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Sissy e Lorena – V – Una cena tra amiche

“Perchè non ceniamo fuori stasera?”

“Ci stavo pensando anche io! Volevo provare quella nuova trattoria che ha aperto qui vicino”

“A me, però, andrebbe di uscire con Sissy…”

Io e Lorena avevamo di fatto ufficializzato la nostra relazione; eravamo sempre insieme e ci eravamo anche presentati ai rispettivi amici. Passavamo molto tempo tra le lenzuola, spinti da una sfrenata passione e dall’incontenibile voglia di scoprirci l’un l’altra; amavamo, però, dedicare un po’ del nostro tempo libero anche ad uscite romantiche, come ad esempio delle cene in ristorantini o lunghe passeggiate sul lungomare.

Anche Sissy, il mio alter ego femminile, faceva parte del quotidiano della nostra giovane coppia. Lorena non era stata la mia prima compagna, ma era l’unica a conoscermi completamente, l’unica che mi aveva ispirato una fiducia tale da mostrarle, anche se involontariamente, il mio lato nascosto; lei aveva capito che Sissy era una parte di me e mi aveva aiutato a farla emergere, in un modo del tutto inaspettato persino a me stesso. Non era un rapporto a senso unico, come potrebbe sembrare: nella strada intrapresa insieme, Sissy aveva insegnato a Lorena ad amare ogni aspetto della propria personalità e le aveva dato la possibilità di esprimere senza paura la sua sessualità; ci stavamo completando a vicenda ed uscire in pubblico come Sissy era tra i pochi passi che non avevamo ancora compiuto insieme.

“Lorena no, non ce la faccio”, replicò adombrato.

“Perchè fai così?”, mi chiede.

Non lo dice con tono di rimprovero, ma è davvero interessata a conoscere quello che mi passa per la testa, a capire cosa c’è che non va.

“E se qualcuno mi riconoscesse?”

“Direbbe che sei una gnocca esagerata!”, mi risponde ridendo di gusto.

La sua allegria è contagiosa, riesce ad alleggerire la tensione creata da quella domanda, strappandomi anche una sonora risata.

“Dai lasciamo stare, mi sento a disagio”, le dico tornando serio.

“Eh dai! Hai soltanto paura di essere riconosciuto o c’è dell’altro?”

“E’ complicato…”

Mi fermo per qualche istante, cerco di trovare le parole per spiegarle il subbuglio che ho dentro; non è facile, questa parte di me è emersa liberamente soltanto con lei ed ho paura di dire qualcosa che potrebbe allontanarla da me.

“Si, essere riconosciuto è una mia grande paura… Però c’è anche un’altra cosa…”

“Dai, continua, con me puoi parlare di tutto”, mi dice cercando di mettermi a mio agio.

Prendo il coraggio a due mani e cerco di confessarle quello che sento, sperando di non combinare qualche guaio.

“Lorena, quando mi prepari, per me è stupendo ed io mi sento bellissimo. Dopo che mi hai preparato mi sento finalmente benem vedo una figura armoniosa e non quel risultato quasi grottesco ridicolo che avevo quando lo facevo da solo. Ho paura che queste mie nuove sensazioni siano soltanto il frutto della gioia che provo quando sono con te e che uscendo finirei soltanto con l’essere guardato con disgusto dalle persone…”

“Non ti preoccupare, sarà tutto perfetto, per me lo sei e questo è l’importante…”, mi dice prendendomi la mano e fissando i suoi occhi azzurri e profondi come il mare nei miei. “Che ne dici se ci facciamo un week end fuori città?”, prosegue, “Conosco un bel hotel sul mare a 100 km da qui, lì nessuno ti riconoscerebbe e potremmo mangiare in un ristorantino molto romantico…”

Le sue parole mi infondono un po’ di coraggio, anche se resto ancora molto titubante; alla fine cedo, la sua presenza e la lontananza da casa giocano un ruolo fondamentale nella mia decisione.

