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Serie perfetta

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Doris aveva invitato a casa nostra una sua collega d’ufficio bisognosa e carente di compagnia, per farla sbollire cercando di rabbonire in tal modo i suoi sempre più incalzanti dispiaceri e la sua opprimente delusione, seguita da quelle continue amarezze e per quei durevoli crucci accumulati per effetto di quelle numerose batoste e fregature incassate di recente, tuttavia io non volevo analizzare né indagare ulteriormente sulla sua cagionevole e labile vicenda non essendo di carattere ficcanaso né impiccione. Era stata una cena piacevole, noi due briosi ed estroversi e Susy che ci seguiva contenta e piuttosto soddisfatta al traino. In realtà, quella sera, innegabilmente avevamo bevuto parecchio e ancora adesso sorseggiavamo dell’eccellente Cognac d’annata accomodati pigramente sul canapè. Susy era seduta in mezzo a noi, dal momento che rideva con un certo fragore per ogni nostra battuta, in quanto voleva apparire giocosa e spensierata a dispetto delle sue numerose afflizioni e tribolazioni patite, sennonché a me andava bene così.

Lei scagliava ripetutamente la testa all’indietro, agitava la chioma e faceva vibrare la gola: pareva ricordarmi puntualmente un corsiero, non una ragazza vivace, semmai un purosangue irrequieto, smanioso e vivace, pronto per essere imbrigliato e successivamente bardato. A quel punto, a seguito di quel ribadito tuono esagerato d’ilarità e di spensieratezza, io e Doris la squadrammo soffermandoci più del dovuto. Non c’era nulla d’organizzato né di preordinato tra di noi, perché in nessun caso in precedenza avevamo vissuto esperienze del genere, eppure era sorprendente e inconsueto, quanto poco bastasse a me e a lei per intenderci con un breve cenno d’alleanza. Bastava soltanto un breve sguardo, perché sembrava come se avessimo pattuito un accordo nei minimi dettagli. Susy afferrò disinvoltamente il calice, soltanto che Doris la interruppe frapponendole nel frattempo il suo bicchiere, proponendole uno scambio, confabulandole accortamente e in maniera astuta con la voce di velluto:

“Ti annuncio mia bella, che se ti disseterai dal mio calice ti ricrederai ben presto, perché questo è nettamente più gustoso e invitante, provalo”.

“Non credo proprio sai, poiché stiamo tracannando l’identica bevanda, anche se francamente non ricordo più che cosa sia di preciso” – fece in tempo a ribattere cercando di smentirsi, prima d’essere quasi forzata, in ultimo indotta sennonché a sbevazzare dal bicchiere dell’amica.

“Prova, fidati di me, poi mi dirai. Non senti il gusto più intenso e diverso che ha, non trovi? Noti la differenza? Osserva bene, perché se appoggerai con cautela le labbra dove c’erano le mie, te ne accorgerai senz’altro, poi mi racconterai”. Susy rise per darsi un tono, mentre un rigagnolo le scivolò via da un lato della bocca.

Doris raccolse quelle gocce di Cognac e successivamente accostò ingegnosamente il dito medio in direzione della cavità orale di Susy fissandola negli occhi, come se aspettasse da lei un gesto definito, preciso. L’amica rimase un poco esitante, poi leccò il dito con un lieve imbarazzo, mentre io mi limitavo ad apprezzare e a gustare totalmente quegli approcci sfrontati della mia donna, visto che ne ero certo, dal momento che stava attivandosi pienamente e comportandosi in tal modo innanzitutto per rendermi felice. Doris con lo stesso dito seguì il profilo del volto di Susy, visto che s’abbandonò sui cuscini incerta tra la sensazione del rifiuto e dell’euforia.

“Non sono del tutto sicura se faccio poi bene nel sorseggiare ancora”.

“Bevi fiduciosa e fa’ con calma”. Lei mandò giù una sorsata, poi s’oppose pronta e protestò ridendo nervosamente.

“Tu non ci crederai, eppure lui quando s’avvicina a me con l’intenzione netta di scopare, mi riferisce un sacco di porcate e di vocaboli scurrili spinte per riscaldarmi” – le bisbigliò Doris all’orecchio, stimolandola e stuzzicandola oltremodo.

“E tu? Che cosa fai in quel momento? Come ti comporti? Come reagisci?”.

“Come una libidinosa messinscena comincio a sfregarmi le tette, così iniziamo a svagarci” – rispose lei strizzandole l’occhio.

