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Racconti Erotici Eterotette enormi

La vicina puerpera

By 7 Aprile 2026No Comments

Questa storia risale a molto tempo fa, quando ero ragazzo, appena diciottenne e vivevo con i miei genitori in un condominio di periferia; nello stesso stabile abitava Viviana, una ragazza che aveva tre anni più di me.
Con Viviana eravamo praticamente cresciuti assieme, nonostante la differenza d’età, prima giocando nel cortile del palazzo, andando alle feste assieme, poi.
La consideravo come una sorella maggiore, anche se, raggiunta la pubertà, avevo iniziato a vederla come donna ed ad avere, per lei, i primi desideri sessuali e diverse volte mi ero anche masturbato pensando a lei.
Viviana aveva un bel viso dolce, un bel sorriso, capelli castani lunghi e setosi ,occhi scuri da cerbiatta, pelle ambrata, alta quanto me, aveva sviluppato un bel seno, non molto grande forse, ma tondo e sodo, fianchi ben torniti, gambe affusolate e graziose e un bel sedere rotondo e alto.
Per un certo periodo aveva avuto una relazione con un uomo maturo fino a quando aveva scoperto di essere incinta.
Il bastardo era filato via e scomparso dalla sua vita, ma Viviana non era rimasta lì a piangersi addosso, era una ragazza forte; dopo aver partorito era tornata a vivere nell’appartamento dove abitava prima, che era dei suoi genitori, i quali, intanto, si erano trasferiti in campagna, al quarto piano del condominio dove vivevo anch’io.
Da quando aveva partorito tutte le donne del palazzo andavano a vedere il bambino, vezzeggiandolo e comportandosi come delle zie affettuose.
Io, invece, non andai mai a trovarla; non m’importava di vedere il bambino e, in fondo, ero un po’ geloso ed arrabbiato perché si era fatta mettere incinta da quello stronzo.

-“Marco, ho fatto dei biscotti.” – mi dice mia madre – “Portane un po’ su a Viviana, così le fai visita. Non è bello che vi conoscete da tanto tempo e non sei mai andato a trovarla”.
Per evitare discussioni acconsento e preso il sacchetto dei biscotti salgo al suo appartamento.
Quando mi apre rimango letteralmente basito al vederla; è bella come sempre, ma ha qualcosa di diverso.
È vero che non la vedo da un bel po’, però è come trasformata; non ha più l’aria della ragazza che conoscevo, ora è una donna, una bellissima donna e, forse, il fatto di essere diventata mamma le da un aspetto dolce e attraente.
“Ciao Marco, che sorpresa!!!” – mi accoglie baciandomi sulle guance con l’affetto di una sorella – “Sei venuto a vedere il bambino?”
-“Sì, esatto” – mento spudoratamente.
Mi fa entrare, dicendo che il piccolo sta dormendo.
-“Mamma ti manda dei biscotti fatti da lei” – le dico porgendole il sacchetto.
-“Oh che bello!!! Siediti che ne mangiamo un po’ assieme” – fa indicandomi il divano.
Torna dopo un po’ portando una teiera e delle tazze e si siede accanto a me.
Mentre parliamo e mangiamo i biscotti non posso fare a meno di guardarla e notare come è cambiata.
Siamo in estate e lei indossa una canottiera e le sue belle gambe nude sono in mostra da dei pantaloncini corti ed è a piedi nudi.
La canottiera poco nasconde del suo seno, che indovino libero sotto al tessuto, che non è come lo ricordavo, piccolo e sodo, ma ora è bello pieno e pesante.
-“Avere il bambino non ti ha cambiata molto, sei come prima, a parte, forse, il seno” – le dico, approfittando del rapporto di confidenza che si è ristabilito tra noi.
-“È vero, con la gravidanza non ho preso molto peso e l’ho quasi perso tutto, ma il seno mi è cresciuto di due taglie ed è pieno di latte” – risponde mettendo le mani sotto i seni e sollevandoli per mostrarmeli meglio.
