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LA PROPRIETARIA DEL BED AND BREAKFAST – PRIMA PARTE

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Quanto è bella giovinezza, che si fugge tuttavia!”, scrive il poeta. Beh, io cerco di farla durare il più possibile, di tenermela stretta, per quanto posso. Prima o poi, ne sono consapevole, il peso degli anni mi chiederà il conto; ma nel frattempo che sono in buone condizioni fisiche e mentali, voglio continuare ad assaporare tutti i piaceri della vita, che sia un buon pranzo, una nuotata in mare, un bel viaggio, una scopata. Mi presento: il mio nome è Ines, ho superato da poco i cinquanta: mi fermo qui perché non è educato rivelare l’età precisa di una signora ma comunque l’opinione generale è che mi tengo bene e dimostri meno della mia età anagrafica: quindi, vox populi, vox dei. Da ragazza, lasciatemelo dire, ero una vera bellezza, gli uomini si voltavano al mio passaggio, mi fischiavano dietro; e anche adesso, molti sguardi riesco ancora a catturarli. Il DNA mi dà una grossa mano, perché non faccio niente di particolare: a tavola non mi nego nulla, lo sport preferisco guardarlo in tv. Se mi guardo allo specchio, sono soddisfatta di ciò che vedo: certo, c’è qualche chilo in più intorno ai fianchi, il seno è più robusto, intorno agli occhi hanno fatto capolino le rughette, ma non è detto che sia un male. Non ho la psicosi del tempo che passa, i lifting e le iniezioni di botulino le lascio alle ragazzine stupide in lite con sé stesse e alle signore di mezza età che non riescono ad accettarsi.

Un altro aiuto a stare in forma, per come la vedo io, me lo dà il mio carattere, solare, aperto, allegro, giocoso. Amo il rapporto con la gente, mi piace stare ad ascoltare le loro storie. Caratteristiche perfette per il mio lavoro: gestisco un bed and breakfast accanto al mare. Per quel che riguarda la mia vita sentimentale, sono divorziata da tempo, non ho mai patito la solitudine. Il sesso mi piace: ho un debole per i maschi giovani, ma non disdegno le belle ragazze. Qualcuno mi definirebbe bisessuale, altri semplicemente e brutalmente una troia: a me le etichette non interessano, faccio quel che mi pare senza disturbare nessuno. Ho una concezione dell’amore differente da quella tradizionale e finché la mia libertà non ostacola quella degli altri, va bene così.

L’estate scorsa è capitata nella mia struttura una giovane coppia proveniente dal centro Italia. Molto carina e bene assortita: lui un figo da paura, moro, una folta testa di capelli ricci, lineamenti marcati e decisi, alto, spalle larghe e torace ben definito, senz’altro un atleta; lei esile, biondina, un visetto dolce e grazioso, innocente, occhi azzurri tondi tondi, un corpicino dalle curve ben tratteggiate, belle gambe, snelle e toniche. Abbiamo legato subito: erano simpatici, estroversi. Un vero piacere passare le serate, dopocena, a conversare con loro, sotto le stelle, sorseggiando una buona grappa o un limoncello. Attraverso il mio lavoro, ho conosciuto molte coppie, mi vanto di saperle etichettare in un attimo: ci sono quelle che nascondono segreti inconfessabili, altre che non comunicano; quelle che si guardano in cagnesco, altre ancora che sono destinate a scoppiare nel giro di breve tempo. Roberto e Elisa no, erano diversi: scherzavano, ridevano, si prendevano in giro; non perdevano occasione per abbracciarsi, baciarsi, si cercavano a vicenda. La loro felicità e complicità saltava agli occhi. Vivevano nel loro microcosmo ed era un mondo che mi piaceva molto. Al punto che iniziai a chiedermi se non potesse esserci posto anche per me, almeno per una sera. Perché no? Mi sembravano ragazzi aperti ed erano in vacanza, un periodo ideale per la trasgressione. Tra l’altro alcune occhiate interessate da parte di Roberto non mi sfuggirono e una sera, da lontano ,sentii Elisa dire “Sì, è vero, è ancora una bella donna”. Non sono una persona da lasciare le cose intentate: mi misi in testa di sedurli e mi misi all’opera.

Roberto era la “preda” più avvicinabile, facile da conquistare. Gli uomini per una scopata in più venderebbero l’anima al diavolo. Aspettai il giorno giusto che non tardò ad arrivare. Elisa si era recata al mare di buon mattino, lui aveva promesso di raggiungerla dopo aver sistemato una piccola noia meccanica dell’auto. Lo raggiunsi in cortile, il sole stava iniziando a farsi rovente, lui armeggiava con i ferri, a torso nudo e in shorts. Era tutto sudato, proteso nello sforzo. Lo guardavo mordendomi le labbra. Avevo scelto di mettere un leggero vestitino a fiori, abbastanza scollato: se non mi ero sbagliata, il giorno che mi aveva visto con questo addosso mi aveva squadrato a lungo. Mi avvicinai porgendogli un bicchiere di limonata fresca.

-Roby, gradisci? Con questo caldo…

-Grazie, Ines, volentieri.

