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Dopo la simultanea sodomizzazione di Claudio e mia, trotterello svelta sui tacchi alti, tenendo una manina dietro per evitare che il seme di Adelmo sporchi il pavimento. Faccio in tempo a vedere che, dopo l’assalto bestiale del Preside, Claudio ora sorride benché abbia ancora il volto bagnato dalle lacrime: è a pancia in giù e il grande corpo del Preside lo schiaccia sotto di sé, ma lo ricopre di baci e gli sussurra parole dolci all’orecchio.
Il mondo è bello perché è diverso, penso tra me e me.

In pochi minuti sono pronta: mi rialzo le parigine e per il resto ho ben poco da mettermi …. Claudio mi porta ad un’automobile: cammina male, immagino perché… mi dispiace per lui, spero gli passi presto… ma non riesco a dirgli altro che:
M.: “Claudio, ma tu hai la patente!”
C.: “Sì, certo… e anche l’auto è mia. Ero il primo della classe, quando 7 anni fa ho conosciuto il Preside. È stato amore a prima vista, mi sarei laureato facilmente… ma ho lasciato perdere tutto per fare solo ciò lui voleva. E adesso si è intestardito con questa cosa della femminilizzazione per me… cosa non si fa per amore!”.
Sorrido e taccio, non commento, non ho un carattere così forte da dire la mia. Mi accorgo però che Claudio è gentile, educatissimo…. Sembra anche molto più intelligente di me. Sì! saremo amiche! penso proprio che mi troverò bene.

Alle 19:30 siamo al Centro Estetico: si trova all’interno del Centro Commerciale più grande della Regione, ed è aperto fino alle 22:30. Siamo attese, si comincia subito con la parrucchiera… finiremo con l’estetista.
Alle 22:20 usciamo, guardo Claudio, spalanco gli occhi.
M.: “Ma… sei tu? Claudio? Ma… stai benissimo!”. Ha un viso molto carino, affusolato: con le sopracciglia sfoltite, le creme per il viso e la messa in piega risalta moltissimo. Barba, probabilmente, non ne ha mai avuta.
Lui arrossisce, ma sorride
C.: “Smettila, non sai come mi sento acconciato così! (ride educatamente) … Spero mi aiuterai ad accettare questa situazione… non decidiamo queste cose, né io né tu… io per amore e tu per natura, dobbiamo obbedire… e domani ci sposiamo”.
Il tono non è triste, sembra davvero contento di fare quel che il Preside decide per lui.

Ci avviamo a casa sua, un miniappartamento di periferia. Lo aiuto a riempire l’auto con le sue cose: quel che non ci sta, tornerà a prenderlo con calma.
Andiamo alla mia villa. Nell’ingresso un biglietto con scritto come dovremo vestire domani. Io arrossisco, addio sogni dell’abito bianco e pranzo… vedremo come sarà la luna di miele. Lui abbassa la testa e sospira profondamente, ma è rassegnato.

Scarichiamo tutto, lo portiamo nella camera assegnata a lui. Prima di addormentarmi realizzo che mi sento meno sola, non ho paure verso di lui: è gentile e in tante cose del carattere ci assomigliamo.

Il mattino dopo mi sveglio presto, mi ricontrollo, sono perfetta. Il lavoro del centro estetico mi rende quasi splendente. Apro il pacco con le cose che il Preside ha deciso che devo indossare: occupano poco spazio, immagino già… E, infatti: decolleté bianche, tacco a spillo 9cm. Autoreggenti bianche 12 denari. Un nuovo cuneo anale, con coda da gatta, bianca. Biglietto con scritto: “Indossa il collare che ti aveva messo Adelmo” (bianco, elegante, con piccoli smeraldi, il colore dei miei occhi, ad arricchirlo). Per il resto… nuda. Spero solo che non ci sia gente alla cerimonia.

