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Cartomanzia – 5a parte – Il costo del menù completo

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«Un pochino sì. Dovresti aprirla un pochino di più…» replicò ammiccante il tipo che, davanti al camerino di prova, si stava godendo la scena di lei nuda.
No! Non voleva, non doveva, pensò mentre la sua mano -come fosse quella di qualcun altro!- faceva scorrere la tenda di una buona ventina di centimetri e dalla sua bocca usciva la domanda, con tono malizioso: «Così va meglio?»
Il giovane, incapace di credere che la sua scherzosa replica venisse presa alla lettera con così tanta naturalezza, mormorò tra sé: «Uhm… Non sai cosa ti farei…»
Paola lo guardò fisso negli occhi, mostrando una sicurezza come se lei fosse vestita e l’uomo vergognosamente ignudo: «Cosa mi vorresti fare? Magari prima mettermi il cazzo in bocca per farti fare un bel pompino e poi mettermelo nella fica alternandola al culo?»
Il tipo non credeva alle proprie orecchie: mai, in vita sua, aveva avuto una risposta così accomodante e detta con tono così tranquillo, poi!
Poi, pensò di aver capito “il trucco”: «Uhm… e quanto mi costerebbe, il… menu completo? Mica lo farai per sport, no?» chiese, sapendo come gira il mondo.
Restò completamente spiazzato dalla risposta della donna: «Costare? Cosa intendi dire? Io cerco cazzi perché mi piace prendermeli, perché mi piace ricevere la sborra dentro e addosso, mica per altro!»
Era assolutamente interdetto. Restò a ripassarsi nella mente quella risposta per almeno una trentina di secondi, ma poi occhieggiò l’orologio e decise che gli stava venendo tardi, molto tardi! E si allontanò con passo svelto.
Paola lo guardò andare via con un misto di delusione e sollievo e poi cominciò finalmente a provarsi gli abitini e, nonostante non avesse richiuso la tendina, nessuno si fermò a rimirarla: solo una donna avanti con gli anni ed i chili le gettò un’occhiata malevola e si allontanò borbottando.
Alla fine scartò due abitini e si presentò alla cassa con i tre che aveva scelto e poi lasciò il negozio, per raggiungere casa con passo svelto.

Era sul letto, al buio e rifletteva.
Cercava di mettere a fuoco il quanto era cambiata, andando alle sedute nello studio di Maestro Dido per tutta quella settimana.
Si portò distrattamente la mano al sesso e lo sentì inumidito, voglioso, aperto come la bocca di un assetato, un affamato: la sua stretta topina era diventata un ficone aperto e slabbrato e -perfino!- le sue labbrine stavano diventando pendule.
Il suo culetto stretto, poi, era stato dolorosamente allargato dagli amici del Maestro, che lo avevano dilatato al punto che in quel momento, a freddo, le entravano due dita senza alcuna difficoltà.
E poi… poi continuava a vergognarsi profondamente, quando diceva certe cose, ma… era più forte di lei, il dirle! Non solo non riusciva più ad evitare di fare riferimenti sessuali, ma, anziché le garbate perifrasi che a volte osava formulare, adesso usava esclusivamente termini espliciti che esponevano con raggelante crudezza quello che, da almeno una settimana, aveva cominciato a pensare.
Od anche l’avere certi atteggiamenti, certi toni di voce ed aveva scoperto che le piaceva -piaceva proprio!- provare la vergogna che sentiva quando le arrivavano certi commenti sul suo modo di camminare, muoversi e sopratutto vestirsi, ormai così sfacciato… Ed anche quando sconosciuti la palpeggiavano in giro: per strada, nei negozi, in autobus, negli ascensori.
