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Racconti Eroticisenza censura

Linda – Parte 6

By 30 Gennaio 2026No Comments

“Anche nei bagni dei bar???”
“Eh sì…”
“No dai, non ci credo…”
“Invece sì, anche in un camerino dell’OVS”
“Noooo questa è il massimo!”
“Avevamo preso quell’andazzo e come ci prendeva l’idea… si faceva. Poi a un certo punto è diventata una specie di sfida, collezionare i bagni dei bar qui in paese, ce n’è rimasto uno solo ma perché è troppo piccolo, il locale voglio dire, non il bagno, quello avrebbe fatto poca differenza”
“Cioè, voi entravate lì dentro già arrapati come delle scimmie e in quattro e quattr’otto…”
“Non è che si facesse chissà che…”
“Ti faceva un pompino la mammina?”
“Ma sì, cose di questo tipo, magari anche senza finire, che tanto dopo poco saremmo stati da lei o da me e si finiva lì”
“Senti che bravi, sei proprio un maialino Matteino e sai cosa?”
“Cosa?”
“Lo voglio fare anch’io”
“Non cazzo Linda, non te l’ho raccontato perché ti venissero le idee, per favore, lascia stare”
“E invece mi sono venute, specie quella dell’OVS…”
“Linda, per favore…”
“Già m’immagino la scena: lì non ci conosce nessuno, entriamo, girelliamo lì intono, nel reparto donne e poi a un certo punto io ti faccio “papi, mi accompagni nel camerino che vedo come mi sta questa cosa?”
“No cazzo, non possiamo, ma come ti viene in mente”
“E invece sì che possiamo. E poi se pensi che sia poco credibile, invece di babbo posso chiamarti zio, o preferisci nonno? Nonnino Matteo ahahahah!”
“Vai a cagare, va’”
“Allora siamo d’accordo, sabato mattina che non ho scuola”
“Ma no, non siamo d’accordo per niente invece. Io Linda…”
“Dai che ti tenta l’idea, cosa vuoi che ti faccia quando siamo lì dentro? Ti faccio una sega? Te lo prendo un po’ in bocca? O preferisci fare tu qualcosa, quella cosina che ti piace tanto farmi?…”
“…”

