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La trasformazione di Jennifer – Cap.14

La mattina Jennifer si svegliò e fece tutte le cose che faceva ogni mattina come d’abitudine. Svegliò il padrone mettendosi in bocca il membro, ma Marco la fermò. Fecero le abluzioni in bagno insieme come ogni mattina, e lei per la prima volta non chiuse mai gli occhi, ma lo osservò devotamente. Fecero colazione. Andarono in ufficio. Jennifer non lo sapeva ma il giovedì era il giorno dell’umiliazione delle femmine. Carla lo sapeva invece molto bene e odiava quel giorno. Il giorno dell’umiliazione. Così veniva chiamato. Amilcare era un vecchio sadico, bisessuale, anche se sotto sotto, preferiva fare sesso con giovani maschi, mentre alle donne riservava maggiormente torture e dolore. Pensava che gli uomini fossero più bravi a farlo godere e raggiungeva il massimo degli orgasmi mentre sodomizzava o soffocava giovani maschi e torturava le femmine.

Alle 9 Marco e Jennifer entrarono in ufficio, con Jennifer al guinzaglio e carponi come sempre. Amilcare li aspettava e prese in consegna Jennifer, che si girò a guardare il padrone, che però non disse niente. Da brava cagnetta ubbidiente seguì il vecchio sadico che arrivò ai bagni dei maschi, entrò con lei e dietro c’era Marco. Vide una scena straziante. La povera Carla era nuda e legata e non poteva muoversi. Era in ginocchio, con un collare pieno di spine che la obbligava a tenere il volto rivolto verso l’alto a circa 45/60 gradi. Poteva muovere solo gli occhi. La bocca era orrendamente spalancata da un gag mouth ring e faceva persino fatica a deglutire. Il seno era straziato da una pressa. C’era una seconda stanzetta in cui Amilcare fece entrare Jennifer. La legò, le mise un collare identico a quello di Carla e infine le infilò lo stesso arnese che le aprì la bocca in modo osceno, poi per ultimo appoggiò la pressa e strinse le viti il più possibile, il dolore era acutissimo. Non riusciva a muoversi. Poi il vecchio schiacciò un bottone e un fiotto di acqua gelida le piovve addosso. Amilcare disse a voce alta:

         Bene i due cessi di oggi sono posizionati e lo sciacquone funziona perfettamente. Andiamo dalle due vacche di oggi, Michele e Giovanni

In quel giorno le due ragazze venivano usate da tutti i maschi per scaricarsi, sia la vescica che le viscere. Appena usciti, entrarono i primi che si posizionarono davanti alla stanza di Jennifer in fila. Tutti volevano scaricarsi su quel bel viso, che per mesi li aveva guardati come se fossero degli esseri inferiori. Ora potevano fargliela pagare definitivamente. Entrò per primo il vecchio dell’amministrazione. Tirò fuori il suo uccello moscio, e scaricò su di lei tutto il suo piscio e mirò la bocca riempiendola e obbligandola a deglutirne il più possibile. Non disdegnò neanche di schizzare un po’ gli occhi e la faccia e vedendo la faccia schifata di Jennifer rise. Schiacciò il bottone e l’acqua la colpì in pieno viso, gelida, e ne bevve un po’. Il secondo era un ragazzo più giovane, tirò giù i pantaloni e si scaricò sul bel viso della schiava di Marco. Poi si girò e defecò centrando in pieno la bocca, gli occhi della poveretta, che ebbe dei conati di vomito, suscitando l’ilarità del gruppo di maschi. E tirò pure lui la catena la cui acqua ripulì si il viso, ma fece inghiottire alla poveretta anche un po’ di quello che aveva sul viso e in bocca. L’umiliazione a cui fu sottoposta era terribile e sentì che anche Carla subiva lo stesso trattamento. Si sentì totalmente annullata, non poteva reagire e subiva ogni tipo di sopruso. Tutti i maschi si erano portati litri di acqua da bere, per potersi scaricare spesso e abbondantemente nelle bocche delle due schiave e umiliarle il più possibile. Molti avevano usato lassativi per non perdere l’occasione di svuotarsi le viscere su quell’altezzosa di Jennifer, che per loro meritava questo ed altro. Così ogni minuto c’era qualcuno davanti a lei che rideva mentre le pisciava in faccia. Le risate diventavano ancor più sconce quando oltre al piscio, le defecavano su quel bellissimo viso. Poi dopo, come umiliazione finale, c’era lo sciacquone. Così molto di quello che aveva sulla faccia finiva in bocca, oscenamente aperta, o nel naso e doveva ingoiare ogni cosa per non soffocare.

