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La mia esperienza con una coppia cuckold – Capitolo 52

Capitolo 52

  

Dopo esserci fatti la doccia telefonò per farci portare la cena che aveva prenotato, indossò un vestitino molto corto ed aderente, ci servirono poco dopo, passammo il tempo parlando di quello che era successo poco prima, man mano che passava il tempo ebbi la conferma che quel giochino aveva scatenato in lei un desiderio fortissimo di essere sottomessa, era servizievole e gentile, continuava a ripetere che le era piaciuto moltissimo e che per me avrebbe fatto qualunque cosa, sembrava come se avesse scoperto la sua vera natura. La cosa mi eccitava moltissimo, gli istinti dominanti che avevo scoperto in me avevano trovato inaspettatamente terreno fertile in una ragazza che non pensavo potesse essere predisposta a ciò.

Dopo aver terminato la cena il cameriere portò via i piatti sporchi, lasciando tavolino e sedie che invece avrebbero sgombrato il giorno seguente, restammo a chiacchierare per un po’, poi inaspettatamente si alzò, prese i foulard, si sedette sulle mie ginocchia e mi baciò con molta passione, infine si inginocchiò a terra con il viso verso di me, si bendò gli occhi da sola, allungò le braccia verso di me unendo i polsi tenendo in mano l’altro foulard.

– “Gioca con me Gianluca…”.

Mi alzai in piedi e levandole la benda risposi:

– “Non è necessario usarli ogni volta…”;

– “Come desideri…”.

Quella risposta detta con gli occhi luccicanti mi fecero davvero eccitare tantissimo, l’istinto dominante che avevo scoperto di avere non poteva che essere molto appagato nel vederla così.

– “Sei mia Alessia…”;

– “Sono tua Gianluca…anima e corpo, sono al tuo servizio…”;

– “Voglio tutto di te Alessia…”;

– “Non desidero altro Gianluca…”;

– “Dimostralo…”.

Si alzò in piedi, lentamente si spogliò completamente, restando unicamente con le autoreggenti, era bellissima, gli occhi con i quali mi guardava erano i più belli che avessi mai visto, luccicavano, la sua espressione intimidita trasmetteva totale sottomissione nei miei confronti, dovevo capire fino a che punto recitava.

– “Cosa vuoi che faccia per te?”.

Senza risponderle la presi per la nuca e la baciai, mi strinse forte forte e mentre predavamo fiato mi baciò il collo ansimando eccitata, scese mettendosi nuovamente in ginocchio, mi slacciò e sfilò i pantaloni, fece altrettanto con gli slip e poi cominciò a baciarmi, partendo dai piedi arrivando lentamente alle palle, le leccò e fece un gesto molto sensuale, mi abbracciò le gambe e strofinò il viso sul cazzo, sembrava in adorazione, mi regalò un istante di totale estasi, la guardavo mentre lo faceva con gli occhi chiusi, con talmente tanta naturalezza da sembrare che godesse nel farlo.

La lasciai fare senza dire nulla, poco dopo lo prese in mano e portandolo alla bocca cominciò un pompino molto sensuale, continuando ad alternarlo a quel magnifico gesto di strofinarlo sul viso, ero talmente eccitato che rischiai di venire, la fermai e la feci alzare, la girai con forza fecendola adagiare con il tronco sul tavolino, con i piedi le feci allargare le gambe, cominciai a baciarle le gambe ed il sedere, con le mani allargò le chiappe, un altro gesto che sapeva benissimo quali istinti mi scaturiva, leccai il suo buco del culo e sussurrai:

– “Se fai così lo sai che poi divento pericoloso…”;

– “Amo il rischio…amo te, puoi fare quello che vuoi di me…”.

Sentivo il sangue ribollire nelle vene, ero proprio curioso di vedere se era disposta davvero a tutto, leccai a lungo entrambi i suoi buchetti e poco dopo ebbe il primo orgasmo, dopodichè cominciai a far scorrere il cazzo tra le sue grandi labbra per poi penetrarla con decisione scopandola ad un ritmo molto elevato, la tenevo per i fianchi ed accompagnavo ogni affondo tirandola con forza verso di me. Dopo qualche minuto la presi per mano accompagnandola a letto, mi coricai e la invitai a cavalcarmi.

– “Vieni qui, fai quello che desideri…”.

