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Avevano ragione Giovanni ed Ercole: è da stupida innamorarsi di tutti, come succede a me. È martedì e mi sono svegliata col magone… io Otello lo amavo davvero e averlo visto con Marta e Patty, e poi che mi abbia offerta così porcamente… mi fa star male. Devo chiedere a Marta come fa lei a non perdere la testa con tutti quelli che ci vogliono bene.

Ma questa mattina ho un compito diverso e Marta manda Romina, Filomena e Adelina in sala ballo: Ercole ha detto che devo sfiancarle. Le prego di mettere scarpe per i balli di sala (tacco largo, massimo 7cm, allaccio alla caviglia), per il resto ci spogliamo nude.
Si comincia: io davanti, loro allineate dietro: passo base di salsa, bachata, cha cha per 30’ di riscaldamento. Poi ci vado giù pesante: 30’ di hip hop: solo Romina riesce a seguire qualcosa. Calo l’asso: zumbaaa!!! Cinque minuti e Adelina e Filomena son distese a terra, col fiatone, coperte di sudore. Ci mettiamo a ridere tutte e quattro, ma io non smetto di ballare. Non ho un carattere forte per dire a qualcuno cosa fare, ma l’esempio e l’umiltà funzionano. Pian piano si riaggregano e, se non siamo riuscite a far due ore, qualcosa abbiam fatto. Nel pomeriggio abbiamo lezione e miglioreremo tutte ancora un po’.

È mercoledì, il giorno (ormai l’ho capito) di un’altra prova. Claudio veste da uomo, io da sposina sexy: destinazione sempre una pizzeria, stavolta oltre Bologna. Claudio mi vuol bene, ma non può dirmi molto, solo un “Stavolta mi sembra di aver trovato uno meno peggio, coraggio!”. Da quel suo “trovato” capisco che è lui a scegliere chi dovrà mortificarmi ma, ovviamente, qualcun altro approverà.

Alle 19:30 arriviamo: la pizzeria è grande, pulita, con solo due coppie e una famiglia con un bambino. Ci accoglie Luciano, un tipetto alto come Claudio (164 cm), magro e sui 40 anni, dice di essere il proprietario. Non è orrendo, volgare né arrogante, anzi, sembra un po’ timido. Ci fa accomodare nel punto più lontano dagli altri e Claudio, come l’altra volta, mi fa sedere accanto lui, che non ha occhi che per me.
Come sempre, la mia microgonna sale fino ai fianchi: cerco di non pensare a cosa vede standomi di fianco, ci propone la pizza della casa, chiediamo un semplice margherita: né Claudio né io possiamo prendere 1 grammo di peso. Quando ci servono, c’è la prima sorpresa: è una pizza diversa dalle solite: è morbida non croccante, e ha un bordo alto. Il pomodoro è buonissimo.

Il tipo, vedendoci contenti per la pizza, prende coraggio: “Signora, lei è bellissima… la ragazza più bella che ho mai visto”. Io arrossisco, ma sorrido lusingata. Cerca di fare conversazione, ma come al solito son timidissima e mi chiudo a riccio. Claudio è più a suo agio, chiacchierano e io ascolto, qualche volta annuisco, altre sorrido. Mi guarda ogni tanto, ma sembra che io sia una perla preziosa che non può toccare. Gli sono gratissima, mi sciolgo… ogni tanto intervengo con la mia vocina bimba buona, ora senza paure.
Tocca a Claudio fare la prima mossa, educato come sempre: “Allora Luciano, che ne dici della mia sposina? È di tuo gusto? Vuoi vederla meglio?”. Il tipo respira profondamente: “E’ bellissima, l’ho già detto. Molto meglio che nelle foto che mi hai mandato. Non oso chiedere, non vorrei che questo sogno finisse”. È carino a dir così, ma un po’ imbranatino…