Era assetato, trangugiò la limonata in un attimo. Io bevevo piano e continuavo a piantargli gli occhi addosso. Emanava testosterone.

-Ahhhh, grazie. Ci voleva.

Posammo i bicchieri sul tavolino e, non casualmente, gli sfiorai un braccio. Mi guardò un po’ sorpreso. Io continuai ad accarezzarlo, gli presi la mano e la baciai. Lui era troppo stupito per reagire.

-Ma, Ines…

-Ssss…..toccami.

Mi passai la sua mano sulle tette, mi piaceva. Le tirai fuori dal vestito, mi strofinai le dita sui capezzoli eretti. Ero già bagnata. Roberto rimaneva lì, un po’ rigido, ma non si sottraeva. Buon segno. Avevo la sua mano tra le mie, la misi giù, tra le gambe.

-Sentii quanto sono bagnata….mmm….

-Ines, io…

-Ssss…..zitto….accarezzami.

Stavolta non se lo fece dire due volte, infilò la sua mano dentro le mutandine, le dita dentro la figa. Ebbi un sussulto di godimento. Con la sua mano nella figa, potei dedicarmi a lui. Prima le spalle larghe, poi il petto massiccio. Ma non volevo aspettare troppo, volevo il suo cazzo. Con un gesto deciso, gli abbassai shorts e mutande, liberando il suo cazzo semi duro. Mi inchinai, pronta ad impossessarmene. Era già scappellato, non troppo grosso, ma lungo: come piacevano a me. Lo presi tra le mani, giocandoci un po’, facendolo scorrere tra le dita. Si impennò immediatamente.

-Mmm…bello – dissi, sempre più eccitata.

Gli carezzai le palle dure, poi poggiai le labbra sul glande. Iniziai a pomparlo e stavolta fu lui che emise un sospiro di piacere. Glielo succhiavo avidamente, masturbandomi allo stesso tempo. Era stupendo sentirlo nella mia bocca, sempre più duro, sempre più umido. Stava godendo, non mi sorprendeva: i pompini erano una mia specialità Non durò molto: quando lo sentii vicino a venire, mi staccai e lo masturbai con le mani per concludere. Sborrò con un grido, sul mio viso e sulle tette nude. Una crema deliziosa che assaporai con gusto. Mi alzai, lui affannava ancora. Glielo presi in mano, tutto bagnato, era ancora mezzo duro. Lo volevo dentro, ma proprio mentre mi apprestavo a togliermi le mutandine e a mettermi in posizione, sentimmo il rumore di una porta sbattere. Elisa era tornata. Se ci avesse trovati così sarebbe scoppiato un casino. Ci ricomponemmo quindi in fretta e scappai in camera mia. Fortunatamente evitai di incrociare Elisa: ero rossa in viso, magari avrebbe potuto intuire qualcosa. Non volevo: sarebbe stato contro i miei piani. Ero ancora infoiata, ma non avevo ancora goduto: Distesa a letto, mi accarezzai furiosamente, ebbi un orgasmo squassante. Che libidine; tutto era stato eccitante. Peccato non averlo preso dentro, ma era solo questione di tempo. Dovevo solo giocarmi bene le mie carte.

Il giorno seguente parlai ad Elisa della possibilità di visitare delle rovine romane. Accettò con gioia; Roberto non era interessato e restò a casa a dormire. Dopo pranzo, partimmo con la mia auto alla volta del sito archeologico. Conoscevo bene il luogo, che era davvero suggestivo e interessante, quindi feci da guida turistica alla mia ospite. Elisa era entusiasta, non faceva che ripetere “magnifico”. “stupendo” e scattare foto. Io parlavo meccanicamente: tutta la mia attenzione era concentrata su Elisa, sul suo sorriso radioso. I suoi occhioni da cerbiatta splendevano al sole. Camminava ancheggiando, il suo culetto stretto in un vestitino leggero che le copriva a malapena le tette e metteva in mostra due gambe da ballerina di fila. Ad un certo punto mi sorprese. “Sorridi”, e scattò una foto anche a me. Le chiedi di farmela vedere.

-Mamma mia, sono orribile.

-Ma che dici, Ines, sei una bellissima donna.

Gratificata dal complimento, glielo restituì subito e anche lei sembrò piacevolmente colpita.

-Sei troppo gentile, ma sono una ragazza come tutte le altre…

-Di più. Sei una ragazza acqua e sapone come ormai se ne trovano poche.

-Dici?

-Certo. Sei semplice, non hai tatuaggi né piercing né le unghie dipinte di verde.

-Non mi piacciono – rise.

-Appunto: acqua e sapone!

-Forse.

