Desideri custoditi
La stanza era silenziosa.
Anna era distesa, vestita solo della tunica chiara.
Il tessuto le aderiva leggero sulla pelle nuda.
Non la copriva. La definiva.
Aveva chiuso gli occhi, ma non dormiva.
Non c’era sonno in quel luogo.
Solo tempo che si allungava come carne appesa.
Aveva firmato.
Aveva ceduto.
Aveva detto a sé stessa che era per i soldi.
Ma adesso, lì, distesa su quel letto che non odorava di sonno ma di attesa,
la menzogna cominciava a sbiadire.
Quando la porta si aprì, non ci fu rumore.
Solo uno spostamento d’aria.
Un’ombra.
Anna non si mosse.
Un uomo entrò.
Non lo vide.
Lo sentì.
Il passo lento. Le suole morbide.
Il respiro misurato.
Si fermò vicino al letto.
Non parlò. Non toccò.
Solo stette lì, a guardarla.
E lei capì di essere oggetto di valutazione.
Non desiderata — ancora — ma esaminata.
Come si valuta una sedia.
Un cavallo.
Un bene.
Poi se ne andò.
Non c’era stato nulla, eppure il corpo le tremava leggermente.
Poco dopo — o forse molto — una porta laterale si aprì.
Una figura femminile entrò.
Alta, magra, occhi scuri, voce assente.
Non parlava.
Fece solo un gesto: vieni.
Anna la seguì.
Camminarono in silenzio lungo un corridoio più stretto.
Poi una scala.
Una porta aperta.
Una sala.
La luce era soffusa, ma non fioca.
Diffusa in modo da non creare angoli ciechi.
E lì, dietro una parete di vetro invisibile,
gli uomini.
Non più sagome.
Corpi.
Seduti. In piedi. Alcuni con le mani intrecciate, altri con un bicchiere tra le dita.
Nessuna parlata. Nessun rumore.
Occhi.
Tutti su di lei.
Anna fu condotta al centro della sala.
Un tappeto chiaro, un cerchio disegnato sul pavimento.
Vi entrò senza essere costretta.
Era in piedi, le braccia lungo i fianchi, la tunica che le cadeva fino a metà coscia.
Non fu detto nulla.
Eppure sapeva.
Doveva restare lì.
Essere vista.
Cominciò lentamente a riconoscere alcuni di loro.
In fondo, sulla sinistra, seduto composto: il farmacista del paese.
Occhiali sottili, mani curate, lo stesso sguardo che aveva quando le porgeva una crema lenitiva per i bambini.
Accanto, il direttore della banca.
Quello che una volta le aveva detto: “Signora, è una donna molto determinata.”
Adesso la guardava come si guarda qualcosa già acquistato.
Più in fondo, un uomo che non aveva mai visto prima.
Pelle scura, barba corta, abito perfetto.
Sorrideva appena.
Quel sorriso le diede nausea.
Non per ciò che implicava.
Ma per ciò che anticipava.
Poi, a destra, vicino al muro, il parroco in pensione.
Colui che aveva battezzato i suoi figli.
Gli occhi fissi, lucidi.
Anna sentì le ginocchia vibrare.
Non per vergogna.
Ma per la certezza che tutti loro la stavano spogliando
senza mani.
Solo con lo sguardo.
Qualcuno, da un angolo, prese appunti.
Un altro la osservava mentre beveva.
Lo faceva lentamente, con studiata noncuranza.
Un terzo, con le dita sul mento, sembrava valutarne la postura, la tenuta, la resistenza.
Uno sbadigliava.
Ma non per noia.
Per potere.
Non c’erano commenti.
Non c’erano ordini.
Eppure, Anna si sentiva penetrata nel pensiero da ognuno di loro.
Lì non contava la carne.
Contava il potenziale.
Quanto sarebbe stata brava a obbedire.
Quanto avrebbe retto.
Quanto avrebbe goduto nel farlo.
Non di suo piacere.
Ma del loro.
La figura femminile le fece cenno di uscire.
Anna la seguì, barcollando leggermente.
Tornò nella stanza.
La luce era cambiata.
L’aria anche.
Il letto l’aspettava.
Il collare era stato spostato: ora era sul cuscino.
Non c’era più nessun biglietto.
Solo quell’oggetto.
Un anello per il collo.
Pelle chiara. Nessuna fibbia.
Un gesto da compiere, non da negoziare.
Anna si sedette.
Lo prese in mano.
Lo osservò a lungo.
Poi si disse, ancora una volta:
“Lo faccio per i soldi.”
Ma la voce interiore suonava più flebile.
Più distante.
Come se appartenesse a qualcun’altra.
Perché quel cerchio di uomini non la volevano per ciò che poteva guadagnare.
La volevano per come avrebbero potuto usarla.
E lei, in fondo,
stava iniziando
a volerlo anch’essa.



Complimenti per il racconto. Se ti va ti lascio mia mail. erodream78@gmail.com
Mi sono imbattuto in questo lungo ma bellissimo racconto di molti anno fa e, complice anche il nome, mi sono…
Sublime
crescendo di aspettative in poche battute...Non vedo l'ora di leggere il resto...
Mi piace molto il racconto, mi piacerebbe che si inserisse una studentessa, la peggiore della classe, e che prendesse il…