Una delle cose che mi eccita di più’ e’ farmi guardare. Sapere di attirare gli sguardi, di scatenare desideri, di eccitare anche il più’ tradizionalista e puritano dei maschi. Mi piace turbare soprattutto quelli di una certa eta’. 

Il mio fondoschiena e’ la mia esca. Lo curo, lo scolpisco in palestra. Li vedo sbavare, li vedo desiderarlo, sognarlo, volerlo nelle loro mani. Lo vogliono toccare, schiaffeggiare, palpare, magari leccare piano. Maiali. Li adoro.

 

Dunque in palestra. Ovviamente indosso leggings neri molto attillati, con tanga neri. Ieri avevo appena cominciato la mia solita routine, ellittica, steps, corsa. Gambe in movimento, glutei sempre duri.

L’ho visto con la coda dell’occhio. Un signore sulla cinquantina, brizzolato, con occhiali neri. Un fisico asciutto, in forma. Mi guardava da vari minuti, mentre era seduto a fare i suoi sollevamenti. Il suo sguardo sul mio culo. Il suo pensiero su di me.

Istintivamente rallentai un poco i movimenti sull’ellittica, e cominciai a muovermi ancora più’ provocante, apposta. Lo volevo far bollire di voglia. Il mio culo sodo era davanti a lui, ma non poteva fare nulla, il poveretto. Avrebbe voluto alzarsi, prendermi per i capelli e spingermi contro il muro. Lo sentivo. Avrebbe voluto schiacciarmi la faccia control il muro mentre da dietro mi premeva il suo pacco contro il mio bel culo rotondo. Ma nulla, non poteva.

Era ora di andare a casa. Mi sono girata piano, l’ho guardato dritto negli occhi per un solo secondo, e gli ho strizzato un occhio. Che stronza, ho pensato mentre gli passavo di fianco andando verso lo spogliatoio. Quella sera lui si sarebbe segato, o forse avrebbe inculato sua moglie pensando a me. Sono tutti maiali.

 

Tornando a casa dopo la palestra non mi sentivo ancora soddisfatta. Quando torno in metropolitana non mi cambio i leggings. Mi piace entrare nell folla, con il culo esposto, ancora avvolto dai leggings da palestra ultra attillati. Che scena…

Ero in piedi, e mi guardavo attorno. Gia’ un paio di ragazzi mi guardavano interessati, ma erano timidi , veloci ad abbassare lo sguardo quando mi giravo a guardarli. Nulla di interessante.

Poi mi sono accorta che lui era li’, nella stessa carrozza, in piedi poco distante da me. Lo stesso signore della palestra. Anche lui mi aveva notata, ma era visibilmente imbarazzato.

 

Ovviamente, da brava puttana, mi sono piano piano avvicinata a lui. Senza guardalo in faccia, mi sono piazzata davanti a lui, molto vicina, con il mio sedere in contatto con la sua gamba. La metropolitana si muoveva veloce e le vibrazioni erano tante. Il mio culo perfetto si strusciava piano contro la sua gamba. A volte anche contro il suo pacco.

Potevo sentire la sua eccitazione sul collo con il suo respiro accelerato, profondo. Mi voleva, lo stavo facendo impazzire. Che godimento.

Continuavo a muovermi piano e sentivo il suo cazzo diventare duro sotto i suoi pantaloni. Mi sono girata solo a meta’, e ho accennato un sorriso verso di lui. L’ho visto cosi’ eccitato, cosi’ terrorizzato dalla sua voglia per il mio culo giovane e volgare. Un culo da favola. Un culo da puttana. Che si strusciava sul suo cazzo. Un cazzo che diventava più’ grosso al passare dei minuti. Lo sentivo quando mi ci appoggiavo sopra.

 

Poi, senza preavviso, quasi sorprendendomi, feci una cosa che di solito non faccio. Allungai la mano dietro, e mentre nessuno guardava, protetti dalla folla, gliela misi sul pacco. Lo sentii con la mano, lo accarezzai piano. Guardavo davanti e facevo finta di nulla, ma la mia mano era dietro, sui suoi pantaloni, sul suo cazzo. Andavo su e’ giu’ lo sentivo in tutta la sua lunghezza. Il maiale era in tiro. Come un toro da monta pronto per la sua femmina. 

