La casa del ferroviere
sorgeva lungo i binari tristi,
dove passavano i treni dei ricordi
e dell’illusione.
Dalle locomotive a vapore saliva
il fumo bianco,
il buon vecchio era tanto, tanto stanco,
le guardava da dietro i vetri appannati
della sua finestra,
mentre i faggi sussurravano alle brume,
che salivano grigie dal vicino fiume.
L’edera avvolgeva i muri un po’ decrepiti,
a volte, s’udiva il canto del merlo,
o forse, della tortora,
qualcosa in me di quei giorni ancora mormora,
i raggi del sole d’autunno
carezzavano le tegole antiche,
presto, oh, sì, tanto, tanto presto
il caro ferroviere sarebbe partito
per un lungo viaggio,
dal quale mai più si fa ritorno.
Due labbra di fuoco
baciano il silenzio,
appartengono alla bella, io lo sento,
mano nella mano
il destino
accompagnerà
l’aurora
nell’universo
dei sensi
perduti
e ritrovati.
E verrà il tempo delle mani d’avorio,
che teneramente sfiorano
forme morbide’



Ciao..non trovo la tua email..carlettoporcello@gmail.com
Dopo tanto tempo, bello rileggere i tuoi racconti, complimenti
Sempre più forte il desiderio di lasciarsi andare alla lussuria, bel racconto
Ti ho scritto. Sapere che il racconto ti abbia tenuto col fiato sospeso e che il finale ti abbia colpito…
Complimenti, un racconto scritto in un modo eccezionale, che lascia col fiato sospeso...e che travolge con un ottimo plot twist…