La casa del ferroviere
sorgeva lungo i binari tristi,
dove passavano i treni dei ricordi
e dell’illusione.
Dalle locomotive a vapore saliva
il fumo bianco,
il buon vecchio era tanto, tanto stanco,
le guardava da dietro i vetri appannati
della sua finestra,
mentre i faggi sussurravano alle brume,
che salivano grigie dal vicino fiume.
L’edera avvolgeva i muri un po’ decrepiti,
a volte, s’udiva il canto del merlo,
o forse, della tortora,
qualcosa in me di quei giorni ancora mormora,
i raggi del sole d’autunno
carezzavano le tegole antiche,
presto, oh, sì, tanto, tanto presto
il caro ferroviere sarebbe partito
per un lungo viaggio,
dal quale mai più si fa ritorno.
Due labbra di fuoco
baciano il silenzio,
appartengono alla bella, io lo sento,
mano nella mano
il destino
accompagnerà
l’aurora
nell’universo
dei sensi
perduti
e ritrovati.
E verrà il tempo delle mani d’avorio,
che teneramente sfiorano
forme morbide’



Stupendo quando lo continui con la 3°parte Ti lascio la mail se mi vuoi contattare apaperina758G@yahoo.com
Ciao William... Dunque, posso onestamente dirti che non ho piani precisi per un eventuale prequel sebbene l'idea mi stuzzichi. Tuttavia…
Come sempre, un ottimo racconto, Rebis: l'attesa è valsa la pena. Sarebbe bello avere anche la storia antecedente, che narra…
Bello! Adoro le santarelline porche
Sempre più coinvolta con Giacomo, bei racconti grazie