Giunta da basso, c’è il Preside, gli lecco il dorso della mano, lui si complimenta con me e mi fa inginocchiare accanto a lui, ad aspettare. Si sente rumore di tacchi che scendono dal 2° piano: è Claudio. Sgrano gli occhi, il mio prossimo marito è in rosa, con il colore del viso di un bel rosso fuoco. Scende imbarazzato, non riesce ad alzare gli occhi: per lui decolleté di 7cm (così siamo quasi alte uguali) , autoreggenti rosa, gabbietta di plastica per il pene, con farfallina rosa. Anche il collare è color rosa, ma di cuoio, con scritto in bianco “Ercole” (il nome del Preside) e un cuoricino rosso. Non ha l’ombra di un pelo sul corpo, ha le spalle più strette dei fianchi. Il sedere non è molto mascolino, ma le gambe hanno un po’ troppi muscoli ancora.
Vedo che il preside gonfia il largo torace, come un gorilla: divora Claudio con gli occhi. Claudio, finite le scale si ferma, sembra paralizzato. Il Preside quasi gli si avventa addosso, lo abbraccia, lo solleva, lo bacia con l’ardore di un toro infoiato … Claudio si riprende, ricambia il bacio, gli accarezza la nuca. Gli sussurra dolcemente:
C.: “Ti odio padrone, muoio di vergogna…, sei sicuro che ti piacerò sempre se cambio così?”.
Il Preside, Ercole appunto, risponde con una specie di muggito taurino …

L’imminente accoppiamento viene interrotto da un vocione alle mie spalle:
“Ercole! Calmati! Si devono sposare!”.
Claudio si volta di scatto e allarma il proprio partner:
C.: “Il maestro, c’è il maestro!”.
Quindi corre ai suoi piedi: non bacia il dorso della mano ma si prostra ai suoi piedi col viso a terra.
Mi volto anche io: ha parlato un gigante alto forse più di due metri, in smoking nero, moro, con una barba corta, bella e curatissima, due occhi neri, profondi e magnetici… è sui 50 anni e largo come un armadio.
Capisco che si tratta di una persona particolare, corro accanto a Claudio e lo imito.

L’omone tace per qualche secondo, poi si china e accarezza la testa di Claudio.
Maestro: “Ciao Claudio, stai molto bene così. Brava”. Poi rivolto al Preside:
Maestro: “Ercole ti sei calmato? È questa la nuova?”.
E.: “Sì, mi scuso, ma lo sa che il mio schiavo mi fa ribollire il sangue ogni volta… Comunque, sì, ai suoi piedi c’è M., è lei”.

Una manona scende, dal mento mi fa alzare il viso, mi guarda e vuole esser guardato: il verde dei miei occhi si perde nel profondo nero dei suoi. Tremo. Non riesco più a staccarmi da quel nero… vedo solo nero… il mondo quasi diventa nero.

Maestro: “In piedi, ritta”.
Impiego un interminabile secondo per capire… mi alzo, lenta, non capisco cosa mi succede, mi gira un po’ la testa. Per istinto mi copro le tettine con una mano, la patatina con l’altra… e finalmente riesco ad abbassare gli occhi. Purtroppo, mi sono già bagnata tra le gambe e il seno si è gonfiato quasi all’istante. Lui avrà già visto e valutato tutto.
Maestro: “Gira”.
Sono in confusione totale, non capisco mi succede. Mi sembra di essere una gatta a una Mostra, che viene valutata. Realizzo che devo far vedere il lato B, ubbidisco. Passa qualche secondo, poi:
Maestro: “Il collo. Solleva i capelli e gira di nuovo”.
Ubbidisco. Chissà cosa penserà di me vedendomi già umida e bollente. Ancora:
Maestro: “Giù”. Mi inginocchio, stavolta ho capito subito.

Maestro: “Ercole va bene, vengo con voi in luna di miele. Ti assicuro 5 giorni, non 14… se poi è davvero una ragazza perbene, vedremo”. Una pausa e riprende: “M. per te tre parole: ubbidienza, pudore, sperma. Ercole ti spiegherà. Ora vi sposate ma io devo andare: auguri. Ci vedremo domani, a Malpensa”.
Intanto ho rimesso il viso a terra, accanto a Claudio: dei passi pesanti si allontanano.
Claudio si rialza, torna dal Preside, si tengono per mano. Sono un po’ frenati ora. Mi rialzo anche io, il Preside mi sorride:
E.: “M. stai serena, è normale, fa questo effetto a tutti. Soprattutto a tutte… ma è selettivo al massimo” e scoppia in una risata allegra.

