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“Bam, bam, bam!” […] “Sono Leonida Aresi, aprite!”.
Mi risveglio bruscamente, non è ancora l’alba: il generale sta battendo i pugni sull’alto cancello d’acciaio della mia villa. Qualche secondo, poi la voce di Max: “Buongiorno generale, sono Massimo, ho i cani sciolti, sono cani pericolosi, e…”.
Aresi: “Sergente Max, apri questo cazzo di cancello, adesso!”.
Qualche secondo di silenzio e poi il nostro cancello si apre meccanicamente.

Max: “Generale sono cani nostri dell’esercito, faccia attenzione, non abbaiano ma attaccano in silenzio e…”.
Aresi: “Ma davvero? Ma guarda un po’…” e ride in faccia a Max ironico. Ed eccoli i due grandi cani lupo, che corrono veloci e silenziosi verso Aresi. Ma il generale non fugge, si alza ritto, li guarda fissi, negli occhi, sorridente. I cagnoni rallentano… rallentano… si fermano ai piedi di Aresi, a cuccia. E lui parla agli animali in una lingua sconosciuta e piena di tenerezza: “Hier sind sie, meine Helden. Wir haben unsere Pflicht getan und wir leben noch. Waffenbrüder hier, im Zwinger” e li abbraccia, li accarezza. I lupi guaiscono, sembra quasi con affetto. Max mi dirà poi che il generale sembrava perso nei ricordi e aveva le lacrime agli occhi.

Aresi: “Sergente, la ragazzina è nella berlina. Provveda, che fa freddo a quest’ora”. Max viene all’auto, mi chiede “Tutto bene?”, annuisco e sorrido, felice di rivederlo.
Max: “Martaaaaa, c’è la piccina! E fa freddo!”. Qualche secondo ed ecco la mia migliore amica: esce nuda sui tacchi alti, in abito cerimoniale ma in ansia, con il suo bel collare che trotterella verso di me con una coperta: “Emme! Emmeee! Dove sei? Come stai?”.

Aresi guarda con molto interesse Marta, commentando: “Ah ma allora non c’è solo la piccola…” sorride e dice a Max: “Sergente, avevo già capito tutto, non abbia timori, sono riservato. Ma mi avete incuriosito: è vostra figlia? Oppure qui cosa c’è? È una scuola per donne disubbidienti?”. Max resta in silenzio, riflette su cosa e cosa non dire.
Max: “Generale, questo è un complesso immobiliare che è stato donato a M. Con un gruppo di amici lo utilizziamo per feste e riunioni. Affittiamo anche degli uffici temporanei ad alcune società… e quella sta mangiandosi con gli occhi è mia moglie” ride, contento che sua moglie e schiava piaccia ancora.

Aresi: “Mi prendi per il culo o credi che sia scemo? La piccina che ubbidisce a tutto e che – straordinaria! – non vuole decidere… tua moglie che di notte sta nuda in tacchi alti e con il collare… e siete un gruppo di amici?” Grassa risata. Ma Max è prudente:
Max: “Generale facciamo così, io non comando qui. Per piacere faccia portare le ragazze alla villa in auto, sono quasi 2 km di parco. Noi andremo a piedi e intanto parleremo. Se vuole riposare abbiamo anche un appartamento libero”.
Aresi: “Anche un appartamento… siate proprio organizzati. Anche io ho alcuni amici con cui si fan ‘feste e riunioni’, ma non siamo attrezzati quanto voi. Comunque, accetto [dà le disposizioni all’autista] ma entro le 09:00 devo parlare con chi comanda qui, chiaro?”.

Tutto si svolge come vuole il generale. Quando arriva alla villa e mi vede in abito cerimoniale come Marta, sorride e rivolge un ironico “feste e riunioni, vero?” a Max, seguito da una risata e una pacca sulla spalla. Una rapida conversazione e poi ci porta in camera: questa volta possiede Marta, facendole mille complimenti. Vuole riposare un paio d’ore e ci ordina di andare a letto con lui; Marta spiega che non ci è permesso dormire su un letto. Lui ride e risponde: “Chiariremo tutto. Io vi conosco da tanto tempo. Vi ho conosciuto in Libano, in Iraq, in Afganistan: fate come vi dico altrimenti c’è la frusta. E la assaggerete dai vostri padroni, non solo da me”.
Il generale ha davvero capito tutto: ubbidiamo, anche se alla parola “frusta” gli occhi di Marta si illuminano. Dorme abbracciato a Marta: io, che sono più leggera devo dormire sopra di lui, con il suo membro floscio posato tra le mie natiche.