Sorridendo si sedette e si penetrò, prima coricandosi su di me baciandomi, poi mettendosi con i piedi sul materasso e la schiena dritta facendolo ruotare dentro di sé, inarcò la schiena all’indietro ed appoggiando le mani sul materasso continuò finchè ebbe un altro orgasmo. Dopo aver preso fiato fece un qualcosa di davvero inaspettato, lo sfilò, era grondante dei suoi umori, lo spostò sul suo buco del culo e delicatamente lo fece entrare, una smorfia di dolore comparve sul suo viso, restavo fermo, lasciavo fare a lei, lo infilò quasi tutto ma era evidente quanto le facesse male, la spinsi via facendolo uscire, mi coricai su di lei e dissi:

– “Apprezzo il gesto ma non è il modo giusto di farlo Alessia, così ti fai male e basta…”;

– “Ma io volevo solo dimostrarti che per te sono disposta a tutto, non mi faceva così male.”;

– “Shh, ci saranno altre occasioni.”;

– “Fallo te Gianluca, ti prego fammi tua completamente…”;

– “Sei già mia, non è necessario in questo momento…”.

La penetrai nuovamente nella figa e poco dopo esplosi nella sua bocca facendole assaporare il mio piacere, ci coricammo infine abbracciati, lei con la testa sul mio petto, me lo accarezzava.

– “Sono pazza di te Gianluca…”;

– “Ci conosciamo da così poco…”;

– “Lo so, ma sono davvero innamorata persa…”;

-“Mi piaci molto anche te Alessia…”.

Si alzò con la testa e mi mise un dito sulle labbra.

– “Adesso te lo dico io shh…non posso pretendere niente da te, so che sono io ad essere affrettata in queste cose, ti prego stringimi però…”.

La strinsi forte a me, restammo in silenzio per alcuni minuti e poi dissi:

– “Ci rivestiamo ed usciamo?”;

– “Vorrei restare tutta la sera a letto se non ti dispiace, sto tanto bene qui…”;

– “Come vuoi…”.

Passammo la serata a letto, facendo l’amore altre volte, uscii dalla sua stanza che erano le 2 di notte, quando rientrai in camera mi buttai subito a letto e poco dopo sentii bussare alla porta, pensai che fosse Simona e mi alzai seccato per andare ad aprire, era invece Alessia che mi saltò letteralmente al collo.

– “Mi mancavi già, posso dormire con te stanotte? Ti prego!”;

– “Ma certo vieni pure…”;

Passammo la notte insieme, facendo nuovamente l’amore prima di addormentarci. La mattina seguente ci svegliarono i rumori provenienti dalle altre camere, il personale di servizio le stava pulendo, guardai Alessia, dormiva ancora profondamente, era bellissima, la baciai sul collo e si svegliò abbracciandomi immediatamente.

– “Amore mio, ho dormito così bene…”.

Ci vestimmo ed andammo direttamente in spiaggia, era tardi e ci accontentammo di un caffè al bar per svegliarci.

Passammo la restante parte di ferie insieme, si trasferì nella mia camera, entrammo in totale sintonia, il suo desiderio di essere dominata e di compiacere raggiunse livelli che non credevo, man mano che passarono i giorni si abbandonò completamente, risultava perfino imbarazzante a volte quanto fosse desiderosa di farsi costantemente dirigere, ci prese così gusto che lasciava sempre a me ogni decisione e mi confidò il desiderio di essere sottomessa anche in maniera violenta ma a me la cosa non eccitava minimamente.

Terminata la vacanza ci salutammo con l’intento di cominciare un rapporto vero e proprio, fu così per circa due mesi, evito di parlare nel dettaglio di quel periodo perchè non strettamente legato alla storia. Simona tornò a casa con suo marito, ci sentivamo spesso e cercammo di mantenere buoni rapporti, nonostante la sua mancanza di volontà di restare unicamente amici, cercava in continuazione di potermi rivedere ma, immaginando che avrebbe tentato di portarmi a letto, evitai di acconsentire per non rovinare il bel rapporto che avevo instaurato con Alessia.

Nonostante il bel periodo verso i primi di marzo litigammo furiosamente e la lasciai definitivamente, era diventata con il tempo molto possessiva, temeva in continuazione che la tradissi, ossessiva all’estremo si lasciava andare a scenate di gelosia che non intendevo sopportare, oltretutto totalmente ingiustificate, ero stato molto corretto con lei, un peccato perchè la sua sottomissione era stata davvero una bella esperienza da vivere, mi tolsi davvero molte soddisfazioni sperimentando situazioni davvero molto intriganti.

Non avvisai Simona di aver troncato con Alessia, non ero così convinto di ricominciare con lei, passai una quindicina di giorni a depurarmi da tutte le storie che avevo vissuto in quel periodo, ricominciai ad uscire con gli amici prendendo tempo e riflettendo sul da farsi.

