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Io e lei – Parte 5

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No, la soluzione non l’ho poi trovata…

Riassumendo molto, Vladi mi ha lubrificato dietro spalmandomi abbonante gel tra le chiappe e poi spingendo anche prima un dito dentro («Rilassati e spingi come per svuotarti o sentirai molto più male!», mi ha suggerito) e poi due, girandoli e, mentre la mia Giorgia si prendeva i cazzi dei due amici davanti e dietro contemporaneamente lui, facendomi stare alla pecorina, mi teneva per i fianchi ed ha cominciato a spingere e colpetto dopo colpetto, sentivo la sua cappella sforzarmi lo sfintere e mi sentivo già allargato quando, con un colpo secco, una fitta dolorosa come una spada arroventata e mi si è piantato dentro fino ai coglioni, mentre mi scappava un urlo di dolore e mi si riempivano gli occhi di lacrime: «Leva! Leva! Leva!» lo supplicavo, e cercavo di divincolarmi.

E lui: «Se esco è peggio… Lo senti? Senti che sto fermo, adesso… non muoverti neanche tu e vedrai che tra un po’ la fitta passa»

Sono convinto che invece non sarebbe passata mai, ma dopo un po’… Beh, meglio dai!

Intanto Giorgia non mi guarda neanche, tutta intenta a farsi scopare dai due ed a baciarsi con Diego, mentre Vladi che comincia a muoversi lentamente dentro di me e che mi dice piano, in un orecchio: «Segati!» ed io che comincio a segarmi ed il cazzo che mi ridiventa duro, un po’ guardando la mia Giorgia chiavata stereofonicamente dai due, un po’ perché sentire il cazzo di Vlad che mi scorre nel culo, a velocità sempre crescente mi dà sempre meno fastidio, anzi…

Non so quanto tempo sia passato, ma io ed il mio amore siamo insieme, soli, nudi, abbracciati a letto.
I tre, che sentiamo russare nell’altra stanza, ci hanno fatto passare una notte di sesso incredibile: ci hanno scopati… («Scopate, cucciolotto, al femminile anche per te, ormai»)… scopate in ogni buco disponibile e ci sono venuti dentro, dove capitava… e poi ho dovuto ripulire la mia fidanzata, come al solito.
Il culo mi brucia, ma onestamente meno di quanto mi aspettassi e, nell’insieme, l’esperienza non è stata pessima.

Loro si sono piuttosto divertiti a chiamarmi cornutello e poi altro, tipo succhiacazzi, culorotto, troietta, puttanella… Anche Giorgia ci si è divertita e ne sono contento, la mia adorabile cucciola!

Prima di crollare addormentata, mi ha sussurrato «Sono orgogliosa di te… Vedrai che da adesso ci divertiremo un sacco…», poi mi ha dato un lungo, morbido bacio e si è addormentata in un minuto.

Comunque questi ragazzi, mi hanno fatto davvero sentire la puttanella che continuavano a ricordarmi che sono e tutti loro, poi, sono passati dalla mia bocca e dal mio culo, in qualche momento anche in due, insieme, uno per buco.
Ho potuto finalmente capire cosa prova la mia fidanzata e… beh, lei ha anche il vantaggio di avere la patata: un’altra parte sensibile, per ricevere altre stimolazioni.

Dopo quell’esperienza, per me sconvolgente per moltissimi motivi, siamo tornati alla nostra routine e solo ogni tanto decidiamo -o meglio: lo stabilisce Giorgia- di “andare a caccia”.

Nel frattempo, le cose nella nostra vita hanno cominciato a cambiare; per esempio mia nonna ha avuto un improvviso fatale malore, ma mi ha lasciato erede di un piccolo appartamento.

Avendo trovato lavoro in una officina dove facevo il tornitore e col lavoro da cassiera che faceva l’amore mio in un supermercato, abbiamo deciso di andare a vivere insieme.

Lei è brava a cucinare, ma meno brava nella cura della casa ed è stato perciò naturale che ci dividessimo i ruoli anche nel nostro nido.

Alle volte scherziamo che, quando andiamo a mangiare fuori o ci facciamo portare la pizza, lei non ha da trafficare, mentre io, con la casa… Ma non mi pesa, davvero!

E’ ovviamente anche comodo, avere “il posto” per quando incontriamo single: Giorgia può invitarli e io, quasi sempre, ho agio per guardarli in azione.

Sovente i bull si divertono ad insultarmi, umiliarmi lasciandomi -ad esempio- nudo accanto al letto a guardare ma proibendomi di toccarmi o, a volte, chiedendomi piccoli servigi da maggiordomo, tipo portare da bere, da mangiare o asciugamani eccetera per loro due e noto che la mia compagna ha assunto, ormai, sempre maggiore disinvoltura in queste situazioni.

Ormai Giorgia si lascia rimorchiare con una certa serenità d’animo e, qualche volta, i maschi non mi vogliono tra i piedi e quindi sono condannato a soffrire, immaginando i sospiri, le risatine, i gesti, i contatti, i fluidi, gli effluvi, le parole dette prima, durante e dopo la copula tra la mia ragazza ed il fortunato che se la monta.

Poi, per fortuna, mi arriva il messaggio di via libera, così posso subito correre a casa, a farmi raccontare tutto l’accaduto dal mio amore, che si fa trovare spesso ancora con la pelle imperlata dal sudore della piacevole fatica appena conclusa, mentre le infilo la testa tra le cosce per ripulirla accuratamente delle secrezioni di entrambi.

