;

La mia vita con lei – 2 – Come tutto ebbe inizio

143 0

Per spiegare il perchè di questa unione fra me e mia zia, devo partire da molto lontano.

La famiglia di mia madre risiedeva in campagna a una cinquantina di km da Roma; mia madre fu la prima figlia, e la chiamarono Antonella; dopo tre anni nacquero due gemelle che vennero chiamate Donatella e Fiorella, mia nonna ci teneva che le sue figlie femmine facessero rima con il suo nome, Isabella.

La vita andava avanti abbastanza bene considerati i tempi, mia madre era del 1942 in piena guerra e le sorelle del 1945 frutto dei festeggiamenti esagerati dei miei nonni per la guerra terminata, dalle loro parti, un anno prima.

C’era da mangiare per tutti in quantità sufficiente, anche per l’abilità di mio nonno con la cura del bestiame e della terra; le tre sorelle crescevano felici e molto legate fra di loro.

Finchè mio nonno, quando aveva già superato i 50 mentre nonna era sui 35, decise di fare un ultimo tentativo per avere il sospirato figlio maschio; la nonna, inizialmente non era d’accordo, ma poi si adeguò alla volontà del marito.

E fu così che nel 1956, quando le altre figlie avevano rispettivamente 14 e 11 anni, venne al mondo ……. l’ennesima figlia femmina, con grande delusione del nonno.

La bimba venne chiamata Gabriella, per continuare la tradizione della rima, ma da subito mostrò di essere diversa dal resto della famiglia; mia madre e le mie zie erano chiare di capelli e di carnagione, con gli occhi che andavano dal grigio all’azzurro, insomma avevano preso da nonna.

Gabriella invece era mora e anche un po’ scura di carnagione e i suoi occhi verde smeraldo brillavano anche al buio; il suo primo problema fin da bambina fu quello di ottenere un po’ di considerazione, mia madre magari un po’ ci perdeva tempo con lei, ma le gemelle non la filavano proprio, tutte prese dalle loro cose.

Aveva solo sei anni quando mia madre lasciò la casa per sposarsi e la situazione per lei peggiorò anche; il nonno non la considerava proprio e la nonna era troppo presa dai problemi di cuore delle altre figlie che pretendevano l’attenzione totale.

Le cose migliorarono un po’ quando un paio di anni dopo, nel 1964, arrivai io; Gabriella mi si attaccò da subito, nonostante fossi un lattante ero quello della famiglia più vicino alla sua età; ovviamente la mia nascita mandò in brodo di giuggiole mio nonno, che finalmente aveva il maschio che voleva; sfortunatamente per lui, potè spupazzarmi per poco, visto che un tumore lo portò via quando avevo solo 4 anni.

Ero il coccolato da tutta la famiglia, nonna, zie, nel frattempo si erano sposate anche Fiorella e Donatella, mamma e papà tutti per me; ma anche qui i tempi si preparavano a cambiare ed ovviamente in peggio; pressappoco nello stesso periodo, quando io avevo 9 anni, le tre sorelle si scoprirono tutte incinta; il risultato di tanti concepimenti furono che mia madre partorì due gemelli, Roberto e Rodolfo lei era fissata con la R; le mie zie non fecero gemelli ma ebbero entrambe un maschio.

Povero nonno chissà come sarebbe stato felice; quello che non era per niente felice era il sottoscritto, che si ritrovava a passare in secondo piano, in quanto l’evento unì ancora di più le tre sorelle, che iniziarono a frequentarsi molto di più di prima, in pratica tutti i fine settimana; i miei fratelli e cugini bene, ma io mi rompevo e non poco; finchè fu mio padre ad avere l’idea di portarmi tutti i sabati all’uscita di scuola a stare da nonna per il weekend.

Avevo circa 12 anni allora e incominciava a svegliarsi in me il fuoco sacro della pubertà, anche se ero ancora agli inizi; a casa da nonna c’era sempre anche zia Gabriella e io non capivo perchè a 20 anni se ne stesse li con me invece di andarsene in giro con le amiche o con i ragazzi, che non le dovevano certo mancare sia per la bellezza del suo viso sia per il suo bel corpo.

