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La mia esperienza con una coppia cuckold – Capitolo 55

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Capitolo 55

 

Presi qualche giorno di ferie per sistemarmi, spiegai al mio capo che dovevo traslocare e non fece storie. Andai al bar, avevo bisogno di bere qualcosa e ragionare sulla cosa, trovai Marco, era da qualche giorno che non ci vedevamo e non sapeva nulla degli ultimi accadimenti, gli raccontai tutto, restò sbalordito anche lui ed alla fine mi chiese:

– “Adesso cos’hai intenzione di fare?”;

– “Non lo so amico, l’unica cosa di cui sono certo è che con Simona ho chiuso, le restituirò tutto; auto, cellulare, appartamento, ect.. Non voglio più avere a che fare con lei e con quel cornuto di suo marito…”;

– “Fai bene, ti capisco, ha davvero passato ogni limite, una vigliaccata del genere non si può perdonare. Dove andrai ad abitare? Torni dai tuoi?”;

– “Tutto questo tempo fuori di casa mi ha fatto venir voglia di autonomia Marco, credo che prenderò in affitto un appartamento, non mi va di tornare a casa dai miei, sentirò gli altri se posso non usare la tana finché non trovo qualcosa che mi possa andar bene, sia come posizione che come spese.”;

– “Penso che nessuno si lamenterà della cosa, per un po’ si possono aggiustare diversamente, se vuoi una mano sai che puoi contare su di me, lo sai vero?”.

Restammo ancora un po’ a parlare e pranzammo insieme, mentre stavamo mangiando mi squillò il cellulare, era Paolo, uscii nel vicolo per poter parlare meglio, lontano da orecchi indiscreti e gli risposi:

– “Cosa vuoi?”;

– “Gianluca ti prego, dimmi cosa è successo?”;

– “Paolo, non mi prendere per il culo, dimmi che non sai niente?”;

– “Te lo giuro, non so niente, so solo che mi ha telefonato Simona disperata dicendomi di andare subito da lei altrimenti si butta giù dal balcone di casa vostra, sono distante lo sai, sto cercando di prendere il primo volo per raggiungerla ma non credo di riuscire ad arrivare prima di domani sera.”;

– “Allora; prima cosa non è casa nostra ma vostra, non ho niente da dirti e non me ne frega niente nemmeno di lei, faccia quello che crede, tanto è brava a dire e fare cazzate, fattelo spiegare da lei cos’ha combinato, ma non ci credo che tu non sai niente.”;

– “Cosa è successo Gianluca?”;

– “Non ho voglia di parlare con te Paolo, è finito tutto, nei prossimi giorni ti restituisco auto, cellulare e chiavi di casa, il tempo di portare via le mie cose e non mi avrai più tra le scatole, tieniti pure tua moglie e trova qualcun altro che la sappia scopare, visto che nemmeno quello sei capace di fare…”;

– “Capisco adesso perché era così sconvolta, allora è peggio di quello che pensassi, devo cercare di venire lì al più presto allora, ti puoi tenere tutto Gianluca, mettiamoci d’accordo, non è necessario che mi restituisci niente, è tutto tuo se lo desideri.”;

– “Non voglio niente da voi, mi fate schifo, non voglio nemmeno più sapere chi siete, tieniti pure la tua troia Paolo, fattela sbattere per bene da qualcun altro e sparite il più distante possibile dalle mie mani perché se perdo il controllo vi mando entrambi in ospedale per parecchio tempo, ci siamo capiti?”;

– “Sei arrabbiato adesso, lo capisco, parleremo dei dettagli quando ti sarai calmato…”;

– “Ma vaffanculo!”.

Riagganciai il telefono e tornai nel bar dove Marco mi stava aspettando, poi mandai un messaggio a Simona:

– “Oggi pomeriggio comincio a portare via da casa un po’ delle mie cose, se non ti fai trovare preferisco!”.

Mi rispose dopo una mezz’oretta.

– “Va bene, non mi farò trovare in casa se vuoi, posso parlare con te?”.

Le risposi subito.

– “No! Io alle 16 sono lì, sparisci!”.