Quel gesto ha su di me un effetto sconvolgente, distolgo lo sguardo imbarazzato, mentre sento che qualcosa si agita nei pantaloncini.
I nostri discorsi sono interrotti dall’improvviso strillo del bambino e dal suo pianto.
Viviana si avvicina alla culla e lo prende in braccio iniziando a ninnarlo seduta accanto a me, così ne approfitto per complimentarmi per il neonato, il quale, poco dopo, riprende a strillare, credo per la fame.
-“Ha fame, è l’ora della poppata” – dice Viviana abbassando le spalline della canottiera e rimanendo a seni nudi, davanti ai miei occhi sbigottiti.
Con naturalezza, senza alcuna malizia, continuando a parlare tranquillamente, avvicina il piccolo ad un seno e lui ci si attacca iniziando a poppare avidamente.
Io, rosso come un papavero, biascico qualcosa, cercando di non guardare quelle belle tette gonfie di latte.
“Dai Marco, non c’è nulla di cui vergognarsi. Una mamma che allatta è la cosa più naturale del mondo” – dice ridendo graziosamente, accorgendosi del mio imbarazzo.
-“Sì, però… mi sento in imbarazzo…”
-“Guarda pure, non c’è niente di male e, poi, ci conosciamo da sempre”.
-“Sì, ma non ti avevo mai vista così!!!”
-“Così come?”
-“Così… Nuda… Neanche al mare” – riesco a biascicare.
-“E dai. Non mi dire che guardare una mamma che allatta ti eccita” – fa ridendo.
Io non rispondo e sempre più rosso, distolgo lo sguardo.
-“Sai, devo confessarti una cosa.” – dice ridiventando seria – “Quando allatto per me è molto piacevole e, a volte, mi eccito e mi bagno… Sotto”.
-“Ancora!!!” – penso – “Se continua così me ne vengo nei pantaloni”.
Dopo un po’ il bambino si addormenta, ancora attaccato al seno e Viviana lo rimette nella culla.
Senza ricoprirsi con la canottiera si siede di nuovo accanto a me, a seni nudi.
-“Ma non ti ricopri?” – le faccio notare.
-“Fa tanto caldo. Quando sono sola non porto mai niente, anche perché lo strofinio del tessuto sui seni gonfi mi fa male”.
-“Ma ora non sei sola” – penso.
-“È sempre così.” – dice – “Il piccolo ha fame, si attacca, poppa per un po’ e, poi, si addormenta, lasciandomi con i seni ancora pieni di latte. Mi fanno male per quanto sono pieni e gonfi”.
Ascolto questa sua lamentela intima sbigottito ed eccitato da tutto quel ben di Dio che ho davanti agli occhi; il tessuto dei pantaloncini è teso dalla mia erezione.
-“Sono andata in farmacia per comprare un tiralatte, con cui darmi un po’ di sollievo, ma li avevano terminati ed arriveranno tra qualche giorno” – continua guardandomi e lanciando delle occhiate alla mia erezione.
-“Scusami Vivi.” – dico agitandomi sul divano – “Mi vergogno di questa mia reazione”.
-“Non c’è niente di male, stai tranquillo, non mi offende” – mi rassicura lei.
-“Marco, posso chiederti un favore?” – dice dopo un po’.
-“Dimmi”.
-“Mi aiuteresti ad alleviare questo disagio ciucciando un po’ del mio latte?”
-“Ma sei matta?” – dico esterrefatto.
-“No, ti sto chiedendo un favore, come amico di una vita”.
-“Ma io… Non so… Non so se posso farlo… Se ne sono capace…” – balbetto confuso.
-“Non c’è niente di difficile. Vieni ti mostro come fare”.
Titubante avvicino il viso ai suoi seni.
-“No, non così, sdraiati sulle mie gambe, vieni in braccio come un bambino” – m’invita battendo una mano sulla coscia.
Sempre più confuso mi sdraio sul divano ed appoggio il capo sul suo ventre.
Mi mette una mano dietro la nuca attirandomi a se e con l’altra si prende un seno porgendomelo, lo stringe un po’ ed uno schizzo di latte mi colpisce il viso.
