;

Quello che mi è rimasto

“Non so da dove cominciare, ma ho solamente una vivace smania, unicamente una gagliarda intenzione d’allontanarmi e una risoluta volontà di scappare. Desidererei andare via, vorrei dileguarmi definitivamente da te, volatilizzarmi e scomparire. Questo è quello che penso per davvero, sarò brutale, persino inumana e sgarbata, ma è la pura e franca verità. Mi dispiace e mi urta tanto, questo è tutto Marcello” – gli aveva lei vergato con queste poche ma perforanti righe, stilate peraltro di getto, di fretta con la calligrafia visibilmente deformata, come da parte di chi reclama e preferisce sbarazzarsi rapidamente di qualche fardello o zavorra di troppo. 

Nulla, effettivamente, era stato più omogeneo, proporzionato né uguale da quando Delia se n’era andata con quest’inesplicabile, cupa, astrusa ed enigmatica frase finale, scritta lestamente in malo modo in quelle poche righe, spedite da un luogo segreto e indirizzate formalmente al diretto interessato. La vicenda peggiore che l’attanagliava in ultimo stridendo, era il cavernoso, il sentito e per di più il nutrito e sostenuto senso di colpa, perché permettersi di discutere e di litigare, era in effetti una libertà e un privilegio, che in un amore poco consolidato e moderatamente stabile non ci si poteva prendere. 

Di questo andare, invero, Marcello era rimasto indiscutibilmente deluso, molto amareggiato e oltremodo insoddisfatto, nonostante fosse sommerso dalla propria penosa vita personale, affaccendato sennonché in maniera instabile nelle poche relazioni sociali che gli rimanevano. L’esclusivo e l’unico sollievo che gli era rimasto, erano precisamente le sporadiche uscite con gli amici, compagni nondimeno di sempre, forse da anni, dato che sono tempi che non ti consentono né ti permettono di ricordarti la prima volta che ci hai parlato. Quell’incresciosa, sciagurata e traforante missiva che aveva trovato nella buca delle lettere, Marcello la lesse proprio il giorno precedente nel tempo in cui s’approntava per recarsi in aeroporto per prendere l’aereo, in quanto aveva conseguito a pieni voti tempo addietro un corso post laurea vincendolo, e attendendo in ultimo una chiamata per poter intraprendere quel propizio e anelato incarico all’estero. Quel giorno fortunatamente arrivò, Marcello doveva recarsi ad Århus in Danimarca, giacché lo avrebbe proiettato nel mondo professionale, per espletare in definitiva la sua autentica passione di sempre: diventare un giorno ingegnere civile e ingegnere ambientale, professione peraltro ricercata e ben remunerata nel mercato danese, giacché la tanto aspirata convocazione era finalmente sopraggiunta. 

Il più arduo ciclo a questo punto era fatto, perché lui padroneggiava altresì in modo soddisfacente sia l’inglese e ugualmente in modo apprezzabile la lingua danese, una conoscenza utile e d’altra parte vantaggiosa, che gli avrebbe giovato facendogli indubbiamente compiere la differenza nell’ambito lavorativo. A livello professionale era stato un vero asso, per il fatto che al presente ne traeva personalmente un consistente profitto, mentre decisamente meno bene concernevano tutti gli aspetti riguardanti la relazione amorosa vissuta con Delia, in quanto aveva accumulato capitalizzando un secco ed evidente fiasco, un autentico smacco, anche se rammentava ancora con dispiacere quei malinconici e sfortunati episodi vissuti con lei, intanto che squadrava le nubi da lassù sbirciando dal finestrino dell’aereo in alta quota. Il fato adesso, di buon grado, gli remava ruotandogli a favore, aveva dinanzi nuove terre da esplorare, inediti luoghi da conoscere e un’ignota vita da intraprendere con novizie esperienze da sperimentare. 

Delia, invece, era stata per Marcello realmente un fulmine a ciel sereno, una freccia che ti scardina trafiggendoti sia corpo quanto anima, una di quelle persone che guardandoti solamente riesce a renderti in maniera gioviale e briosa la giornata in modo inatteso, una stupenda ricorrenza iniziata peraltro maldestramente e sconvenientemente proseguita. Delia aveva quegli occhi, quel corpo, quel viso, quel sorriso e quelle gambe che sembravano da sole reggere il mondo intero, e Marcello, da sempre alla ricerca e allo studio di qualcosa in più, ne era rimasto talmente abbagliato e apertamente affascinato, senza ombra di dubbio vistosamente sedotto. Evidentemente non erano fatti uno per l’altra, perché restando assieme e frequentandosi, con il tempo si comprende in conclusione dove ci si va a cacciare, giacché il tempo stesso scandisce se fra due individui c’è accordo, concordanza e sintonia oppure no. 