Non mi rispose ed alle 16 andai con Marco a portare via un po’ delle mie cose, la casa era vuota, mi aveva messo sul letto il set di valigie che mi aveva comprato per il viaggio che avevamo fatto insieme, mi sarebbe tornato utile, quello me lo sarei tenuto. Feci un primo carico all’auto e portai tutto alla tana, poi tornai da solo per portare via ancora qualcosa, quando rientrai in casa la trovai in sala che piangeva, la ignorai, mentre riempivo nuovamente le valigie si affacciò, mi guardò con il viso triste e sussurrò:

– ” Gianluca ti prego, possiamo parlare?”;

– “Non abbiamo niente da parlare Simona, cosa vuoi ancora?”;

– “Voglio chiederti scusa, sono stata cattiva, avrei dovuto parlartene, ho sbagliato lo so ma ti prego non mi odiare così…”;

– “Sai cosa me ne faccio delle tue scuse? Non voglio più avere a che fare con voi Simona, chiudiamola qui e basta, adesso lasciami finire così ti restituisco la tua auto di merda ed il tuo cellulare, quando ho finito ti avviso, ci vorranno un paio di giorni al massimo…”;

– “Gianluca ti prego, non posso perderti, sento che potrei fare un gesto estremo…”;

– “Una cosa potresti fare, l’ultima cosa che ti chiedo…”;

– “Dimmi cosa, qualunque cosa…”;

– “Lasciami perdere, sparisci dalla mia vita, tu e quell’impotente di tuo marito, trova un altro che ti sappia scopare per bene e non mi rompere più i coglioni, sono stato chiaro?”.

Scoppiò di nuovo a piangere e corse in bagno, la sentivo scalciare e rompere qualunque cosa ma non me ne importava niente. Andai via poco dopo, sarei tornato il giorno successivo a prendere il resto.

Quella sera andai al bar, avevo voglia di stare un po’ con i vecchi amici, era da tempo che non passavo una serata con loro, mi sembrò di tornare alle vecchie abitudini, feci un sacco di risate con loro tornando ad essere più sereno, almeno per quella sera.

Quando tornai a casa mandai un messaggio a Simona.

– “Domani mattina alle 10 sono a casa, dovrei riuscire a finire di portar via tutto entro il primo pomeriggio.”.

Mi rispose Paolo.

– “Ciao Gianluca, sono Paolo, sono arrivato da poco, Simona è a pezzi, credo che domani non ci troverai a casa per tutta la giornata, quando hai finito lascia pure le chiavi ad Enrico (il portiere dello stabile), spero ci sia la possibilità di vederci ancora una volta.”.

Non gli risposi e mi addormentai in fretta, la giornata era stata pesante.

La mattina successiva arrivai puntuale alle 10 all’appartamento, non c’era nessuno, sul letto della camera trovai una busta ed una cartellina con dei documenti, una lunga lettera di Paolo dove mi spiegava che erano entrambi dispiaciuti per come fosse finita la cosa, la lunga serie di documentazioni, se li avessi sottoscritti sarei entrato in possesso dell’auto, del cellulare e del relativo contratto, oltre ad un anno di affitto pagato dell’appartamento, infine c’era un assegno di una grossa cifra che avrei potuto incassare, una specie di buona uscita insomma, come avesse fatto a preparare tutti quegli incartamenti in un solo giorno restò un mistero, probabilmente si era già fatto trovare pronto, sapeva che prima o poi la corda si sarebbe spezzata. Invece di farmi piacere la cosa mi irritò a dismisura, scrissi una lettera anch’io, destinata ad entrambi, dove ribadivo che con loro non volevo avere più niente a che fare e mi sentivo ancora più offeso per quello che consideravo una commercializzazione di quello che c’era stato tra me e Simona, per un certo periodo avevo amato quella donna e non ero disposto a passare per una puttana, stracciai l’assegno e buttai i frammenti sul letto.

Durante la giornata conclusi il mio trasloco, lasciai cellulare e chiavi dell’auto sul letto e portai quelle di casa ad Enrico, gli raccontai brevemente che la storia con Simona era finita, lo salutai, era dispiaciuto e mi invitò a passare spesso a trovarlo, tra noi c’erano sempre stati rapporti molto cordiali e gli sarebbe dispiaciuto non vedermi più.

Quella sera andai dai miei genitori, spiegai loro la fine della storia con Simona e la mia decisione di andare a vivere da solo, non furono molto contenti di entrambe le cose ma accettarono le mie scelte senza pretendere troppe spiegazioni.