 

Le porte si aprono alla fermata. Cambio presa veloce, lo afferro per la mano e lo trascino fuori dal treno con me. Non mi sono fermata, continuai a camminare tenendolo per mano, senza girarmi, senza guardarlo. Veloci tra la folla che lasciava la stazione. Lui con me, chissà’ che pensava, gli sentivo battere il cuore forte. Usciti in strada, continuai a camminare, con lui per mano. Senza parole, verso una vietta piu’ piccola. Poi in un vicolo, in una rientranza sul retro di un garage, al buio. Mi sono fermata, e senza mai girarmi ne’ dicendo una parola, mi posiziono con la faccia contro il muro, il mio culo arcato in fuori, verso di lui. le mie mani ora appoggiate al muro, in alto. Sono sua prigioniera, sono la sua puttana, il suo culo da sfondare.

Sento le sue mani veloci su di me, sulle chiappe sode. Me le prende forte, le afferra, le palpa. Poi lo sento avvicinarsi, con il suo respiro sul mio collo, sul mio orecchio. Mi lecca il collo, la guancia. Non dice nulla ma lo sento forte, duro, contro il mio culo.

Poi una mano afferra i miei leggings e li strappa verso il basso. Il freddo sul mio culo ora mi eccita ancora di più’. Sono esposte, al suo sguardo, alle sue mani, al suo desiderio porco.

Slap! Uno schiaffo forte sulla chiappa. Che maiale, pensai. Fa con me quello che sua moglie non gli lascerebbe mai fare. Mi tratta come quelle puttane ogni tanto si fa quando e’ in viaggio per lavoro.

Lo sento ancora più’ vicino, questa volta sento il suo cazzo. Lo ha tirato fuori, e si sta segando mentre mi tocca il culo.

Con la mia mano lo raggiungo, lo sento. Gli prendo le palle in mano, mentre lo sento grugnire. Lui mi molla un altro schiaffo al culo, mentre io gli massaggio piano le palle sode.

Mi lecca ancora la la guancia da dietro, poi mi afferra i capelli e mi tira se’. Ecco il suo cazzo puntato al mio culo, lo struscia bene tra le mie chiappe. Avanti, indietro, mentre mi tira i capelli e grugnisce ancora come un animale. 

Ora lo voglio. Mi giro, lo guardo negli occhi, e con voce porca gli dico piano “montami, maiale. Sono la tua porca. Sfondami…”.

Lui non se lo fa ripetere due volte e con un colpo secco mi e’ dentro. Nel buco del culo, con il suo cazzo duro come un pezzo di legno. Prima piano lo ritira fuori, poi secco ancora dentro. La mia faccia schiacciata contro il muro. Piano fuori, poi forte dentro, a punirmi con il suo membro.

Nel mio culo, contro il muro, come una schiava da inculare di brutto.

Anche io muovo il culo, ad accarezzare il suo cazzo, mentre ancora gli accarezzo le palle con la mano.

Mi penetra, mi punisce. Ancora, ancora, ancora. 

D’improvviso lo tira fuori, lo sento imprecare e mi versa addosso un fiotto notevole di sperma caldo. Io resto immobile, contro il muro. Mi molla uno schiaffo finale, ancora più’ forte.

Poi lo sento indietreggiare, risistemarsi e allontanarsi. Si ferma dopo pochi pochi passi e si gira ancora a guardarmi. Nella penombra, questa troia fantastica, voltata contro il muro, le mani alzate sopra la testa, un culo perfetto in fuori, con leggings strappati alle ginocchia, e ancora il suo sperma caldo su di lei. 

Che scena, che godimento, che vacca. Sono io, il piacere e’ tutto mio.

 

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Che dite, lettori affezionati, vi e’ piaciuta?

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Baci

 

Ma_ra