Claudio lascia passare qualche minuto, poi prova in un altro modo: “Luciano, da dove sei tu vedi il viso e le gambe… ma non sai cosa ti perdi del resto…” e, sforzandosi, sorride. Finalmente, la curiosità prevale sull’ammirazione e Luciano risponde: “Davvero? Allora vorrei tanto vedere il resto… io vivo in tre stanze proprio qui sopra la mia pizzeria”.
Sento che Claudio soffre a offrirmi così, come carne da macello: ci vogliamo bene, ma deve farlo: “Ma allora che problema c’è… guarda io vi lascio soli, ho la macchina parcheggiata dietro la pizzeria, dormirò lì e quando sarà libera mi raggiungerà”. Senza aspettare risposta, si alza ed esce. Claudio si sentirà un verme e io sono totalmente mortificata.

Luciano impiega cinque minuti buoni per riprendersi, finalmente, mi prende la mano e con voce insicura, mi chiede: “Vuoi salire? È molto tranquillo, ho anche i doppi vetri per il freddo”. Non riesco a rispondere, mi faccio forza e dico solo la verità: “Non ho paura con te. Ma ho… ho bisogno che l’uomo mi guidi, non ho un carattere forte”. Mi aiuta ad alzarmi, attraversiamo tutta la pizzeria, poi le cucine, saliamo le scale ed entriamo. Mi sfila il maglioncino, non ho il reggiseno: quando mi vede le tettine resta paralizzato: allunga la mano, trema, me le accarezza. Poi si fa coraggio: mi bacia un capezzolo, poi l’altro: è sufficiente per farmeli gonfiare in pochi istanti. Ripete, con la lingua: prima uno, poi l’altro. Sembra provi più piacere lui di me. Sospiro anche se mi sento umiliata così, come in affitto. Mi copro il seno con un braccio e sto a capo chino: lui passa alla microgonna, sbottona e abbassa: cade ai miei piedi. Mi gira attorno e mi vede il lato B: si blocca. Lo accarezza, poi si china, me lo bacia, poi me lo lecca. Quando torna davanti me sta tremando. Mi abbassa il perizomino e il film si ripete quando mi vede la patatina paffutella e bagnata.

Prende il coraggio a due mani, mi lascia calze e tacchi a spillo, mi distende sul letto. Freneticamente si spoglia; per la cronaca: ha un pene medio-piccolo, ma rosso paonazzo: sembra stia per scoppiargli. Mi sale sopra, cerca il punto dove infilare… lo trova spinge e… sospira! Ha già spruzzato! Scende da me si distende al mio fianco, mi sussurra: “Scusami, scusami! Sei così bella! Un attimo che mi riprendo e vedrai che ti farò godere tantissimo”.
Taccio, non dico niente, passano un paio di minuti e… sta russando! Mi alzo: ne ha fatta un litro e cola sporcandomi le calze. Piango in silenzio, scendo da Claudio, mi asciugo le lacrime prima di salire in auto. Torniamo alla villa.

Dormo male di nuovo, passo il giovedì facendo fatiche fisiche: oltre al ballare con le altre, ho tanto bisogno di correre e affaticarmi. Marta capisce e mi lascia corre da sola per il parco, fino a stancarmi. Non devo pensare. Le lezioni del pomeriggio mi aiutano.

E arriva il venerdì: grazie alla melatonina ho dormito profondamente. Riporto il gruppo in sala da ballo, stanno migliorando a vista d’occhio tutte, ma io ripeto mentalmente a me stessa “annullarmi, loro vogliono così, Leòn mi vuole così: devo annullare me stessa”.

Son le 21:30 e Claudio spegne il motore nell’area del parcheggio dei Bus. Non c’è nessuno ed è buio. Lampeggia con i fari. Da un’altra auto scende un tipo robusto, si avvicina e, appena Claudio abbassa il finestrino, chiede: “Hai portato le analisi del sangue che ti avevo detto? Fammele vedere”. Gelo: con quelle parole capisco che sono considerata una prostituta. Il tipo aggiunge: “Va bene, ma io solo col profilattico, seguitemi”. Peggio che trattata così… mi rannicchio su me stessa, tremo battendo i denti: non devo piangere. È giusto così per me, io non esisto, esiste solo la volontà dei miei padroni.

