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Di rosa e di nero

Il primo razzo brillò velocissimo in mezzo al cielo stellato che erano le 22,30. Bum!
La ragazza trattenne il respiro per l’emozione e si aggrappò con forza al braccio del suo ragazzo. Tutta quella gente, quel chiasso festoso, quel carnevale di rosa e di nero, chi mai lo aveva visto in diciott’anni di vita!
Un secondo razzo illuminò il cielo accompagnato da un sibilo leggero, esplose in alto e si frantumò in una miriade di particelle di colore verde smeraldo.
La ragazza schiuse la bocca e fece cenno al ragazzo di guardare anche lui in direzione delle stelle. I loro occhi trasudavano stupore e gioia.
Lentamente, mano nella mano, si fecero strada verso il centro della piazza, dove migliaia di persone agitavano bandiere e facevano baldoria con assordanti trombe da stadio.
Due, più temerari, si erano arrampicati fin sopra la testa della statua del patriota Ruggero Settimo, primo Presidente della Repubblica Siciliana, e da lassù incitavano la folla e dirigevano i festeggiamenti. Un uomo alzò il figlioletto in alto sulle spalle, lo fece sobbalzare più volte, poi lo affidò alle amorevoli braccia della moglie per aiutare due amici a posizionare un paio di bandiere sopra i lampioni che illuminavano la piazza’

‘Sembra come quando gli americani entrarono nelle città per la liberazione’ ‘ pensò tra sé la ragazza, che quelle cose le aveva studiate nei libri di storia. Poi fu richiamata dagli strattoni del suo ragazzo, che le indicava una strana macchina in mezzo alla strada. La ragazza guardò e sorrise: erano in 8, tutti in piedi dentro ad una panda senza tetto che perdeva acqua dal radiatore. Quelli dietro avevano delle bottiglie d’acqua e, ogni trenta metri, a turno scendevano per aggiungere il liquido nell’apposita vaschetta!
Altra gente giungeva intanto dalla zona dello stadio: qualcuno in bicicletta, moltissimi in motorino, alcuni a bordo di piccoli furgoncini modificati per l’occasione, altri ancora, invece, dentro ad autovetture ormai buone solo per essere rottamate e che il genio delle tifoserie, tuttavia, aveva trasformato per l’occasione in efficientissime cabriolet!
Il ragazzo vide alcuni extracomunitari dalla pelle scura abbracciare altri ragazzi dalla pelle chiara: ‘Certo che lo sport unisce’ ‘ pensò tra sé! ‘ ed abbracciò la sua ragazza per darle un bacio.
Alcuni vigili tenevano vicine alla bocca delle enormi ricetrasmittenti, ma in realtà facevano solo finta di parlare, perché nessuno sarebbe mai intervenuto per far rispettare il codice della strada, oppure per far scendere quegli altri tifosi che, nel frattempo, avevano conquistato anch’essi, a fatica, le spalle della statua del povero Ruggero Settimo!’

‘Ricorderò per sempre questa notte’, pensò tra sé la ragazza, e strinse più forte la mano a quella del suo ragazzo.
Avrebbe ricordato quella notte non soltanto per la promozione in A, dopo trentadue anni, della squadra di calcio della sua città, ma soprattutto perché, appena qualche ora prima, lei e Salvo avevano fatto l’amore per la prima volta.
Stavano assieme già da un paio di mesi, l’amore sbocciato tra i banchi del liceo, e la loro passione era cresciuta giorno per giorno incontenibile. La settimana prima lui le aveva detto: ‘Anna, io non ce la faccio più: voglio fare l’amore con te!’ Lei era scoppiata a ridere, lo aveva guardato, aveva risposto che anche lei non ce la faceva più, che moriva dalla voglia di sentirlo dentro al suo corpo’ Così avevano deciso: lo avrebbero fatto il sabato successivo, quasi per festeggiare quella promozione in serie A che, proprio per quel giorno, tutti annunciavano ormai come praticamente sicura’

Il ragazzo sentì un languore in fondo allo stomaco e capì che aveva fame. Per cena, aveva ingurgitato in fretta e furia quella pizza comprata sotto casa, ed un pezzo l’aveva pure lasciata, troppo emozionato per mangiarla tutta e con calma! I suoi genitori erano andati allo stadio, a seguire la partita, lui sapeva che avrebbe avuto casa libera e così aveva invitato da lui il suo amore’

