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Il “vezzo” di Barbara

By 10 Gennaio 2026No Comments

Ogni donna o uomo che si rispetti ha il suo “vezzo” in campo sessuale, quello di barbara era rappresentato dai fluidi corporei, ed in particolare dallo sperma maschile. Amava giocarci, sia che fosse depositato sul corpo, che dentro le sue generose cavità che, non disdegnava di usare e far usare al suo compagno di turno o, anche occasionale, quel giorno toccò a me.
Barbara stava a cavalcioni sulle mie gambe, entrambi ancora vestiti, ci baciavamo con ardore, staccandoci ogni tanto per l’affanno. Collega di lavoro da tanti anni, tra noi c’era una sincera e profonda amicizia, non avevamo mai avuto atteggiamenti equivoci tra noi, quello che successe era iniziato semplicemente, senza malizia, nessuno di noi due era intenzionato a fare quello che stavamo facendo, ero andato a casa sua per aiutarla in dei piccoli lavoretti di casa, una tapparella che non funzionava, una mensola che non si reggeva più e altre piccoli aggiusti. Separata, con un figlio che studiava in un’altra città, si lamentava spesso con me sulla mancanza di una figura in casa che, oltre al resto, si occupasse delle piccole manutenzioni, e così era nata questa collaborazione. Altre volte avevo fatto lo stesso, andavo da lei aggiustavo quello che si doveva e me ne andavo. Ma questa volta, mi trattenne, voleva farmi almeno un caffè per sdebitarsi, mi accomodai sul divano mentre era vicino al fornello. La guardavo di dietro, appena arrivata a casa, mentre mi dedicavo ai lavoretti si era tolta i panni della mattina e aveva indossato una tuta composta da pantaloni aderenti e una felpa, pensierosa osservava la macchinetta di caffè, ondeggiava con le anche, sapeva di essere osservata da me, spostò la testa su un lato guardandomi e nello stesso tempo scoprì il collo.
Era un palese invito, la lasciai che lo facesse ancora per poco e, alzatomi mi accostai dietro, accolse la mia presenza dietro di lei senza problemi, le passai una mano davanti stringendole il ventre, con un tremolio mise la sua mano sulla mia. La mia bocca sul collo la massaggiava piano, le diedi un leggero morso, vibrò tutta aderendo maggiormente al mio corpo. La baciavo continuamente il collo, le morsi un lobo, le piaceva, lo capii dai movimenti del culo che strusciava su di me, col contatto e questo movimento, aspettava la mia reazione che non tardò a venire. Si beò della mia durezza che le premeva sul culo, le piaceva, danzava con le chiappe, dai movimenti e, dai sospiri che le uscivano dalla bocca si capiva chiaramente che si stava eccitando. La macchinetta del caffè cominciò a gorgogliare, questo rumore ci destò da quello che stavamo facendo, si staccò da me, spense il fuoco e versò il caffè fumante in due tazzine, che poggiò su un tavolino basso accanto al divano. Non sapevo che fare, non sapevo se “l’attimo fuggente” era finito o se volesse continuare. Mi sedetti sul divano, con lei che mi guardava dall’alto, si sedette a fianco a me, poggiandosi su un fianco e mettendo una gamba sotto l’altra, mi porse la tazzina e poi prese la sua. Tutto questo continuando a guardarmi negli occhi, in sintonia perfetta posammo le tazzine sul tavolino, l’abbracciai dietro la schiena e accennai a tirarmela verso di me, per continuare a baciarla, ma lei approfittò di questa mia mossa, mi venne incontro e si mise a cavalcioni su di me.
