Contatto
Anna non si lavò subito.
Quando la riportarono nella stanza, il corpo era ancora caldo, la pelle sensibile come se fosse stata girata al rovescio.
Ogni movimento faceva riaffiorare una presenza recente, appiccicata, non del tutto sua.
Si sedette sul bordo del letto.
La tunica le sfiorava le cosce e il contatto la fece rabbrividire.
Non per piacere.
Per memoria.
Sapeva che avrebbe potuto lavarsi.
Il bagno era lì.
Funzionante.
Pulito.
Ma non lo fece.
C’era qualcosa di sbagliato nel cancellare subito.
Come se quel corpo, così com’era, fosse ancora in uso.
La porta si aprì piano.
La donna entrò senza guardarla.
Posò un telefono sul tavolo, poi un foglio.
Anna non ebbe bisogno di leggerlo tutto.
Conosceva già la regola:
parlare sì, spiegare no.
Prese il telefono.
Le dita lasciarono una traccia sul vetro.
La notò.
Non la pulì.
Compose il numero di casa.
Rispose Marco quasi subito.
«Pronto?»
La voce era familiare, vicina, fuori posto.
Anna deglutì.
«Ciao.»
«Anna? Finalmente. Pensavo fossi senza campo.»
Era vero.
Era una bugia che si stava scrivendo da sola.
«Ho spento il telefono apposta.»
«Così, di colpo?»
Questa volta la domanda aveva un tono diverso.
Non sospetto.
Curioso.
Anna si guardò il braccio.
Sulla pelle c’erano ancora segni leggeri, non visibili a distanza.
Li sentiva però.
Come una mappa sotto l’epidermide.
«Avevo bisogno di stare da sola,» disse.
La frase uscì pulita.
Troppo.
«Dove sei, esattamente?»
Marco non era insistente, ma non era nemmeno distratto.
Anna chiuse gli occhi un istante.
«In campagna. Un posto tranquillo. Me l’ha consigliato una conoscente.»
«Una conoscente?»
Un mezzo sorriso nella voce.
«Non sapevo avessi amiche misteriose.»
Lei accennò una risata breve.
Controllata.
«Nemmeno io, a quanto pare.»
Silenzio.
Marco respirò dall’altra parte.
Anna conosceva quel suono.
Era il suono di quando stava decidendo se chiedere altro.
«Stai bene?»
Questa volta lo chiese davvero.
Anna sentì la domanda attraversarle il corpo.
Stava bene?
Fisicamente sì.
Funzionalmente sì.
«Sono stanca,» rispose.
E fu la cosa più onesta che disse.
«Hai una voce strana.»
Anna abbassò lo sguardo.
Sulla tunica, all’altezza del ventre, c’era un’ombra più scura.
Vecchia di pochi minuti.
La coprì con la mano.
«Ho dormito poco.»
Marco tacque.
Poi:
«Quanto resti via?»
Quella era la domanda pericolosa.
«Qualche giorno. Devo… rimettere in ordine.»
«Rimettere in ordine cosa?»
Anna sentì un leggero sorriso formarsi sulle labbra.
Non di ironia.
Di consapevolezza.
«Me.»
Marco sospirò.
«Sei sempre stata brava a sparire quando ne hai bisogno.»
Non c’era accusa.
C’era una constatazione vecchia.
«I bambini sono da tua madre, giusto?»
«Sì.»
«Va tutto bene?»
Anna pensò a quel corpo ancora segnato, ancora sporco di altri.
Pensò a quanto fosse assurdo che la normalità passasse da quella domanda.
«Sì,» disse.
E in quel momento lo credette davvero.
«Va bene,» concluse lui.
«Chiamami quando puoi.»
Anna guardò il telefono.
Il foglio sul tavolo.
Le regole.
«Certo.»
Chiuse la chiamata.
Il silenzio tornò subito pieno.
La donna riprese il telefono e uscì.
Nessun commento.
Come se la conversazione fosse stata un test superato.
Anna restò seduta.
Solo allora si alzò e andò in bagno.
Davanti allo specchio, si spogliò lentamente.
La pelle portava ancora tracce evidenti.
Non lividi.
Non ferite.
Segni di passaggio.
Odori che non erano i suoi.
Una sensazione di umido secco che tirava sulla pelle.
Si guardò.
Non provò disgusto.
Provò una calma strana, concentrata.
Come se il corpo fosse stato temporaneamente abitato,
e ora le fosse stato restituito senza istruzioni.
Entrò nella doccia.
L’acqua scese lenta.
Quando il primo rivolo toccò la pelle, Anna chiuse gli occhi.
Non per sollievo.
Per separazione.
Stava lavando via qualcosa che non era ancora pronta a perdere del tutto.
Quando uscì, si asciugò con cura.
Si rivestì.
Tornò a letto.
Capì allora la cosa più inquietante di tutte:
aveva parlato con suo marito
mentre il suo corpo raccontava un’altra storia.
E nessuno dei due se n’era accorto.
Il collare era ancora lì.
Immobile.
Anna si sdraiò.
Pensò che il primo giorno non era ancora finito.
E che la parte più difficile non sarebbe stata obbedire lì dentro.
Sarebbe stata mantenere compatibili
tutte le versioni di sé
quando sarebbe tornata fuori.



E' quello che han sempre detto gli amici delle mie compagne... Non capisco come lo abbiano intuito, ma così è…
Complimenti Jokermi. Bellissimo racconto se ti va di contattarmi erodream78@gmail.com
Tu sei un uomo con l'animo del cornuto, dovresti coltivarlo fino in fondo e non scomparire e dimenticarti del tuo…
mi sono ritrovato a pensare come avrei reagito io se ci fosse stata mia moglie in quella situazione
Patrulla sei una garanzia di qualità, intro interessante con sviluppi potenzialmente interessanti... vediamo come si sviluppa