Alle 08:00 scendiamo, c’è Giovanni che lo aspetta: vedendoci capisce che il generale sa già tutto. Si limita a dire “Adorazione” e corriamo a coprire di baci io lo scroto di Giovanni, Marta quello del generale. Parlano, mettono le carte in tavola: Aresi fa parte di un gruppo simile al nostro, con la differenza che quelli usano molto la frusta, mentre i nostri padroni ci amano sul serio e, inoltre, si preoccupano di lasciarci nel benessere a fine servizio.
Ora però io gemo dal desiderio di servire Gio, alzo gli occhi come per supplicarlo di usarmi almeno con la bocca. Vengo accontentata, succhio con affetto mentre loro parlano ancora un attimo: concludono di restare in contatto e si invitano vicendevolmente a mandare un “osservatore” e una schiava alle rispettive “feste e riunioni”, in modo da conoscersi meglio.

Stanno per salutarsi… e io godo, un bell’orgasmo solo facendo un bocchino. Gio chiede ad Aresi: “Ha visto? Con il suo padrone gode solo a guardarlo, oppure solo con un bacio sulla bocca. Abbiamo solo lei così, ora scusami solo un attimo”. Gio mi tiene ferma la testa, si muove dentro e fuori la mia bocca, fino a riempirmela del suo seme: mando giù, dico “Grazie mio signore” e gli sorrido dolcissima. Si ricompone e accompagna il generale all’uscita nascosta, che viene apprezzata moltissimo.

Gio torna su nell’ingresso e ci chiama per una piccola riunione. Claudio non c’è, è stato richiesto alla festa della scuola di ballo: i due maestri han chiesto che fosse disponibile per tutti fino a domenica sera ed Ercole era felice della richiesta. Son contenta anche io, Claudio sta diventando sempre più femminile e carina, spero solo che non lo… stuprino!

Le novità sono che Marta torna in servizio a tempo pieno, sia per gli uffici part-time sia per le richieste sessuali e gli apprezzamenti maschili: l’ultimo proprio di pochi minuti fa. Marta è raggiante della richiesta, sembra ringiovanita di 10 anni… e anche Max è fiero che la sua schiava sia ancora desiderata: la fa avvicinare e le mette il membro in bocca: “Lo terrai fino a fine riunione!” le dice tronfio. Il loro primo incarico sarà proprio quello di valutare il gruppo di cui fa parte il generale: Max è il più forte e non correranno pericoli, mentre Marta viene considerata da tutti la più adatta alla frusta. Rimango turbata da questa cosa, se riuscirò le chiederò di spiegarmi: a me il frustino già terrorizza.

Altra novità è per me: avrò più tempo per riposare e sarò usata al massimo 4 volte la settimana, salvo urgenze. Secondo i padroni, sono le umiliazioni, la vergogna e le emozioni che mi stancano, molto più dei rapporti sessuali. Così, il mio prossimo incarico è per martedì: presenza a un convegno e guidata da un non socio, ma da Nando, il mio senatore preferito. Nando passerà oggi pomeriggio per istruirmi oppure domani, ha chiesto di usarmi nella mansarda e dovrò essere a sua disposizione per il tempo necessario. Giovanni mi ripete che devo essere sottomessa totalmente anche a Nando, anche se non è socio.
Non riesco ancora ad abituarmi a servire gli sconosciuti come fossero padroni, mi sento una animaletta affittabile: mi scende una lacrima, dentro di me mi propongo di migliorare, ma loro si accorgono che sto male.

Gio e Max si guardano, un cenno di intesa e Max mi viene dietro: me lo spinge nel sedere, senza preparazione. Mi fa male, strillo come una bambina, poi non dico niente, ma Max lo capisce: mi arriva prima uno, poi un altro sculaccione fortissimo: strillo di nuovo e mi scendono lacrime. Ma Max mi sgrida: “Quando ti inculano devi rilassare i muscoli, lo vuoi capire? Se non sei rilassata chi ti incula farà fatica e tu come minimo avrai il culo infiammato!”.

Con più pacatezza, Gio mi spiega: “M. sappiamo che per te tante cose non sono facili. Sei brava e anche molto. Ma ormai vai per i tre mesi e devi cambiare costantemente, magari poco, ma ogni settimana devi fare un passettino. Lo capisci? Anche il tuo padrone che ami tanto si aspetta tuoi progressi in ogni rapporto che mando. Devi smettere di pensare, annullare te stessa e affidarti completamente a lui e a ciò che decide per il tuo bene”.