La mia vita fu nuovamente rivoluzionata, mi comprai un auto usata, grazie ad un cliente dell’agenzia dove lavoravo trovai un appartamentino adatto alle mie esigenze ad un affitto molto basso e tornai alla mia vecchia vita, fatta di uscite con gli amici, serate al bar ed in discoteca, vissi avventure occasionali con parecchie ragazze, quello che mi aveva lasciato in dote quell’esperienza fu la volontà di non instaurare un rapporto duraturo, una specie di mancanza di fiducia nel legarmi troppo ad una persona. Allo stesso tempo però cambiai il modo di propormi ed avvicinarmi ad una ragazza, non ero mai stato un timido ma adesso avevo un atteggiamento molto più deciso che piaceva, inoltre il sesso adesso era un qualcosa di decisamente diverso da come lo avevo vissuto precedentemente, avevo acquisito un’indole dominante e maggiore consapevolezza in me stesso, restai stupito da quanto questa cosa venisse apprezzata e risultasse intrigante. Il mio target inoltre era cambiato, puntavo a donne più grandi di me di qualche anno, diciamo almeno 5-6, le trovavo più mature ed esperte, soprattutto a letto, ebbi delle storie con donne sposate che cercavano un amante, oltretutto non avevano interesse ad instaurare un rapporto duraturo e la cosa mi stava bene, quello che mi interessava era solo del buon sesso, non avevo altro da offrire.

Furono mesi molto intensi, passai le vacanze con amici a Rimini divertendomi un sacco, il lavoro andava bene e la mia vita tornò a scorrere in maniera più regolare. La svolta vera e propria arrivò quell’anno, era il mese di ottobre, un mio amico si doveva sposare, mi chiese di fargli da testimone, andai con altri amici a comprare un abito adatto alla cerimonia, mi portarono in quel centro commerciale vicino all’hotel dove mi incontravo con Simona i primi tempi, sul subito non mi ricordai ma entrammo in quel negozio dove avevo dato spettacolo nel camerino davanti alla commessa, appena entrati notai e riconobbi subito la biondina con gli occhi azzurri, stava ridendo con una sua collega, fu letteralmente spinta verso di me e si avvicinò sorridente, mentre la sua collega si occupò degli altri miei amici.

– “Ciao, che piacere rivederti, in cosa posso esserti utile?“;

– “Ti ricordi di me? Adesso che ci penso anch’io, mi avevi servito l’altra volta vero?”;

– “Avevi preso due paia di jeans scuri ed una camicia bianca, mi ricordo che ti stavano benissimo…”;

– “Hai un’ottima memoria devo dire…“;

– “Veramente non sempre ma in questo caso lo ricordo molto bene…“.

Arrossì vistosamente, il suo viso si illuminò, sentii un brivido percorrere tutta la schiena, la guardai dalla testa ai piedi, constatai nuovamente quanto fosse bella e maledettamente intrigante, mi aveva colpito moltissimo la prima volta ma in quel momento ancor di più, sorrise timidamente e poi mi chiese nuovamente cosa stessi cercando. Le spiegai che dovevo fare da testimone alle nozze di questo mio amico e che cercavo qualcosa di elegante, ma che potessi poi indossare tutti i giorni.

Fu molto cordiale e disponibile, mi fece provare molti abiti dandomi parecchi consigli, chiacchierammo molto tra un cambio e l’altro, ironia della sorte si chiamava Simona, alla fine presi quello che piaceva maggiormente a lei, mi convinsero i suoi gusti, scoprii inoltre che abitava in un paesino vicinissimo alla mia città ed entrambi ci stupimmo di non esserci mai visti, frequentavamo molti degli stessi locali, mentre aspettavo di andare in cassa le chiesi:

– “Senti, ma se ti chiedessi di uscire con me una sera che ne dici? Sei impegnata?“;

– “Non sono impegnata, posso farti una domanda indiscreta prima di risponderti?“;

– “Certo che puoi.;

– “Vedo che con te non c’è la tua ragazza, uscirei molto volentieri con te ma solo se fossi libero anche te.“;

– “Non sto più con lei, altrimenti non ti avrei chiesto di uscire.“;

– “Allora la risposta è assolutissimamente sì!!!“.

Simona si rivelò l’esatto opposto di quella precedente, seppe farmi tornare la voglia di stare con una ragazza, aveva un anno meno di me, cominciammo ad uscire insieme, riuscì a darmi la stabilità di cui avevo bisogno, quando la conobbi era ancora vergine, cosa davvero inusuale per una ragazza di vent’anni, attesi un mese prima di andarci a letto, cosa non abituale per me, dopo 4 anni diventò mia moglie, ma questa è un’altra storia, molto regolare e che non ha niente a che fare con quello che avevo in precedenza vissuto.

 

FINE.

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