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La trasformazione di Jennifer – Cap.10

Jennifer e Marco pranzarono. Marco le aveva dato un bel vestito nuovo , che faceva vedere il suo bellissimo seno, lei si era ripulita un po’ in bagno. Per Marco era bellissima. Lo eccitava da morire ed era una cosa sua, poteva farle fare quello che voleva. Dopo il pranzo andarono nella sua stanza, e si fece fare un bel pompino. Lei lo fece devotamente, ci mise passione, dedizione, piacere e fu felice di farlo e inghiottì tutto quanto una volta che venne. Ma a breve sarebbe stata usata da un cliente dello studio. Lei ancora non sapeva nulla.

Il cliente era un russo, un certo Oleg Andreyev, un bastardo ricco, che usava lo studio per nascondere al fisco dei vari paesi i suoi traffici. Lasciava allo studio sempre un sacco di soldi, per cui era importante renderlo soddisfatto in tutti i modi. Arrivava sempre con la sua guardia del corpo. Oleg era alto 1,85, spalle larghe, palestrato e tatuato. Occhi gelidi, azzurri ghiaccio, mentre la guardia era quasi due metri, usciva dall’FSB russo, un vero colosso, rasato a zero, con una profonda ferita sulla guancia destra.

Alle 15, erano tutti nella sala riunioni di Amilcare. Quest’ultimo a capo tavola, alla destra Marco, alla sinistra Jennifer, seduta stranamente, ma doveva essere la responsabile della gestione, o meglio così l’avevano venduta al russo, ma di numeri non capiva nulla, lei era brava con la gestione delle risorse umane e poi c’erano Giovanni e Michele.

Arrivò Oleg con la guardia e davanti a loro c’era Carla, che si mise in un angolo in piedi. Tremava di paura e Jennifer lo vide benissimo. Anzi aveva puro terrore. Carla conosceva quei due, e sapeva quale fosse il loro piacere. Oleg era alto e forte e aveva un membro di dimensioni considerevoli. La sua guardia era potente in tutti i sensi e in mezzo alle gambe aveva un missile distruttivo. Oleg amava spaccare culi, così come diceva lui. E il suo piacere era la doppia anale con la sua guardia. Dopo il loro trattamento, Carla ci metteva un mese a farsi passare il dolore. La aprivano in due sempre e stavano dentro a stantuffare per ore. Una volta la spaccarono per 3 ore consecutive.

Oleg si sedette e la sua guardia si posizionò in piedi di fianco a lui e cominciarono le discussioni. Jennifer non capiva nulla di numeri. Ma vide che Oleg la osservava attentamente con quel suo sguardo gelido. A un certo punto Oleg si alzò e disse: bene non mi state dando niente di nuovo. Forse dovrei cambiare studio. Amilcare in tutta risposta disse: guardi c’è qui la sig.na Jennifer che potrà aiutarla a soddisfare tutti i suoi desideri.

Jennifer porti il nostro cliente nella sala di là, e esegua ogni suo desiderio. Carla sospirò di sollievo.

Jennifer capì a cosa servisse lei, e accompagnò l’ospite e la guardia nella stanza da letto dell’ufficio di Amilcare. Una volta dentro, Oleg era davanti a lei e la guardia dietro, si sentì sollevare da due immense manone, e emise un gridolino di stupore e spavento. La guardia l’aveva sollevata da terra, poi la prese per i capelli, che come le aveva chiesto Marco erano a coda di cavallo, e la tenne sollevata per i capelli. Il dolore la fece piangere, ma Oleg, noncurante si era già spogliato e seduto su una poltrona. La guardia si avvicinò al suo capo, con la schiava tenuta per i capelli e una volta vicino, le strappò il vestito con l’altra mano. Jennifer vide il membro di Oleg. Era impressionante. Mai visto un arnese del genere. Ed era già duro e pronto all’uso. Una volta nuda, la guardia la prese per il bacino, la sollevò e la appoggiò sul membro di Oleg, nel suo piccolo buco posteriore. Jennifer capì che la voleva impalare, ma non ebbe neanche il tempo di fiatare che il russo con una mossa di bacino e la guardia spingendola verso il basso le avevano infilato quasi tutto l’arnese dentro. Si sentì spaccata in due. Urlò per il dolore. E il russo provò un piacere subliminale a vedere la faccia piena di dolore di Jennifer. Dopo cinque interminabili minuti, di colpi inferti con il bacino, Jennifer sentì che un altro arnese si era appoggiato dietro di lei. Aveva il membro di Oleg dentro a metà e costui si era fermato. Sentì il fiato della guardia sul collo, sentì le manone dell’energumeno che si appoggiavano alle sue spalle. Si girò e vide il membro della guardia. Era una cosa impressionante, almeno ventotto centimetri di lunghezza e tra gli otto e i dieci centimetri di diametro. Cosa voleva fare con quella cosa? Non dentro. Non adesso con Oleg. Ma non fece in tempo a pensarlo, che quello, con tutta la sua forza entrò, spaccandole il suo povero culo. Sentì i muscoli che si laceravano, il dolore fu tremendo e durò un tempo infinito. I due bastardi stettero dentro di lei 2 ore. La spaccarono in tutti i modi, cominciarono dalla poltrona, ma poi per terra, poi sul letto, e poi finalmente le riempirono le viscere del loro sperma. La costrinsero a ripulire i loro arnesi sporchi del loro sperma e della merda di Jennifer. Lei era anestetizzata e ripulì tutto. I due uscirono, e Oleg disse:

        domani, come sempre faccio il bonifico, siete sempre un ottimo studio.

        Grazie Oleg, buon lavoro e buona settimana

Jennifer non usciva dalla stanza, era distrutta a terra, non sentiva più il suo buco, il viso era una maschera di lacrime e dolore. Amilcare insieme a Carla e ai due schiavi entrò, mentre Marco rimase sull’uscio. Amilcare disse:

        Carla vai a prendere la pressa per le tette

        Si padrone

Carla arrivò e Amilcare disse a Jennifer:

        Se nei prossimi 5 secondi non ti alzi e te ne vai da questa stanza, ti metto questa e ti lascio con Michele e Giovanni, che devono dirti qualche cosa a proposito di stamattina.

Jennifer non si alzò, ma vedendo la macchina, carponi uscì dalla stanza.

        Marco di alla tua schiava di essere più sveglia, se no annullo il contratto

Marco prese la sua schiava per i capelli e la spinse fuori dalla stanza, e rispose:

        Non ti preoccupare, le insegno io la buona creanza

E le sferrò un calcio che la prese in pieno sulla tetta destra.

Poi così, nuda e dolorante, la riprese per i capelli la trascinò per tutto lo studio fino al suo ufficio. La chiuse dentro e le urlò in faccia:

        Lurida troia, hai visto che cazzo di figura mi hai fatto fare? Hai capito o no a cosa servi? Devi fare tutto con il sorriso ed essere felice. Hai capito o no?

        Scusi padrone

        Scusa un cazzo! Io sono stato gentile e tu mi ripaghi così? Meriti una bella punizione

Prese una cinghia, le ordinò di mettersi in posizione e cominciò a colpirla selvaggiamente sulle natiche, fino a quando le braccia non gli fecero male. Jennifer era totalmente annientata.

Le mise addosso un sacco della spazzatura nero, per farle capire cosa fosse, da cui uscivano al testa e le braccia, e seguendolo carponi andarono alla sua moto, e da lì tornarono a casa.

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