“Ma porco d… ma che cazzo ti è venuto intente, ma ti rendi conto? Ma sei cretina cazzo!”
“Si, mi rendo conto, sennò non lo avrei fatto e non sono per niente cretina, oh!”
“No, tu proprio non capisci, proprio non i rendi conto in che casino rischiamo di infilarci, in che razza di casino siamo già infilati fino al collo”
“Uuuu quanto la fai lunga, è la mia migliore amica dai tempi della materna, sappiamo tutto quanto di tutte e due, io di lei e lei di me…”
“Ma che cazzo me ne frega, mica è la mia di migliori amiche, dai, che ragionamenti fai! E comunque non avrei fiatato neppure con la mia migliore amica”
“Ma insomma se ti dico che siamo come gemelle siamesi…”
“Come no, finché dura, poi in un attimo litigate per qualche cazzo di motivo stupido ed ecco che siamo sputtanati, ma veramente come fa a non capire…”
“Non ti dei preoccupare, le ho detto tutto di noi, ma è come se… come se lo avessi raccontato a un’altra me, capisci cosa voglio dire?”
“Non me ne frega un cazzo, ormai la cazzata l’hai fatta”
“Ecco appunto, ormai quella che tu chiami cazzata, l’ho fatto non c’è bisogno rifarla così lunga”
“Guarda, è meglio se te ne vai, davvero, preferisco restare da solo…”
“Matteino, no dai…”
“Non è proprio il momento, davvero…”
“Mmm mi dispiace, non ti ho mai visto così”
“Ecco appunto, capisci quindi il momento”
“Ok, capito, vado…”
“Ecco, bene”
“Solo una cosa”
“Cpsa?”
“Chi è la tua migliore amica?”
“…”
Il pomeriggio di tre giorni dopo, verso le quattro, squillò il campanello di casa; “chi cazzo è adesso” si chiese Matteo mentre andava ad aprire
“Ciao…” sulla soglia di casa c’era Linda
“Ciao, cosa vuoi?” finita la frase dal lato nascosto della porta apparve Irene
“Ciao Matteo, come stai” col quel tono che percepì di fida maliziosa
“Si passava di qua e le ho detto, ma perché non facciano un salutino a Matteo? Non voleva venire, ma l’ho convinta, non disturbiamo 5 minuti soli…”
“Ragazze ho da fare, veramente…” Irene si se a tossire
“Oddio, Irene tutto bene? Forse ci vuole dell’acqua, non le dai un bicchiere d’acqua?”
“…” Matteo si avviò verso la curia, attraversando il soggiorno, seguito dalle due ragazze. Riempì un bicchiere e lo porse a Irene; si erano appoggiate alla penisola della cucina.
“Va meglio Ire?”
“Si grazie, ci voleva proprio un po’ d’acqua”
“Ok, tutto bene quindi. Ragazze, come dicevo avrei ancora delle cose da fare”
“Matteo senti… io e Ire si pensava che magari saremo potute restare un po’ qui” Mentre lo diceva Irene si era seduta sulla penisola e Linda le era accanto, in piedi, leggermente più in basso.
A Matteo per un attimo balenò in testa un’immagine, ma che si affrettò a scacciare
“Linda, cosa ci siamo detto l’altro giorno? Ricordi?”