Un pomeriggio verso la fine di marzo, mentre tornavo dall’appuntamento con un cliente un camion non mi diede la precedenza e mi travolse, la macchina si distrusse completamente, mi estrassero privo di conoscenza, restai in coma per una settimana. Al mio risveglio trovai ad assistermi mia madre e Simona, entrambe felicissime e commosse, si abbracciarono tra loro e mi raccontarono quello che era successo, non mi ricordavo niente dell’accaduto; stavo transitando a velocità moderata ed avevo la precedenza, un camionista ubriaco aveva attraversato l’incrocio senza rispettare lo stop e mi aveva preso in pieno, scaraventando la mia auto in un campo, dopo parecchi cappottamenti si era finalmente fermata, i soccorsi erano stati celeri e dopo le prime cure mi avevano portato in ospedale in codice rosso, avevo subito una serie di contusioni ed uno schiacciamento di alcune vertebre, praticamente non sentivo più le gambe, stavano ancora facendo i dovuti accertamenti, anche se i medici sembravano aver escluso danni irreparabili.

La mia prima reazione non fu delle migliori, la sensazione di non riuscire a muovere le gambe non era molto semplice da digerire, oltretutto la presenza di Simona mi sorprese molto e non capivo come mai si trovasse li. Mia madre mi raccontò, in un momento nel quale restammo soli che, nonostante non le avessi detto niente sul fatto che ci fossimo presi una pausa, si erano sentite spesso, le aveva confidato che mi ero invaghito di un’altra ragazza ma che mi avrebbe aspettato, era certa che prima o poi mi sarei stufato e sarei tornato da lei:

– “Ti ama tantissimo tesoro, quando mi hanno avvisata dell’incidente mi è sembrato giusto chiamarla e si è precipitata qui, era disperata quanto me, non ti ha abbandonato un secondo, nemmeno quando le ho proposto di darci il cambio, si allontanava il tempo strettamente necessario per farsi una doccia e cambiarsi, si è presa una camera in un albergo qui vicino perchè non voleva violare la tua intimità ed usare il tuo appartamento, non so cosa sia successo tra voi e nemmeno mi sembra giusto interferire ma sappi solo che è pazza di te, la trovavo spesso addormentata con la testa sul letto mentre stringeva le tue mani, è commovente come ti è stata vicina.”.

Quelle parole mi toccarono molto, sul fatto che fosse sincera quando sosteneva di amarmi ne ero ormai convinto, anche quando ero stato male per Roberta si era dimostrata disponibile e premurosa nei miei confronti.

– “Mamma le cose sono complicate, troppo a dirla tutta…”;

– “Tesoro in amore è sempre tutto molto complicato, non so che cosa sia successo tra voi ed è giusto che rimanga una cosa vostra, non mi ha mai detto il motivo del vostro allontanamento ne ti ha mai incolpato della cosa, però soffriva molto, piangeva disperatamente ogni volta che ci sentivamo ma non ha mai detto una sola parola contro di te.”.

In quel momento entrò nella stanza Simona, sorridente ma con il viso provato dalla stanchezza, mi venne a baciare e cambiò il mazzo di fiori che c’erano sul davanzale della mia finestra, mia madre ci lasciò soli.

– “Simona…”;

– “Dimmi tesoro, c’è qualcosa che posso fare per te?”;

– “Grazie…”;

– “Grazie di cosa?”;

– “Di quello che stai facendo per me…”;

– “Faccio quello che sento Gianluca, nel tuo caso sono disposta a tutto…”;

– “Mia madre mi ha detto tutto quello che hai fatto in questa settimana e pure che vi sentivate, ti sei presa cura di me, è giusto che tu sappia che non provo amore per te, non mi sembra giusto illuderti, però per come ti sei comportata meriti sincerità da parte mia.”;

– “Lo so Gianluca, so benissimo che tu non provi amore nei miei confronti, non mi hai preso in giro e l’ho apprezzato, non pretendo nulla, sono consapevole da tempo di averti perso, però non posso fare a meno di te, in questo periodo non ho mai cercato nessuno che ti potesse sostituire, Paolo mi ha invitato a farlo ma non riesco ad immaginarmi con un altro uomo che non sei te…con questo non pretendo niente, lascia solo che ti stia vicino in questo momento, avrai le cure migliori che possano esistere, dimmi solo di si…”;

– “Non voglio sfruttarti Simona, già mi hai dato tanto, forse troppo, non posso assolutamente permetterti di buttare altri soldi.”;