Si sale su per la collina, una strada sterrata, poi si ferma. Il tipo mi prende per mano, mi fa scendere: non mi ribello, sono totalmente passiva. Apre una portiera e mi dice: “Entra con la testa, inginocchiati sul sedile e tieni il culo di fuori”. Mi sento venir meno, ma eseguo. Lui da dietro mi penetra… uno, due, tre… dieci colpi. Spruzza. Si allaccia i calzoni, mi fa uscire, se ne va. In auto Claudio è preoccupatissimo: “Sei pallidissima, ce la fai?”, Faccio di sì con la testa, durante il viaggio di ritorno guardo fisso fuori dal finestrino.

Arriviamo alle 24:00, Marta è sveglia, mi aspetta nel salone: mi sente la fronte e dice: “Ha la febbre”. Fa segno a Claudio di star zitto e lo manda a dormire. Mi porta in cucina: un bel bicchiere di sali minerali, Bevo tutto, continuo a tremare, ho gli occhi lucidi. Marta fa finta di non vedere, se mi guardasse cercherei un suo abbraccio e mi metterei a piangere. Dalla tasca tira fuori una boccettina, versa 30 gocce di qualcosa, bevo tutto. In silenzio, saliamo fino al nostro appartamento. Non so se ho la febbre, potrebbe essere solo un pretesto per non farmi dormire come al solito per terra. A letto mi copre con tre coperte pesanti.

Le gocce fanno effetto, cado in un sonno senza sogni: il sabato mattina dopo mi lascia dormire fino alle 08:30, le altre sono già lavoro. Ma Marta è lì, accanto a me. Mi scruta con attenzione, mi misura la febbre, mi prende il polso e… “Era una febbre nervosa o da esaurimento incipiente. Fai così, ora vai subito a correre, vengo anche io e chiediamo ad Alfio se vuole aggiungersi con il cane: gli uffici aspetteranno. Poi ti dò altro sonnifero: Ci farai zumba nel pomeriggio, tanto è sabato e non ci sono lezioni”.
Alfio accetta, il nostro cagnone mi terrorizza, ma dopo che ci ha annusato la mano scodinzola, salta, vuole correre e giocare: viva la pet therapy! Il cane mi distrae moltissimo, è proprio bello e simpatico, rido felice mentre corriamo noi tre e il cagnone saltella attorno.

Il pomeriggio quasi tutti vengono a trovare le proprie mogli e fidanzate, fanno l’amore: solo io son sola e mi immalinconisco a sentire i loro gemiti e le loro risate. Leòn, amore mio, dove sei? Quando Ercole ha finito di quasi-stuprare come al solito Claudio e sta per andare, Marta gli si avvicina, si prostra, gli parla con astuzia: “Il mio signore Ercole deve sapere che stamani Alfio ci ha fatto un bellissimo regalo: io e la piccina abbiamo corso con il nostro cane e giocato. Emme ha riso tanto ed era così felice… Il mio signore pensa che sarebbe possibile far giocare la nostra piccina anche domani, con il signor Helio?”.
Helio è intelligentissimo e capisce tutto, ma si limita a rispondere: “Vedrò cosa posso fare”.

Vado a letto più serena di eri, ma Marta mi fa prender di nuovo melatonina.

È domenica, son le 07:00 e corro in bagno a farmi bella per Helio e figli: devo spicciarmi perché verranno presto per passare la giornata con la famiglia di Helio. Marta sceglie per me una delle mise solite: tacco 9cm a spillo, leggings aderentissimi e trasparenti, maglioncino di lana calda e… sorpresa: sopra devo indossare un suo lungo maglione, che arriva fino a metà coscia. Non capisco perché oggi mi devo coprire, ma almeno tiene caldo. Alle 08:25 un macchinone scuro si ferma davanti all’ingresso: esco, salgo e si va.

