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Racconti EroticiTradimentoTrio

Io e Valentina 4 (Matrimonio con sorpresa)

By 2 Ottobre 2023No Comments

CI SI SPOSA!

Era ufficiale: io e Giulia stavamo per sposarci.
Sarebbe stata una cerimonia intima con solo i testimoni, in Municipio. I nostri testimoni, anche per comodità, sarebbero stati Valentina e Marco. Gliel’avevamo chiesto più che altro perché erano i più vicini e comodi a venire, anche perché ci sposavamo a metà settimana ed erano gli unici a potersi prendere la giornata libera.

Quando erano stati fatti i loro nomi da Giulia, ero rimasto impassibile, ma dentro di me sentivo un tumulto. Non so perché, ma volevo che fosse Valentina a farmi da testimone e non Marco, come forse sarebbe stato più ovvio. Non sapevo come proporlo a Giulia, anche perché non avevo motivi validi per giustificare questa scelta e magari avrei pure destato qualche sospetto. Incredibilmente, quando glielo proponemmo in video chiamata, fu Marco stesso a proporre la cosa e quindi si decise così senza problemi.

La sera stessa scrissi a Vale per chiederle come aveva preso la cosa, dato che durante la video chiamata era stata piuttosto silenziosa.

NON SO… MI SEMBRA UNA COSA STRANA CHE VI SPOSIATE, ANCHE SE SAPEVO CHE SAREBBE SUCCESSO E CHE ANCHE NOI CI SPOSEREMO.
COMUNQUE MI FA PIACERE ESSERE LA TUA TESTIMONE…

Confortato da queste parole, si arrivò al grande giorno. Era prevista solo la breve cerimonia in Municipio e poi mangiare qualcosa insieme in un ristorante. Con Giulia avevo passato una notte di fuoco la sera prima, nella quale mi aveva proposto per la prima volta di fare sesso anale. L’avevamo fatto e potevo ben dire di averla sverginata, dato che era la sua prima volta. Anche quella mattina, vestita di un tubino nero e con le calze del medesimo colore fasciate da un paio di tacchi, sedeva con circospezione e a volte si faceva sfuggire una smorfia di dolore.

Marco era arrivato in giacca, mentre Valentina si era messa un vestito unico simile a quello della sorella, ma più chiaro e leggermente più lungo, con un paio di calze più scure e dei tacchi 8. Non erano molto alti, ma su di lei facevano un figurone e la slanciavano ulteriormente, mentre la parte davanti del vestito, nonostante fosse poco scollato, metteva ben in risalto il seno. Avevo avuto giusto il tempo di sussurrarle “sei bellissima” quando ci eravamo abbracciati per salutarci. L’avevo sentita fremere e per un attimo intensificare l’abbraccio.

Ora la cerimonia era finita e ci avviavamo ad andare a mangiare. A pranzo si bevve un po’ troppo e Giulia non si sentì troppo bene, ma non ci furono particolari problemi.

POMERIGGIO PERVERSO IN MACCHINA

Come spesso capitava, Marco ricevette una chiamata nel primo pomeriggio per un lavoro urgente su un sito web. Si scusò molto e disse che sarebbero dovuti tornare a casa.
Stavo per dirgli che non c’era problema, quando intercettai lo sguardo di Valentina. Mi fissava insistentemente, cercando di farmi capire qualcosa senza parole. Sperando di capire quello che intendesse dire, mi inventai una cosa al volo. Dissi che dispiaceva anche a me e che avrebbe potuto scendere e poi risalire per cena, o meglio, avrei riportato a casa Valentina prima di cena, senza problemi, tanto era solo un’oretta di strada.

Giulia continuava a non sentirsi troppo bene, quindi disse che non c’era problema e che voleva andare a casa a sdraiarsi un po’. Valentina acconsentii subito, ma solo se non sarebbe stato un disturbo e quindi ci mettemmo d’accordo che l’avrei riportata a casa. Una volta arrivati, Giulia si scusò e disse che si sarebbe stesa a dormire. Colsi l’occasione per dirle che in caso saremmo usciti a fare due passi per digerire e disse che non c’era problema. Accanto a me, Valentina seguiva quella sequela di menzogne con lo sguardo, senza dire nulla. Quando Giulia si fu stesa ed ebbe chiuso la porta della camera, ci sedemmo entrambi sul divano, vicini, cominciando una conversazione a bassissimo volume.