Poi, l’attività sessuale… Aveva scoperto quanto la eccitasse essere umiliata dalla Signora Martina -anche quando pretendeva di farle fare cose che lei, mai e poi mai, avrebbe pensato esistessero e, soprattutto, come la inebriasse ed eccitasse il sapore della sua fica e quanto le piacesse ripulirla dopo che qualche membro le si fosse scaricato nella fica o nel culo, oltre che scambiare con lei profondi baci dopo che qualche maschio aveva sborrato nelle loro bocche, arrivando a passarsi l’una l’altra lo sperma o leccandoselo via a vicenda dai volti.
E poi gli uomini, i maschi! Tentò di riepilogare con quali e quanti si era accompagnata… -No! In quanti l’avevano sbattuta come una troia!- …in quella settimana, su consiglio del Maestro: dopo l’onore di essere stata addestrata dal Maestro e dal Signor Vito, i quali le avevano insegnato i modi più efficaci per far apprezzare tutti i suoi buchini, ricordava vagamente, la prima volta, un gruppo di africani che l’avevano presa in ogni modo -tempestata anche dai suggerimenti del Maestro- e mentre scopriva quanto quelle dolorose dilatazioni le dessero piacere.
Poi, dopo loro, ancora molti altri (alcuni distinti, altri decisamente grezzi; da soli o in gruppi sempre variabili) che la penetravano senza pietà, che le aprivano il culo e la fica, che le davano fiumi di sborra da ingoiare e lei che si sentiva dolorante ma bene, per tutto quello che le facevano, compresi i morsi sui capezzoli o nella morbida carne dell’interno delle cosce: queste spietate pratiche la eccitavano a dismisura e sentiva che lei, il suo piacere, avevano bisogno di questo genere di cose!
Adesso il Maestro le aveva spiegato che non stava bene che una signora come lei girasse con un dildo piantato nella fica, trattenuto in posizione dagli slippini: era molto meglio che portasse sempre un plug-in («
Di dimensioni serie, mi raccomando: non un giocattolo da verginella!’) ben piantato nel culo e senza il fastidioso intralcio dell’intimo.
Così era tornata nel pornoshop ed aveva serenamente esposto la sua richiesta al commesso che, vedendola entrare, si era subito riscosso dall’apatia con la quale faceva quel lavoro: «Buongiorno! Avrei bisogno di alcuni plug-in, belli grossi, per tenermi allenato il culo»
Il commesso aveva sorriso per l’innocente sfrontatezza della donna e l’aveva accompagnata allo scaffale giusto, mentre gli altri due avventori -uno che occhieggiava l’ampia raccolta di DVD e l’altro che osservava i capi di abbigliamento fetish indossati da alcuni manichini- avevano drizzato le orecchie e poi, dopo essersi scambiati un sorriso per stabilire la loro complicità, avevano seguito i due nella parte del negozio dedicata a quegli articoli.
«Ecco, guardi: questo le potrebbe andare bene?» aveva detto il commesso mostrandole un dildo nero, alto una ventina di centimetri e del diametro di circa cinque.
Paola lo aveva osservato, con occhio critico e poi: «Sì, forse per cominciare potrebbe andare bene, non so…» aveva commentato, non troppo convinta.
Il tipo dei DVD aveva interloquito: «Forse per valutare meglio, signora, dovrebbe provarlo» aveva suggerito con un sorrisetto subdolo.
L’appassionato del fetish gli aveva gettato un’occhiata storta: non era quella la maniera per vedere se ci stava, quella troia, cazzo! Troppo diretto!
Paola aveva sorriso all’uomo che aveva parlato: «Intende dire, piantarmelo nel culo?»
Tutti avevano intuito che era solo una serena richiesta di spiegazioni, quella domanda e non la risposta sarcastica alla provocazione.
«Sì, direi che è il modo migliore per verificare se la dimensione è quella giusta…Anzi: se vuole potrei aiutarla io, a provarli…»
«Oh…» -il commesso e quello del fetish avevano maledetto mentalmente la sfacciataggine del tizio: adesso quella cretina avrebbe rifiutato!- «… davvero mi aiuterebbe?» aveva risposto lei con un sorriso allegro ed accondiscendente.
