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Sabato 15/12, verso le 16. La grande berlina nera presa a noleggio a Malpensa fa il suo ingresso nella Villa, attraversa il grande parco, si ferma davanti al portone. Scendiamo, Leòn mi aggancia il guinzaglio, saliamo i cinque scalini e il portone si apre per farci entrare.

Ci sono tutti, che spettacolo! Amore e sottomissione insieme rifulgono nel grande salone del pian terreno: tutte le schiave sono in abito da cerimoniale: nero per le esperte, bianco per le nuove e le aspiranti. Tutte hanno tacchi alti e sottili, calze da reggicalze, guepiere, collare e nient’altro indosso.

In prima fila i soci da più tempo: Giovanni con al guinzaglio sua moglie Ottavia; Ercole con al guinzaglio Claudio; Daniele con al guinzaglio Patty; Adelmo con al guinzaglio Romina; Max con al guinzaglio Marta. Tutti i collari portano il nome del proprietario.
Sulla loro destra i nuovi soci: Helio, con accanto Nadia senza guinzaglio e con collare senza nome; Leonida, con accanto Nives senza guinzaglio e con collare senza nome. Poi Balthazar il greco, e il figlio Karcharías, Otello, senza aspirante schiava. Accanto a loro c’è anche Nando, il senatore, che diverrà socio quando non avrà più incarichi di Governo.
A sinistra le guardie: Vito, Eugenio, Rodolfo, Alfio e Decimo.
Dietro le guardie ci sono Adelina e Filomena, le due schiave rientrate in servizio (vedi cap. 36): in ginocchio e collari con le iniziali dei loro mariti, che però non sono presenti. Poi due ragazze nuove, che non conosco ancora, in ginocchio con collare rosso (Naomi e Aurora, davvero bellissime).

Quando entriamo sorridono tutti di gioia, le schiave portano il viso a terra, i maschi applaudono con entusiasmo: sono 27 persone, più noi quattro! Anche io mi prostro viso a terra verso gli altri padroni, ma resto al fianco di Leòn e sono vestita. Parla Leòn: “Amici un abbraccio a tutti, ragazze alzatevi pure, sediamo tutti nel salotto”. Tutti vanno svelti per sapere le novità, io siedo a terra accanto alle gambe di Leòn, felice del mio collare e guinzaglio… e la stessa cosa fanno quelle che hanno padrone. Leòn continua:
“Vi presento innanzi tutto mia moglie, che già conoscete e che ha ridato speranza alla mia vita [applauso]. Questi due giovani si chiamano Raul e Adrian, si pronuncia con l’accento sull’ultima sillaba: son già soci, sono nati in Spagna ma vengono dall’Argentina come me. Li ho portati perché ci sono state gravissime perdite nei bilanci di tutte le comunità mondiali e loro sono i più esperti nell’aiutarmi: il trend è già in risalita, ma non potevamo più restare ad operare nella prateria, in mezzo al nulla”.

Prosegue: “Come Ercole vi avrà detto vivrò qui, nella mansarda all’ultimo piano e avrò bisogno dell’assistenza di mia moglie 24/7. Mi vedrete molto poco, anche perché dovrò continuare a visitare le varie comunità sparse nel mondo. I ragazzi, invece, saranno stabili e prenderanno un appartamento al secondo piano, non al primo dove sono le ragazze: devono lavorare, imparare l’italiano e laurearsi senza troppe… diciamo distrazioni [risata generale]. Avrò bisogno di due uffici qui al pianterreno, senza toccare quelli dei Bakoyannis e quello degli avvocati americani: pagherò un affitto come tutti”.

Infine: “Sono felice di essere tra voi, sappiate che il modello di comunità che state usando qui è il migliore di tutti quelli che la nostra Fratellanza ha nel mondo. Prima di cena mi racconterete come va da voi, desidero siate presenti tutti, signor senatore e guardie comprese. Non vi rubo altro tempo, festeggiamo e poi ceniamo. Ho solo bisogno di Claudio per i computer, di Daniele per questioni legali, di Giovanni e di Balthazar e figlio per una questione personale”.

Saprò poi che Claudio deve mettersi al lavoro negli uffici perché debbono essere pronti per l’apertura delle borse lunedì. A Daniele chiederà di regolarizzare il nostro matrimonio e la conseguente cittadinanza italiana, ma anche per i due ragazzi.
Quel che ha chiesto a Giovanni a Balthazar mi vergogno a dirlo, lo scoprirete tra poco.