“Sei veramente spietato quando inventi scuse”

“Non era quello che speravi?”

“Ti mentirei se ti dicessi di no… ma ora sono combattuta… ti sei appena sposato e mia sorella dorme qui accanto…”

“Ora ti dico io cosa facciamo, andiamo al garage: è qua vicino e si trova in una casa dove non abita nessuno”.

“Ok…”

Uscimmo di casa e ci avviammo al garage. Aprii la basculante e la feci passare, poi la richiusi dietro di me. Senza una parola, Valentina andò direttamente dietro e lasciò la porta aperta. Io accesi la luce del garage, per non rimanere completamente al buio e la seguii.
Fortunatamente non faceva freddo essendo il garage rimasto piuttosto caldo, quindi non c’era necessità di accendere la macchina e il riscaldamento.
Feci per salire a bordo, ma Valentina mi fermò:

“prima devi vedere una cosa”

Afferrò il vestito e se lo sfilò dalla testa. Non potevo crederci: indossava un reggiseno semitrasparente di pizzo rosso, un tanga dello stesso colore e le calze si rivelarono auto reggenti. Era veramente uno spettacolo e le chiesi di uscire per farsi vedere meglio, così avrei messo anche a posto i sedili. Vale si tirò su, dandomi modo di vedere il culo sodo, con la sottile linea del tanga al centro e le gambe snelle, fasciate dalle auto reggenti, che si distendevano sui tacchi.

Stavo impazzendo dall’eccitazione e mi affrettai a tirare giù lo schienale posteriore (un ottimo comfort di quel modello di macchina), fino a creare uno spazio decisamente più grande. Voltandomi, la vidi in piedi davanti a me e la afferrai per un braccio, avvicinandola a pochi centimetri.

“allora, che te ne pare?”

“sei ben più che bellissima”

Questo complimento un po’ confuso la fece sorridere e poi arrossire:

“anche tu non sei male… novello sposino”

Detto questo cominciò a slacciarmi i bottoni della camicia e poi dei pantaloni.

“Pensavi di fare qualcosa di particolare?” le chiesi.

“Visto che sei lo sposo e io la tua testimone, puoi farmi quello che vuoi”.

Rimasi meravigliato da quella frase: si stava concedendo totalmente a me e avevo ovviamente intenzione di approfittarne, anche perché avevamo almeno un paio di ore libere e poteva anche essere l’ultima volta…

“Vuoi che ti dica cosa voglio fare?”

“No, voglio che tu mi dica COSA fare… sono al tuo servizio…”

Sentire la sorella della mia neo sposa, in tanga e auto reggenti, che mi diceva questo, mi eccitò ancora di più. Ormai aveva finito di aiutare a spogliarmi e rimanevano solo le mutande, che prontamente mi tolsi. Mi accomodai dentro la nostra alcova improvvisata e le feci cenno di venire dentro anche lei, chiudendo la portiera.

“Togliti solo il reggiseno”

Guardandomi fisso, senza dire nulla, ubbidì subito, mostrando ancora una volta le sue stupende tette. Mi chinai brevemente per dare una leccata a entrambi i capezzoli, sentendoli durissimi. Poi le ficcai la lingua in bocca e per diversi minuti ci baciammo appassionatamente, senza toccarci.
Alla fine mi staccai.

“Che ne diresti di succhiarmelo?”

Vale si avvicinò subito e, mettendosi in ginocchio, cominciò la sua opera. Io intanto le passavo le mani alternativamente dal seno alla schiena, passando poi alle gambe e sentendo il bellissimo confine tra la sua pelle morbida e il liscio delle auto reggenti, una cosa che mi aveva sempre fatto impazzire. Anche la presenza dei tacchi era eccitante, ma decisi di sfilarglieli per evitare che ci facessimo male.
Valentina continuava il suo pompino e mi avrebbe presto fatto venire, se non l’avessi fermata. Senza dire nulla le tirai su la testa con una mano, ricominciando a baciarla. Ne approfittai anche per ficcarle la mano che adesso portava l’anello tra le gambe e constatare che il tanga, all’esterno, era già bagnato fradicio.

Evidentemente, per il carattere un po’ passivo di Valentina, prendere ordini così era ancora più eccitante. Confortato da questa reazione, abbandonai ogni ulteriore pudore e la feci distendere, sfilandole il tanga.