Stavolta subì poco da parte mia che, avevo iniziato di nuovo a torturarle collo e orecchio, mi dette il tempo che le serviva ad eccitarsi di nuovo e prese l’iniziativa. Cominciò a baciarmi prima lentamente, gustandosi il sapore e il contatto e, appena cominciai a partecipare attivamente, si lasciò andare a dei baci infuocati e lascivi. A cavalcioni su di me, sfregava il suo sesso sulla mia erezione, l’impedimento dei pantaloni della tuta non le impediva di sentirlo, più mi baciava e più si eccitava, e più si eccitava e più forte si strusciava, le abbassai di poco la tuta, ne ebbe sollievo e mi fece fare, ma mi impedì di intrufolare la mano, volevo raggiungere la sua fonte di piacere per darle quello che stava affannosamente cercando. Caparbiamente cercò e ottenne, solo col movimento che faceva, il piacere. Sfatta dall’orgasmo si accasciò su di me, si ricordò, sentendola ancora forte sul bacino, della mia erezione, intrufolò una mano e mi slacciò i pantaloni, districandosi tra pantalone e slip lo tirò fuori, lo maneggiò per poco e si alzò dandomi le spalle. Con un movimento veloce e fluido continuò con le mani ad abbassare il pantalone della tuta fino ai ginocchi portando con essi gli slip, poi arretrò piano fino a toccare il suo corpo con il mio, con le mani dietro si puntellò sulle mie gambe e cominciò lentamente a scendere, iniziai a indirizzarlo verso la vagina ma, spostandosi più dietro, si sedette completamente su di me, sculettando e danzando sul mio bacino mi fece capire che, per il momento, le piaceva avere solo un contatto ravvicinato tra i nostri sessi. Si allargò le chiappe nelle mani, se lo strusciò a lungo nello spacco mimando il movimento della scopata, la voglia di averlo dentro aumentò e, quando si sentì pronta alzò il bacino facendo così scattare il membro all’indietro nel solco del culo, lo fece strisciare ancora per poco e poi alzò il culo in alto, restando in attesa. Appena sentì che le stavo puntando il cazzo nella figa, si lasciò scendere lentamente, accompagnando la discesa muovendo in senso rotatorio le anche. I pantaloni le davano impiccio, non se la sentiva di interrompere quel momento, togliendoli e, aprendo a soddisfazione le gambe ma, si accorse nello stesso tempo che quella costrizione era positiva perché la costringevano a tenerle strette, dandole modo di sentire meglio il cazzo che le scorreva dentro. Stavo fermo, saltellava su di me, senza irruenza, senza aumentare l’intensità del movimento, si gustava la penetrazione con tranquillità, roteava le anche, lo faceva per sentirlo bene. Ed io la lasciai fare.
Non conoscevo i suoi tempi, non conoscevo la risposta del suo corpo e le sue zone erogene preferite o, meglio, ne avevo scoperta solo una, stavamo facendo la prima e, speravo non ultima, scopata, non sapevo i tempi suoi, quanto tempo ci metteva dall’eccitazione al piacere e, in ultimo, se per il suo appagamento le bastava un orgasmo o aveva bisogno di altri per calmarsi. Ma tutto questo, adesso non mi interessava, al momento mi importava solo di stare dentro di lei, la sua vagina mi fasciava perfettamente, irradiando calore e umidità, e poi avevo anche un altro pensiero, volevo capire se mi stesse scopando per godere ancora o per far godere anche me per concludere quel bello e inaspettato amplesso. Fugò quest’ultimo dubbio, iniziando a saltellare più velocemente su di me, anche i suoi sospiri aumentarono, questo stava portando anche alla mia conclusione. Prima che la raggiungessi vicino ai fornelli abbracciandola e baciandole il collo, sia io che lei discutevamo di tutto e di più, poi dopo solo silenzio, ma quando capì dai miei gemiti che stavo al limite, un ultimo ma, non meno importante pensiero rivolto alla sua possibilità o meno di concepire ancora, che fu subito chiarito, quando, ruppe questo silenzio mormorando a voce bassa:
– (B) aspetta… lo so che non ce la fai più… ma aspettami… mi basta poco ancora… vienimi incontro anche tu… aiutami… veniamo assieme…
L’accontentai, non potevo non accogliere quella sua richiesta di aiuto, l’inizio del coito aveva visto me passivo e lei attiva, ma nella conclusione dell’atto, richiedeva il mio coinvolgimento, così cominciai ad andare incontro al culo dando spinte verso l’alto. Le sue ultime parole furono veritiere, le bastava poco per godere di nuovo e, infatti dopo neanche un minuto cominciò a urlare.