– “Non devi dire questo, non mi sono mai sentita sfruttata e non penso che tu lo abbia mai fatto, sei sempre stato corretto con me, altri al posto tuo non si sarebbero mai fatti tanti scrupoli, in questo caso poi si parla della tua salute e non c’è niente di più importante, ti prego lascia che sia io ad aiutarti sotto questo punto di vista.”;

– “Grazie ma mia madre sta già attrezzando la mia vecchia stanza a casa mia.”;

– “Il tuo appartamento è vuoto ed io e lei potremmo seguirti meglio la, può trasferirsi li se preferisce, ti prego dimmi di si…”;

– “Ne parleremo tutti insieme, anche se spero di non avere bisogno di assistenza per molto tempo, mi voglio alzare in fretta da sto cazzo di letto!!!”;

– “Grazie…”;

– “Grazie a te…”;

– “Me lo dai un bacio?”.

Senza risponderle la presi per la nuca ed istintivamente la baciai in maniera molto appassionata, quando mi staccai da lei delle lacrime stavano scendendo sul suo viso, le asciugai con le dita e dissi:

– “Perchè piangi?”;

– “Piango di felicità, mi sono mancati da impazzire i tuoi baci…”.

Si gettò sul di me abbracciandomi singhiozzando:

– “Piano, mi fai male così.”;

– “Scusa amore mio ma sono così felice.”.

Dopo qualche giorno di degenza i medici confermarono la diagnosi, avevo subito uno schiacciamento di alcune vertebre, ci sarebbe voluto del tempo ma avrei ripreso completamente la mobilità delle gambe, dovevo solamente seguire una terapia di recupero funzionale che avrebbero stilato nei giorni successivi.

Parlammo tutti insieme ed anche mia madre concordò sul fatto di attrezzare il mio appartamento, così acconsentii e Simona cominciò a prepararlo per il mio ritorno.

Nei giorni trascorsi in ospedale ci riavvicinammo molto, un pomeriggio, mentre eravamo soli in camera, ci baciammo a lungo, il mio cazzo non aveva mai smesso di funzionare ma non eravamo mai arrivati a tal punto, allungai una mano sotto la sua gonna, scostai il perizoma e passai il dito sulla sua figa, era grondante di umori, appena le affondai dentro me lo tirò fuori e si abbassò cominciando a succhiarmelo con una foga straordinaria, mi ero dimenticato quanto la sua bocca fosse abile, ci volle poco per farmi esplodere, ingoiò avidamente il mio piacere e poi mi baciò felicissima.

– “Amore mio quanto mi sei mancato!”.

Da quel momento si dedicò più volte al giorno a tale attività, non andammo oltre solamente perchè era troppo rischioso, ma la voglia di possederla era sempre più forte e la passione tra noi tornò molto alta.

Due settimane dopo mi dimisero dall’ospedale e tornai a casa, mi sentivo già meglio, la riabilitazione sarebbe stata lunga ma finalmente cominciavo ad essere maggiormente fiducioso di recuperare al 100%.

Ci accordammo che mia madre si sarebbe trasferita da noi durante il giorno, permisi a Simona di tornare a vivere con me, cominciavo ad avere maggiore sensibilità alle gambe ma di alzarsi ancora non se ne parlava.

Appena mia madre se ne andò chiamai Simona che era andata ad accompagnarla alla porta.

– “Simona, spogliati e fatti vedere quanto sei bella…”.

Aveva immaginato che appena saremmo rimasti soli avremmo fatto l’amore, sotto aveva un intimo di quelli che piacciono a me; reggiseno nero di pizzo, perizoma in coordinato, autoreggenti e reggicalze. Improvvisò uno striptease straordinario, la invitai a venire a letto con me e dopo esserci baciati a lungo dissi:

– “Girati e fammi sentire il tuo sapore…”;

– “Ma ti farò male.”;

– “Fai quello che ti ho detto, dovrai solo fare attenzione…”.

Si mise a “69” e mentre lo succhiava finalmente potevo tornare ad assaporare i suoi umori, bastarono pochi minuti per farle avere un orgasmo molto intenso, le sue gambe tremarono, il suo piacere mi riempì la bocca, si spostò, mi ero quasi dimenticato della sua necessità di prender fiato, si coricò di fianco a me baciandomi.

– “Vieni su di me…”.

Sorrise e si mise sopra di me penetrandosi delicatamente, non si lasciava andare completamente fino in fondo per non farmi male, non provavo più dolore, quindi la tirai con forza e la scopai a lungo, ebbe un secondo orgasmo in contemporanea con me, venni dentro di lei, infine si alzò e mi ripulì accuratamente con la bocca. Era da tempo che non facevo sesso ed anche questo mi faceva ben sperare che tutto sarebbe tornato al suo posto.

 

Continua…

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