“Che bello! Allora prenoto per questo week end!”, mi dice piena di gioia.

 

Partiamo il sabato nel primo pomeriggio; lei passa a prendermi a casa, spaccando il minuto.

“Eccoti qui!” mi accoglie, sprizzando energia da tutti i pori, quando mi accomodo al posto del passeggero.

Durante il tragitto sono silenzioso: eccitazione, curiosità e paura si intrecciano e catturano i miei pensieri, che sono tutti dedicati a quello che succederà la sera. Arriviamo all’albergo dopo circa un paio d’ore, facciamo il check in e ci dirigiamo alla nostra camera; in ascensore, lei ne approfitta per palparmi il culo.

“Te l’ho mai detto che hai un culo meraviglioso?”

“Non mi sembra, ma qualcosa mi faceva intuire che ti piaceva…”

Lei mi sbatte contro la parete dell’ascensore e continua a palparmi il sedere in maniera molto focosa, fin quando non raggiungiamo il nostro piano; quando si aprono le porte lei si dirige verso la nostra stanza con un sorriso malizioso sulle labbra, mentre io la seguo con l’aria ancora sconvolta. Arrivati in camera, ne approfitto per stendermi sul letto ed immediatamente vengo ripreso dalla mia compagna.

“Che stai facendo?”

“Mi rilasso un attimo…”

“Spogliati subito, dobbiamo essere pronte per cena!” mi comanda con un tono decisamente autoritario.

Mi alzo ed inizio a denudarmi, mentre lei apre il trolley e ne ripone quasi tutto il contenuto sul letto; mi porge un perizoma di pizzo viola prima di spogliarsi e restare in intimo. Lo indosso, ma mentre il sottile filo posteriore si insinua subito tra i glutei mettendo in risalto la rotondità del mio sedere, la parte anteriore dello slip fatica a nascondere la mia mascolinità.

“Questo non va bene”, mi dice mentre sistema il mio attrezzo in modo che stia buono tra le mie gambe, “questa sorpresa è riservata solo a me!”

Mi allaccia il reggiseno abbinato, che stringe molto sul davanti; comprimendo i miei pettorali, il capo dà l’impressione che io abbia un minimo di seno, seppur una seconda scarsa.

“Ora passiamo allo smalto”

Per le unghie sceglie un rosa molto delicato, parte dalle mani e poi prosegue sui piedi; mentre aspettiamo che lo smalto si asciughi lei controlla la bontà del risultato ed io ne approfitto per guardare le unghie smaltate. Prima di conoscerla, per me lo smalto era un particolare insignificante, ma ora quasi non riesco a farne a meno; durante la trasformazione mi piace ammirare le unghie dipinte dei miei piedi velati nei collant.

Quando lo smalto si è asciugato, mi aiuta ad indossare dei collant neri da 20 den, tanto semplici quanto delicati; sento la sensazione del nylon che mi avvolge il sedere, completamente a contatto con la pelle lasciata scoperta dal perizoma. Anche Lorena indossa delle calze ed in particolare delle autoreggenti color carne; ci prepariamo insieme come se fosse la cosa più naturale del mondo.

“Non vogliamo niente di particolarmente vistoso per stasera, siamo solo 2 ragazze che vanno a fare una cenetta fuori”, mi dice mentre osserva gli indumenti sparsi sul letto. “Ecco indossa questo”

Per me ha scelto un vestito bianco a fiori, aderente sul busto e con una gonna che scende larga fino al ginocchio; mi aiuta ad indossarlo e ci abbina un paio di scarpe bianche di vernice con il tacco a stiletto non altissimo. Ammiro ogni passo della trasformazione allo specchio, mi piace vedere il cambiamento graduale della mia figura ad ogni step e la cura che lei ci mette nel farlo.

“Hey guarda che mi dovrei preparare anche io!”, mi richiama bonariamente dandomi uno schiaffetto sul culo.

