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Video pt.2

Già, eccomi di nuovo. Strano? No, per niente. Ormai mi conosco e penso che anche tu mi abbia inquadrato a sufficienza da capire che il mio ritorno qui sarebbe stato solo una mera questione di tempo. Oggi però, voglio qualcosa di breve.
Navigo tra le immagini, alla ricerca di qualcosa di congeniale, scorrendo senza fretta la moltitudine di files che mi si parano davanti, alcuni decisamente espliciti, altri relativamente innocenti, altri ancora curiosamente maliziosi, decisamente eccitanti.
Poi lo trovo. Premo il tasto di riproduzione.

Il primo suono e la prima immagine sono una cosa sola: acqua che scorre.
Una doccia, decisamente spaziosa. Il tuo corpo fa capolino in una carrellata che lo espone brevemente. Sei girata di schiena sotto il getto, i capelli neri sciolti sulle spalle, la pelle scura e lucida bagnata dall’acqua scrosciante. Farai sesso? Ti toccherai? Non lo so. So solo che io non ho mai fatto nulla sotto una doccia a parte qualche carezza tutt’altro che innocente e involontaria…
Sei bella. Più di quanto io voglia ammettere. Forse per mero orgoglio continuo a respingere l’idea.
Forse é solo la consapevolezza di quanto siamo differenti sebbene simili a frenarmi.
Forse non dovrei. Forse.
Ti giri, i seni fieri che sfidano la gravità, il viso sorridente. Con lentezza esasperante, apri le gambe, toccando la fonte del tuo piacere. Lo fai talmente piano da far credere che tu abbia paura di lasciarti andare, di risvegliare la tua parte più selvaggia e forse più vera.
O forse, vuoi solo prolungare il momento, strappare al godimento un istante, come per rivendicare una sovranità sulle tue pulsioni prima di assecondarle.
Mi tocco anche io. Lentamente. Come a voler condividere l’estasi con te.
Le dita affondano tra le gambe, accarezzano le grandi labbra, le aprono, esponendo la rosata beltà all’impudico e lascivo sguardo. Sorridi di nuovo. Poi, affondi un dito dentro le tue scurissime pieghe roventi. L’acqua ora ti ruscella addosso, tant’é che sei seduta. Il tuo gemito si perde nello scrosciare della doccia, ma la tua espressione non necessita alcun accompagnamento sonoro.
Manipolo piano il pene, anche io con esasperante lentezza, imponendomi di segurti.
Anche se so che, come le altre volte, il mio sarà un rito solitario.
Ma non m’importa. Non ancora, almeno.
Il dito affonda di nuovo dentro di te, sino alla nocca. L’acqua smette di scrosciare. Il tuo gemito e quelli che seguono sono la sola colonna sonora della situazione, il tutto mentre le dita divengono due e le acque dentro di te ruscellano fuori, verso il pavimento a gocce prima e poi in un fiotto.
Non ti é bastato. Io lo so e anche tu. 
Inarchi la schiena mentre, sdraiata a gambe aperte come l’ultima delle troie, ti masturbi quasi ferocemente, in un delirio estatico. Adori questa cosa, lo vedo.
Qui non c’é nessuno. Solo tu e il tuo piacere. E tu adori quello che ti stai infliggendo.
Anche io lo adoro. Continuò con la sega, lentamente. Tu afferri qualcosa fuori inquadratura.
Un dildo bianco, non di forma strettamente fallica ma decisamente lungo.
L’acqua riprende a ruscellarti addosso. Ti penetri con il giocattolino con un gemito e cominci a fare avanti e indietro. Ti fermi. Mi fermo. Siamo in simbiosi, ora. Se solo fosse vero…
Ti metti a quattro zampe. Sorrido mentre il tuo sedere divaricato, il tuo sfintere e la tua vulva penetrata dal dildo occupano l’inquadratura attuale, flagellati dall’acqua.
Sarà calda o fredda? Io scommento su calda, anche se sono certo che non é minimamente calda quanto lo sei tu in questo momento. Se arrivassi lì ora, io sono sicuro, non mi respingeresti.
Il dildo é un dildo: non perde l’erezione, non si stanca, non gode. Può soddisfarti per ore intere.
Penetrandoti può continuare finché tu deciderai che basta. Certo, sicuramente dura più di me.
O più di qualunque maschio. Ma la domanda é… ti soddisfa? Ti fa sentire quello che ti fa sentire un membro eretto, pulsante, caldo e forte che t’invade, che ti possiede, che ti fa sua?
Io non lo credo. Credo che, per quanto ti piaccia l’idea di quel pezzo di plastica e silicone, di fatto tu abbia bisogno, un bisogno viscerale, di un uomo dentro di te. Perché? Ma perché il sesso é una cosa viva tra esseri vivi. Quello che stai facendo tu, qui e ora, é solo… preparazione, allenamento. Nell’antica Cina la masturbazione e il sesso saffico erano detti “Lucidare gli Specchi”.
I cinesi avevano capito benissimo che la masturbazione femminile e i rapporti tra donne possono essere piacevoli, forse persino appaganti, ma non possono sostituire la verga virile di un uomo che invade la bramosa vallata del femminile.
Quindi, mentre ti guardo a pecorina penetrarti da sola con quel dildo finché non decidi che ne hai abbastanza, penso che un giorno non  lontano, forse, sentirai il bisogno di un altro maschio.
E farò sì di essere disponibile. Questa é una promessa, mia cara.
Il dito sostituisce il dildo. Piomba nuovamente tra le tue cosce, accompagnato dai tuoi gemiti e dall’acqua. Ti fermi giusto il necessario per pulirti il viso, poi continui, affondando avanti e indietro tra le tue grazie, decisa a prenderti il piacere.
Io sorrido. Ho già deciso. Non godrò. Non qui e non ora. Non perché non voglia, bensì come sfida.
E anche perché esigo e pretendo di godere con una donna, in una donna. Possibilmente in te.
Così, mentre mandi un ultimo bacio alla telecamera e ti rialzi, ormai sazia del tuo godimento giunto così rapidamente, sorrido, smettendo di toccarmi. Il video termina. Due minuti e quaranta secondi di puro autoerotismo reciproco. 

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