Sabato mattina verso le 10.30 erano davanti all’ingresso principale di OVS…
“Allora siamo d’accordo, disinvolti, magari fai anche delle osservazioni tipo questo no perché costa troppo, questo non ti sta bene, con questo sembri un po’ troia ahahah”
“Ecco sì cominciamo subito bene, per non destare sospetti nelle commesse…”
Entrarono, Linda spavalda, lui guardandosi intorno come se fosse lì per rubare qualcosa.
La ragazza si aggirava quasi di fretta tra uno scaffale e un’espositore di capi, prendendo e rimettendo a posto maglie, pantaloni, top, gonne.
“Papo, papino! Questo ti piace?”
“Boh… sì, non mi sembra male…” imbarazzatissimo.
“Un po’ d’entusiasmo dai! Non ti farò spendere un capitale.”
“Eh, speriamo…” un pesce fuor d’acqua.
“E questo?”
“No, troppo caro, lascia proprio stare.”
“Uffi… sei tirchio, te lo dice sempre anche mammina.” e gli fece l’occhiolino
Si aggirarono ancora un po’ e dopo che Linda ebbe preso con sé un top e una minigonna, si diresse verso i camerini.
“Vieni anche tu, papi, così i dici se sto bene oppure no” pronunciato ad alta voce affinché la commessa, poco distante, potesse sentire bene.
“…”
Dovette ammettere a se stesso che, al di là dell’imbarazzo, la cosa iniziava a stuzzicarlo, anche se non sentiva proprio l’eccitazione crescere.
Appena dentro al corridoio, con sei camerini tre per lato, e lo specchio sul fondo, Linda lo prese per un braccio e lo tirò dentro.
“Dai, tiralo fuori, ce l’hai già duro, Paperino?”
“Ma… insomma, ho un po’ d’ansia…”
Linda gli appoggiò la mano sul pacco e verificò che effettivamente non c’era una delle solite erezioni in corso, ma non si scoraggiò.
“Fa niente, ci arrangiamo in un altro modo, fammi un ditalino.”
La cosa quasi lo scioccò, però era in ogni caso più semplice quello che rianimare il suo uccello basito dall’ansia. Linda si sbottonò i jeans, prese la mano di Matteo e se la mise dentro le mutandine.
“Sono già bagnata, madonna!”
Matteo avvertì subito quel calore umido e scivoloso e fu semplice iniziare a sgrillettare la ragazza.
Linda iniziò a gemere, Matteo si spaventò che potessero sentirla e mise l’altra mano a tapparle la bocca.
“Sì, questo ti sta bene, ma non sono troppo convinto!…” a voce alta per farsi sentire dalle commesse, mentre Linda leccava il palmo della mano.
“Dio, come te lo avrei succhiato se lo avessi avuto duro… non ti fermare, continua, mi piace… mmmm ohhh…”
“Fai piano, non farti sentire, per favore, cazzo”
“Mi fai godere è colpa tua, muovi queste dita, dai così… così… come sono eccitata”
“Perché sei una troia in calore, ecco cosa”
“Sì sìiii sìiiii sto per venire, non fermarti… ahhhh vengo vengooo” Matteo soffocò con la mano quello che stava per diventare un grido e un attimo dopo tolse le dita dei jeans della ragazza.
“Leccati le dita, senti il mio sapore paparino…” gli prese la mano, gliela portò alla bocca e lui leccò gli umori che gli infradiciavano le dita. Questo gli diede una scossa al basso ventre, ma ormai dovevano uscire da lì dentro, mica potevano restare un’ora.
Mentre uscivano dall’OVS Matteo continuava a guardarsi intorno come un borseggiatore in fuga. Non era come scopare nei cessi dei bar con Francesca, lì entrava furtivo col piacere di farlo e usciva spavaldo cercando gli eventuali sguardi dei presenti. Ma Francesca era una donna, mica era Linda, sua figlia per finta, tranquillamente sua nipote per età.
Appena fuori, dirigendosi verso il parcheggio poco distante, l’ansia passò. Linda era chiacchierina come al solito: saltò di palo in frasca almeno 5 volte, si fermò a commentare tutte le vetrine come se nulla fosse successo. Arrivati alla macchina al parcheggio sotto le mura e saliti in macchina, Linda lo fermò prima che mettesse in moto.
“Aspetta un attimo, che abbiamo un parcheggio ottimo” proprio sotto le mura con il muso contro i mattoni, un suv a destra e un furgone a sinistra.
“?” Linda per risposta allungò la mano e andò a posarla sulla patta
“Linda, ma ti pare il caso…”
“Voglio vedere se va tutto bene quaggiù, ti ho visto provare poco fa…diamogli un’altra possibilità, no?” tirò giù la zip e infilò la piccola mano dentro
“Linda dai! Siamo in un parcheggio, all’aperto…”
“Di qua e di là non vede nulla nessuno, vuoi mica che si affacci qualcuno dalle mura per guardare giù, no? E poi se lo fa che si goda lo spettacolo”
Il cazzo rispose bene questa volta, dando segni di gradire le attenzioni di Linda che aveva iniziato a carezzarlo da sopra i boxer
“Mmm il nostro ragazzo si sta risvegliando, mi aveva fatto preoccupare, sai?”
“Guarda dietro dai, davvero che non ci vedano, almeno questo…”
“Tranquillo, non ci vede nessuno, tu guarda lo specchietto” e detto questo si abbassò con la testa tra le gambe, fece uscire il cazzo dai boxer e lo prese in bocca per sentirlo crescere tra le sue labbra.
“Ahhh ma porca miseria, sei… sei… veramente…” Linda sollevò un attimo la testa per guardare verso il lunotto posteriore e subito dopo per guardarlo negli occhi.
“Sono la troia che ti mancava, quella di cui avevi bisogno, altro che quelle quattro sgallettate che hai scopato finora” e si abbassò di nuovo a succhiarglielo. Poco dopo arrivarono due persone che probabilmente dovevano riprendere la macchina.
“Tirati su! Ci sono due a piedi” Linda si alzò ma senza lasciare la presa per continuare a segarlo; si guardò intorno, gli sorrise maliziosa.
“Questi due rompipalle. Oddio senti come ti è diventato duro papi”
“Ahhh lascia stare il… mmmm lascia stare il papi per favore…”
“Ora aspetto che siano proprio qui dietro e poi mi rimetto a leccartelo, vediamo se capiscono cosa faccio”
“No dai… evitiamo di dire spettacolo”
“Scordatelo” appena le due persone furono dietro e una delle due si voltò verso l’auto, attirata da un movimento visto con la coda degli occhi, Linda prima lanciò un occhiata al lunotto e un attimo dopo si rituffò sul cazzo.
“Che si fermasse a imparare qualcosa… mmm mmmm ahhh ummm che buono…”
“Cazzo Linda no dai… ahhh sì sìiii succhialo così…” Matteo allontanati i due passanti le mise una mano sulla testa per farglielo prendere fino in gola; al rumore di un’auto che passava Linda si rialzò per tornare giù subito dopo. Pompava e lo segava come un demonio, a tratti lo tirava fuori dalla bocca e andava a leccare e succhiare le palle; per qualche minuto non ci furono più movimenti.
“Ahhh mi fai impazzire cazzo, ti vengo in bocca… eccomi vengo… ahhh…” senza staccarsi Linda prese tutto in bocca, parte lo ingoiò e parte lo trattenne; appena non sentì più arrivarle sborra si alzò, lo fissò negli occhi aprì le labbra per mostrare parte della sborra che aveva trattenuta in bocca.
“Dio che troia che sei, mi farei andare al manicomio…” Linda tirò fuori la lingua sporca di seme, attenta a non farne cadere neppure una goccia, la rimise dentro e ingoiò tutto.
“Al manicomio o in carcere paparino ahahahah”
“Vorrei capire che cazzo c’è da ridere…”

Ottoschegge

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