Fu lei a spiegarmi che era per il suo bel corpo che non trovava compagnia; oltre che per la carnagione, gli occhi e i capelli, zia si distingueva dalla madre e dalle sorelle per un’altra caratteristica; aveva un seno enorme, contrariamente alle altre donne di casa, che portavano più o meno la terza, lei portava la quinta che ormai le andava pure stretta; beh che c’è di male, direte voi, ma negli anni settanta, i canoni di bellezza dicevano tutt’altro e il massino complimento che zia riceveva era zinnona, quando non le davano della vaccona da latte.

Ma quello che per lei era un problema per me fu una benedizione; passare i weekend con lei era fantastico, passeggiate insieme, lavori in campagna e poi nel pomeriggio seduti vicini sul divano a fare merenda; ci eravamo pure trovati i nomignoli, io la chiamavo zia topolona e lei mi chiamava il suo topolino, ma il motivo non aveva niente di sentimentale; per nonna la merenda significava solo e unicamente pane e formaggio.

Anche mamma a casa me lo faceva mangiare almeno una volta a settimana, ma da nonna l’unica cosa che poteva cambiare era il tipo di formaggio nel pane, per cui in quegli anni sia io che zia Gabriella ci siamo abituati a mangiarne di tutti i tipi e tutti i weekend; anzi, la zia col fatto che viveva li se lo mangiava praticamente tutti i giorni; non è che la nonna fosse sadica, a parte il fatto che sia a me che a zia la cosa andava benissimo, perchè il panino per merenda se lo faceva anche per lei, ma se lo mangiava in cucina senza venire mai da noi in salotto.

E fu così che zia topolona e il suo topolino hanno iniziato lentamente a stare sul divano seduti sempre più vicino; spesso zia mi cingeva la spalla con il braccio sinistro e mi stringeva a lei mentre mangiavamo e sentire il suo seno sul mio petto mi dava una sensazione fantastica; poi piano piano ha cominciato a darmi i bacetti sulla guancia, facendomi arrossire sempre di più ma facendomi anche sentire un continuo sommovimento nelle mie parti basse.

Quando avevo 14 anni, per la prima volta le sue labbra hanno toccato le mie; sono diventato viola e lei mi ha chiesto sorridendo se mi aveva dato fastidio; con fatica le ho risposto che mi era piaciuto tanto e lei lo ha ripetuto; il passo verso i baci alla francese è stato breve, anche se per farlo dovevamo cogliere le occasioni in cui la nonna usciva di casa per andare a controllare che fuori fosse tutto a posto.

Dai 16 anni la zia ha cominciato a farmi brevi visite notturne, dove si sdraiava vicino a me, mi baciava alla francese e mi si strusciava addosso, per poi andarsene lasciandomi sudato e con il cazzo durissimo e costringendomi a una rapida incursione nel bagno per spararmi una salutare sega e svuotarmi le palle; speravo ogni volta che fosse quella buona ma inutilmente, oltre il petting non si andava, con lei che rigorosamente non si toglieva mai il pigiama o la camicia da notte.

E finalmente sono arrivati i 18 anni; era una domenica ed abbiamo festeggiato tutti insieme a casa di nonna ed è stata per me un’occasione di essere di nuovo al centro dell’attenzione dopo tanti anni; certo, continuavo a sentirmi fuori posto fatta eccezione per la presenza continua e confortante di zia Gabriella; la quale aveva una sorpresa in serbo per il suo topolino.

Il sabato successivo alla festa, all’uscita di scuola mi aspettavo di vedere come sempre mio padre venuto a prendermi per portarmi da nonna ed invece ho avuto la sorpresa di trovare li fuori mia zia con la sua Panda; sono corso da lei e sono entrato in macchina, avevo una gran voglia di baciarla ma mi sono trattenuto.