Appena gli uomini vanno a mangiare e chiacchierare, Marta e Claudio si precipitano da me: baci, abbracci, vogliono sapere tutto: io cerco di “dire e non dire”, mentre mi aiutano a portare su le valigie e le altre mie cose nella mansarda all’ultimo piano. Alla fine, mi incantonano perché almeno una cosa la vogliono sapere. Io rispondo: “Sì, l’ho accolto. Tutto non è possibile, ma mi ha forzata fino in fondo. Quando mi desidera gli diventa quasi come quello di un cavallo, ma ce l’ho fatta. Solo davanti però! E dobbiamo sempre stare attentissimi e fare piano piano…”. Ridono, sono felici per me, fanno un’ultima domanda: “Sei marchiata adesso?”. Chino la testa, taccio, loro capiscono e non insistono. Cerco di giustificarmi: “Però mi cerca spesso, almeno tre volte al giorno… è affamato perché con quel cosone in passato ha fatto male ad alcune”.

Quando siamo noi tre sole in mansarda ringrazio perché l’appartamento è tirato a lucido, è perfetto. Marta però vuole esaminarmi e quando mi guarda tra le gambe si preoccupa parecchio. “Bimba mia, così non va bene… ma proprio no. Se non hai il carattere per chiedere al tuo signore, lo farò io, a costo di venire frustata… che poi godo!”. Ridiamo tutte, mi spoglio, vesto da cerimoniale e torniamo di sotto.

Marta si avvicina a Leòn, si prostra, chiede di poter parlare. Lui: “Ma certo Marta, anzi, ne approfitto perché anche io ho bisogno del tuo aiuto. Alzati e dammi la mano, andiamo da Giovanni e dai greci”.
Marta: “Mio signore, la piccina è sfondata, serve un provvedimento urgente: la supplico per piacere di imporle ginnastica artistica e yoga ogni giorno, se possibile più ore al giorno”. Con un cenno della mano Leòn chiama anche i due ragazzi e risponde: “E’ proprio il consiglio di cui avevamo bisogno, grazie Marta, adesso capirai perché”. Non si allontanano di molto, si aggiungono Giovanni, i due greci, Eugenio, Vito e i due ragazzi. Claudio ed io fingiamo di parlare ma vogliamo ascoltare, curiose come due gatte.

Leòn: “Amici ho bisogno di un favore personale, è molto importante per me e anche per la mia sposa. Infatti, sono riuscito a penetrarla in figa: adesso va tutto bene e lei gode moltissimo anche se resta un po’… allargata, diciamo. Però non posso marchiarla perché ancora non ho avuto il coraggio di sodomizzarla per paura di rovinarla. Se voi tutti poteste aiutarmi, vorrei provare a farle il culo stasera subito dopo cena, in questo modo: voi la preparerete, aprendola più che potete ma senza violenze: per esempio cominciando dai ragazzi e finendo con Giovanni. Marta la assisterà, la ungerà per voi, le darà consigli e la incoraggerà. Cosa ne dite, volete aiutarmi?”. Tutti ne sono contenti, specialmente Balth che è sempre stato affezionatissimo al mio lato B.

Io prima divento rossa, poi impallidisco: Leòn su per il sedere mi farà tanto male. Ma se così vuole, così sarà: a lui tutti i diritti, per me tutti i doveri. Marta, invece, corre da Ottavia: dopo Leòn, è Giovanni quello che ha il pene più grosso e sicuramente avrà una pomata particolare.
La riunione dei soci si svolge a tavola e dura un’oretta. Stasera non mi permettono di mangiare, e so perché. Ma, assieme a tutte le altre, posso ascoltare. C’è soddisfazione per come va il bilancio della piccola comunità italiana, anche se sono tanti i contributi dei soci. Leòn chiede a tutti di allacciare relazioni commerciali tra i soci, in modo da risparmiare sui costi e aumentare i ricavi. Apprendiamo anche che ci sono tante richieste di aiuto per ragazze insicure ma molte vengono respinte: per la possibilità di risolvere autonomamente i loro problemi in famiglia, perché non abbastanza belle, perché non si trovano bene nei primi giorni nelle due ville. Due sono state anche bocciate da Adelmo, per non aver superato la prima prova. Infine, c’è soddisfazione da parte delle guardie per l’aumento di stipendio e la crescita del numero delle ragazze, di cui loro sono i primi… “beneficiari”.

Sono le 21, alcuni restano a chiacchierare nel grande salone o a giocare con le ragazze libere sul grande letto quadrato al centro. Marta, invece, mi prende sottobraccio, mi dice di stare calma e mi porta verso l’ascensore per la mansarda: ha in mano un tubetto di crema che le ha dato Ottavia, si chiama Luan. Dietro a noi, si accodano altri 7 uomini, più il mio Leòn.

