Ma che dici amore mio, che era successo?”; comincio a raccontarle il sogno dal principio, e appena arrivo al punto in cui la vedo scopare con quello mi stringe forte a se carezzandomi sulla nuca: “Oddio Riccardo, se lo avessi sognato io avrei vomitato nel sonno, ma come cavolo ti sarà venuto fuori” dice con voce disgustata “Dai continua” e proseguo nel racconto senza trascurare alcun particolare, fino ad arrivare al tragico epilogo e lei che aveva ascoltato senza reagire la scopata con Alessandra, alla fine mi abbraccia fortissimo e mi da un lungo bacio sulle labbra: “Amore mio mi dispiace da morire, non ti ho mai visto così” “Ti giuro era tutto così reale, mi sembrava di impazzire Gabriella” “Ti credo Riccardo ti credo, ma è stato solo un bruttissimo sogno. Non c’è niente di vero in quello che hai visto e neanche in quello che hai fatto vero?” mi chiede con sguardo falsamente sospettoso: “La seconda di sicuro non è vera, per la prima mi fido di te” le rispondo sorridendo; lei beve l’ultimo sorso di camomilla e mi stringe di nuovo a se: “Ti amo da morire Riccardo, non la darei neanche a mister universo, figurati a quello schifo d’uomo” “Anche io ti amo da morire Gabriella, e con la zozzona non succederà mai niente del genere te l’ho detto tante volte ormai, e non ho bisogno di giurartelo” “E io non voglio sentirtelo giurare; oh ma poi il sogno lo hai fatto tu, mica io; allora per tagliare la testa al toro ti prometto che se ti becco a scopartela in cantina, in sogno o no, prendo il coltellaccio e vi squarto a tutti e due, anzi solo a lei” “Benissimo, e io se mi ricapita di sognarti in quella situazione, al vecchio cavallo gli sego l’uccello e glielo faccio mangiare” “Torniamocene su ora amore mio, nudi così ci prendiamo un malanno” e tenendoci per mano ci incamminiamo per le scale, e dopo neanche cinque minuti: “ROOOON FIIIIIIII …. VRUUUOOONNN KKKRRRRRRR”, mi dispiace deludervi ma chi ce la fa a scopare dopo uno spavento simile.

Al risveglio sento il calore del suo corpo abbracciato al mio e il suo respiro caldo sul mio viso: “Ben svegliato amore mio; fatto altri brutti sogni?” “Ciao amore mio, non lo so, se li ho fatti non me lo ricordo, vieni qui dai” e la tiro a me per il tradizionale bacio alla francese di buongiorno; quando ci stacchiamo lei mi carezza il volto fissandomi con quello sguardo sorridente e quasi materno che io adoro: “Sai, non ti avevo mai visto così come questa notte, avevi l’aria di un uomo sconvolto, debole; non ti ho visto così neanche quando è morto Renato, eri distrutto ma si vedeva che avevi voglia di reagire” “Certo, ma dimentichi una cosa, che avevo te vicino a me, e stanotte ti ho visto voltarmi le spalle; certo però che i sogni possono essere crudelissimi, in poche ore la mia vita felicissima era distrutta totalmente” “Senti, mi togli una curiosità?” “Ok, ma quel sorrisetto non mi promette niente di buono” “Quanto era dotato quello stronzo?” “Vaffanculo, a occhio era sopra i 25 di lunghezza e di circonferenza stava sui venti” “E io invece di urlare di dolore con una bestia del genere, godevo come una troia?” “Si si, lo incitavi a fare più forte anzi, eri insaziabile” “Mmmmhhhh sai che mi sto eccitando?” “Ah si? Ma come, ti fa tanto schifo quello, una bestia del genere ti farebbe urlare di dolore, e invece adesso sei eccitata? Vuoi andare al paese a trovarlo?” “E perchè fare tanta strada inutile?” mi dice passandosi la lingua sulle labbra; passano neanche cinque minuti e: “Ooooooooohhhhhhhh” “Aaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhh”; non c’è niente da fare, una scopata con la mia adorata è la medicina per qualsiasi male; sono certo che se anche mi beccassi il virus lei mi guarirebbe in un attimo. Quanto la amo.

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