Come ipnotizzato appoggio le labbra sul capezzolo ed inizio a succhiare.
Il liquido che mi scende in bocca è dolce e caldo; mi metto d’impegno succhiando con più forza riempiendomi la bocca del suo latte.
-“Ahi, fai piano, devi poppare, non staccarmi il capezzolo” – si lamenta.
Rallento e ciuccio con più calma e dopo un po’ sento che lei inizia a muovere il bacino; il mio membro nei pantaloncini è così teso e duro che mi fa male.
-“Basta con questo, ora fammi l’altro” – dice staccandomi e porgendomi l’altra tetta.
-“Com’è? Ti piace?” – mi domanda.
-“È dolce, cremoso, non ha lo stesso sapore del latte comune” – rispondo.
-“Dai, allora, continua, mi sento già meglio”.
Mi attacco all’altra tetta e riprendo a poppare.
-“Bravo, succhia pure tutto il latte che vuoi…” – dice con voce dolcissima accarezzandomi la testa.
Con la schiena sento che il suo ventre ha ripreso a muoversi, fa una specie di danza su e giù, strusciando il pube sulla mia nuca.
Succhio per alcuni minuti, quando sento la mano di Viviana scivolare verso il mio inguine e stringersi sul rigonfiamento del membro rigido.
La guardo alzando lo sguardo, lei ha gli occhi chiusi, sembra muoversi senza volerlo, come in sogno.
“Vivi… la tua mano…” – sussurro staccandomi dal capezzolo.
-“Scusa Marco, ma non ce la faccio più.” – fa esitante e continuando ad accarezzarmi il cazzo – “È da quando sono rimasta incinta che non faccio più l’amore. Vorresti farlo con me esaudendo anche questo mio bisogno?”
-“Cheee…!!!” – penso attonito, sta capitando tutto così in fretta che non capisco più nulla.
Prende l’elastico dei pantaloncini e li abbassa portandosi dietro lo slip e lasciando il mio pene nudo e svettante verso l’alto.
-“Gira la testa, ti faccio vedere una cosa” – mi chiede.
Giro la testa verso il suo pube e lei scosta il cavallo dei pantaloncini mettendo a nudo la sua figa.
Sono rapito dalla vista di quella figa dalle labbra rosee e gonfie, umide di umori ed un profumo inebriante, per me sconosciuto, mi penetra nel cervello.
-“Vorresti popparmi un po’ anche lì?” –chiede spingendomi la testa verso il basso.
Esitante estraggo la lingua ed prendo a leccare quelle labbra gonfie, cercando di penetrarle.
Il sapore dei suoi umori, misto con quello del latte che ho in bocca, mi fa perdere la ragione e mi fiondo a leccarla come un forsennato.
-“Ooohhh… Sììì… Bravo, come lecchi beneee…” – dice trattenendomi la testa – “Senti quel bottoncino duro tra le labbra? Succhiamelooo…”
Con la lingua trovo il suo clitoride, lo prendo tra le labbra ed inizio a succhiarlo.
“Ooohhh…” – urla con uno scatto del pube verso l’alto – “Sììì… Continuaaa… Non ti fermareee…”
Il suo ventre si muove a scatti, apre e chiude le cosce, bloccandomi sempre la testa.
-“Sììì… Vengooo… Godooooo…” – urla ed un getto di liquido mi bagna il viso.
Quando, lentamente, si calma, mi tira verso di se e mi bacia con la lingua.
-“Hai un gusto strano.” – mi fa staccandosi e guardandomi – “Sento il sapore del latte misto ad altro, ma mi piace”.
Non le dico che quell’altro sono i suoi umori usciti durante l’orgasmo.
-“Mi hai fatto godere come non mi succedeva da tanto” – mi sussurra sulle labbra.
-“Sai per me era la prima volta… La prima volta che… baciavo una donna… Lì” – dico quasi con timore.
-“Per essere la prima volta, sei stato bravissimo, mi hai fatto godere moltissimo. Ma ora pensiamo a te” – dice sorridendo ed accarezzandomi il pene ancora duro, forse, se possibile, ancora più di prima.