– “Oh antonio… continua… così… non fermarti… continua… così… più forte… fanculo… oh… sì sì sì sììììììì… ahaahhaaaaa…
– posso venirti dentro?? Le chiesi…
– Mmmm Siiiiiiii È bellissimo… non posso perdere questa sensazione… continua… piùùù forteeee… sentirsi bagnata di mio… e sentire il cazzo che mi scorre dentro… mhmm… percepire che i miei liquidi aumentano… per poi sentirti chiaramente dentro di me… ahahhaaa… molto in fondo… con il cazzo che si contrae e pulsa forte… dentro mi sento invasa… siiii… continua… da calore e umidità… Aaaahhhh cazzooooooo…
Avevo fatta godere prima lei, aspettai che si abbattesse su di me, i suoi spasmi e tremolii che ancora le squassavano il ventre mi diedero il colpo finale, le irrorai a lungo la vagina. Smaltito il piacere, si riprese con calma, si alzò da me e, come quando fanno le donne quando si alzano dal wc si portò appresso anche gli slip e il pantalone della tuta e se li aggiustò, come se si stesse vestendo normalmente, come se prima non fosse successo niente, nascondendo, o dimenticando quello di cui era piena, prese una salviettina di carta e si asciugò il sudore dalla faccia e dal collo. Tenendo un atteggiamento normale riprese a parlare di vari argomenti, lanciando però ogni tanto un’occhiata tra le mie gambe, mi porse anche a me un fazzolettino e, davanti a lei mi ricomposi. Finalmente prendemmo i caffè che aveva preparato prima, lo gustò in piedi, si muoveva tra la cucina e il salottino, parlava a profusione di tutto quello che le passava nella testa, non riusciva a guardarmi negli occhi, mi dava perlopiù le spalle, la tuta che le fasciava e, le modellava perfettamente il culo si stavano macchiando, così come si stavano macchiando maggiormente in avanti, lo notai una di quelle rare volte che era girata di faccia verso di me. Non poté non notare che la guardavo tra le gambe, gli occhi si posarono dove era diretto il mio sguardo facendola trasalire, il tessuto leggero della tuta presentava una larga macchia, mormorò appena “mio dio” e abbassò gli occhi, questo e la sensazione di bagnato che sentiva ormai tra le gambe si aggiunse al mio sguardo facendole ricordare quello che era successo. Imbarazzata continuò a guardare a terra, incapace di guardarmi, le alzai la testa e la fissai negli occhi, vide che guardavo stupito questo suo modo di fare e mi spiegò.

– (B) col mio fidanzato di allora da almeno un anno facevamo sesso completo… allora avevo appena sedici anni, prima di lui avevo avuto altri fidanzatini… niente di che… con loro solo toccate e reciproche masturbazioni… lui invece è stato quello che mi ha sverginata… il sesso tra noi era bello e appagante, prima di fare sesso completo ci soddisfacevamo entrambi masturbandoci a vicenda e questo ci ha aiutato a capire e a conoscere i nostri corpi bene… i punti giusti… i tempi di risposta dei nostri corpi… e così poi da quando mi ha deflorata…man mano è stato un crescendo… quello che sto facendo adesso l’ho scoperto per caso… è stato un incidente di percorso… che a parte la paura iniziale poi mi ha aperto un mondo…
– Che vuoi dire che lo hai scoperto?? E poi che incidente??
– (B) se avevamo poco tempo a disposizione… ma almeno una mezz’ora… usavamo il profilattico… approfittavamo che i genitori erano fuori e scopavamo… era una scopata breve ma comunque soddisfacente… altre volte capitava che l’intero pomeriggio era a nostra disposizione e allora ci davamo dentro per due, tre ore… alla fine delle quali eravamo tutti e due sfiniti… più o meno le cose andavano così… cioè che ci masturbavamo a vicenda un paio di volte usando le mani o le bocche… era prestante… in questi casi riusciva a venire anche tre volte… non di seguito certo… ma comunque ci riusciva… un pomeriggio di questi… presi dalla frenesia perdemmo il conto degli orgasmi… mi sono dimenticata di dirti una cosa… qualche volta è capitato che erano finiti i preservativi… allora lui si tratteneva… aspettava che io godessi e poi usciva fuori… innaffiandomi il ventre e i seni o la schiena… ebbene quel pomeriggio… doveva essere la sua terza venuta… era la più lunga… mi aveva martellata a lungo, facendomi venire due volte di seguito… aprì il cassetto del comodino per prendere i profilattici ma la scatola era vuota… e quindi mi penetrò di nuovo proponendosi di fare come le altre volte… dopo poco era al limite… aspettò fino all’ultimo per toglierlo e sborrare su di me… ma nella fretta di togliersi le ginocchia scivolarono sulle lenzuola… mi cadde addosso… la caduta lo fece piantare a fondo nella vagina… dandomi una botta tremenda ma piacevole… che come risultato finale causò un orgasmo simultaneo di tutti e due…
– Immagino il panico…
– (B) nell’immediato no… non pensai subito alle conseguenze… fui distratta nell’immediato dal forte orgasmo avuto… e dalla sua mazza che sentivo chiaramente gonfiarsi ancora di più dentro di me… sentii lucidamente la serie di spruzzi che mi solleticarono internamente… e poi un forte calore liquido che mi invadeva dentro… toccandomi posti interni di cui non sapevo l’esistenza… mi ricordo il suo sguardo… prima beato dal forte godimento e poi impaurito da quello che era successo… voleva togliersi subito… solo allora realizzai quello che rischiavo… ma realizzai anche ormai che era inutile scappare… il danno, se danno c’era stato, si sarebbe scoperto dopo… lo abbracciai tenendolo stretto a me… fu allora che scoprii il sottile piacere… ma più che piacere era una bella sensazione… che deriva nel far restare il maschio dentro dopo che sborrato… fino a quando il cazzo glielo permetteva… per poi sentire il seme che esce e cola… lordando i glutei…
– Ma mica ti ha ingravidata??