Suonano: è il consigliere comunale che ci sposerà. Entra e consegna già gli atti a Claudio: certificato di matrimonio, atto per l’età legale, e persino la mia nuova carta d’identità con ben scritto “sposata”. Non ci stacca gli occhi di dosso, son contenta che anche Claudio piaccia, ma non posso evitare di vedere che l’uomo politico è in erezione da quando ci ha visti. Si schiarisce la voce, sembra debba mandare giù un rospo. Claudio nota tutto e sorride, io abbasso gli occhi.

La cerimonia dura al massimo 10 minuti, forse cinque. Claudio ed io diciamo la formula, lui fa la dichiarazione di avvenuto matrimonio. Infine, Ercole, il Preside.
E.: “Ora M. vai col dottor Musacchio nel salottino in fondo, dal lato opposto. Ricorda: ubbidienza, pudore, sperma. E quando sarai libera non disturbarci”.
M. “Sì, signor Ercole, ho capito”.
Lui mi sorride dolcemente avvolgendo Claudio per il fianco e salgono le scale: spero non si sentiranno gli strilli di Claudio e i muggiti del Preside fino qui, al pianterreno.

L’ometto (non è alto, è mezzo calvo, ha la pancetta) si fa coraggio, mi si avvicina:
ConsCom.: “Signorina… cioè, signora… lei… lei è bellissima… mi ha detto il signor Preside che lei è molto ubbidiente… mi mostrerebbe il salottino di cui si parlava?”.
M.: “Sì signore, certo, mi segua”.
Mi si mette dietro, sento i suoi occhi incollati al mio sedere… pochi passi e la sua mano è sul mio lato B, prima accarezza, poi palpa, infine si insinua tra le chiappe e sonda il buchino. Purtroppo mi piace, gemo sottovoce, dolcemente, lui sente. Arriviamo, lui chiude la porta.

Mi prende per mano, mi dice di avere “una grande sofferenza qui, posso farle vedere?”. Senza attendere risposta, mi ferma, mi fa voltare e si abbassa i calzoni. Ha un pene normale, non grande, mi ricorda quello di Luigi, il mio ex fidanzato. Con delicatezza, posa una mano sulla mia spalla e mi spinge verso il basso.
Mi sottometto, vado in ginocchio ai suoi piedi: il pene non è grande ed è duro paonazzo dalla voglia: lo imbocco, spingo senza fatica fino a sentire i suoi testicoli contro il mento, succhio. Lui geme, come un animaletto ferito. Sentirmi così desiderata mi fa bagnare: il mio bocchino dura un paio di minuti e mi ferma.

ConsCom.: “Signora, si fermi, io… io sto impazzendo”, una pausa, mi rialza e…: “Ha visto che bel quadro quello là? Venga, si metta qui sul divano, ci si inginocchi sopra e guardi dietro la spalliera”.
Ubbidisco, non sarò un genio ma so benissimo cosa vuole farmi: messa così, col viso che sporge oltre la spalliera, sto mostrando patata e culetto indifesi. È gentile; subito controlla la mia lubrificazione.

ConsCom.: “Lei bellissima… sia davanti sia dietro… e così remissiva…”. Lo appoggia piano alla fessurina, spinge piano… entra tutto senza fatica.
Purtroppo, io godo subito… non un orgasmo violento, ma un vero orgasmo. Sono proprio cambiata, l’orgasmo immediato sta diventando un’abitudine e mi vergogno di me stessa. Mentre miagolo sottovoce, lui:
ConsCom.: “Cazzo! che figa galattica che sei… e anche docile e ubbidientissima!”.
Si muove piano dentro di me, vuole gustarmi tutta, lo sento che trema, forse sta per spruzzare… ma esce.

Ora punta al buchino posteriore, non mi ha preparata se non con i miei umori e solo un attimo, ma sta ancora più attento a non farmi male. Entra lentissimo, tutto, fino in fondo. Mi piace, tanto… e non provo né dolore né bruciore.
Geme di nuovo, gli tremano le mani con cui mi blocca i fianchi… ora mi dà due colpi fortissimi e si ferma fino in fondo: spruzza, spruzza tanto, sento almeno 7 colpetti del suo sesso all’interno del mio sedere.
Esce.
Con la mia vocina da bimba buona: “Gra… grazie signor consigliere comunale”.
Sto imparando.
Sono proprio cambiata.

Continua

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Autore Pubblicato il: 22 Ottobre 2022Categorie: Racconti di Dominazione, Racconti Trans0 Commenti

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