“Fatti leccare per bene”

Diedi fondo a tutta la mia esperienza, facendola esplodere presto di piacere. Ora era il momento di fare sul serio: tirandomi su, senza tanti preamboli, la penetrai e le tenni sollevate le gambe, afferrandole le caviglie. Era molto leggera e la posizione era resa ancora più eccitante dalla presenza delle auto reggenti.
Cominciai a penetrarla a un ritmo deciso, strappandole gemiti e sospiri. Mentre andavo su e giù, la baciavo appassionatamente, sempre tenendole le gambe divaricate con le braccia.

Alla fine ne lasciai andare una, mentre l’altra la feci appoggiare al mio petto, spingendola verso di lei e liberandomi così le mani. Cominciai a stuzzicarle i capezzoli con una mano, mentre con l’altra le masturbavo il clitoride. Vale gemeva sempre più forte e a un certo punto si lasciò sfuggire un: “sto venendo…”, prima di inarcare la testa all’indietro e ansimare forte. Era il secondo orgasmo nel giro di mezz’ora e anche io sentivo di essere vicino al limite. Accelerando il ritmo, mentre lei tremava ancora per gli ultimi scampoli dell’orgasmo, le venni dentro con un grido strozzato, schiacciandomi quasi su di lei. Lasciai andare piano la gamba di Vale, senza uscire da lei, mentre appoggiavo la mia testa sul suo seno morbido. Mi accarezzò quasi distrattamente, un gesto che non aveva mai fatto.

“È stato incredibile”

“Si, ma non abbiamo ancora finito”

“Tra un po’ mi dovrai riportare a casa”

“Lo so, ma ci sono ancora due cose che voglio fare con te, sempre se la tua offerta è ancora valida…”

“… lo è”

Allora girati di schiena, arrivo subito.

Mentre Valentina si tirava su, mi infilai sui sedili anteriori e aprii il cruscotto della macchina. Dentro, tra le altre cose, c’erano un barattolino di lubrificante e qualche preservativo. Il primo era per quando facevamo sesso in auto e veniva molto comodo, i secondi erano un retaggio di quando Giulia non prendeva ancora la pillola.

Quando mi girai vidi Valentina sdraiata sulla schiena che mi osservava. La linea praticamente perfetta del suo sedere risaltava ancora di più con l’elastico scuro delle autoreggenti. Il corpo un po’ troppo magro era però bilanciato da quei grandi seni che ora si vedevano appoggiati e rigonfi contro il sedile.
Andai da lei e le feci vedere cosa avevo preso. Prima vidi lo sguardo di Vale perplesso e dubbioso, poi cominciò a intuire e vidi la paura nei suoi occhi.

“Vuoi fare sesso… anale?”

“Non l’hai mai fatto?”

“… no…”

“Te la senti?”

“No, ho paura, farà male”

“Avevi detto che avremmo fatto quello che volevo”

“Non chiedermi questo… ti prego”

“Ok, non voglio forzarti, però mi piacerebbe più di ogni altra cosa”

Stavo per girarmi e rimettere a posto le cose, quando sentii:

“L’hai mai fatto con mia sorella?”

Ecco il pensiero che la fermava. Ma cosa rispondere? Che le dicessi una verità o una bugia, non sapevo se avrebbe preso la cosa per rifiutarsi di fare sesso anale.
Valutai questa cosa in pochi istanti, poi decisi di dire la verità: “sì, una volta”.
Omisi solo il fatto che era stata proprio la sera prima, ma per il resto era tutto vero.

“Va bene, facciamolo”

La risposta mi colse un po’ di sorpresa, ma mi fece piacere. Mi girai sorridendo e le diedi un bacio delicato sulle labbra, notando che tremava un po’.

“Non preoccuparti, farò piano”.

Lei annuì. Le dissi di mettersi a pecorina, mentre mi masturbavo piano. Ero già quasi completamente eccitato, ma volevo avercelo veramente duro per “facilitare” quello dovevo fare. Non fu una cosa difficile, dato che avevo la visione del suo sedere e delle grandi labbra rigonfie e ancora umide dell’ultimo amplesso. Valentina mi guardava di sottecchi, ma ora sembrava non tremare più. Le dissi ancora una volta che era bellissima e mi sorrise. Aprii il preservativo e lo indossai, poi presi il lubrificante e, con calma, cominciai a spalmarcelo sopra. Ne presi ancora e infilai piano un dito nel suo sedere. Subito si contrasse, ma poi cominciò a rilassarsi, anche perché facevo veramente molto piano e la cosa fu più facile che non con sua sorella. Riuscii a infilare tutto il dito, poi decisi di tentare. Mi misi sopra di lei e cominciai a penetrarla piano. Vale cominciò a gemere e quando arrivai in fondo diede quasi un urlo. Vedevo le lacrime sgorgarle dagli occhi, ma stetti immobile dentro, sapendo che dovevo solo aspettare un po’ e sarebbe andata meglio. Piano piano, mentre le accarezzavo lentamente la schiena e le sussurravo parole tranquillizzanti, cominciai a muovermi molto lentamente, strappandole ancora dei gemiti.