Lei mi ha detto che poichè i miei dovevano andare insieme agli zii e relativi figli a Perugia alla Città dei Ragazzi, si era offerta di venire lei a prendermi per farli partire prima; la cosa mi faceva molto piacere, ma giunti nei pressi di casa della nonna ho visto che zia ha proseguito; l’ho guardata perplesso e lei ha risposto con uno sguardo della serie “fidati di zia topolona”; dopo una ventina di km si è immessa in una stradina sterrata e dopo qualche minuto ha parcheggiato nei pressi di una macchietta e mi ha fatto scendere; dal portabagagli ha preso un cestino da picnic e mi ha detto di prendere il plaid.

Dopo pochi passi ci siamo ritrovati in una radura, con il canto degli uccelli che ci accompagnava: “Come ti è venuto in mente?” le ho chiesto: “Beh ti avevo promesso una sorpresa per i tuoi 18 non ricordi? Nel cestino ci sono quattro panini, ovviamente tutti con il formaggio e questo plaid ci terrà comodi e caldi; però prima di mangiare la tua zietta topolona vuole l’aperitivo” e così dicendo si è tolta la felpa con una mossa rapida.

Il cuore ha cominciato ad andarmi a mille e i miei occhi sono quasi usciti dalle orbite; sotto non aveva nulla e le sue immani tettone, ormai portava la sesta, troneggiavano come due enormi cocomeri dando l’impressione di essere durissimi come il marmo; mi ha sbottonato la camicia e mi ha tolto la maglietta per poi stringermi a quel suo corpo fantastico infilandomi la lingua in gola; siamo rimasti così per quasi cinque minuti, poi lei si è liberata rapidamente di scarpe e jeans incitandomi a fare altrettanto; subito dopo eravamo sdraiati sul plaid a rotolarci avvinghiati bocca a bocca con le lingue che sguazzavano in libertà.

Poi zia ha infilato la mano nel cestino ed ha tirato fuori una scatola di 6 preservativi; si è tolta le mutandine e vedendomi impacciato a guardarla ha aperto un profilattico, mi ha tolto le mutande e vedendo il pisello teso allo spasimo me lo ha infilato: “Cavolo sai che stai messo bene, mio bel topolino? Mi aspetto che mi farai godere da matti con quel bell’arnese” e detto questo si è sdraiata di schiena invitandomi a montarle sopra.

Non me lo sono fatto ripetere, ma vedere quelle tettone che pur in quella posizione non scendevano minimamente, dopo averne saggiato la durezza sul mio petto, e sentirla incitarmi a entrarle dentro è stato troppo per me e appena la punta del preservativo ha toccato le sue grandi labbra il mio pisello si è prodotto in una sborratona riempiendo pericolosamente il profilattico; l’ho guardata in viso rosso di vergogna e mi sono scostato mettendomi a sedere li vicino.

Lei si è messa a sedere vicino a me carezzandomi il viso: “Povero il mio topolino, dai non ti buttare giù così, lo avevo messo in conto; perchè pensi che ho comprato la scatola da 6?” mi ha sorriso; mi ha tolto il profilattico e mi ha di nuovo tirato a se per un altro lungo bacio alla francese, mettendomi la mano destra sulla sua tettona sinistra; risultato, alla fine del bacio il mio pisello era di nuovo abile e arruolato; abbiamo ricominciato nella stessa posizione e questa volta sono riuscito ad entrarle dentro; la penetrazione è stata abbastanza facile, la sua figa era molto lubrificata, e lei ha cominciato subito a smaniare.

“Dai siii prendimi così….. ooooooohhhhh ….. dai amore di zia fammelo sentire per bene …… ahhhhhhhh” e purtroppo i suoi gemiti e il suo alito caldo hanno fatto in modo che dopo appena cinque minuti le mie palle si svuotassero nuovamente nel preservativo.