L’amante del fetish aveva deciso di entrare in gioco anche lui, a piedi uniti! «Per una bella signora come lei, saremmo tutti onorati di aiutarla a scegliere, signora!» aveva detto, raccogliendo i cenni di consenso degli altri.
«E… come potremmo fare?» si era informata lei, collaborativa.
«Beh» -era intervenuto il commesso- «potresti inginocchiarti su quella poltroncina, col culo bene in fuori…»
Paola ricordò la poltroncina imbottita con la spalliera appena più alta dei braccioli, il tutto rifasciato di velluto rosso scuro e non aveva fatto una piega, sentendosi dare del tu dal commesso.
Si era messa come le avevano suggerito, inarcando la schiena in modo da dare il maggior risalto al sedere ed il tipo dei DVD, dopo averle contemplato la larga rondella grinzosa e le ninfe socchiuse, aveva proposto: «Forse è meglio se prima ti lubrifico un po’… magari te lo sbatto un po’ in fica, in modo che poi, inculandoti, ti lubrifico anche il culo da troia che hai»
Paola non si era fatta pregare: «Sì, mi sembra una buona idea… Sei molto gentile, a volerlo fare»
I tre uomini si erano scambiati ghigni complici e poi il tipo lo aveva tirato fuori, già ben duro e aveva appoggiato la cappella turgida alle ninfe già luccicanti di eccitazione di Paola; poi, con un unico affondo, l’aveva penetrata, intuendo subito quanto la donna fosse avvezza a calibri ben più impegantivi del suo.
L’aveva scopata, con la frenesia di un cane alla monta, per pochi minuti; poi glie lo aveva tolto e l’aveva appoggiato allo sfintere, che subito si era aperto per accoglierlo e poi stringerglielo e massaggiarglielo mentre la inculava, sempre freneticamente.
Pochi affondi, ma poi con un gemito roco si era svuotato nell’intestino di Paola, mentre l’altro cliente glie lo aveva infilato in bocca senza tante storie ed il commesso si divertiva a pizzicarle i capezzoli: ormai non avevano più remore e volevano godersi quella troia, miracolosamente arrivata per soddisfare le loro voglie.
Dopo il tipo dei DVD, anche il commesso aveva deciso di approfittare della disponibilità dei buchi di quella troia e solo dopo essersi scaricato anche lui nel culo, cominciò a farle provare i vari plug-in.
Si era accorto con stupore che, man mano che saliva di dimensioni e quindi l’introduzione era più difficoltosa e dolorosa per la donna, questa si bagnava sempre di più, arrivando a gocciolare di eccitazione quando riuscì, pur con molta fatica, ad introdurle un plu-in del diametro di ben dodici centimetri, superiore a quello di una bottiglia di vino.
Alla fine Paola era uscita dal sexy shop con quattro plug-in nella borsa, quello più grosso che aveva lasciato nel culo -nonostante il piacere che le dava il dolore che provava, non se la sentiva di levarlo subito, dopo tutti i maltrattamenti che il suo sfintere aveva sopportato- e le sborrate dei tre che le riempivano deliziosamente lo stomaco, avendoli bevuti tutti per ringraziarli di averla aiutata a fare gli acquisti.


Il Maestro le aveva detto che era giusto che lei imparasse a comportarsi correttamente anche “in esterno” e quindi una sera l’aveva portata in un pub di suoi amici, a servire ai tavoli.
Le aveva prescritto come vestirsi (minigonna scozzese plissettata, camicetta bianca annodata sul pancino invece che abbottonata, decolté con tacco dieci, un plug «medio» -tra quelli che aveva- nel culo e null’altro!) ed erano arrivati nel pub affollato.
Lei aveva notato che altre due donne servivano ai tavoli, in una mise simile alla sua e che gli avventori, quasi tutti maschi, si prendevano ampie libertà con loro.