‘Il quadrivio era paralizzato. Adesso era giunto un camion che trasportava un gruppo di tifosi con tamburini e trombette. Al centro del gruppo, una persona che non si capiva bene se fosse maschio o femmina, portava un costume rosa e nero e danzava come certe modelle brasiliane!
La ragazza pensò che le sarebbe piaciuto trovarsi su quel camion, magari a ballare un samba improvvisato. Poi sentì una leggera fitta tra le gambe, ed allora ricordò com’era stato bello, poco prima, sentire dentro di sé il suo ragazzo. Non aveva neppure provato quel dolore di cui alcune amiche le avevano raccontato: che fosse così sol perché loro due si amavano?
Il ragazzo cercò di nuovo la bocca della ragazza e ripensò anche lui al momento in cui era entrato dentro di lei. ‘Voglio farlo di nuovo, presto, al più presto, magari domani’, pensò tra sé mentre la baciava, ‘e questa volta voglio durare a lungo!’
Era successo in un attimo, avevano lasciato pizze e birre sul tavolo e si erano incollati l’una all’altro senza vergogna. Lei aveva sentito crescere dentro i jeans l’erezione di lui, lo aveva cercato, lo aveva abbracciato forte ed aveva iniziato a spogliarlo; lui aveva fatto lo stesso, un po’ agitato, in preda ad un’eccitazione mai provata prima. Aveva sentito il corpo di lei fremere attaccandosi al suo e, quando un attimo dopo l’aveva toccata tra le gambe, l’aveva trovata meravigliosamente calda e bagnata.
A quel punto, aveva sentito la bocca di lei chiudersi attorno al suo sesso, come tante altre volte. Ma lui si era staccato quasi subito, perché temeva che la troppa eccitazione lo facesse ‘arrivare’ disastrosamente in fretta! Allora, aveva strappato con i denti la custodia del profilattico e aveva pregato che si srotolasse dalla parte giusta, che non rimanesse a metà, proprio come gli era capitato qualche giorno prima, mentre si esercitava ad indossarlo!
Qualche santo, forse San Valentino, per fortuna era giunto in suo aiuto. Il profilattico aveva aderito perfettamente lungo il pene, fino allo scroto, e Salvo ne aveva avvicinato la punta al pelo della sua ragazza. Dapprima aveva spinto piano, incontrando una piccola resistenza; subito dopo, però, incoraggiato dai corti sospiri di piacere di lei, si era mosso in avanti e lentamente si era fatto strada nel ventre di Anna.
Lei si era morsa le labbra e lo aveva abbracciato. Gli aveva chiesto di non smettere di muoversi, di entrare dentro di lei fino in fondo e di farla godere. Lui si era mosso, sempre più in fretta, il viso trasfigurato dall’emozione e perduto in mezzo al seno di lei’
Ripensandoci ora, in mezzo a tutto quel mare di gente, a Salvo sembrava che fosse passato già un secolo!

‘A poca distanza dai due ragazzi, intanto, l’uomo che prima si era prodigato per aiutare i due amici ad appendere la bandiera, adesso ammirava orgoglioso la loro opera d’arte: il drappo rosa e nero sventolava gagliardo proprio sotto il naso di Ruggero Settimo!
Nella stessa zona, un giovane aveva dato filo ad una serie di palloncini, anch’essi colorati di rosa e di nero, legati a formare i tentacoli di una grande piovra: forse un modo per farsi beffa di un’allegoria tristemente famosa?
La ragazza guardò negli occhi il suo ragazzo e cercò di interpretare i suoi sentimenti. ‘Chissà se mi ama’, fu ciò che si chiese. Poi sentì la sua intimità inumidirsi un’altra volta, ripensando a quel momento in cui lui era venuto dentro di lei chiamandola e, in tutta risposta, lei aveva spinto di più verso di lui il bacino e aveva affondato le mani nei suoi glutei, quasi temesse di perderlo!’

Ad un tratto, il ragazzo richiamò la ragazza e le indicò un uomo dall’altra parte del marciapiede. La ragazza lanciò un urlo di stupore e si aggrappò al suo ragazzo: ma cosa ci faceva lì in mezzo il loro professore di matematica? Era in compagnia si una tipa che fotografava a destra e a manca i festeggiamenti. Che fosse la sua ragazza? Mah! Non pareva proprio che stessero insieme. Se solo fossero riusciti a farsi vedere e a salutarlo! Magari avrebbero scoperto se quella era davvero la sua donna!
Un altro gruppo di tifosi tagliò la strada con bandiere a scacchi simili a quelle della formula uno, il professore e la tipa si spostarono per non essere travolti dalla folla ed i ragazzi li persero di vista.
‘Se Salvo sapesse che al terzo anno a me quel professore piaceva’, pensò tra sé la ragazza! ‘Lui che è sempre così geloso”

Ma Salvo in quel momento pensava ad altro. Chissà perché, quel calore e quel folklore gli avevano riportato alla mente un famoso brano del ‘Gattopardo’, le celebri parole di Don Fabrizio: ‘(‘) Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori già complete e perfezionate, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui abbiamo dato il ‘la’ (‘)

Però, pensò tra sé il ragazzo, almeno per quella notte i siciliani parevano aver messo da parte quel ‘sonno’ consapevole a cui ancora faceva riferimento nel romanzo Don Fabrizio, quel sonno che in Sicilia, da sempre, renderebbe tutto irrimediabilmente uguale e ‘immutabile”

Anna e Salvo continuarono a godere dei festeggiamenti fino alle prime luci dell’alba. Poi il telefonino di lei squillò impietoso e lui, in tutta fretta, dovette riaccompagnarla a casa a bordo del suo ciclomotore vecchio e sgangherato.
Una fredda brezza, inusuale per quel mese di maggio, continuava a soffiare con insistenza, ma solo adesso, mentre tornava a casa ‘da solo’ tra le vie della città, il ragazzo parve accorgersene per la prima volta. Si disse che aveva fatto male a non portare con sé un giubbotto.
Ripensò a tutta quella folla, al ‘pathos’, al calore che in ogni momento anima i siciliani, nella gioia e nel dolore. Realizzò che, in fondo, i colori della squadra di calcio della città esprimevano essi stessi le contraddizioni genetiche di quel popolo: non ci aveva mai fatto caso prima, eppure erano colori contemporaneamente ‘dolci’ e ‘luttuosi’, colori che parevano raccontare momenti di grande gioia e di grande dolore’

Poi rivide davanti a sé gli occhi verdi della sua Anna: e allora pensò che, in quel momento, non c’era posto nel suo cuore se non per la ‘gioia’.

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