“Hai visto che sei andato meglio questa volta?” mi ha detto baciandomi per poi aggiungere “Dai ci siamo meritati il primo panino” e così dicendo ha aperto il paniere ed ha tirato fuori due involti, porgendomene uno: “Vediamo se lo riconosci al primo morso” mi ha detto; abbiamo dato il primo morso insieme e dopo aver mangiato giù ho detto sicuro: “Pecorino di grotta” “Bravissimo sei proprio un topolino doc” ha risposto accoccolandosi vicino a me; ha dato un morso al suo panino facendomi cenno di aspettare a fare altrettanto e mi ha tirato a se schiudendomi le labbra con la lingua; per un tempo che mi è sembrato lunghissimo ci siamo scambiati il boccone da una bocca all’altra, finchè zia non lo ha inghiottito.

In 5 minuti abbiamo divorato il resto e zia senza pensarci si è inchinata su di me ed ha accostato le labbra al mio pisello; non mi sembrava vero, quanto lo avevo sognato un pompino da lei, ed ora era li a farmelo; ed era anche brava, visto che nonostante la doppia sborrata in cinque minuti mi era diventato di nuovo dritto; zia mi ha dato il terzo profilattico, che stavolta ho indossato da solo, e mi ha fatto sdraiare di schiena, mi si è messa sopra a cavalcioni e come ha sentito la punta della cappella sulle sue grandi labbra si è lasciata andare impalandosi completamente.

“Aaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhh” ha ululato iniziando a cavalcarmi e per i dieci minuti successivi ha cavalcato instancabile, spesso chinandosi per baciarmi od offrirmi le sue tettone da succhiare e mordicchiare; quando alla fine ho sborrato di nuovo, era leggermente contrariata: “Cavolo, se reggevi ancora un minuto mi facevi venire. Beh peggio per te” ha concluso chinandosi di nuovo a prendermelo in bocca; altri dieci minuti ed ero di nuovo pronto.

Questa volta si è messa a pecorina e finalmente dopo cinque minuti di gemiti continui l’ho sentita urlare: “Oddiiooooooo siiiiiii daiiiiiiii godooooooooooooooo vengoooooooooooooooooooooooo”; quell’urlo mi ha liberato da un peso ed ho cominciato a sbatterla sempre più forte, facendole avere un altro orgasmo prima di sborrare a mia volta per la quarta volta.

Ero distrutto e temevo che si chinasse di nuovo per prendermelo in bocca; invece ha infilato le mani nel cestino e ha tirato fuori altri due involti porgendomene uno: “Questo lo devi capire senza morderlo”; ho scartato l’involto ma il profumo era inconfondibile: “Provolone piccante” “Bravo topolone, il nostro preferito vero?” “Si certo. Come hai detto, topolone?” “Eh certo, mi hai fatta venire due volte mi sembra il minimo promuoverti” ha riso prima di tuffare la bocca sul panino e strapparne un grosso pezzo con i denti; anche questa volta abbiamo fatto il gioco di passarci il boccone per due volte, e in capo a cinque minuti i due panini erano spariti.

Si è sdraiata sul plaid invitandomi a raggiungerla e ci siamo di nuovo rotolati nudi e bocca a bocca. Dopo quattro sborrate il cazzo non voleva saperne di tirarsi su e lei si è sdraiata di schiena invitandomi a metterlo fra le sue tettone; farlo scorrere in mezzo a quei due cocomeri e sentire la sua lingua che mi lappava la cappella quando andava su, me lo ha fatto indurire subito e lo abbiamo fatto di nuovo prima a missionario e poi girandoci a smorza candela senza che lo facessi uscire; sembrava non finire mai, lei ha avuto due orgasmi e io ci ho messo mezz’ora a riempire il quinto preservativo proprio nello stesso momento in cui lei era travolta dal terzo orgasmo. Con il cazzo ancora dentro si è calata su di me e mi ha infilato la lingua in gola.

