La poesia bianca
toccava i rami tristi
dei faggi morti
e di lacrime verdi
seminava la terra,
per risvegliarla
dal suo sogno,
lungo quanto l’inverno.
Oh, era bianca, bianca,
bianca,
aveva mani fredde,
eppure, tanto, tanto belle,
fatte d’opale e d’alabastro
e ali turchine la innalzavano
fino alle stelle.
La poesia bianca
toccava i rami tristi
dei faggi morti,
i rovi che ricoprivano
i sepolcri,
i tetti delle case,
neri e spioventi,
le chiome della fanciulla
morta,
oh, com’era bionda!
E sussurrava alle acque
del mulino,
alle upupe del bosco,
ai fiordalisi, uccisi
per una goccia di rugiada.
La poesia bianca
passava sulla terra,
la ricopriva coi suoi manti,
la addormentava teneramente,
con le lacrime
dei suoi occhi.
Il bacio del destino
ti sfiora
mentre mi ascolti.



Un racconto che avevo letto 15 anni fa e mi lasciò un forte ricordo. Il prototipo di un romanzo che…
Bellissimo. Spero ci sia un seguito
Ciao Akissfrommax , grazie per il commento , credo che sia una realtà che in molti capiscono. Chi desidera parlarne…
Beh, non potevo fare a meno di aprire un racconto con un titolo del genere! Leggibile e scorrevole e non…
grazie, molto gentile...