Lei indossa un tubino nero e delle scarpe con un tacco a spillo vertiginoso, che slanciano le sue gambe già magnifiche e sensuali.

“Meno male che non volevi niente di vistoso!” le dico prendendola in giro. ” Sei stupenda!”

Lei arrossisce per un istante, lasciando trapelare un accenno di timidezza sotto una corazza così espansiva; sono particolari come questo che me la fanno amare ancora di più.

Ci sediamo alla postazione del trucco e lei applica la sua magia; riesce a farmi un trucco delicato, con un rossetto rosa tenue sulle labbra ed una sfumatura di ombretto viola sugli occhi. Completa il tutto con una parrucca bionda con i capelli mossi che mi ricadono sulle spalle e una piccola borsetta bianca intonata alle scarpe. Per lei sceglie un make up simile, variando soltanto il rossetto che è di un colore rosso vivo, in contrasto con la sua pelle candida.

“Prima di uscire infila questo” , mi dice porgendomi un giubbotto di pelle. “Ora hai tutto il tempo per fare la vanitosa mentre io mi pettino”, conclude sparendo in bagno.

 

Il momento è arrivato, siamo pronte per uscire; mi sento molto nervoso quando entriamo in ascensore. Lei nota il mio disagio e mi prende la mano; il suo tocco ha l’effetto di calmarmi e darmi coraggio. Quando passiamo davanti alla reception, Lorena rivolge un sorriso enorme al portiere e lo saluta con un gesto della mano; il portiere ricambia con un “Buonasera signore”, che mi fa perdere gran parte della tensione che avevo accumulato. Il primo esame è superato, appena fuori dall’hotel scoppiamo in una risata liberatoria mentre ci avviamo verso la nostra destinazione.

Il ristorantino è molto intimo, con pochi coperti ed in riva al mare. Il cameriere ci fa accomodare e tutta la cena scorre tranquilla e spensierata, facendomi quasi dimenticare dei miei timori iniziali; i camerieri si rivolgono a noi come “signore” e non mi sembra che nessuno noti la mia natura maschile. Alla fine della cena passeggiamo un po’ sul lungomare mano nella mano.

“Hai visto? E’ andato tutto bene, non devi avere paura”, mi dice rompendo il silenzio.

“Si, beh hai ragione, anche se qui non mi conosce nessuno…”

Mi sento molto più leggero rispetto a quando siamo uscite dall’albergo e non accuso nemmeno la stanchezza di tutta una serata sui tacchi; decidiamo di tornare all’albergo e quando passiamo davanti alla reception non faccio nemmeno caso al portiere.

 

Arrivati in camera mi stendo felice sul letto, imitato da lei che mi sussurra all’orecchio: “Visto che la serata tra donne è andata bene, penso che un bel premio me lo sono meritata…”

“Non saprei, a quale premio ti riferisci?” le chiedo giocando con lei.

“Ooh lo sai benissimo, stasera le tue urla si sentiranno in ogni stanza…”, conclude mordicchiandomi energicamente l’orecchio.

Si alza e si sfila il tubino in uno spogliarello molto eccitante; mi avvicino a lei a quattro zampe e le sfilo le mutandine con i denti.

“Non ti fermare, bambolina…”

In ginocchio inizio a leccarle le grandi labbra con tocchi lenti ma decisi, dandole anche dei morsetti di tanto in tanto; lentamente i miei affondi si spostano sulla clitoride e diventano sempre più veloci, mentre lei inizia a gemere sommessamente. Con entrambe le mani mi tiene la testa premuta sul suo sesso, per farmi capire qual è il mio posto e quali sono i suoi desideri.

“Brava Sissy…”, mi dice tra un gemito e l’altro.

La sua eccitazione è sempre più evidente, testimoniata dalla copiosità dei suoi umori e dal respiro che è sempre più veloce; per un attimo allenta la presa sulla mia testa e mi ferma con un cenno della mano.