“Uuuu si che mi ricordo. Ricordo che eri arrabbiatissimo e…”
“Appunto”
“…e così magari c’è la possibilità che mi possa scusare, di fare la pace, di chiarire la situazione, per non lasciare nulla in sospeso…”
“Non devi scusarti, non sei tu che hai sbagliato, cioè sei anche tu, ma hai le tue giustificazioni”
“Ma anche tu hai le tue giustificazioni Matteino…” poggiò una mano sulla spalla di Irene e l’altra su una coscia
“Come potevi resistere al richiamo di una come me, oppure di una come Irene, che è la mia gemella siamese…” la mano dalla coscia salì lungo i fianchi, quella sulla spalla andò a sfiorare il collo della ragazza
“Linda, non è uno scherzo” di nuovo quell’immagine…
“Dovete andarvene… per favore” Linda tirò giù lo scollo a barchetta della maglia che indossava Irene, scoprendo il seno generoso, dai capezzoli rosa
“Vuoi davvero che ce ne andiamo? E ci lasci così con l’amaro in bocca…” Irene abbassò la testa verso Linda che protese le labbra incontro a quelle dell’amica per scambiarsi un bacio, poi scese verso il seno per lambire con la punta della lingua il capezzolo… Fu una scarica da 100.000 volt che gli attraversò il cervello e gli fece drizzare il cazzo in un attimo
Quell’immagine si stava materializzando davanti ai suoi occhi, più vera della realtà: le due ragazzette che stavano inscenando un approccio lesbico
“Ragazze, per favore, questo non è uno scherzo…”
“Facciamo così, noi andiamo di là, per rilassarci un attimo…” Linda prese per mano Irene e l’accompagnò lungo il corridoio che portava in camera.
Matteo era letteralmente in confusione, come in preda a uno stordimento che gli impediva di afferrare bene cosa stesse accadendo, si trovò dopo pochi secondi sulla porta della camera.
Le due ragazze erano sedute sull’angolo del letto, l’una tra le gambe dell’altra rivolte verso di lui. Linda stava carezzando le spalle di Irene mentre si davano dei piccoli baci sulle labbra. Le mani scesero poi sul seno di Irene a carezzarne i capezzoli turgidi.
Matteo come ipnotizzato dalla scena, andò a sedersi sull’angolo opposto lungo lo stesso lato del letto; le ragazze si girarono verso di lui, continuando a baciarsi. Matteo si avvicinò leggermente e Linda ne approfittò subito allungando la mano: lo prese per la cinta dei pantaloni, lo tirò più vicino e poggiò le sue labbra su quelle dell’uomo
“Linda, non va bene… stiamo facendo una cazzata..:”
“Non c’è nulla di male, vero Ire?”
“Propio nulla di male” rispose l’amica
“Cazzo, non capite… ci mettiamo in un guaio, siamo già abbastanza incasinati…”
“Voglio solo che facciamo vedere alla nostra Ire, tutte le cosine che gli ho raccontato che facciamo, lei ha così poca esperienza, vero amo?”
“Si, pochissima, ma ho tanta voglia… di imparare…” e Irene mise le sue labbra su quelle di Matteo, cercando con la lingua di aprirle e trovando la sua lingua rispondere, prima quasi timidamente, poi sempre più attivo.
Le due ragazze, Linda in particolare modo, non sembravano più delle ragazzette, si erano trasformate in giovani donne vogliose che sanno bene cosa cercano e perfettamente come prenderselo. Irene iniziò a toccare il cazzo da sopra i pantaloni, apprezzandone le dimensioni e la consistenza, sentendolo crescere e diventare duro in pochissimo. Matteo non lo teneva più nelle mutande, la voglia i tirarlo fuori e darlo letteralmente in pasto a quelle due troiette era enorme, mai provata prima
“Ce l’ha già duro, scommetto, vero?”
“Oh si, durissimo senti che roba” Linda allungò la mano e in due si trovarono a palpargli cazzo e palle.
“Ire, tiralo fuori, vedi che bello, altro che il tuo Lorenzino e poi sentissi come lo usa, mmm che voglia…”
Irene sbottonò e tirò giù la zip, il cazzo ancora dentro i boxer, con il tessuto che lo conteneva a fatica. Lo prese così da sopra stringendo forte e accennando a segarlo.
“Ahhh” gemette Matteo
“Quanto ti piace che ti tocchiamo, dillo, Matteino dillo che ti piace…”
“Si mi piace… siete due… due…”
“Due troie, dillo pure…” Irene terminò la frase lasciata in sospeso.