Questo autista non lo conosco, deve essere nuovo, ma è gentile. Squilla il telefono in auto e mette il vivavoce: “Buongiorno Emme, c’è un piccolo cambio di programma: anziché in quello di Imola, andrai in un mio Hotel ad Abano. Ho fatto aprire un’ala che usiamo solo in alta stagione: non è grande, ma non manca niente ed è tutto solo per noi. L’autista farà una sosta a Imola per caricare una ragazza nuova, che ha tanto sofferto: cerca di esserle amica se puoi, perché è un po’ traumatizzata. Ci vediamo tra 1 ora o 2”. Son contenta, una ragazza nuova! Chiedo all’autista di poter dormire un altro po’ e mi oscura i vetri dietro.

Mi sveglio quando l’auto si ferma e, accanto a me nel macchinone, c’è una ragazza che mi fissa: la guardo anche io e abbassiamo gli occhi nello stesso momento: ha un viso triste, gli occhi rossi. Ma è bella, molto bella. Helio apre la porta, ci presenta: si chiama Nadia e scambiamo una timida stretta di mano. Helio parla a voce abbastanza alta, vuole che anche Nadia senta: “E’ una brava ragazza che, sfortuna, ha il padre malato e la mamma in carcere. Come te ha problemi di carattere ed è stata affidata a un tutore legale. Questo tutore ha approfittato della situazione, ma è stato scoperto da dei miei contadini. I carabinieri sono intervenuti e ora è affidata all’A.R.I. Speriamo di riuscire ad aiutarla”.

L’Hotel è deserto, ci sono solo due signori che ci servono. Helio ci fa accomodare in una saletta adiacente alla piscina esterna: la colazione è in tavola e c’è ogni ben di Dio, ma Helio mi guarda sorridente facendo di no con la testa: non posso mangiare… okkkeyyy…
“Nadia hai fame? Puoi fare colazione se vuoi. Emme ed io ci dobbiamo assentare per un’oretta, puoi stare qui oppure nella zona relax, è tutto riscaldato”, lei non risponde, tiene gli occhi bassi. Chissà cosa ha dovuto sopportare. Noto che è piccola quasi quanto me e che ha i capelli e le mani sciupate. Anche lei non ha un filo di trucco, avrà circa 19 anni.

Una volta soli al piano superiore Helio mi fa l’amore in modo delicatissimo: sembra che sappia cosa sto passando e cerchi di alleviare le mie difficoltà. Aspetta un sacco a prendermi, mi prepara con un oceano di baci, carezze, parole dolci. Mi prende solo quando sto miagolando continuamente e visibilmente muoio dal desiderio di essere sua. È tutto dolcissimo, lento e aspetta il mio terzo orgasmo prima di prendersi la sua soddisfazione. Esce da me, mi accarezza il viso, mi dice “Ce la farai, sei umile e ubbidiente”. Rispondo: “Helio, mio signore, ti amo… lo sai che sono stupida e mi innamoro di tutti, ma ti amo”

Non mi fa rivestire, lascio i vestiti nella suite e scendo nella zona piscina solo con i tacchi alti e una cuffia per capelli, mano nella mano. Mentre si toglie l’accappatoio, noto che Nadia ha spazzato via tutte le colazioni: poverina, aveva fame e non riusciva a dirlo. L’acqua è termale, calda, ma non fa tanto odore. Non ci ero mai stata in una piscina così. Helio mi fa provare gli idromassaggi e io rido per quel po’ di solletico: sono serena, ho proprio dimenticato tutto.