– (B) non andare di fretta… dopo averlo tenuto ancora dentro di me… ci rilassammo sul letto e lì fummo entrambi presi dal panico… incapaci di parlare restammo molto in silenzio… non so lui che pensava… ma io andai mentalmente a fare due calcoli… da quando avevo iniziato a fare sesso completo mi ero documentata molto sull’argomento… e facendo due conti veloci… l’ovulazione era terminata e da lì a cinque giorni mi sarebbero venute le mie cose… ero molto precisa quando veniva il ciclo… ma sapevo anche che per quanto precisi si possa essere l’eventualità di una gravidanza ci poteva sempre essere… aspettai con ansia che passassero e quando a scuola facendo pipì trovai la mutandina macchiata di un bel grumo di sangue feci un sospiro di sollevo… ma torniamo a quel fatidico giorno…
– E si dà come ne parli deve essere stato proprio un giorno particolare…
– (B) molto… tante ragazze si ricordano il giorno della prima volta… magari quando lo hanno preso nel culo… o altre date importante legate al sesso… ma io mi ricordo perfettamente quel giorno… la data e anche l’ora… ti ho detto già che per me è stata una svolta… da allora mi sono promessa… ma solo se conoscevo bene i partner ed erano persone sane… di non usare più i preservativi…
– E come ti sei organizzata??
– (B) è stata mia madre… come ti ho detto stavo a scuola quel giorno che mi è venuto il ciclo… -dopo le lezioni sono tornata a casa… e anziché infastidita dalla condizione in cui stavo… mi ha vista contenta…
Barbara continuò nel racconto, quella mattina le prime perdite erano iniziate in sordina verso le dieci di mattina, ma che poi subito si erano rivelate man mano abbondanti, tanto che una sua compagna le aveva dato degli assorbenti, che comunque non avevano impedito al flusso abbondante di fuoriuscire e macchiare anche i jeans, che la costrinse a tenere il giubbino allacciato intorno alla vita per celare quella imbarazzante e vistosa macchia. Poi finalmente era tornata a casa, chiedendo subito aiuto alla madre, che, dopo averle dato l’occorrente si ritrovò a fissarla stupita di come stesse tranquilla e non infastidita e isterica, come di solito sono le donne in quel periodo, ma lei era allegra, la venuta del ciclo le aveva tolto di dosso una preoccupazione, lo stava aspettando con ansia e, quindi si era tolta un grosso peso, madre e figlia si fissarono lungamente negli occhi e la madre subito capì, alla fine di quel lungo sguardo barbara abbassò gli occhi a terra per la vergogna, ma la madre la abbracciò teneramente, e poi quello stesso giorno telefonò alla sua ginecologa di fiducia per prendere un appuntamento.