Ora, so che non sta bene parlare di misure e che a noi donne questo dà anche un po’ fastidio: ma è indispensabile se si vuole capire cosa sta per succedere. Perciò, dobbiamo pensare al pene di Leòn come una 3XL e Giovanni come una 2XL. Dopo questi due, ci sono sei uomini con misura XL: i due greci, Eugenio, Vito e i due ragazzi spagnoli. Ecco ciò che il mio amore ha pensato per farmi sua con meno dolore possibile. Sono fritta!

Entrati, Marta mi porta subito in bagno, mi toglie la coda lasciandomi indosso il resto: fattami piegare, mi unge con la nuova crema l’ano, anche all’interno. Poi, mi riporta dove sono tutti e otto, parla a Leòn in modo che tutti sentano: “Mio signore, l’Emme è ora come anestetizzata dietro: sentirà meno dolore, ma potrebbe essere ugualmente lacerata”.
Leòn fa un cenno ai due ragazzi, mentre Marta lo aiuta a servire un digestivo: siamo in salotto, i due ragazzi mi fanno distendere su un morbido e spesso piumone al centro, mentre gli altri siedono nelle poltrone e divani attorno a noi tre.

Raul mi bacia, mi accarezza, sembra gustarsi ogni centimetro della mia pelle, mentre Adrian si sta già spogliando. Provo imbarazzo perché, anche se non si tratta di sconosciuti, sono pur sempre nuda tra 8 maschi: per fortuna, le coccole, ora anche di Adrian, mi fan dimenticare che sto dando spettacolo: da nudo Adrian ha un fisico forte, non è solo alto. Mi fa sedere su di lui, mi limona, ha un’erezione potente e io, sentendo quella durezza, miagolo per la prima volta. Ora anche Adrian è nudo, anche lui è molto forte e bello: le sue attenzioni sono rivolte al mio lato B, prima lo accarezza e palpa, poi sonda l’interno.

Mi fanno mettere come una gattina, spingendo il mio viso a terra, in modo da avere i fianchi in alto. Raul mi sta davanti e offre l’uccellone alla mia bocca: lo bacio dolcemente, lo lecco, lo accolgo. Mentre Adrian è lì che spinge delicato sulla mia rosellina segreta, entra, non mi fa male: “¡Caray! ¡Tiene un culito que parece un aspirador! … ooohhh”. Ha spruzzato subito, senza darmi il tempo di godere anche io. Leòn dice qualcosa in spagnolo a Raul, que risponde: “Sì, sì”. Il secondo fa meno fatica a penetrarmi, spinge lento anche lui, ma si controlla molto e sembra voglia farmelo sentire per bene, in lungo e in largo. E io lo sento tanto…. Finalmente ho il mio orgasmo mentre miagolo a lungo, sottovoce, dolcemente… Raoul dura di più del suo amico, e anche il mio orgasmo ne beneficia.

È la volta di Balth e Karch, ma fanno separatamente, forse perché Balth ha la passione per il mio sedere… Quando è dietro di me, sento che cerca di controllarsi, ma la passione è troppa e mi sodomizza svelto. Ma non sento male, neanche un po’, forse per la miracolosa pomata di Ottavia, forse perché preparata dai due ragazzi. Ora Balth mi sodomizza con forza, mentre nella sua lingua mi dice parole che sembrano dolci: godo, vengo di nuovo, miagolo e gli sussurro: “Oh Balth, grazie per volermi così tanto bene!”. Dura ancora qualche minuto, spruzza e poi lascia il posto al figliolo: anche Karch mi ha sodomizzata in passato, ma non manca di farmi tanti complimenti, sia per come sente accolto il suo uccello, sia per come miagolo dolcemente. “Hai un culo così elastico e accogliente… che culo fantasticooo!!!” mi dice e, subito, unisce il suo seme a quello dei tre precedenti. Godo anche con lui e i 4 restanti chiedono a Marta di aiutarmi a lavarmi e riposare pochi minuti.