Non mi disse mai di fermarmi o uscire: con una mano si teneva alla maniglia della portiera e il viso era ancora rigato di lacrime. Ora però gemeva sempre meno, mentre io, piano piano, avevo assunto un ritmo quasi normale, penetrandola con sempre maggiore forza.

Stavo sodomizzando la sorella della mia neo sposa e tra l’altro le stavo anche sverginando il sedere. Fu un’esperienza unica, soprattutto quando cominciai a masturbarla nuovamente con le dita, cosa che assieme alla penetrazione anale la fece venire per la terza volta. Valentina si accasciò in avanti, mentre continuavo a prenderla da dietro. Da un po’ di tempo non piangeva più, anzi, tra gemiti e sospiri si sentivano anche dei flebili: “…si… mi fai impazzire… è bellissimo”.

Eccitato dal vedere che ora se la stava godendo, accelerai ancora il ritmo, afferrandole i capelli e tirandole su la testa. Vale gemette ancora più forte, mentre sussultava per i colpi che riceveva quando la penetravo. Ero ormai al limite, ma volevo finire in bellezza.

“Sto per venire…”

“… ok…”

“… voglio venirti addosso…”

“… va bene, se è quello che desideri… cosa vuoi che faccia?”

“girati solo verso di me e chiudi gli occhi”

A quelle parole uscii in fretta dal suo sedere, strappandole una smorfia di dolore, ma ero ormai giunto al limite. Mentre mi sfilavo in fretta il preservativo, Valentina si era girata verso di me, le gambe raccolte da un lato, in attesa. Mi tirai su il più possibile, considerata l’altezza della macchina e presi a masturbarmi sopra di lei, guardandola.

In pochi secondi venni, con grossi schizzi che le annaffiarono i seni, il collo e anche la faccia, anche se cercai di non colpirle gli occhi. La vidi fremere e chiuderli, ma fortunatamente gli schizzi le arrivarono più che altro sul mento e sulla bocca e solo uno le finì praticamente in fronte.

Avevo profanato l’ultimo tempio, sverginando il sedere alla sorella di Giulia il giorno del mio matrimonio e avevo concluso il tutto spruzzandole il mio sperma addosso.

All’improvviso squillò il suo telefono. Per un attimo rimanemmo immobili, poi mi accorsi dell’ora e capii che ci eravamo trattenuti troppo a lungo. Valentina si allungò e prese il telefono dalla borsetta che giaceva lì accanto. Era Marco e quindi doveva rispondere.

Mentre la sentivo dire che eravamo leggermente in ritardo, ma stavamo arrivando, non potei fare a meno di osservare la scena. Valentina stava descrivendo la passeggiata che avevamo fatto, il bel tempo e il fatto che Giulia avesse preferito stare a casa a riposarsi con un tono assolutamente autentico, ma sta di fatto che era nuda in auto reggenti e ricoperta di sperma. Quei pensieri mi fecero tornare con furia l’eccitazione e in un’istante mi posizionai sopra di lei, spingendola dolcemente giù e la penetrai. Vale cercò di respingermi con una mano, ma vedevo già il piacere rallentare i suoi movimenti. Cominciai a spingere forte, mentre lei si abbandonava con il telefono stretto in mano, la bocca semi aperta e gli occhi chiusi, cercando di non ansimare e limitandosi a monosillabi, mentre le tette ondeggiavano avanti e indietro.

Le afferrai le gambe e le tirai su, tenendole con l’incavo del braccio e le diedi gli ultimi colpi. Mentre le venivo dentro con un debolissimo rantolo, sentii Marco che augurava buon viaggio a Valentina, dicendole di tornare presto. Lei si prese un paio di secondi prima di rispondere, quei due secondi nei quali sentii gli schizzi di sperma entrarle dentro, per poi salutarlo e chiudere il telefono.