Siamo rimasti così per buoni cinque minuti e solo dopo lei si è scostata per far uscire il mio pisello dalla sua figona fradicia; avevamo entrambi il fiatone e ho sinceramente pensato che il sesto profilattico sarebbe rimasto inutilizzato, ma lei non la pensava così. Dopo una buona mezz’ora passata a baciarci e coccolarci ha preso l’iniziativa e si è di nuovo chinata sul mio pisello che pendeva moscio fra le cosce; la sua lingua è salita dalle palle lungo l’asta fino a lappare la cappella, ed ho sentito un leggero pizzicorino che avevo già sentito durante la spagnola, ma non ci avevo fatto troppo caso inebriato com’ero: “Ma cosa hai sulla lingua, zia? Mi pizzica tutto” “Ci è rimasto in bocca il sapore del provolone, evidentemente ce l’ho anche sulla lingua; che non ti piace?”

Non ho avuto bisogno di risponderle, è stato il mio cazzo a parlare per me diventando di nuovo duro in capo a una decina di minuti; mi ha preso il viso fra le mani e mi ha stampato un lungo bacio sulle labbra: “Voglio che mi prendi come un’animale stavolta” “Che vuoi dire?” e lei senza rispondermi si è alzata e a piedi nudi si è diretta verso un albero vicino; si è poggiata con le mani sul tronco e poi si è chinata: “Dai prendimi così sull’albero, mio bel topolone, fammi sentire quanto sei maschio, daiiii ti voglioooooo” e vedendo quelle enormi zinne dondolare non ci ho pensato due volte ad accontentarla, le sono andato dietro e l’ho impalata con un colpo secco: “Aaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhh” ha urlato quasi a squarciagola cominciando a dimenarsi a ritmo con le bordate che le assestavo.

“Siiiii daiiii mio bel topolone chiavami tuttaaaaahhhhh ti voglio tutto dentrooooooohhhhhh ……. daiiiiii mi fai morireeeeee ……. oddio come godooooooooo …….. uuuuuuooooooooooooooaaaaahhhhhhhh vengoooooooooooo” urlava in continuazione e io come in trance la continuavo a sbattere sempre più forte e sempre più veloce; dopo qualche minuto, a corto di fiato, ho rallentato un po’ il ritmo affondando però di più dentro di lei, che presa di sorpresa ha urlato a squarciagola il suo secondo orgasmo; ho riempito l’ultimo preservativo dopo averla sbattuta per più di cinquanta minuto, mentre lei dal canto suo è arrivata all’orgasmo altre tre volte.

Ci siamo sdraiati distrutti sul plaid, abbracciati stretti ed entrambi con il fiatone: “Che voglia di addormentarmi Zia” “No Riccardo, riprendiamo fiato e poi torniamo a casa, sennò tua nonna si preoccupa” “Tornare così? Zia puzziamo di sesso fino alle ossa, non possiamo tornare, a nonna prende un colpo” “Aspetta, fammi riprendere fiato, poi ci penso io” ha concluso lei toccandomi le labbra con un bacio delicato.

“Ecco usiamo questi” ha detto tirando fuori dal cestino una confezione di fazzoletti umidificati per l’igiene intima; abbiamo consumato quasi tutta la confezione ma perlomeno l’odore di sesso sembrava essersene andato da entrambi: “Certo si chiederà perchè odoriamo entrambi di lavanda, ma stamattina era un po’ raffreddata e magari le è peggiorato” ha riso zia mentre tornavamo alla macchina: “Ah senti, quasi dimenticavo; a nonna ovviamente non ho detto che facevamo il picnic, le ho detto che ti portavo a fare una passeggiata sulle montagne qua vicino, quindi mi raccomando non ti tradire” “Beh la stanchezza che ho può anche essere colpa della lunga passeggiata che mi hai fatto fare” “Ahahahah chiamala passeggiata; senti topolone, ma sei soddisfatto del mio regalo?” “Zia topolona, ma hai bisogno di chiedermelo? Non avrei potuto sognare niente di meglio”.