– (B) che dire oltre ciò che ti ho detto già… a ecco qualcosa ancora c’è… ho scoperto che mi piaceva giocare con lo sperma… cioè lo sapevo già… quando riccardo… si chiamava così… me la spruzzava addosso o quando lo masturbavo con la mano… mi piaceva spalmarmi addosso o farmi scorrere tra le dita quel liquido vischioso e denso… lo spingevo nell’ombelico o lo passavo tra una mano e l’altra… fino a farlo assorbire o seccare sulla pelle… riccardo aveva due anni più di me… quindi diciotto o diciannove… non ricordo bene… immagina le sue palle che produzione di sperma facevano… unita a questo aggiungici che se tutto andava bene… nel senso che riuscivamo a trovare del tempo per noi… scopavamo almeno ogni due tre giorni… pensa come veniva carico… non ti dico quando facevamo una spagnola… mi riempiva la bocca con tanto di quel seme che lo tiravo fuori che lui continuava a spruzzare fino ai capelli… per poi finire a riempirmi la faccia… appena finiva me lo spalmavo come se fosse stata una maschera di bellezza e poi andavo a rimirarmi nello specchio… lo tenevo fino a quando non si rinsecchiva… ma quello che mi piaceva di più era giocarci quando riccardo mi veniva dentro…
Barbara si stava aprendo sempre di più, mi stava confessando il suo “vezzo”, il suo intimo capriccio, quello che dopo aver scopato le dava l’ultimo e più intenso piacere, quando dopo che il cazzo aveva spruzzato dentro di se e si toglieva lasciandola colma di liquido, allora restava sdraiata sul letto, chiudeva gli occhi per percepire il liquido defluire da dentro di se, appena lo sentiva colare verso il perineo accostava la mano, lo fermava, e poi lo portava di nuovo verso la vagina, con due dita se lo spingeva di nuovo dentro di se, a lungo, fino a quando lo sentiva più denso, usava quella specie di lubrificante per penetrarsi a fondo con le dita che a poco alla volta diventavano tre, a volte quattro, e urlava di nuovo, persa in un orgasmo bagnato di seme e dei suoi umori copiosi, alla fine del quale si puliva di quello che restava mescolandolo con le dita sul pelo corvino e riccio del pube.
– come hai visto prima… il mio capriccio è quello di restare sporca di seme… e poi di sguazzare con le dita nella vagina… anche l’altra volta è capitato… mica ti ha dato fastidio o schifato…
– L’altra volta sono restato colpito… ma non schifato… questo tuo capriccio… certo mi ha impressionato… di tutte le donne che ho avuto sei la prima e forse l’unica a cui piace fare questo…
– (B) lo so… cioè voglio dire che anch’io non ho mai sentito niente del genere… tra ragazze prima e, poi tra donne dopo, ci si raccontano le avventura sessuali… e non mi è mai capitato in questi anni nessuna che mi confidasse di amare in questo particolar modo il seme maschile… tutte a pulirsi… a fare il bidè… a sciacquarsi la bocca… quasi come per cancellare dello sporco… che proprio sporco non è… quando qualche volta ho accennato in parte a quello che mi piaceva storcevano il naso… e quindi me lo sono tenuto per me… la stessa cosa con quelli che sono venuti dopo riccardo… solo a pochi ho riservato questa… diciamo stranezza…
Continuò confessando che negli anni successivi questo capriccio lo nascondeva, andava subito nel bagno con la scusa di lavarsi, correva tamponandosi la figa con la mano per non perdere quello, che per lei era prezioso, quello che il suo corpo conteneva, nel bagno allargava le gambe e davanti allo specchio lo vedeva colare sulla mano, raccogliendolo tutto, e poi si passava la mano sul corpo, si fece una risatina ricordando un episodio in particolare, quello con un compagno occasionale, uno di quelli a cui lei non avrebbe confessato la sua stranezza, uno di quelli da una botta e via, che dopo aver scopato si era sfilato il preservativo avvolgendolo in un fazzolettino e girandosi subito su un fianco per riposare, si era alzata per fare pipì, prendendo il fazzolettino per buttarlo nella spazzatura, ma la curiosità fu forte, nel bagno lo srotolò, ne aveva fatta tanta e, questo associata al colore e alla consistenza la tentarono e così, presolo da punta si versò, partendo da sotto la gola il suo contenuto, questo davanti allo specchio, che le mostrava il seme che scorreva in basso, muovendo lascivamente il corpo e i fianchi, riusciva a portarlo dove voleva, su un seno, poi sull’altro, vide le gocce che dalle punte dei capezzoli cadevano verso l’ombelico, si raccoglievano nel ventre incavato, ventre che lei spinse in fuori, costringendo quell’ammasso di sperma verso il folto del pube, dove venne trattenuto dai peli ricci e folti del pube, lo fece assorbire e trattenere bene dai peli, si recò sporca così nella stanza da letto, il ragazzo dormiva profondamente, si mise di nuovo le mutandine e, distesasi sul letto, a gambe larghe mise una mano sul pelo ancora cincischiato di liquido fresco e si dette piacere nel modo che già mi aveva raccontato.