Riprende a masturbarmi lentamente, mandandomi completamente in estasi.
-“Aspetta, guarda” dice a un tratto.
Si prende un seno tra le mani, lo punta sulla cappella, lo strizza leggermente e alcuni schizzetti di latte la ricoprono.
-“Così scivola meglio e non ti faccio male” – aggiunge con una strizzatina d’occhio.
Riprende la lenta sega di poco prima, ma proprio quando sento lo sperma sul punto di uscire si ferma.
Si alza e si sfila shorts e mutandine, seguite dalla canotta, rimanendo tutta nuda.
-“Spogliati anche tu, voglio sentire il contatto con la tua pelle, tesoro” – sussurra sdraiandosi languidamente sul divano.
In un attimo mi libero dei vestiti e mi getto fra le sue braccia.
Prendo a baciarla e leccarla appassionatamente dappertutto, sulle labbra, sul seno e giù fino ai suoi piedini, strappandole gemiti e sospiri di piacere.
Com’è soffice e liscia la sua pelle!!!
-“Dai… Ora vieni” – dice semplicemente dopo un po’.
Non serve dire altro; avvicino la punta tra le labbra e con una leggera spinta scivolo dentro.
-“Ooohhh…” – mi sfugge un gemito.
Credevo che la fica di una ragazza che aveva partorito da poco fosse larga, ed invece la sua è bella stretta ed avvolge il mio membro in un morbido e caldo abbraccio.
-“Ahhh, sììì… Finalmente!!!” – geme –“Ho il tuo bel pisello nella figa, tesoro, e com’è grande e duro!!! Ora però scopami, non ce la faccio piùùù…”
Non me lo faccio ripetere mi puntello sulle braccia e incomincio a fare avanti e indietro, sempre più forte.
I suoi seni gonfi ballano al ritmo delle mie spinte, mi chino a prenderne uno tra le labbra, lo succhio e mi riempio la bocca di latte, che, poi, riverso nella sua baciandola.
-“Vivi, non ce la faccio più, devo venire” – grido quando sento che sono al limite.
-“Vieni, vienimi dentro.” – mi grida lei, allacciando le gambe attorno alla mia vita – “Daiii… Fammi risentire il piacere di essere riempita da un uomo”.
A quelle frasi non resisto e l’orgasmo mi prende, devastante, meraviglioso e scarico il mio godimento dentro di lei.
-“Oohh sììì… Ti sentooo… Com’è caldooo…” – geme reagendo alla mio orgasmo – “Mi fai godere, sììì… Godo anch’iooo…” – urla stringendomi forte e tremando tutta.
Non so per quanto tempo godiamo assieme, ma anche quando il piacere si attenua, resto immerso nel suo nido caldo, godendomi le sensazioni che mi da.
-“Grazie tesoro, mi hai fatta sentire ancora donna. Era da un sacco di tempo che non godevo così” – sussurra stringendomi al seno dolcemente.
Restiamo così abbracciati a lungo, poi, Viviana si alza e con una mano tra le gambe, corre in bagno, lasciandomi sfinito ma appagato sul divano.
-“Accidenti quanta me ne hai messa dentro, non finiva più di uscire” – mi dice quando rientra – “Fortuna che non sono ancora fertile altrimenti, io e te, avremmo fatto un altro bel bambino” – conclude ridendo.
A quelle parole un brivido di paura mi corre lungo la schiena.
Poi ci ricomponiamo, è ora che rincasi, si è fatto tardi.
-“Ciao, Marco, ci vediamo. Torna presto, voglio ancora farti bere il mio latte, fino a riempirti il pancino. Mi prometti che lo farai?” – mi dice sulla porta, dandomi un tenero bacio in fronte.
-“Ma certo, è una promessa” – le rispondo con un sorriso.
-“Però la prossima volta porta dei preservativi, meglio non correre rischi” – conclude ridendo.

I commenti e i suggerimenti sono ben accetti, scrivetemi pure a miziomoro@gmail.com

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