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Racconti Erotici

betta

By 29 Dicembre 2025No Comments

Betta lavorava nella farmacia vicino casa, stava alla cassa accanto, quando sentì la mia età si girò verso di me, la sua collega me la stava chiedendo per imputare sulla mia tessera fedeltà i punti relativi ai medicinali acquistati, notai sott’occhio il movimento della testa e mi girai fissandola negli occhi.
Dopo meno di una settimana stava nel mio letto, mi aveva raggiunto a casa la mattina perché doveva fare il turno in farmacia nel pomeriggio, venne da me per così dire “cotta e mangiata”, con lei non feci nessuno sforzo, nessuna avance, giri di parole o promesse varie, mi bastarono tre o quattro occhiate nella farmacia per incontrare di nuovo il suo sguardo, l’ultima di queste mi fece un cenno e mi raggiunse in strada, velocemente si fece dare il mio numero rientrò e, altrettanto velocemente subito squillò il mio telefono, era un numero sconosciuto, al mio “chi è” una voce femminile mi disse “questo è il mio numero… ah dimenticavo sono betta la farmacista”. Nei giorni successivi ci scambiammo una serie di messaggi, il pomeriggio precedente a quella mattinata mi chiese esplicitamente dove abitavo, aggiungendo che il giorno dopo avrebbe lavorato nel pomeriggio.
E così mi raggiunse di prima mattina, salvo tre, quattro pause forzate, pipì e veloci lavate alle nostre parti intime e, poi qualche altra pausa di riposo, arrivammo al primo pomeriggio, nel letto mi dava la schiena, offrendomi la vista delle sue natiche bianche e generose, natiche che mi avevano ospitato dentro poco prima e dai cui colava lentamente ancora sperma. Come lo stesso avevano fatto la sua bocca e la sua fica e, adesso riposava beata, i vari orgasmi che aveva avuto le stavano presentando il conto, si accorse dai miei movimenti che la stavo osservando e si girò verso di me, mi elargì un largo sorriso e mi diede un bacio. Poi mi tirò verso di sé facendomi capire che voleva sentire la mia presenza dietro di lei, capì dopo perché fece questo, cominciò a confessare, a dirmi perché si era comportata così, e voleva farlo senza essere guardata negli occhi, confessò che era imbarazzata per quello che era successo quella mattinata, per come si era concessa a me totalmente, senza risparmiarsi nulla, anzi prendendo più di una volta l’iniziativa. Iniziò a parlare, ribadì quello che mi aveva accennato appena entrata in casa:
– A me piacciono gli uomini maturi… ne sono attratta… non so dirti il perché… e non è che quelli della mia età non mi soddisfino… so solo che fare sesso con gli uomini della tua età… per me è qualcosa di molto appagante… per questo appena ho sentito quanti anni avevi… non ho pensato ad altro che a venire a letto con te… e ho fatto bene… ma adesso provo vergogna… non so se riuscirò a guardarti ancora negli occhi… quando ci rivedremo per strada o in farmacia…
Non aggiunsi nulla a questa sua confessione, semplicemente la girai verso di me iniziandola a baciarla, per poi dopo poco penetrarla di nuovo, rispetto a come si era fatta scopare tutta la mattinata, cioè in modo quasi animalesco, stavolta la scopata fu più dolce e lenta, accavallò una gamba sul mio corpo avvicinando pericolosamente e volontariamente la sua spaccata sul mio uccello, bacio dopo bacio mi ritrovai di nuovo dentro di lei. La scopavo con calma, il cazzo data la posizione non le entrava in profondità, mi accorsi che stavolta lei lo voleva così, voleva godersi le sensazioni della cappella appena poco dentro la vagina, scoparla in quel modo era per me la risposta alla sua confessione e glielo dissi:
– Ma adesso mi stai guardando negli occhi… vedi che ci riesci??
– Adesso sì… ma dopo… o domani?? Come ti guarderò… e come mi guarderai tu??