Nel frattempo, Max me lo ha spinto tutto su per il sedere. Marta chiede il permesso di coccolarmi e lo ottiene, mentre Max continua a entrarmi e uscire piano. Marta mi accarezza il viso dolcissima, mi bacia le lacrime, mi sussurra: “Sottomettiti completamente, non c’è da aver paura: vedi che ti vogliamo tutti bene? Te lo dico con le parole che ti direbbero i maschi: pensa solo ai cazzi e allo sperma”. Faccio di sì con la testa, ma è difficile: specie perché vengo sodomizzata davanti a 3 persone amiche.

Sbuffano, ma hanno pazienza con me e, mentre Max continua a umiliarmi in quel modo innaturale, Giovanni prosegue: “Oltre al senatore, stai pronta per l’imprenditore agricolo e il generale: al dottor Helio sei piaciuta tantissimo ma non so se ha capito del tutto cosa sei. Se capisce che sei nata schiava e decide di accettarti per quello che sei, ci sarà un altro impegno la prossima settimana. Invece, per il generale, due loro soci verranno a conoscerci alla prossima festa e, come sempre, sarai probabilmente scelta e usata: ma questo non sarà presto. Invece, da parte del generale sono possibili visite qui alla villa con poco preavviso: mi sembra che lui preferisca Marta, ma hai visto quanto gradisce umiliarti. Bene, se non c’è altro vado da mia moglie che è domenica”, e se ne va.

Però Max continua e sembra instancabile. Sua moglie lo ammira e si china sotto di noi a leccargli i testicoli, sussurrandogli: “Mio signore, dopo tutti questi anni sei sempre uno stallone… ti amo, grazie per avermi scelta e tenuta a servirti per tutti questo tempo. Non sono gelosa, so che sei insaziabile… monta la nostra piccola, falla godere”.
Max sembra impazzire alle parole della moglie, gonfia il petto, ruggisce e mi sbatte nell’ano come una furia, forte e velocemente. E io, ancora una volta, godo: un orgasmo anale potente, emozioni intense si susseguono fino a quando esce da me e io crollo sul morbido tappeto persiano dell’ingresso.

Si rialza trionfante e dominatore, mentre a me cola il suo seme del buchino del sedere, mi parla: “Non sapevamo a che ora saresti tornata e avevamo preparato tutto per il gioco che Marta più adora. Così anche se sei in casa lo faremo: non spaventarti! Pulisciti, riposa e guarda fuori il parco dalla porta finestra! Stamani conoscerai la vera Marta”. Intontita ed emozionata da quello che ho sentito da Giovanni e mi ha fatto Max, ubbidisco.
Quando mi affaccio, vedo Marta nuda, scalza sul prato, mani ammanettate dietro la schiena e con una barra di gomma in bocca. Max le sta fissando al corpo nudo quattro imbracature, che incorporano anelli di cuoio nei quali inserisce le stanghe di un piccolo calesse. Come a corredo, le inserisce un grande cuneo anale che termina con una coda di cavalla. Marta non si ribella a nulla e, anzi, sembra ansimare dall’eccitazione.

Il suo padrone sale sul piccolo calesse, impugna le briglie con una mano e una lunga frusta nell’altra: cala la frusta sulla schiena o sedere di Marta, la quale scatta e comincia a tirare il calesse. Un altro colpo, forte, e Marta comincia a correre tirando il calessino. Mi sembra sorrida con il morso alla bocca, sembra felice. Io, invece, sono sconvolta, smetto di guardare, mi siedo per terra accorgendomi che mi sono bagnata anche per questo.

So che non devo pensare, ma qui, ogni giorno, ci sono cose nuove e mi emoziono per tutto. Intuisco che per la loro società è un periodo nuovo. Da tante mezze frasi di Marta, ho capito che non pensavano ad espandersi e trovare nuovi soci, fino a quando sono stata accolta io. Poi dico a me stessa che è inutile fare supposizioni, meglio impegnarmi per restare umile, educata e onesta… perciò mi metto a ricordare Leòn e a come mi ha fatto l’amore l’ultima volta che mi ha voluta: mi distraggo e smetto di riflettere, così non mi viene mal di testa.