Il Maestro Dido le disse che anche lei doveva ricordarsi che «il cliente ha sempre ragione»e che perciò doveva lasciare liberi gli avventori di fare ciò che volevano con lei e di eseguire qualunque loro richiesta.
Fu una serata davvero faticosa -fino ad oltre le due del mattino!- e lei ne conservava nella mente solo pochi fotogrammi: le mani che la palpavano, pizzicavano, sculacciavano e frugavano mentre serviva, le richieste -a volte garbate a volte brutali- perché spompinasse, i due che gli avevano messo insieme i cazzi nella fica ristretta dall’ingombro del plug nel culo, i sessantanove che aveva fatto con le altre due cameriere mentre, verso la fine della serata, l’altra donna che stava sopra di lei veniva ripetutamente inculata da diversi cazzi.
Lei avrebbe comunque perso il conto, se mai avesse deciso di tenerlo!, dei cazzi che aveva preso.
L’indomani non sarebbe andata allo studio del Maestro: doveva rivedere i suoi genitori, tornati da uno dei loro viaggi, ed anche sua sorella ed andare tutti insieme al mare; poi la sera, finalmente!, sarebbe tornato il suo Giulio!

«Direi che la cagna sta reagendo molto bene al trattamento… Sì… Sì… Esatto… certo, prima le ho fatto cambiare il look: nuovo taglio di capelli, trucco marcato, microgonne… sì, tutto l’armamentario… sì, sì, ce l’ho portata l’altra sera… Ah beh, guarda: è stato davvero divertente vederla al pub ed anche una soddisfazione… dovevi vederla: non si sono risparmiati, l’hanno riempita di cazzi e sborra dappertutto… no: avevo deciso che nel culo doveva tenere il plug, quindi glie lo hanno messo solo in bocca e fica…ah, uno spettacolo! Son rimasti tutti contenti, guarda!… Sì, sì: le ho fatte lesbicare tutte e tre tra loro; dovevi vedere quanto si sono tutti arrapati, al vederle!… no, ti giuro!… sì, esatto, ho fatto davvero presto; è molto portata, la troia: con le altre ci voleva quasi un mesetto, se non di più… No, no: tutto!… Ah, valeva la pena di vederla, davvero!… Mah, qui da me l’ho fatta rodare dai soliti gruppetti… sì, loro… ah, beh: si sono divertiti!… Beh, li conosci: basta che respirino, se le fottono… Eheheheheeh… Sì, sì… No, poi anche con qualcuno di quelli che pagano, giusto per cominciare e rientrare dalle spese… Aahahah, come quali spese???… e la luce, il mio tempo prezioso?… ahahahah, beh, è un costo anche quello; visto che non voglio svuotarle il conto corrente… sì, esatto! Mi son bastati i casini dell’ultima volta, cazzo!… beh, si sta trovando con una vita nuova di pacca e a questo mondo tutto si paga… Esatto: dando i buchi a chi è disposto a pagarmi… ma poi, quando se ne renderà conto, potrà anche farsi pagare lei, chissenefotte… No, domani non viene: deve rivedere i suoi che son stati via e poi la sera torna il cornuto e vuole accoglierlo con taaaaaaanto amore, la cretina, ahahahahaah… No, tranquillo: anche domani ”lavorerà” per scendere ancora… con l’ipnosi l’ho convinta che non c’è nulla di male a fare la troia anche davanti ai suoi parenti e che loro magari la criticano, la rimproverano, ma in realtà sono felici che sia diventata così, anche se fingono di vergognarsi di lei, ma solo per salvarsi la faccia… Sì, esatto, ehehheh… quindi vedrai che scenderà ancora nella disistima generale… No, per il cornuto non ho ancora pensato a nulla… le ho solo dettato, sotto ipnosi, che deve scoparlo alla grande…. sì, malessere in fica… no, niente culo e niente bocca… Beh, è il cornuto, mica può pretendere, no? Ahahahahahahaahah»

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