“Non così veloce signorina! Sai cosa voglio!”

Il suo sguardo è rivolto al trolley, mi alzo ed apro una tasca della valigia per prendere lo strap on; la aiuto ad allacciarlo e poi mi inginocchio di nuovo.  Lorena afferra l’asta, passandosi più volte la lingua sulle labbra; me la sbatte ripetutamente sul viso, prima di appoggiare la punta dell’attrezzo sulla mia bocca.

“Dai fammi vedere come lo succhi…”

Inizio a succhiare lentamente la punta, molto voluminosa; lei guida con le mani i movimenti della mia testa sull’asta, godendo più di un piacere mentale che fisico. Impartisce un ritmo sempre più frenetico, tenendomi la testa bloccata ed aiutandosi con i movimenti del bacino; dopo qualche istante rallenta e mi toglie l’attrezzo dalla bocca, dandomi la possibilità di guardarmi allo specchio. Vedermi in ginocchio ai suoi piedi e con tutto il rossetto sbavato aumenta a dismisura la mia eccitazione. La mia compagna mi fa alzare in piedi e con fare deciso mi spoglia; via il vestito e le scarpe, mi strappa anche la parrucca dalla testa.

“A quattro zampe sul letto” mi ordina perentoria.

Non me lo faccio ripetere due volte e la aspetto sul letto; sento il suo dito percorrermi tutta la schiena, indugiare sul culo e fermarsi su un punto della gamba di poco sotto al gluteo.

“Vedo che qualcuna qui ha fatto smagliare i collant…”

Con un gesto improvviso mi strappa i collant sul sedere, trasmettendomi un brivido d’eccitazione; sposta il filo del perizoma in modo da lasciare libero il buchetto. Con la lingua disegna dei cerchi concentrici intorno all’ano fino a quando non decide di entrare nel buchetto con guizzi sempre più veloci. Ai miei primi gemiti, alla lingua si sostituisce un dito, che fruga energico nel mio buchetto; compresso nel perizoma, il mio cazzo è bagnato e cerca di rompere la sua gabbia. Lei se ne accorge ed immediatamente raddoppia la presenza delle dita nel mio culo voglioso, aumentando il ritmo della penetrazione e massaggiandomi il cazzo attraverso il perizoma con l’altra mano.

“Oddio, sei bagnatissima! Ti piace bambolina?”

“Si Lorena, siiii”

Estrae le dita dal buchetto e le sostituisce con la punta dello strap on, che insiste sull’ano senza entrare; la punta scorre sul solco tra le natiche più volte, come a voler rimandare l’ingresso, mentre io sporgo il culo verso di lei, fremente di desiderio.

“Lo vuoi?” mi chiede sapendo già quali sono i miei desideri.

“Cosa aspetti? Hai detto che mi avresti fatto urlare…” le rispondo sfidandola.

“Hey sono riuscita a tirare fuori la puttanella che c’è in te!”, mi risponde molto eccitata

Le mie parole suonano da sprone, lo strap on affonda nel mio buchetto voglioso come una lama calda nel burro, facendomi sobbalzare; lentamente l’attrezzo affonda completamente dentro di me, mi accorgo che ha finito la sua corsa quando il basso ventre di Lorena sbatte sulle mie natiche. I primi colpi sono molto lenti, quasi preparatori ed hanno l’effetto di far crescere a dismisura la mia voglia e la mia eccitazione; ad ogni colpo Lorena estrae completamente lo strap on e lo infila di nuovo, facendolo entrare tutto ogni volta. Sento aumentare sempre di più l’intensità dei suoi affondi, accompagnati da degli schiaffi sul culo; godo sempre più rumorosamente, i miei urletti riempiono la stanza, mentre il mio cazzo quasi strappa il pizzo che lo tiene imprigionato.

“Che culo bambolina!”

“Lorena non ti fermare!” la supplico quasi.