Marcello menzionava ancora adesso questi favolosi e straordinari istanti, avendoli peraltro marcatamente avuti impressi nella memoria. Le prime volte con Delia erano state davvero completamente affabili, loquaci e socievoli, essendo lei una femmina comunicativa, estroversa ed emancipata, mentre lui si trovava radicalmente confuso, imbarazzato e turbato da tanta inedita e inconsueta dolcezza. Se la ricorda al presente, che dorme nuda sul loro letto con gli occhi chiusi e le braccia distese lungo il corpo, perché lei è un’eccitazione fatta di delicatezza, di garbo e di tenerezza. 

Lui la guardava indagando, l’ammirava studiandole i seni ed esaminando nel contempo le mani, dato che avrebbe per ogni cosa al mondo, auspicato che quelle mani e quei seni non si fossero mai staccati dalla sua bocca. Si ricorda esattamente la sua bocca, quella deliziosa cavità ben modellata e quelle paffute labbra che sapevano farlo semplicemente appassionare ed entusiasmare, con una maestria e con una padronanza mai provata prima d’allora. Rammenta altresì con fervore, quella lingua che accarezzava ogni centimetro della sua pelle, mentre le mani strette insieme annunciavano comunicando e diffondendo sensazioni che non erano state mai così definite e nitide, ma che erano risultate irripetibili e per di più sensazionalmente uniche. 

Marcello si ricorda ancora i suoi sensazionali gemiti, ogni volta che entrando Delia s’offriva proponendosi interamente con i glutei stretti, accogliendolo in un segno incondizionato d’amore e senza riserve di piacere. I suoi movimenti erano continui, formidabili e sempre più forti, cadenzati e strepitosi, la brutalità e la violenza non c’erano, perché non c’era nulla d’avverso, di negativo né di sfavorevole, visto che ricordava ancora il sapore del suo corpo con quelle secrezioni che lo saziavano rendendolo appassionatamente beato e indiscutibilmente felice, eppure Delia aveva repentinamente deciso senz’avvisaglie né indizi alcuni, concludendo che tutto questo non era per lei appropriato né confacente. 

Chissà, che cosa frullava realmente nell’intelletto e nell’irrazionalità di Delia? Chi può dirlo con esattezza, che cosa s’incuneava agitandosi misteriosamente nell’acume, nel sentimento e nella ragione nella sua afflitta, tormentata e laboriosa dinamica mente, di tanto tenace e di molto caparbio, scrutando ed esaminando quell’imperterrita e imperturbabile femmina? Unicamente il tempo lo avrebbe senz’altro decifrato e indovinato. 

Lui si rendeva conto che l’amore che provava per lei stava consumandosi e questo era terrificante, inspiegabilmente atroce, specialmente quando Marcello nei confronti di Delia aveva investito molto, impiegato tanto in termini di auspici, di speranze, d’impegno e di tempo. Forse proprio per quest’aspetto, quando Marcello avvertì che la relazione stava scricchiolando, la prima reazione era volutamente stata quella d’aggrapparsi istintivamente alla speranza, assicurandosi che fosse qualcosa di passeggero, così come un temporale estivo che sopraggiunge repentino, violento sì, ma che passa altrettanto in fretta. 

Il più delle volte poi, ci si accorge invece che il nubifragio non se ne va e che la sensazione d’afflizione, d’angoscia e di pena che si prova all’idea è invece là che soprassiede e che ti scava irrimediabilmente addolorandoti e sfigurandoti all’interno, che forse i richiami e i sentimenti iniziali che si provano sono definitivamente cambiati, che l’attrazione quanto la consapevolezza si è modificata, in realtà è più che una sensazione, giacché si rischia piuttosto che diventi un’abitudine, ma ormai è così e ci s’ispessisce, cercando di far indurire la propria corteccia dell’orgoglio personale, rinforzando in tale maniera la delicata crosta dell’apparenza. In verità, per entrambi, era che non c’erano più i presupposti né le elementari basi per stare insieme in termini di sentimento, giacché questa nozione l’afferrarono lestamente tutti e due, perché dentro coglievano e sentivano che l’amore da spartire con l’altro partner era radicalmente cambiato.

Fatto sta, in conclusione, che Delia non s’accontentava più, perché era astrusamente contrariata, era incomprensibilmente urtata, per il fatto che non gli bastava più la sua presenza, giacché aspirava a ottenere dell’altro, cercava inseguendo in maniera incomprensibile covando segretamente e svisceratamente in cuor suo, che qualcun altro non la deludesse né la frustrasse, ma che l’accontentasse, che la comprendesse sfamandola in ultimo in modo adeguato. 

Le strade, per ambedue, adesso si erano in tal modo scortesemente e repentinamente scardinate, perché la sorte e la buona stella d’entrambi, avrebbe certamente e benevolmente procacciato e fatto accadere favorevolmente il resto. 

{Idraulico anno 1999}  

 

 

Lascia un commento

I racconti erotici di Milù DEVI ESSERE MAGGIORENNE PER POTER ACCEDERE A QUESTO SITO.