Susy era a disagio, visto che sembrava combattuta, contrastata e alquanto osteggiata tra il lasciarsi coinvolgere e tra il rimanere sulle sue, senza farsi peraltro trascinare eccessivamente. Lei non le chiese precisazioni aggiuntive, non sapendo che cosa fare rise mettendo in mostra una vivace dentatura. Io dalla mia posizione l’osservai meglio: non solamente la risata, anche la bocca aveva qualcosa dall’aspetto dissoluto e dalla parvenza libidinosa, forse lei ne era pienamente cosciente e fu solamente una questione di coda di paglia, giacché si lasciò scappare con la voce impastata la seguente, ma esplicita e precisa espressione:

“Io non voglio per nulla essere considerata né scambiata per quello che pensate voi due. Perché mi dipingete valutandomi così? Io sono una donna a tutti gli effetti. Che cosa credete”.

“E’ vero, sei inoltre anche benfatta, garbata e pure graziosa” – aggiunse brillantemente Doris in maniera spavalda, accarezzandole una guancia per confortarla.

“Stasera io sarò il tuo angelo custode, perché ti difenderò spalleggiandoti, presidiandoti al cospetto da questo pezzo di selvaggio che si crede un semplice domatore, mentre invece è soltanto un dimesso e modesto uomo” – potenziando e spingendo le ultime parole, peraltro già cariche d’un beffardo e ironico studiato disprezzo.

La giovane si rannicchiò, la mia femmina s’abbasso rasentandole quelle labbra già diventate acquose con un bacio fuggevole.

“Ho sonno, ecco, la voglia che m’assale è adesso quella d’addormentarmi, sì, precisamente qui tra le tue braccia” – mormorò Susy.

“Noi donne, se volessimo, potremmo fare a meno persino degli uomini. Va bene, adesso ozia pure mia cara, rilassati, mentre io nel frattempo ti dondolo un poco”.

Doris la teneva tra le braccia, approfittandone per farle delle carezze sempre più esplicite e marcate. Io non mi sentivo estromesso, all’opposto, coglievo osservando in modo libertino e lussurioso tutta la vicenda sentendomi profondamente legato a Doris, dato che vedevo la nostra complicità in ogni suo gesto a prima vista rivolto all’altra donna. Dovevo solamente avere la pazienza d’attendere, aspettare con sopportazione che lei mi cuocesse a punto quel pregiato e notevole bocconcino, per il fatto che a Susy andavano a genio quelle lusinghe, quei vocaboli bisbigliati segretamente, quelle abili rasentate di donna e in special modo quell’ardore e quello slancio distribuito e prodigato da quell’inattesa fautrice.

“Se proprio dovessi assomigliare a una bestia, bramerei presentarmi come un bel felino, non c’è dubbio” – manifestò lei, sfregando la sua guancia sul braccio di Doris.

Quando però la sua mano s’infilò nella scollatura della camicia e si strinse attorno a un seno, per un istante smise di ronfare, lei aprì gli occhi con un’espressione disorientata e a tratti pure stupefatta:

“Che cosa mi farai esattamente? Che cosa mi farai provare? Lo voglio sapere, sì, perché sono impicciona, dai dimmelo”.

“Al momento tu ozia pacifica e abbandonati, sta’ rilassata e fiduciosa, in modo tale che io possa blandirti come piace a te” – le sussurrò Doris, mordendole un orecchio e muovendo lievemente le dita attorno al capezzolo.

Susy sorrise incoraggiata da quelle poche parole, sebbene non avessero nulla di confortante né di rasserenante, tuttavia s’abbandonò placidamente arrendendosi tra le sue mani. Era un’inverosimile dormiveglia il suo, per il fatto che teneva gli occhi chiusi, ma quando Doris le infilò la lingua in bocca lei rispose di rimando con ardore e con frenesia a quel bacio. Era arrivato il momento: io incominciai ad accarezzarle le cosce sopra i jeans attillati, prima seguendo il contorno morbido del sedere, in seguito davanti con una netta decisione, in quanto sentii la fica palpitare sotto le mie dita.

Io non seppi esattamente se Susy pensasse che fossero le mani dell’amica a palparla, o adesso che accettasse di buon grado la mia silenziosa ma costante partecipazione, fatto sta, che lei si mise a ondeggiare con il bacino in modo quasi lubrico e sgusciante, direi osceno e nettamente inverecondo. Doris nel frattempo le aveva liberato i seni, glieli leccava succhiandoglieli con dei tocchi lievi e precisi, Susy ansimava e le passava le dita tra i capelli, perché aveva ancora gli occhi chiusi, io sennonché aiutai la mia compagna a sfilare la camicia alla nostra preda, dato che la volevamo interamente nuda e dissolutamente libera.