– E se lui voleva scopare di nuovo?? Come avresti fatto…
– (B) era stato un compagno occasionale… l’avevo incontrato in un bar… era un periodo in cui non avevo un compagno fisso… lo conoscevo da meno di un’ora ma il mio istinto mi diceva che mi potevo fidare… e così andai a casa sua… e scopammo… una scopata breve ma comunque soddisfacente… e poi ci mettemmo a riposare… voleva che dormissi da lui… ma gli avevo già preannunciato che sarei andata via… calcolai tutto… ma comunque se voleva scopare di nuovo… mi sarebbe bastato andare in bagno per un veloce bidè… ecco… ma, come detto prima, ci destammo dal riposino, mi diede l’occorrente per farmi una doccia e me ne andai… voleva incontrarmi ancora… ma non era il caso… mi aveva soddisfatto certo… ma da questo a fare coppia con lui era prematuro… comunque mi lasciò il suo numero… ma dimmi alla fine che ne pensi di questa mia… diciamo stranezza…??
– Posso solo dire che ogni cosa… per quanto strana possa essere… se è accettata da entrambi… non può che far del bene al rapporto sessuale… concludendo non vedo l’ora di sporcarti la faccia… come piace a te…
– (B) cosa aspetti allora??
Le presi la mano facendola scendere dal tavolo, si diresse verso il divano, nel tragitto sganciò e lasciò scivolare la gonna a terra e si sfilò il maglioncino, slacciò il reggiseno e si sedette. Anch’io nel raggiungerla mi denudai completamente, salii sul divano con le ginocchia ai lati delle sue gambe, imboccò subito il cazzo che stava già in tiro da un bel po’, gli dedicò una decina di minuti e poi liberatolo dalla bocca lo avvolse con i seni. Una bella terza di seno, con due aureole scure e capezzoli pronunciati, il seno aveva sicuramente visto tempi migliori, l’età aveva fatto il suo corso, le mammelle cadevano verso il basso, mantenendo tuttavia i capezzoli in fuori, un seno flaccido ma morbido e vellutato e, perfetti per quello che voleva fare, vi sembrerà strano ma è così, provate a fare una spagnola con un seno tosto che non ha bisogno di sostegni per rimanere diritto, sicuramente incontrerete difficoltà, ma un seno flaccido e di quella taglia può essere manovrato a piacimento su un cazzo duro. Iniziò a lavorarlo con i seni, glieli avvolse intorno stringendoli, andando avanti e indietro mi scopò il cazzo, arretrava e poi spingeva, la cappella faceva capolino dalla pelle candida delle mammelle, ogni tanto spingeva per farlo uscire di più e lo imboccava. Si accorse che stavo al limite e fermò il movimento del busto, stringendomi ancora di più nell’incavo che aveva creato, toccava a me concludere, la scopai come se fossi stato in un altro posto ancora un po’, poi iniziai a godere, attenta ai segnali che davo imboccò subito il cazzo, ricevette il primo abbondante getto nella bocca, attenta a non farlo uscire lo tolse, accogliendo i restanti zampilli di sperma su tutta la faccia. Appena capì che avevo esaurito tutto quello che voleva, si lasciò andare distesa sul divano e, solo allora in maniera lasciva, che tanti definirebbero sporca, aprì le labbra facendo in modo che, dalla bocca uscisse il suo contenuto che, naturalmente, per caduta libera, cominciò a scendere sul suo corpo, fermandosi sul ventre, dove formò una piccola pozza, e sui peli.
Stetti ad osservarla per pochi minuti e poi avvicinai le labbra alle sue, aprì appena gli occhi, mi guardò con occhi languidi mi fece un leggero cenno di adesione e poi li richiuse, per nulla schifato dal seme che le colava e soprattutto da quello che ancora aveva nella bocca la baciai in maniera oscena, aggrovigliando la mia lingua con la sua. Smaniava ancora, allargava e chiudeva le gambe, il pompino non si era concluso con l’ingoio del seme, lo stesso l’aveva rilasciato sul suo corpo e questo non dava adito a dubbi, si preparava a fare il suo show personale, a chiudere con il suo vezzo, il suo personale ed intimo capriccio, infatti sott’occhio notai la mano ancora sporca di seme che andava verso il basso, raggiungeva la peluria ancora umida, raccoglieva altro liquido seminale e poi scendeva ancora, si penetrò subito con due dita, poi tre, si stava dando piacere da sola, senza pensare che potessi giudicarla, trasmetteva le prime avvisaglie di piacere nella mia bocca, avrei potuto aiutarla, avrei potuto togliere la sua mano e mettere la mia, ma non lo feci, rispettai questo suo momento intimo, si masturbò da sola, avendo come mia partecipazione solo la lingua nella bocca che la tormentava e sicuramente manteneva alta la sua eccitazione, accompagnata dalla mia lingua soffocò quest’ultimo climax nella mia bocca. Le feci smaltire il piacere baciandola ancora per poco e poi mi alzai, in piedi la osservavo, distesa sul divano era bellissima, pur vedendola in quelle condizioni, sporca e attaccaticcia, col seme che in parte cominciava a seccarsi e in parte no, iniziando ad emettere il tipico odore dello sperma stantio, era stupenda, questo non fece scemare la mia erezione, trascinarla a terra e entrarle dentro fu un unico e veloce movimento, a cui lei non si oppose, capendo subito che certamente avrebbe goduto di nuovo, approfittò della mia durezza e, sotto i miei colpi possenti, quasi perse i sensi, trascinata dalle mie spinte che la fecero di nuovo perdere nel piacere. Dopo quasi due ore ci alzammo dal letto, anzi si alzò prima lei, ritornò dopo una quindicina di minuti, fresca e odorosa di doccia, mi invitò a fare lo stesso. Mi attese fuori dal bagno, tenendo in mano una maglietta e un pantaloncino, la guardai perplessa.