Solo molto di rado, qualcuno ama umiliarmi anche sessualmente, spesso pretendendo che lo spompinassi, da solo o in doppia con la mia adorabile ragazza e, solo un paio di volte, arrivando a incularmi, ma senza venirmi dentro, riservando le… munizioni per il corpo della mia lei.

Un amante occasionale della mia compagna, è arrivato a suggerire che lei mi truccasse per bene «… Come una vera troia…» e Giorgia si è divertita moltissimo a usare matita, rossetto, fard, rimmel, ombretto e quant’altro per darmi l’aspetto da troiona. Per completare l’opera,ha recuperato una parrucca con lunghi capelli viola che erano parte di un costume carnascialesco, che aveva indossato durante una festa di carnevale (durante la quale è stata scopata al volo da tre diversi, tra l’altro) ed il tipo si è divertito molto a scoparmi in bocca ed a sbaffarmi il rossetto col cazzo su mezza faccia.

La nostra vita, stavo dicendo, scorreva tranquilla fino al giorno che il mio capo mi chiama nel suo ufficietto, pieno di scartafacci ovunque e impregnato del puzzo del toscanello che fuma sempre.

«Sai Giulio che ho un cugino che ha un’attività come la mia a N…?» Ovviamente la domanda è retorica ed io non posso saperlo, comunque dico un superfluo «No, non lo sapevo»

«Beh… -dice stirandosi sulla poltroncina dietro la scrivania e annusando un toscanello, indeciso se accenderlo adesso o se farlo dopo aver finito con me- … mio cugino Gregorio ha un problema: deve consegnare entro dieci giorni un lavoro molto importante, ma quel cretino del suo tornitore si è piantato in moto ed è in ospedale.

Mi ha telefonato, quasi in lacrime: a quanto ho capito, se questo lavoro soddisfa il cliente, seguiranno molti altri lavori interessanti che garantirebbero lavoro per mesi, per anni…»
Lo guardo, ascoltando con attenzione, ma non mi è ben chiaro perché mi racconti tutto ciò.

«Mi è venuto in mente che tu sei la persona che può salvare Gregorio: devi solo andare da lui e finire il lavoro che quel cretino ha lasciato a metà… Ovviamente per andarci prenderai il Frecciarossa, almeno non diventi vecchio, a fare un viaggio così lungo!» E ride! «Andata e ritorno, ovvio! Io ti pago le giornate, segnandoti in trasferta e Gregorio ha detto che se è il cliente è soddisfatto, lui ti fa un regalo che… ma spett… devo averla qui… ah, ecco! Leggi tu l’email, così vedi l’importo del premio che ti dà…»

Leggo la cifra e, in effetti, è molto interessante.

Il mio capo tira fuori delle altre stampe, con disegni, fotografie: «Ecco vedi: bisogna fare… questo qui! E, al momento… erano arrivati… ah, cello qui.. a questo punto, vedi? E quindi c’è da fare ancora questo e.. ah sì: questo! Mi sembra che tu lo possa fare, no? E poi, so come lavori e quindi mi fido: so che mi farai fare un figurone con mio cugino… e che ti darà volentieri la gratifica…»

Sorrido, lusingato.

«Adesso vai a casa e ti prepari la roba: starai via dieci, dodici giorni al massimo, quindi fai i tuoi bagagli per quello; poi prendi un taxi e ti fai portare in stazione… e fatti dare la ricevuta del tassista, così te lo fai rimborsare da Gregorio. In stazione fai il biglietto e anche quello.. Gregorio! Tutto chiaro?»
«Beh, signor Gradoli, non so… devo parlarne con mia… la mia compagna. Sa, stare via così tanti giorni, all’improvviso… lasciarla sola…»

«Sono sicuro che la tua compagna sarà d’accordissimo per questa trasferta, visto il sontuoso ritorno economico che avrai!»
L’affabilità di Gradoli è scomparsa, che per giunta si è acceso il pestilenziale toscanello!

«Adesso telefoni alla tua tipa, ci spieghi tutto perbene e poi ci parlo io e magari la convinco io… Dai chiamala!»

Ed io, buono buono, a telefonare ubbidiente, con le orecchie basse.

La chiamo, risponde ed io spiego la questione, sotto lo sguardo fiammeggiante del principale; Giulia tace, non la sento neanche respirare e perciò insisto un po’, con una vena di panico nel tono di voce.

«Dammi qua!»

Gradoli mi strappa il cellulare di mano, spazientito e… «Buongiorno signora! Sono Gradoli, il principale di suo marito!» Tono piuttosto sostenuto, “da capo”. Ascolta per un po’, poi risponde, ma il tono si è ammorbidito: cordiale, quasi simpatico.
«Sì… sì… e beh, certo… ah sì, capisco, beh, ovviamente… mhhh… lei dice? Ah ecco, beh, nel caso potrei farlo io… si dica che scrivo… -perché Giorgia gli ha dato il suo numero di telefono?-… glie lo rileggo… è giusto?… Bene, allora facciamo così. E’ stato un piacere anche per me, signora!

Vuole parlare con te!» e mi passa l’apparecchio.

Giorgia mi dice che non le sembrava intelligente ostacolare me ed il mio capo e che, pazienza!, mi aspetterà ansiosamente! E di correre a casa, o faccio tardi!

Arrivo trafelato sul binario proprio mentre il Frecciarossa si sta fermando per i tre minuti previsti: preso per un pelo!

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