– Come una donna… con cui ho trascorso una bella mattinata di sesso… e nient’altro… e lo stesso farai tu… senza vergognarti di niente… e sai perché?? Perché tu sei così…
– Cioè, una facile?? Una a cui è bastato uno sguardo… o sapere la tua età… per trovarsi qui??
– Assolutamente no… sei semplicemente una donna che sa cosa vuole e se lo prende… e io ti apprezzo per quello che sei… sei venuta senza nasconderti dietro falsi pudori… finte vergogne o sensi di colpa… non sei la prima e non sarai l’ultima che viene qui… ma posso dirti che sei la prima che ha manifestato apertamente quello che voleva ottenere… ma adesso vienimi incontro… perché tra poco…
Rincuorata da queste parole aumentò di poco i suoi movimenti atti a venire incontro alle mie spinte, all’approssimarsi dei nostri piaceri cacciò qualche lacrima dagli occhi e si lasciò andare di nuovo al piacere appena sentì scaldarsi di nuovo la vagina con i miei getti caldi e, stavolta liquidi, appena avvenne questo si girò di nuovo dandomi il culo.
Betta era venuta a casa mia preparata, non solo fisicamente, ma anche materialmente, senza dire niente, appena capito dove fosse la stanza da letto vi si era recata, con fare metodico aveva aperto una piccola borsetta dalla quale trasse in ordine quasi maniacale una serie di oggetti, sistemandoli con ordine sul comodino. Adesso, dopo averla scopata ancora per quel pomeriggio stavo a guardare quegli oggetti, l’ordine in cui li avevi sistemati era sparito, adesso stavano sparpagliati sul comodino, la boccettina di gel lubrificante era quasi finito, la crema lenitiva stava ancora aperta e gocciolante e, per finire la confezione di salviettine imbevute rinfrescanti era vuota. Guardai ridendo le due confezioni di medicinale, beata ragazza aveva pensato a tutto, alla pulizia, alla lubrificazione, a lenire le parti del suo corpo interessate ed anche a me. Infatti, appena vidi che cosa sistemava sul comodino non potetti fare a meno di commentare quello che aveva portato:
– Vedo che sei venuta armata…
– Beh, sì… non mi giudicare… non pensare che per me questo sia facile o sia normale… anzi ti confesso che per me è molto imbarazzante… non lo faccio spesso… ma quando decido… tutto deve essere perfetto… e senza pericoli di sorta… quando scelgo qualcuno… mi accerto prima delle sue condizioni fisiche… e poi forse mi decido… ma quando lo faccio devo stare sicura…
– Capisco che quello che hai portato sono cose utili e necessarie… come il gel… o la pillola anticoncezionale… ma quel medicinale per me?? Potevi risparmiarlo…
– Come ti ho detto prima… quando decido… voglio farlo bene e a lungo… sono sicura che forse non ne hai bisogno… sono sicura che riuscirei a tenerti bello duro e prestante… ma quel medicinale aiuta tutti e due…
– Tutti e due??
– Si a te a scoparmi per tutta la mattinata… e naturalmente a me che ne beneficio…
– Ma lo devo prendere subito??
– No… iniziamo normalmente… lo prendi fra un paio d’ore… e non ti preoccupare… non è forte come gli altri che magari conosci… ma ti manterrà duro per almeno altre due ore… così arriviamo al pomeriggio senza problemi…
– Però lo sai che le informazioni a cui hai avuto accesso sono private??
– Lo so… ma so anche che dopo questa mattinata… non ti importerà…
Sorrisi alle ultime parole e iniziammo, metodicamente e senza fretta si spogliò, lo stessi feci io, sul letto non fu irruenta ma, la parola giusta fu metodica, volle godere subito con la mia bocca tra le gambe, e subito dopo mi fece godere nella sua, in questo modo passò la prima ora, il sesso orale che facemmo fu lungo, tra le sue gambe interruppe molte volte l’orgasmo che le stava venendo, mi tirava sopra di lei e ci baciavamo, lo stesso fece con me, bloccò più e più volte la mia sborrata stringendomi il cazzo alla base, lo faceva smollare e poi cominciava da capo. In quell’ora stemmo tutti e due al limite per diverse volte, poi lei stessa decise che quel gioco doveva finire e, messa le mani sopra la mia testa mi schiacciò sulla sua vulva, lasciandola sola quando proruppe in un urlo. Ma subito si diede da fare e ricambiò il favore avuto su di me, accogliendo e ingoiando senza problemi lo sperma che le spruzzai in gola.