Ci sedemmo in un bar, mentre il sole iniziava a tramontare. Brindammo allegramente e parlammo del più e del meno. Lei disse quanto era fortunata ad avere uno come Roberto, veramente un bravo ragazzo. Non stentavo a crederlo. Che bella ragazza era; i suoi occhi erano di un celeste intenso che le davano una espressione angelica. Veniva naturale starla a guardare. Ero pronta per la mia “trappola”. Le offrii di fare un giro panoramico sulle scogliere. Approvò con la testa col tono entusiasta di una bambina cui stai comprando il suo giocattolo preferito. La scarrozzai nei dintorni, facendo sosta nei paesaggi più suggestivi per permetterle di scattare foto. Arrivata all’ultimo, fermai l’auto e restammo ad ammirare il tramonto. Il sole morente all’orizzonte era diventato una grande palla di fuoco. Uno spettacolo mozzafiato. Era un posto per coppiette, lo sapevo bene. Come pensavo, Elisa ne fu ammaliata. Si godeva la vista senza parlare guardando fuori dal finestrino. Ad un certo punto si riscosse.

-E’ fantastico – sussurrò – Mi sento in pace con l’universo. Nuda. Come se oggi tutto fosse possibile.

-E’ un bel posto – convenni – Ma sai una cosa? Per quanto i panorami possano essere stupendi, alcune persone lo sono di più.

-Ad esempio?

-Tu. Tu sei bellissima.

-Dai, non scherzare….

-E’ vero. Sembri un angelo.

Le mie parole rimbalzarono nel silenzio, insieme al rumore delle onde che si spegnevano sulla riva. Ebbi come la sensazione che se le stesse gustando. Le misi una mano sulla spalla. Non si voltò. Incoraggiata, la accarezzai. Finalmente si girò con movimenti lenti e mi piantò addosso i suoi occhi azzurri dolcissimi. Non ci fu bisogno di altre parole. Ci baciammo e trasalì al contatto con le mie labbra. Forse ebbe un piccolo attimo di esitazione, poi si lasciò andare e la sua lingua rispose alla mia. Avevo voglia di lei, la desideravo. Le tolsi subito il vestito e le toccai i seni, indugiando sui capezzoli eretti.

-Ah, sì – bisbigliò.

Ansimava mentre le baciavo quelle tette, erano fantastiche, morbide, tenere, rotonde con una leggera curva a mezzaluna. Sentii la sua mano sulle mie, le facilitai il compito sbottonandomi il vestito. Non perse tempo e allungò le mani sul mio corpo. Questa volta fui io a sospirare: non so se avesse mai accarezzato il seno ad un’altra donna, ma era brava, aveva un tocco magico.

In un attimo fummo completamente nude. Abbassai i sedili, lo spazio non era tantissimo, ma poteva bastare. Mi avvicinai al sedile del passeggero e divaricai le gambe di Elisa. Mi accorsi subito che era già tutta bagnata. Aveva gli occhi chiusi, in estasi. Le aprii la figa con la dita e ci misi dentro la lingua. Adesso non potevo vederla, ma la sentivo: a ogni leccata rispondeva con un respiro affannoso di godimento o con un mezzo urletto. Ad un certo punto iniziò a parlare:

-Sì….così….bello….brava….mmmm…..mi fai godere…..mmmm…

Andai col mio colpo segreto: le tre dita dentro in figa. Replicò con un sobbalzo e un grido di piacere.

-Sììììì….dai….continua….oddio….Dio…è troppo bello….daiii…..

Due minuti dopo ebbe un orgasmo formidabile che la lasciò esausta sul sedile. Continuò a respirare affannosamente per un po’. Io mi gustavo il mio trionfo distesa nel sedile del guidatore.

-E’ stato meraviglioso – disse quando si riebbe – Non l’avevo mai fatto con una donna.

-E ti è piaciuto…

-Da morire. Sei stata bravissima.

Io non parlai, lasciai che ci arrivasse da sola.

-Posso ricambiare?

-Se ti piaccio…

-Sì….sei molto bella. Hai due seni strepitosi.

Non risposi, non aggiungi niente, non le diedi alcun consiglio. Lasciai che fosse lei, con la sua inesperienza, con la sua acerba voglia, col suo entusiasmo, ad agire. Mi squadrò per bene, un po’ perché non sapeva da dove cominciare, un po’ perché – credo – le piaceva ammirare il mio corpo nudo. Partì baciandomi le tette: succhiò i capezzoli con avidità e dolcezza. Sì, era proprio brava, ci metteva passione e cuore. Quindi, sempre con la bocca sulle mie tette, mi accarezzò il ventre. Si soffermò sulla clitoride, facendomi sobbalzare. La massaggiò, prima piano, poi accelerando il ritmo. Sempre di più, sempre di più. Io godevo come una matta, mi dimenavo come un’ossessa sul sedile. Volevo ancora di più e, come se avessi percepito la mia idea telepaticamente, mi infilò un dito dentro la figa. Un colpo da maestro.

-Quanto sei bagnata…. – disse.

-Sì….sì….sì…. – riuscivo a dire in preda al godimento.

Squirtai, con un urlo. Fortunatamente eravamo soli. Chissà quanti uomini avrebbero pagato per godersi lo spettacolo, pensai. Restammo abbracciate per un po’, in silenzio, ogni tanto ci scambiavamo qualche bacetto o qualche carezza lasciva; solo quando fu buio, ci rivestimmo per andare a cena. Non dicemmo una parola nel tragitto di ritorno; Elisa comunque non aveva la faccia di una che si fosse pentita di qualcosa.

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