– (B) mica vorresti andartene a casa… è proprio tardi… tanto vale che resti qui a dormire… così domani andiamo insieme in ufficio…
La guardai più intensamente, a lungo i nostri occhi si fissarono, capì che mi passava per la mente e aggiunse:
– (B) ricordi?? Te l’ho accennato prima… ma non mi hai risposto… e così ho pensato che essendosi fatta quest’ora… e poi… non temere… sono stanca… e soddisfatta… adesso voglio solo dormire… abbracciata a te…
– Si è vero non ti ho risposto prima… e poi preso da… non ci ho più pensato… si va bene… resto qui… e poi senti… sei tu che devi temere qualcosa… non io…
A queste parole, i suoi occhi si illuminarono, mi avviai di nuovo nel bagno, da fuori mi disse che in uno dei cassetti avrei trovato uno spazzolino da denti ancora imballato, entrò dopo di me, uscendone dopo una decina di minuti. Ebbi la delicatezza di aspettarla sul divano, così poi andammo insieme a letto. Dato che lei restò nuda, la imitai non indossando niente, mi stesi sul letto, mettendosi su un lato mise una gamba sulle mie, si accoccolò sul mio petto, restai sveglio e fermo fino a che mi assicurai che dormisse, provai a spostarmi facendo piccoli movimenti, ma lei si agitava e così restai supino. Passammo una notte inquieta, in un dormiveglia continuo ci giravamo da una parte all’altra cercando la posizione migliore per dormire, fino a che mi accucciai dietro di lei a cucchiaio, anche se dormendo sembrò gradire questa posizione e non si mosse più, e così restammo fino al mattino. Non fu la sveglia a destarmi la mattina, bensì fu la sua mano che, mi stringeva e massaggiava il cazzo. Sicuramente stando attaccata le facevo sentire l’erezione mattutina, ancora dormendo l’aveva sentita e adesso ci giocava, tentai di dirle qualcosa, ma non rispose, mi masturbava nel sonno, strofinava la cappella sui glutei, lungo lo spacco, le alzai una chiappa e lo indirizzai verso il buco, infilai appena la cappella, sentì questa pressione seguita dall’intrusione dentro di sé, solo allora mormorò qualcosa, con la voce impastata di sonno:
– (B) mhmm… che sssucceedeee… cos’è queeestooo… mhmm… che sstaiii ffaaceendoo…
Lo spinsi dentro di lei, appena per metà, la sua mano lo impugnava ancora impedendomi di proseguire oltre, diedi un paio di spinte e lo lasciò, dandomi via libera. Dormiva di nuovo, e continuò per un bel po’ mentre la scopavo da dietro. Arretrai e le diedi una bella botta. Si svegliò protestando:
– (B) volevo dormire ancora… ma svegli sempre così… chi ti dorme accanto…
– Ma guarda che hai iniziato tu…
– (B) io?? Ma se stavo dormendo…
– Allora forse sei sonnambula… anzi cazzandola… cioè, una sonnambula del cazzo… ahahhhahaaa
– (B) ho iniziato io?? sono certa che stavo facendo un bel sogno… Ma adesso non ricordo niente… ah no… aspetta… sognavo di fare l’amore…
Parlava e la scopavo, ascoltavo quello che diceva e la scopavo, senza irruenza, affondavo dentro di lei, per quello che permetteva quella posizione e, poi mi ritiravo, e così via fino a che la sua voce si fece flebile, impastata ma, non di sonno e, miagolò il suo piacere. Accennai a girarmi dall’altra parte per stiracchiarmi ancora un po’ sul letto, ma lei destandosi completamente me lo impedì.