In risposta ottengo che i suoi colpi aumentano di velocità oltre che di passione, di pari passo con le mie grida; lei mi scopa furiosamente, mentre io con una mano mi tengo al letto e con l’altra mi massaggio il cazzo che chiede disperatamente di essere liberato.

Estrae lo strap on dal mio ano e riprende fiato; mi tira via i brandelli rimasti dei collant e finalmente mi toglie il perizoma, lasciando finalmente svettare libera la mia asta turgida e bagnatissima. Si stende sul letto ed agita lo strap on, facendomi capire senza mezzi termini cosa vuole che faccia; lentamente faccio scivolare tutto l’attrezzo dentro di me, come una spada all’interno del fodero, ed iniziamo di nuovo la cavalcata. Lascia che sia io a dettare il ritmo, decisamente più lento rispetto a quello indiavolato impartito da lei, mentre con la mano si massaggia il monte di venere. Riesco ad aumentare leggermente la velocità della penetrazione, mentre il mio cazzo si muove di vita propria tra i nostri corpi, partecipando alla nostra passionale danza di accoppiamento; la sento gemere sommessamente mentre mi guarda, vogliosa e sensuale, impalarmi su di lei. Afferra decisa il mio cazzo ed inizia a masturbarlo a ritmo con la penetrazione.

“Lo voglio!” mi ordina, la voce carica di eccitazione.

Sfilo lo strap on dal mio buchetto pulsante di piacere ed in una lotta sensuale ribaltiamo i ruoli; stavolta sono io steso sulla schiena, mentre lei si impala sul mio cazzo e mi cavalca come un’amazzone guerriera; la afferro per i fianchi ed inizio a stantuffarla furiosamente, mentre lei affonda le unghie sul mio petto. Le nostra urla di piacere all’unisono riempiono la stanza, mentre i nostri corpi si fondono in un’unica figura che trasuda passione; un unico corpo in cui si sono mescolate entrambe le anime, impossibili ormai da separare. La cavalcata ci porta inesorabilmente e rapidamente all’orgasmo, che ci coglie nello stesso momento e ci lascia stremati ed in silenzio. Lei si accascia sul mio petto, con gli occhi chiusi ed un sorriso dolce sul volto; restiamo così per alcuni minuti, assaporando le ultime sensazioni dell’amplesso che non vogliono abbandonare le nostre menti. Lei si sfila dal mio cazzo, ormai afflosciato, e si stende al mio fianco; i pensieri di questa giornata così intensa riempiono ancora la mia testa, oggi sono stato travolto da un vortice di emozioni.

“Cos’hai provato uscendo come Sissy?” mi chiede, intuendo il centro dei miei pensieri.

“Un senso di liberazione”, le rispondo dopo averci riflettuto per qualche istante, ” quando mi hai stretto la mano, tante mie paure sono scivolate via e mi sono sentito il cuore molto più leggero”

Lei prende la mia mano tra le sue e mi bacia teneramente.

“Non mi importa come sei vestito, qui c’è posto solo per noi. Via le paure, via i segreti, io voglio sapere tutto di te…”, mi sorride.

“E poi”, prosegue, ” quando vedo quel tuo culetto nei collant non capisco più niente! Avevi un’aria così sconvolta nell’ascensore!”

Scoppiamo entrambi in una risata e quella sensazione di benessere ci accompagna fino a quando non ci addormentiamo.

1 commento

  1. “… ad amare ogni aspetto della propria personalità e le aveva dato la possibilità di esprimere senza paura la sua sessualità; ci stavamo completando a vicenda ed uscire in pubblico come Sissy era tra i pochi passi che non avevamo ancora compiuto insieme.”
    Che dire mi pare di conoscere, o meglio di vivere le stesse emozioni, sensazioni ed anche sogni, tra questi proprio la voglia di uscire insieme en-femme. Come sempre ben scritto, pulito, lineare. A me piace il modo di scrivere così.

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