Marta ne approfitta per ricontrollarmi, non è preoccupata ma per sicurezza mi spalma di nuovo il “Luan”. Quando torno, Eugenio e Vito sono già nudi e sull’attenti: questi due sono dei briganti, ma sembra che per tutti questo gioco sia molto divertente, così come l’umiliazione ripetuta che mi fanno subire. Mi rimetto a 4 zampe, ma no, non è questo che avevano in mente: mi vogliono a pancia in su. Il primo è Vito, che mi prende per le caviglie e porta le mie gambe sulle sue spalle. Poi scende, lento, e inesorabile mi penetra nel luogo innaturale: lento, senza farmi male, ma tutto, fino in fondo: miagolo dolcemente, di piacere. Vito è forte, un ex militare credo dei corpi speciali, forse per questo sodomizza con tenacia, si controlla, dura a lungo: e io godo… riuscendo ad avere due orgasmi con lui.

È la volta di Eugenio, rispetto al quale ho sempre avuto soggezione perché mi sembra intransigente e persino un po’ cattivo. Questa volta, invece, è tanto dolce e buono: certo, me lo spinge tutto dentro anche lui, si muove con decisione dentro di me, fino a farmi sentire i testicoli che battono contro le mie terga, ma… mi bacia, mi bacia con affetto e tenerezza, il che mi fa andare in bambola… e miagolo, e godo ancora, intensamente.

Adesso si fa sul serio; l’uccellone di Giovanni si muove davanti al mio viso ma lo conosco bene, Giovanni è buono e mi vuol bene: me lo ha già fatto provare in tutti i modi. Gli dò un bacino sulla puntona e mi mette come più gli piace. Mi preferisce gatta e, una volta dietro, procede a sodomizzarmi: lo fa con tecnica, si muove dentro il mio ano in ogni direzione: è evidente che mi sta preparando e aprendo il più possibile per il Maestro. Dopo poco godo anche con lui, ma questa volta è un miagolio più lungo, più dolce, e mi trema tutto il corpo.

Siamo al dunque, Leòn avanza verso di me: “Mio signore… ti amo”, anche se nessuno, nemmeno io, sa come andrà a finire questa volta. Mi solleva il viso, mi bacia e dice: “Non voglio farti male, fermami, rinuncio al possesso su di te per non lacerarti”.
Con la mia vocina da bimba buona, rispondo con un filo di voce: “Mai”, e già porto il viso a terra per inarcare di più i fianchi e offrirmi indifesa al suo volere. Marta si avvicina silenziosa, mi bacia sulla fronte, un “Coraggio piccina, andrà tutto bene” mentre con nonchalance mi mette ancora Luan nell’ano e mi resta accanto.

La prima tappa è la più difficile, come quando mi ha presa davanti, a causa della grande cappella a forma di pesca. No, non entra: strillo ma riesco a tenere la bocca chiusa. Marta con la scusa di alzarmi il viso, mi mette tra i denti un piccolo legno morbido.
Il mio padrone riprova, questa volta spinge un poco, poi si ferma. Poi ancora un poco. So che devo spingere anziché contrarre ma fa male, mordo il legnetto: non emetto un fiato, non deve capire che soffro. Quanti tentativi ancora! Ma ce la fa! Ho il viso coperto di lacrime, per fortuna Marta capisce tutto: “Mio signore, le asciugo il sudore” … che è molto meno delle lacrime. Lui si è fermato, io mi sento invasa, ma mi calmo.

Leòn non vede segnali d’allarme e procede, sempre a piccolissime spinte, fermandosi ogni volta. Il Luan fa il suo dovere: all’interno il dolore c’è, ma è minore; il bruciore assente. Però è il senso di pienezza che prevale, mi sembra che mi stiano infilando un palo dellaluce su per il sedere. Devo farcela, devo farcela altrimenti non sarò totalmente sua!

Spinge ancora, la penetrazione anale procede e li ho tutti attorno, vicini, curiosi di vedere se ce la farò: non posso, non devo piangere. Lui spinge ancora, con tantissima attenzione, ma ora devo mordere il legnetto e abbasso il capo per nasconderlo.

Riprende, continua, con la stessa tecnica: ho perso la nozione del tempo… il mio signore mi ama davvero, ce la mette tutta per non farmi male e tantomeno lacerarmi. mi sento invasa e, ora, anche dilatata all’inverosimile. E si ferma. A me sembra di avere il suo uccellaccio fin dentro lo stomaco. Invece, parte un discreto applauso da parte di tutti. Vedo che Marta mi va dietro, forse vuole controllare qualcosa, poi torna da me, mi bacia la fronte, mi toglie il legnetto, sorride di gioia per me.

La voce maschia del mio padrone sussurra: “Mia. Sei mia”. Poi più forte: “Sei mia!”. Infine, un urlo bestiale e selvaggio “Sei miaaa!!!”.

Continua

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Autore Pubblicato il: 6 Dicembre 2022Categorie: Orgia, Racconti di Dominazione0 Commenti

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