Il resto è storia nota, betta dopo l’ultima scopata si era girata spingendo e attaccando il culo verso il mio bacino, lo strusciava sulla mia asta, lo fece fino a che riusciva a sentirla ancora prestante, poi si fermò, restando immobile ma comunque attaccata al mio corpo, questo mi fece capire che era appagata, e che voleva solo sentire la mia presenza dietro, lo ribadì dicendo: “sei andato oltre le mie aspettative… ho fatto la scelta giusta… sono stanca… ma contenta di come mi hai trattata… adesso resta dietro di me… fammi sentire solo il calore del tuo corpo…” poi mi raccomandò di svegliarla almeno per le quindici e trenta, così da avere il tempo di farsi una doccia e recarsi a lavoro.
Si alzò per l’orario stabilito, fece una lunga doccia per riprendersi del tutto e si recò a lavoro, mentre si vestiva non le chiesi niente, le parole servivano poco in quel caso, non le chiesi neanche quando potevamo vederci di nuovo, lasciai a lei l’iniziativa di un nuovo incontro, betta sapeva quello che voleva, lo aveva dimostrato quel giorno, assillarla sarebbe servito a poco. Infatti, dopo poco una settimana mi arrivò un messaggio in tarda serata, mi chiedeva se poteva dormire da me, la sua macchina era ferma dal meccanico, abitava in provincia e sarebbe stata un’odissea tornare a casa e poi svegliarsi la mattina prestissimo per tornare al lavoro, per giunta la zona in cui abitava era servita male dai mezzi pubblici. Le risposi semplicemente “pizza che dici??” al che lei rispose prima con una faccina sorridente e poi “margherita… falla arrivare per le venti… porto io da bere… birra o coca??”. Le risposi che per me andava bene una birra, ma piccola però.
Mi svegliò il suono della sveglia sul telefono, le sei e trenta, accanto avevo il corpo di betta nudo, nei movimenti del sonno notturno il lenzuolo si era spostato e mi mostrava il suo magnifico e candido deretano, la chiappa poggiata sul letto mostrava una scia di seme bianco che partiva dall’ano e le rigava la chiappa, ormai rinsecchito. La sveglia aveva destato anche lei e adesso faceva le fusa come una gattina, girandosi e rigirandosi nel letto come se volesse ancora dormire, sapeva che la stavo guardando, a tentoni mise una mano dietro, cercò e trovò quello che le interessava, emise un sospiro di stupore sentendolo già pronto, era la prima volta che si svegliava con un uomo al suo fianco, non sapeva che era dovuta anche al bisogno dell’uomo di fare pipì, bisogno che causava l’erezione mattutina, a tentoni prese il telefono dal comodino, guardò il display, e disse:
– Sette meno venti… ce la faccio per le otto a uscire…
Si posizionò a cucchiaio aspettando che la penetrassi, cosa che avvenne quasi subito, cominciai a fotterla lentamente e a lungo. Il bello dell’erezione mattutina è, oltre al fatto che il pene è più gonfio e duro del normale, anche il fatto che dura più a lungo, betta dopo il primo orgasmo di quella mattina se ne accorse, si aspettava che godessi di nuovo nel suo culo, o che mi finisse con la bocca, invece continuai ancora a scoparla, strappandole un altro orgasmo, solo allora glielo misi nel culo in cui depositai un bel fiotto di sperma. Poi restai ancora dentro di lei, il cazzo poco alla volta perse consistenza ma non lunghezza, si beava della mia presenza dentro di lei, a tentoni riprese il telefono e poi lo posò di nuovo, stavo per staccarmi, avevo un impellente bisogno mattutino, ma lei mi fermò:
– No… restiamo ancora così… è ancora presto… dai ho tempo fino alle sette e trenta…
– Ma fammi andare un attimo in bagno… non ce la faccio più…
– Cerca di resistere… lo sai che mi piace sentirlo ancora dentro…
Mi riuscì per poco, mi torcevo cercando di resistere ma poi involontariamente emisi un piccolo fiotto di urina, lei sentì nelle sue viscere ancora del calore che la inondava, lo imputò al mio seme, fece un sospiro e disse:
– Mmmm… sei venuto ancora… come è calda e liquida…
– Non è quello che pensi… scusa… ti avevo detto che dovevo andare in bagno…
– Quindi quella che sento… è… cazzo… pensavo che riuscissi a resistere…
– Scusa di nuovo… mi è scappato appena un fiotto… sono riuscito a bloccarmi… ma mi provoca dolore… adesso devo proprio andare…
– Mi dispiace… è colpa mia… ma ti fa tanto male?? Mmm… ancora… scusami… ti sento torcere… voglio aiutarti… dai… liberati… ormai il più è fatto… devo solo pensare che quello che mi sta riempiendo le viscere è solo un liquido caldo… uguale ne più né meno a quello delle perette che periodicamente faccio… e non invece piscio… ecco bravo… come è calda… e quanta ne è… mmmm… hai finito… ti sento più rilassato… ma adesso sono io che… devo scappare… questa porcata mi mancava… ahahaaaa…
Detto fatto, si alzò di corsa, la vidi mentre si allontanava dal letto, a gambe larghe più che camminare saltellava da una gamba all’altra in modo buffo, in questo modo e con l’aiuto di un fazzolettino premuto forte sull’ano riuscì più che a contenere, a tappare letteralmente, il suo impellente bisogno di evacuare, cosa che le avrebbe creato sicuramente un forte imbarazzo, e disastri non certo piacevoli. La lasciai fare quello che sicuramente sarebbe successo, e poi dalla porta semichiusa le passai una tovaglietta piccola e l’accappatoio, appena sentì che si stava facendo la doccia chiesi il permesso di entrare e feci una veloce ma accurata pulizia al cazzo. Fuori dal bagno mi porse l’accappatoio mostrandosi di nuovo nuda, mi guardò a lungo, manteneva uno sguardo duro, cercando in questo modo di farmi pesare l’accaduto, ma non le riuscì per molto, scoppiò in una genuina risata e ripeté di nuovo:
– Questa porcata mi mancava… sei proprio un porco… ma questo lo sai già… ma in fin dei conti ti ho trattenuta io dentro di me… e alla fine… è andata così anche perché io te l’ho permesso… per questo non ce l’ho con te… anzi devo dire… che mi sento proprio bene… questa peretta di poco fa… ahahaaaa… ecco la voglio pensare così… come quelle che periodicamente faccio… anche se devo dire con meno liquido… ma anche questo è stato accettabile… tranne però per i crampi più forti… mi ha fatto bene…
Mentre l’ascoltavo capii che era inutile aggiungere altro, non continuai a scusarmi per l’accaduto, le sue parole erano state chiare, il suo vezzo a tenermi ancora dentro l’avevano fregata, le era bastato ricevere il primo piccolo spruzzo per decidere, e lei senza pensarci per molto aveva deciso sapendo bene che sarebbe successo, poi le era scappato, ma non credo proprio, che periodicamente effettuava delle perette, questa pratica aveva indubbiamente favorito la sua scelta, a testimonianza di ciò, mentre si sfogava, si massaggiava la pancia, mostrandomi un ventre liscio e incavato, alla fine di questo genuino sfogo velocemente si vestì e andò via.