In quel momento irrompe una banda di elefanti che urla, schiamazza e mi saluta con grida di allegria: sono i suoi figli, da F1 a f4, che si buttano in acqua vicino a me, sollevando schizzi: per fortuna ho la cuffietta, altrimenti avrei impiegato ore per sistemarmi. Vedo che Nadia ci osserva e sorride, ma non si muove: si è inchiodata alla poltrona delle colazioni.
Mi propongono una partita di pallanuoto, è uno sport che praticano tutti (ecco perché hanno tutti un gran fisico!): sarò io sola contro di loro e ogni goal dovrò pagare pegno! Scoppiamo tutti a ridere, io dico di no con la testa, loro dicono di sì. Vedo che Nadia ride coprendosi la bocca con la mano. Ovviamente perdo quattro a zero e devo pagare pegno a ogni ragazzo. Mi prendono in acqua, fanno piano: sono sempre stati molto rispettosi gentili, ma oggi lo sono ancor di più. Credo di dover ringraziare mentalmente il loro papà.

Ogni volta che ci si rivede e mi fanno l’amore sono più bravi di quella precedente: godo con tutti e quattro con facilità, sono serena felice, vorrei che questa giornata non finisse.
Quando hanno finito tutti e quattro, hanno un’espressione beata e alcuni risalgono. F4 resta a chiedermi mille cose sulle donne a cui naturalmente non ho il carattere abbastanza forte per rispondere. Nadia segue tutto, guarda tutto, ma non partecipa. Ma ecco che Helio va a sedersi al tavolo con lei, è ancora nudo e il suo sesso barzotto. Fa portare altra colazione, succhi di frutta, bibite, salatini e, con molta delicatezza scambia qualche parola con Nadia. Lei mangia ancora, ma con educazione, e finalmente risponde a qualcosa.

F4 mi porta nella parte della piscina dove l’acqua è più bassa, mi dà un bacino sul naso e poi con voce supplicante: “Emme, ti prego, fammi un bocchino dei tuoi… ti prego…”. È così tenero che faccio di sì con la tesa: mi metto a quattro zampe e lui sta inginocchio davanti a me. Glielo copro di baci, poi lo accolgo e succhio. F2 vede e si alza, viene lentamente verso di noi. F4 ha l’uccello durissimo, si sposta dietro di me, mi sodomizza senza farmi strillare: godo quasi subito. Ho chiuso gli occhi e, quando li riapro, il sesso di F2 è davanti alla mia bocca. Birichini! Glielo prendo in bocca e succhio, mentre F4 resiste e continua a possedermi nel sedere.
Si alternano tutti, io ho tanti orgasmi, più di uno per ogni fratello… e noto che Nadia non stacca gli occhi da noi ed Helio le parla pacato, forse le sta spiegando.

La giornata passa così, facendo l’amore, giocando, smangiucchiando: alle 13 posso mangiare qualcosa anche io, ma decide Helio cosa. Poi, di nuovo giochi, scherzi, risate e sesso, tanto sesso con i 4 ragazzi. Sono le 17:00 è ora di rientrare. Mi aiutano tutti a risistemarmi, mi spazzolano, mi vestono… tutto intermezzato baci affettuosi alternate a scherzi e parole dolci. Nadia non ha smesso di guardarmi: mi ha visto fare l’amore e ridere tutto il giorno e, ora, il suo sguardo è più dolce, sereno… e sorride spesso.

Tornate alla villa scopro che Claudio e Filomena han traslocato nell’appartamento adiacente. Marta e Adelina restano nel nostro. Romina e Nadia in camera con me.
È ora di spegnere la luce, mi distendo sul mio scendiletto per terra. Lei può evidentemente dormire nel letto.
Nadia, al buio, sussurrando mi chiede: “Perché dormite per terra?”
Io: “Mi aiuta a restare più umile, ci tengo tanto e non diventare come le ragazze superbe, indipendenti e cattive, vorrei diventare sempre più sottomessa”.
Click.

Continua

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Autore Pubblicato il: 25 Novembre 2022Categorie: Racconti di Dominazione, Sensazioni0 Commenti

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