“Ti sei divertito? Non mi hai scopato abbastanza?”

“Con te non è mai abbastanza”

“Vaffanculo… siamo in ritardo e dobbiamo muoverci”.

Mi vestii rapidamente, mentre lei si asciugava lo sperma che aveva ancora addosso. Poi, mentre sistemavo i sedili, indossò mutandine e reggiseno, infilandosi di nuovo il vestito e i tacchi.

Al ritorno non parlammo praticamente mai: mi limitavo a guardare le gambe snelle guarnite dalle calze e immaginare quello che ci stava sotto…
Arrivammo davanti a casa loro con un leggero anticipo: Vale mi chiese se volevo salire a salutare un attimo Marco e acconsentii. Entrammo dal portone del condominio, ma lei si spostò subito verso le scale che scendevano in basso, verso i garage, che erano in penombra.

Mi strinse in un abbraccio e mi baciò:

“volevo salutarti come si deve”

Quel bacio languido risvegliò la
mia eccitazione e presto mi ritrovai a stringerle i seni attraverso il vestito, mentre la premevo contro il muro.

“… dobbiamo andare, non fare così!”

“solo un’ultima volta…”

“cazzo, davvero non ti è bastato?”

A quel punto la costrinsi a girarsi contro il muro, mentre con una mano le afferravo i capelli e con l’altra mi slacciavo i pantaloni. Senza neanche calarli, tirai fuori il pene e tirandole su il vestito, la penetrai scostando leggermente il tanga.
Vale gemette e fece per divincolarsi, ma le tirai i capelli costringendola a tirare su la testa e le sussurrai all’orecchio:

“se non vuoi davvero perché sei fradicia? Non ti basta esserti fatta sodomizzare dal neo marito di tua sorella il giorno del suo matrimonio, ora ti fai scopare quasi dentro casa tua…”

“vaffanculo… questa è l’ultima volta…”

disse lei, mentre qualche lacrima le spuntava dagli occhi

“non ci sarà mai più niente tra di noi”

Non mosse però un muscolo per divincolarsi, mentre la sbattevo sempre più forte, costringendola a inarcarsi e tirare su una gamba quando, penetrandola, la sollevavo.
Improvvisamente, dalla tromba delle scale, si sentì il rumore di una porta. Qualcuno, da sotto, stava arrivando dai garage. In un attimo uscii da Vale e mi riallacciai in fretta i pantaloni, mentre lei si rassettava il vestito e si asciugava le lacrime. Appena in tempo: da sotto emerse proprio Marco, che non appena ci vide ci salutò, dicendo che era andato a fare la spesa ed era appena tornato. Vista la scarsa luce delle scale non si accorse del fatto che eravamo entrambi sudati e il vestito di Valentina era piuttosto spiegazzato. Colsi comunque l’occasione per salutarlo e dire che dovevo andare. Salutai anche Valentina con un abbraccio, anche se lei rimase fredda e si limitò a rimanere rigida mentre la cingevo con le braccia.

Tornando a casa, ero ancora eccitato. Nonostante la brutta chiusura, io e Valentina eravamo stati interrotti e odiavo non finire un rapporto. Ora poi sembrava che lei non volesse più averne a che fare, a forse era giusto così… In fin dei conti si sarebbero sposati presto anche loro e quindi le cose sarebbero cambiate… Arrivato a casa, proprio mentre entravo, chiesi a Giulia come stesse. Non ricevendo risposta andai in camera, pensando fosse ancora addormentata. Non appena aprii la porta la vidi, vestita con un baby doll di pizzo nero aperto completamente sulle tette e che le terminava a filo tra le gambe. Inoltre indossava i suoi tacchi 18 neri, lunghissimi e mi guardava vogliosa.

“Meno male che sei tornato, non vedevo l’ora di farmi una bella scopata…”

Quella sera, poco prima di andare a letto, mentre rispondevo sullo smartphone a chi aveva fatto le congratulazioni per il matrimonio, mi arrivò un messaggio di Valentina sulla chat. Mentre l’aprivo, Giulia si dava da fare sotto le lenzuola con un pompino da manuale.

CIAO, SCUSA PER PRIMA… TI È PIACIUTO IL TUO MATRIMONIO?

Mentre il sorriso mi si allargava sulla bocca a leggere quelle parole, mia moglie sotto le coperte ingoiava ogni goccia del mio piacere esplosivo.

Sì, mi era piaciuto davvero.

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