“Due troie, si… siii… ahhh” Linda s’inginocchiò tra le gambe di Matteo e con Irene che ne frattempo avevo tirato fuori il cazzo dai boxer, inizio a leccargli la cappella
“Davvero grosso, senti come ce l’hai duro, fammi vedere come glielo succhi, da brava”
“Mmmm siii grosso… mmmm duro mmmm che buono…”
“Sei eccitato Matteino?”
“Cazzo, siii leccalo anche te dai” le mise una mano sulla nuca e la fece abbassare; adesso entrambe leccavano l’asta, una a destra e l‘altra a sinistra, a tempo, ritmicamente e ogni volta che arrivavano alla cappella le due lingue si intrecciavano tra di loro baciandosi, aumentando all’impossibile l’eccitazione dell’uomo
“Ora gli diciamo la sorpresa?”
“Si dai, a te l’onore LInda”
“Mmm l’onore sarà suo, vorrai dire”
“?”
“Sai cosa facciamo oggi? Ci svergini tutte due, credi di farcela?”
In quel momento avrebbe potuto proporgli pure di scalare l’Everest che avrebbe detto di si. Non rispose, ma con le mani sulle teste delle due ragazze le tirò a se per per farsi leccare ancora meglio; ormai era preso da quel gioco magnifico e pericolosissimo, incapace, me neppure voleva, di sottrarsi.
E le due ragazze risposero come due troie navigate, leccandogli palle, asta e baciandosi, con la cappella gonfia come mai, lì in mezzo alle loro bocche.
Linda salì in piedi sul letto, con la figa all’altezza della faccia di Matteo
“Leccami…” prese la ragazza per i fianchi e si avventò su quella fighina meravigliosa leccando e succhiando fino a strapparle gemiti di piacere
“Ahhhh siii sii leccamela, dio come godo, che bravo ahhh siiiii…”
Non le diede tregua fin quando non sopraggiunse l’orgasmo, era fin troppo facile, pensò, far godere quella troietta e adesso aveva voglia di provarci anche con Irene, chissà se avrebbe reagito allo stesso modo. La fece mettere a quattro zampe e cominciò a slinguazzarle buchino e figa, tenendola bene aperta con le mani sul culo.
“ah ah ah si si si che bello si si ah” godeva quasi a scatti, come se le arrivassero ogni volta delle piccole scariche elettriche allora il gioco diventò ridurre il tempo tra una slinguazzata e l’altra, rimanendo più a lungo in zona: la lingua piantata nel buco del culo, alternandola alla bocca aperta sulla figa per succhiarla senza quasi prendere fiato, e le scariche elettriche diventarono una sola, continua, interminabile…
“ahhhhhhhhhsiiiiiimipiaceeeeeohhhhgodooooo…”
Nel frattempo Linda gli si era messa le spalle, gli aveva preso il cazzo e lo segava a due mani
“Scopala dai, scopala, infilaglielo tutto dentro vediamo se le piace. Ire, sei pronta? Ora ti svergina, prendi il preservativo Matteino” Si diresse verso il comodino dove teneva i profilatici, ne aprì uno e se lo mise. Irene forse non aveva ben capito, tanto era il piacere che stai provando, si irrigidì un attimo ed ebbe solo la lucidità di dire
“Fai pianino però, ho un po’ paura…”
“Ma paura di che? Quando mi ha inculcato per la prima volta un po’ di male l’ho sentito, ma solo all’inizio, dopo ho goduto goduto goduto, nella fica è una passeggiata, dai!”
Matteo si mise in piedi dietro la ragazza messa a quattro zampe; non era la posizione già adatta, ma pazienza. La figa di Irene era bagnata dai suoi umori e fu facile introdurre un pezzetto di cappella e iniziare a spingere.



Bellissimo. Spero ci sia un seguito
Ciao Akissfrommax , grazie per il commento , credo che sia una realtà che in molti capiscono. Chi desidera parlarne…
Beh, non potevo fare a meno di aprire un racconto con un titolo del genere! Leggibile e scorrevole e non…
grazie, molto gentile...
Ciao, innanzitutto ti voglio ringraziare per i tuoi racconti veramente degni di nota per questo in particolare sottolineo che di…