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La cameriera della trattoria dei camionisti – cap. 2

By 23 Febbraio 2026No Comments

Per chi fosse interessato alla prima parte la trova qui –> https://raccontimilu.com/etero/la-cameriera-della-trattoria-dei-camionisti-cap-1/

Eravamo in piena trance organizzativa del matrimonio quando Simona ricevette una raccomandata intestata a lei, la aprimmo e conteneva due fogli. Sul primo c’era scritto “Auguri per il tuo matrimonio, spero che il regalo sia di vostro gradimento. Roberto”. L’altro invece era una prenotazione “all inclusive” per un soggiorno di quattro settimane in un villaggio turistico esclusivo in Croazia. Chiesi a Simona chi fosse questo Roberto e lei mi spiegò che era il fratellastro di suo padre; non lo vedeva da molto tempo ma sapeva che aveva fatto fortuna nel campo immobiliare. Il motivo del fatto che non lo vedesse da tempo era dovuto a dissapori con suo padre, oltre alla lontananza del luogo dove viveva.
Il regalo ci fece molto piacere, avevamo parlato del viaggio di nozze ma sicuramente non ci saremmo potuti permettere 4 settimane via e non eravamo nemmeno arrivati a decidere dove andare così pensammo entrambi che questo regalo ci aveva risolto un problema.
Anche se Roberto non andava d’accordo con Ugo (il papà di Simona), decidemmo che non sarebbe stato bello non invitarlo al matrimonio anche per il regalo bellissimo e di valore che avevamo ricevuto.

Mancava una settimana al nostro matrimonio ed andavamo d’amore e d’accordo, ero un po’ geloso per quello che sapevo della vita sessuale di Simona ma ero anche eccitato ogni volta che mi parlava delle sue esperienze. Ci eravamo promessi di non avere segreti anche per le cose più scabrose. A volte, quando ero da solo, mi capitava di ripensare ai suoi racconti di quando aveva scopato con i camionisti nelle cuccette dei TIR e mi veniva il cazzo duro e mi dovevo masturbare furiosamente. Nella mia mente, mentre venivo, la immaginavo ricoperta di sborra di due uomini che la avevano riempita in tutti i buchi saziando la sua fame di cazzo.
Simona mi aveva garantito che si, era andata con diversi camionisti ma tutti stranieri e di passaggio, che era solo uno sfogo fisico perché sentiva molto forte il desiderio di scopare ma che amava solo me e che nessuno sarebbe venuto a mettersi fra di noi. Finivamo regolarmente a fare l’amore dopo questi discorsi e la cosa alla fine mi lasciava rilassato e tranquillo.
Cercavo di replicare quello che Simona mi aveva raccontato ma, ahimè, non avevo né il fisico né la testa per farlo. Lei amava l’uomo più vecchio di lei che la sottomettesse in modo autoritario e la scopasse in modo rude e deciso, senza porre molta attenzione al suo piacere che però, in questo modo fosse soddisfatto in pieno della zoccola che si era fatto. Meno erano le attenzioni che le si dedicavano più aumentava la sua eccitazione provocandole un grande godimento. In pratica le piaceva da morire essere trattata come un oggetto sessuale. La cosa mi preoccupava un po’ perché non ero in grado di soddisfare queste sue voglie sia per la mia dotazione di cazzo non sufficiente che per il mio carattere docile poco incline a trattare una donna come uno sborratoio.

Mancavano due giorni al matrimonio e decidemmo di fare l’addio al celibato io lo dovevo passare con gli amici le dissi che, per quello che mi riguardava, lei era libera di fare tutto quello che le fosse piaciuto purché poi me lo avesse raccontato nei minimi dettagli
La cosa la rese molto felice, aveva in mente qualcosa ma era frenata dalla paura che io non avrei gradito o accettato, mi saltò al collo e mi coprì di baci. Mi disse che la sera per cena avevano prenotato due camionisti ucraini che aveva già conosciuto e che la avevano strapazzata per bene in altre due circostanze in cui era stata ospite della loro cuccetta. Simona mi disse che sarebbe stata il loro dessert. Per le nozze avevo anche comprato una macchina fotografica polaroid di quelle che producevano la stampa senza passare dal laboratorio per lo sviluppo e 3 rullini da 10 pose. In questo modo avremmo avuto subito un bel ricordo del matrimonio.
Il giorno dopo l’addio al celibato nonché giorno prima del matrimonio, quando la vidi, Simona aveva due occhiaie terribili, girava fra i tavoli camminando con le gambe un po’ larghe ed apparentemente indolenzita come se avesse ricevuto delle botte.
Quando finì il turno mi disse che non se la sentiva di venire da me e che la nottata con i camionisti ucraini la aveva distrutto. In particolare la avevano inculata più volte e, il suo buchetto era ancora dilatato oltre che bruciarle nonostante la crema che aveva messo. Mi diede una busta e mi baciò in fronte.
“Ci vediamo domani per gli ultimi dettagli, la busta aprila quando sarai solo a casa” mi disse.
Le obbedii anche se avevo il cuore che mi batteva forte, cosa c’entrava la busta con quanto mi aveva detto dei camionisti? Avevo l’uccello duro al pensiero.
Arrivato in casa non mi spogliai nemmeno mi sedetti in cucina ed aprii la busta, c’erano una manciata di fotografie (una decina scoprii dopo quando le contai).
Erano poco luminose ma in tutte il soggetto era Simona e c’era sempre almeno un cazzo, in bocca in mano in figa o in culo tranne in una in cui, ripresi dall’alto, si vedeva la sua bocca spalancata che cercava di ingoiare due cappelle di dimensioni ragguardevoli.
Iniziai subito a segarmi e ci misi meno di un minuto prima di venire.

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