Dopo un’oretta mi sento chiamare, mi affaccio: Marta è completamente coperta di sudore, stanchissima, la schiena e il sedere tutte rosse per le frustate, ma… sembra felice, anzi raggiante. Max la scioglie dal calesse, le parla senza più il suo tipico furore erotico: “Sette chilometri, quasi otto: bravissima amore mio. Quanti orgasmi hai avuto?”. Lei ansima, è molto affaticata, non riesce a rispondere con altro che facendo “no” con la testa. Mi chiedo: possibile che, nonostante quella orribile frusta, ne abbia avuti così tanti da non essere riuscita a contarli?

Rinuncio a capire, ho tante cose da imparare. Max la prende in braccio, apre la pompa per innaffiare il giardino e fanno la doccia assieme, con l’acqua fredda. Le dice parole dolci, ridono, scherzano… mi accorgo che Max ha di nuovo il sesso paurosamente in erezione! È davvero insaziabile… La distende sul prato sotto l’acqua che scende, la penetra senza sé e senza ma: felici si baciano, innamorati persi l’uno dell’altra. Lei apre le gambe in modo esagerato – posso dirlo? – come una porca, e alla fine godono assieme.
Dico a me stessa che non capisco niente dell’amore. Provo a preparare il pranzo.

Dopo un’altra oretta arriva Marta: è stanca, ma raggiante di felicità. Non mi parla di quel che mi han fatto vedere, forse per paura che io mi sia spaventata. Ma non ha nessuna vergogna quando le guardo schiena, sedere e cosce coperti di strisce rosse: anzi, mi chiede se per piacere le posso spalmare il suo unguento “magico”. Lo faccio volentieri, stiamo entrambe in silenzio e io non voglio pensare a niente, per paure… delle mie paure!
Fatto ciò mi dà un materno bacio sulla fronte e una carezza sul viso, poi andiamo a vedere cosa ho preparato. Mi aspetto di venire sgridata o, almeno corretta e, invece, mi parla.

Marta: “C’è una sorpresa per te. Tutti abbiamo convenuto che è meglio se te la do io ora che siamo sole”. Sorrido e batto le manine, mi piacciono le sorprese.
Lei va avanti: “Ora guarda questo, mi sembra che ci sia qualcuno che ti pensa, hi hi hi” e tira fuori da un cassettone del grande ingresso una giacca corta di pelliccia … la accarezzo: “Che bella Marta… proprio ora che arriva il freddo… non so come ringraziarvi”.
Marta “Ringraziarvi? Figlia mia, ma sei proprio candida come la neve: sai che questo è visone? quella giacca vale il mio stipendio di 10 mesi. E quanti dei nostri padroni possono permettersi di regalare qualcosa di così costoso? tre? due? o solo uno? E la taglia, non la vedi? quale tra i padroni conosce così bene le tue misure e taglie? hi hi hi!”.

Mi blocco in piedi dove sono, capisco che ha ragione… crollo in ginocchio e chiamo un solo nome: “Leòn! Padrone del mio cuore… ti amo”. Tremo e mi sfugge un gemito… miagolo e i miei umorini già colano dalla vagina lungo le cosce. Cerco con gli occhi Marta per chiedere aiuto… lei mi sta guardando con espressione sbalordita.
Marta: “Ma… cosa cavolo… come mai… ma ti succede così con tutti gli uomini o solo con lui?”. Corre a prendere un tovagliolo pulito, mi asciuga la patata… Poi mi schiaffeggia, abbastanza forte, e: “M.! Calmati! Non decidere cosa pensare! [altro schiaffetto forte] Distraiti! Pensa ad altri uomini!”.

Mi faccio forza, mi distraggo e mi riprendo, ma sono confusa. Non ho avuto un orgasmo, ma quasi. Sono emozionatissima, con la vocina rotta rispondo. “No Marta, te lo giuro… non mi succede con tutti. Sono molto sensibile nelle cose dell’amore, mi bagno sempre con tutti… ma come poco fa non mi era mai successo, te lo giuro. Non sono una poco di buono Marta, credimi”.
Mi accarezza il viso, ma noto che è rimasta impressionata: “Vieni riempiamo le nostre ciotole e mangiamo. Poi ti darò l’estratto di Melatonina, così dormirai fino a domani!”.
Marta, amica mia, grazie di esistere.

Continua

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Autore Pubblicato il: 12 Novembre 2022Categorie: Racconti Cuckold, Racconti di Dominazione0 Commenti

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