Siamo ripartiti e durante il percorso abbiamo continuato a parlare di noi: “Amore di zia mi hai fatta godere da morire, anche tu hai goduto molto e ne sono felicissima, ma questo non cambia nulla fra noi” “Che vuoi dire?” “Che siamo sempre zia e nipote, anche se siamo attratti l’uno dall’altra non potremo mai andare oltre quello che abbiamo già fatto” “Perchè dici così? Non ti piacerebbe vivere insieme io e te?” “Si mi piacerebbe, ma ce lo dobbiamo scordare tesoro. Non potrà mai essere; ti troverai una bella ragazza e ti innamorerai di lei, e anche io prima o poi troverò un brav’uomo che non mi consideri solo una mucca da latte; non dico che non capiterà più quello che è capitato oggi, ma sarà qualcosa di eccezzionale” “Zia senti, lasciamo fare al tempo dai, a me ancora non sembra vero quello che è successo e mi sento felice come non lo sono mai stato; non pensiamo al dopo, godiamoci questo momento” “Hai ragione tesoro mio e te lo dico sinceramente, io sesso l’ho fatto già, non tantissimo ma l’ho fatto; ti giuro che come mi hai fatta godere te, gli altri se lo sognano, pure a sommarli tutti insieme”.

Così dicendo ferma la macchina: “Siamo quasi arrivati e ti voglio ringraziare per bene prima di tornare la zia e il nipote di sempre” mi ha tirato a se e mi ha baciato con passione infilandomi la lingua fra i denti; non riesco a dire quanto è durato quel bacio ma a me è sembrato un tempo infinito; siamo arrivati e come ha sentito la macchina nonna è uscita fuori di casa; aveva l’aria preoccupata.

“Ma ti pare il modo di fare?” ha detto rivolta a zia “Non mi hai fatto sapere più niente, pensavo che vi fosse successo qualcosa. Ha chiamato anche Antonella e non sapevo che dirle, richiamala subito Riccardo era preoccupata anche lei” “Mamma stavamo passeggiando in montagna, mi spieghi come potevo avvertirti? E poi cavolo ho 26 anni, sarò capace di muovermi con le mie gambe, e anche lui è grande ormai; non esistono i telefoni da passeggio lo sai” eravamo nel 1982 e i cellulari ancora non c’erano.

Nonna evidentemente non aveva nessuna voglia di discutere: “Andate a rinfrescarvi, fra un quarto d’ora metto a tavola” ha troncato; a tavola io e zia abbiamo sgranato gli occhi; per ognuno di noi tre c’era un piatto piano con una grossa frittata con patate e zucchine, un altro piatto piano con uno spicchio di caciocavallo e un piatto fondo con insalata e pomodori: “Mangiate che siete stanchi” ci ha detto: “Stanchi si mamma, ma ci siamo mangiati due panini col formaggio ciascuno, ci hai messo troppa roba dai” “Mangiate lo stesso, con quella camminata avete bruciato ben più di due panini”; c’era poco da discutere e in mezz’ora i piatti erano vuoti, con grande fatica da parte mia e di zia; nonna voleva che andassimo subito a dormire ma l’abbiamo aiutata comunque a pulire la cucina; poi l’abbiamo baciata sulle guance e ci siamo diretti nelle nostre stanze; davanti alla sua stanza zia mi ha dato un leggero bacio sulle labbra.

“Stanotte non ti vengo a trovare topolone” “Se cambi idea e dormo svegliami pure zia topolona” le ho risposto; sono entrato nella mia stanza, adiacente alla sua, e mi sono spogliato e messo a letto completamente nudo, immaginando con eccitazione lei che faceva altrettanto; il profondo russare che mi è arrivato dall’altra parte del muro ha dato un fiero colpo alla mia eccitazione, oltre alla consapevolezza che non ci sarebbe stato un incontro notturno; dopo qualche minuto russavo pesantemente anche io

Lascia un commento

I racconti erotici di Milù DEVI ESSERE MAGGIORENNE PER POTER ACCEDERE A QUESTO SITO.