Nell’altra stanza, i due maschi non se la passavano meglio. Erano l’oggetto del divertimento sessuale. La mattina usavano la loro bocca e il pomeriggio li avrebbero sodomizzati. Tutti si divertivano a usarli come delle vacche da monta.

La mattina finalmente passò e le due ragazze ebbero mezz’ora di pausa. Carla era stata meno presa di mira, ma comunque la sua dose di umiliazione non era stata da poco. Ma Amilcare non era soddisfatto e pertanto entrò, la guardò, andò alla pressa e strinse ancora di più per provocare ancor più dolore. Soddisfatto uscì dopo averle defecato in viso. Ma non tirò lo sciacquone, ma si ripulì con la carta igienica, mettendogliela poi in bocca. Il primo che entrò e vide Carla così combinata cominciò a ridere, indicandola agli altri, che risero di gusto. Il primo pisciò proprio sulla bocca, riempiendo la carta igienica che cadde un po’ in bocca. Il secondo fece lo stesso e nessuno tirò lo sciacquone. La povera Carla era peggio di una latrina sporca ed era il divertimento di tutti. Passarono il pomeriggio a scaricarsi su di lei senza ripulirla, come se fosse un cesso pubblico. Anche Jennifer fu usata come latrina nel pomeriggio e visto il divertimento che provavano con Carla, fecero la stessa cosa con lei. Le riempirono la bocca di carta igienica e non tirarono più lo sciacquone. La puzza era mostruosa, ma i maschi si stavano divertendo a umiliare le due latrine viventi. Carla era distrutta nel fisico e nell’anima e non riusciva più a reggere l’umiliazione e lo schifo che provava verso se stessa e la puzza. Ebbe dei conati di vomito, ma la posizione non le fece da antiemetico. Amilcare osservò dal suo video la scena e pensò fra se alla punizione da propinare.

La giornata era finita. Le 18 erano finalmente giunte e tutti tornarono alle rispettive case.

Entrarono i due padroni coi due schiavi. Amilcare fece prendere loro una pompa dell’acqua a testa e insieme pulirono le due latrine con acqua gelida per molti minuti. Dopo che ebbero finito Amilcare andò e liberò Jennifer dalle corde, dal gag e infine dalla pressa. Poi andò dalla sua latrina vivente, la guardò con schifo e disprezzo e le sputò con disgusto in faccia. Poi la liberò. Entrambe non sentivano più ne le braccia, ne le gambe e quindi non riuscivano a rimettersi in moto. Amilcare, da sadico, diede prima uno schiaffo in faccia a Carla e poi con il frustino cominciò a colpirla fino a quando non si mosse. Jennifer vide la scena e con uno sforzo terribile, si mise carponi e si mosse verso Marco e si salvò dalla rabbia del vecchio sadico.

Marco e Jennifer andarono a casa. Jennifer fece una lunga doccia calda. Cercò di togliersi di dosso la puzza e la vergogna. Preparò la cena al padrone, che mangiò con gusto. Dopo, come sempre, mangiò lei gli avanzi.

Finalmente si addormentò, avendo paura però del giorno dopo. Ma sarebbe anche stato l’ultimo della settimana lavorativa, poi avrebbe avuto il week end solo con Marco, finalmente.

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