“No, i jeans no, per piacere, vi supplico, quelli lasciatemeli” – brontolò rumoreggiando Susy, accorgendosi del nostro incombente e inevitabile opprimente continuo maneggiare.

Lei aprì gli occhi all’improvviso e mi guardò come se provenissi da un altro mondo e prima che potesse aggiungere altro Doris s’avventò assaltando la sua bocca, mentre i pantaloni e le mutandine vennero via senza altre proteste. Devo dire che la ragazza da nuda ci guadagnava, in quanto era indubbiamente più ben fatta di corpo che di faccia. Doris la percorse tutta con le labbra socchiuse nel tempo in cui faceva proiettare scagliandole abilmente addosso la lingua, discese dal collo fino alle tette, successivamente al ventre indugiando particolarmente sull’inguine, finché Susy schiuse spontaneamente le gambe si tuffò tra la sua pelosissima e nera spelonca, così come una saffica irriducibile e ribelle, sebbene i suoi gusti fossero a dire il vero incontestabilmente ben d’altri tipi.

Susy ormai gemeva e gocciolava di piacere, ogni tanto tentava senza molta convinzione d’allontanare la mia bocca che accortamente le succhiava un capezzolo come se io fossi una mosca molesta, però era troppo infervorata da Doris che la leccava a fondo per poter badare realmente a me, così quando a Doris sembrò che l’amica si fosse ormai avviata per un viaggio senza ritorno, si stese di traverso con la testa appoggiata a un bracciolo e l’attirò a sé. Susy in ginocchio si chinò su di lei per frugarla e per spogliarla: io in primo piano avevo il suo bel didietro che ondeggiava e la fica che occhieggiava umida e schiusa. Non ci pensai due volte, io mi calai i pantaloni e la penetrai alla sprovvista, forse in modo brutale, visto che lei cercò di ribellarsi contestando, ma io ero già saldamente dentro.

“No, lui no, per favore, non lo voglio” – reclamò insorgendo e lagnandosi, mentre io la pompavo in modo irriducibile. Doris la baciò in bocca e le bloccò la testa, sempre tenendola ferma le bisbigliò:

“Tesoro mio, porta pazienza, sta’ mansueta e mite, su mia bella purosangue, dai fatti cavalcare un attimo, così bene, da brava, sei proprio una meraviglia”.

Susy in quella circostanza piagnucolava seriamente, il suo frignare a dirotto la scuoteva integralmente facendola agitare, con l’effetto conclusivo d’infervorarmi e di stimolarmi maggiormente, poiché lei aveva la testa in confusione e il corpo in completo delirio. Probabilmente ebbe un orgasmo soffocato, provocato certamente dal pianto, tuttavia io andai avanti cavalcandola come un forsennato e ogni tanto le davo delle pacche sonore sui fianchi, lei si dimenava, non so precisamente se in goffi ed eleganti tentativi di sottrarsi, oppure per una tardiva voglia d’esserci, fatto sta, che l’effetto su di me era diventato fantastico e irrefrenabile, oserei dire per lo più inatteso, in aggiunta a ciò spropositato da contenere. Doris distesa sotto di lei aveva gli occhi incollati ai miei, in seguito quando s’accorse che stavo chiaramente per sborrare m’afferrò una mano intrecciando le sue dita alle mie e nel momento esatto in cui io mi svuotavo dentro la sua amica, lei mi dichiarò uno scompaginato “ti amo” pieno d’esaltazione e di trasporto, scombussolata peraltro pure lei dai miei stessi sussulti.

Alla fine ci distendemmo uno verso l’altra per scambiarci l’unico bacio della serata e lì in mezzo a noi c’era Susy, esclusa, persa e innanzitutto sbigottita, totalmente addolorata e straziata, visibilmente afflitta e rammaricata tra il piacere e il pianto. Comprensibilmente però, il trionfo e la completa riuscita di tutto quest’eccezionale e irripetibile evento, è stato innegabilmente in ultimo reso fattibile per merito dell’attento ausilio e del valido sostegno di Vanna, che sapientemente e in maniera indiscutibile con grande competenza e con la sua abile padronanza, aveva sennonché ripreso intelligentemente in maniera previdente, tutta la scena a nostra insaputa con la sua personale videocamera.

Vanna è stata concretamente un’effettiva, una genuina specialista e una semplice intenditrice di primo livello, davvero esperta e preparata, direi in modo innegabile una ferrata professionista del settore come poche, incomparabile, preziosa e unica nella sua articolata varietà. 

{Idraulico anno 1999}

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