Durante la mattinata, feci il resoconto di quella sua visita e successivo pernottamento da me, era da poco entrata in casa che bussò il fattorino per le pizze, mangiammo le pizze come dei vecchi amici che si vedono dopo tanto tempo, fra una chiacchiera e l’altra il tempo passò velocemente e, così, chi prima chi dopo raggiungemmo il bagno per le abluzioni notturne e andammo a letto, ci concedemmo una non proprio veloce scopata, alla fine della quale volle che mi sfogassi nel suo culo e ci addormentammo, fin qui niente di particolare, una normale pizza e poi la cosiddetta scopata d’obbligo, come non c’era niente di strano che avessimo aperta la giornata scopando, le scopate di prima mattina sono molto appaganti, anche se brevi ti danno una bella soddisfazione e un benessere che dura tutto il giorno, detto questo la nota stonata era stata la pisciata nel suo culo, più che nota stonata era una nota diversa, non melodiosa come gli orgasmi, non ricca di tonalità, ma semplicemente diversa, la pratica attuata non aveva portato a nessuno di noi il piacere inteso come orgasmo, ma piuttosto un piacere fisico per me, che attuandola avevo smesso di soffrire, e per lei che, accennando alla peretta, aveva chiaramente fatto capire che qualche problemino in quel senso l’aveva.
Venne altre volte da me, qualche volta solo per il pomeriggio, e altre volte trattenendosi anche per la notte, ci concedemmo altre lunghe e soddisfacenti scopate, in molte delle quali mi chiese ancora di svuotare la mia vescica in lei, fu lei a chiedermelo per la seconda volta in assoluto, mi scrollò dalla sua vagina e se lo puntò sul culo e senza usare mezzi termini, si fece prima una lunga risata e poi aggiunse “sborrami nel culo… e poi fammi la tua peretta…”, le altre volte invece ero io a fermarmi piantato nel suo culo dopo aver sborrato, allora in quel caso aspettavo il suo consenso, le piaceva tenermi duro a lungo.
Durante i nostri incontri finivo per incularla sempre, più o meno seguivamo sempre il solito copione, baci e abbracci di riscaldamento, sesso orale a volontà, scopate in figa in varie posizioni, con lei che alla fine chiudeva cavalcandomi a lungo, solo quando capiva che ero anch’io al limite, si fermava, prendeva fiato e si predisponeva per l’inculata finale. Non volle mai usare metodi contraccettivi a lungo termine e, lavorando nel campo, sapeva che la pillola del giorno dopo non poteva essere presa regolarmente, allora adottammo questo copione, era sempre attenta ai miei segnali, aveva imparato i miei tempi ed io i suoi, adorava prenderlo in figa, ogni posizione le piaceva, quindi si lasciava rivoltare e prendere come volevo, ma quando cominciava a dare segni di stanchezza, mi rivoltava sulla schiena, e si concedeva un altro paio orgasmi prima di finire, e poi pensava a me facendosi sodomizzare, a pecora inarcava il culo quanto più in alto poteva e si adagiava col petto sul letto, mi schiaffava quasi in faccia il suo ano voglioso, palpitante e pronto, e l’inculavo tenendo subito un ritmo serrato, al mio primo spruzzo si lasciava andare sul letto sia per riposarsi da quella posizione che per sentire il resto degli spruzzi, e qui decideva, se voleva “la mia calda peretta”, come ridendo disse la seconda volta, oppure no, quella frase la disse quella sola volta, le altre me le faceva capire volta per volta, mi teneva sempre dentro di se anche dopo che si era smollato, con la faccia sul letto si concentrava su quello che sentiva, lo percepiva man mano che si riduceva in termini di durezza ma lo sentiva, stretto nei muscoli anali, ancora disteso, solo allora decideva, se sgroppare il culo per lasciarlo uscire o stare ferma, ed io l’aspettavo, concentrandomi sull’eventuale pisciata, rimanevo in attesa del suo volere, che avrebbe manifestato nel giro di massimo due minuti, mettendosi una mano tra le gambe e iniziando a masturbarsi, accogliendo insieme, la maggior parte delle volte sia la sua peretta che l’ennesimo e ultimo orgasmo dell’incontro. Purtroppo come tante che erano passate nel mio letto la storia finì, perché ebbe la fortuna di trovare un posto in una farmacia a pochi km da dove abitava, e poco alla volta cessammo di vederci.

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