– (B) secondo te… ti lascio dormire… e no… adesso tocca a me svegliarti…
Si tuffò sul cazzo prendendolo in bocca, inutile dire che la mia era stata una finta, mi ero girato dall’altra parte per provocarla, le avevo acceso la voglia e adesso non si fermava, volevo che prendesse lei l’iniziativa, abboccò al mio inganno e cominciò a spompinarmi. La feci fare per un po’, poi la tirai su di me all’inverso, si voleva staccare, se proprio avessi insistito avrebbe voluto avere il tempo almeno di farsi un bidè, si lamentò dicendo che era andata a letto senza essersi lavata, si sentiva sporca e appiccicaticcia, ma io non la feci muovere, si dibatteva ma, appena sentì la stoccata e succhiata veloce della mia lingua sul clitoride, si rilassò e mi fece fare quello che voleva, seguitando poi a prenderlo in bocca. Presa dalla frenesia interruppe questo reciproco rapporto orale, spostò in avanti il busto, prese il cazzo con la mano e si impalò su di esso. Cercava un piacere rapido e forte, si accanì sul mio ventre, dando forti colpi col suo. Cominciò a tremare, continuando a martoriarsi il ventre, continuando a infierire su di me, da lontano giunse il suo rantolare affannoso di piacere, pochi istanti per smaltirlo e imboccò di nuovo il cazzo, mi portò quasi al punto di non ritorno ma io non ero dello stesso avviso. A forza la tolsi da sopra, le andai dietro cominciando subito a fotterla con affondi lunghi e lenti, poi stesso lei cambiò di nuovo posizione, a quattro zampe sul letto mi offriva il didietro, inarcando il culo quanto più poteva, faceva in modo che la penetrazione fosse quanto più profonda possibile, le davo dei colpi verso l’alto della vagina, costringendo così il suo ano a partecipare, la scopavo e nello stesso tempo giocavo con l’ano, raccoglievo i succhi nell’alto della vagina e li spalmavo sull’ano, poco prima che iniziasse a godere le ficcai il dito per intero nel culo e, subito dopo, cogliendo il momento in cui, persa nel piacere che stava arrivando, non sarebbe stata in grado di opporsi, le puntai la cappella sull’ano facendola entrare, le feci rilassare i muscoli anali e poi mi spinsi lentamente ma costantemente in lei fino a che i nostri corpi non si toccarono.

Uno primo strillo roco le uscì dalla bocca, poi continuò a grugnire e a sbuffare, dall’inizio della sodomia fino alla fine quando, restai piantato in lei dandole sia il tempo di abituarsi che a farle metabolizzare quello che le stavo facendo. Fu lei che, ancheggiando e, venendo incontro alle mie spinte, mi fece capire che potevo continuare. Me lo fece capire perché voleva godere, si accanì sul mio bacino più forte, sentiva i suoi movimenti farsi più convulsi, incurante che così facendo le avrei dilaniato ancora di più l’ano ma, non se ne curava, sentiva l’orgasmo avvicinarsi pericolosamente, gemeva e mugolava istericamente, in simultanea con le spinte che la facevano quasi sobbalzare. Ad un tratto si zittì, diede altre tre o quattro spinte all’indietro e nell’ultima si fermò definitivamente su di me urlando il forte piacere che le sconvolgeva la testa e il sesso. Ero riuscito a trattenermi, ma il suo urlo mi spronò a godere, il mio sperma defluì lungamente nel suo budello. Si girò verso di me, le chiesi:
– Ti ho fatto male… (la vidi arrossire)
– Proprio per niente… quando mi hai penetrato col dito… ho avuto solo un attimo di paura… e ho capito cosa mi aspettasse… ma… ma mi son sentita solo tendere molto forte la pelle… il mio grido è stato spontaneo… forse di sorpresa…non mi hai fatto male, anzi…”
Poi si lasciò andare sul letto, portandomi con e dentro di sé ancora, e aggiunse con un risolino seducente e vergognoso.
– Adesso avverto solo un fastidioso bruciore, ma credo che sia dovuto al fatto che… il culo, l’ho concesso poco… Quello che pensavo impossibile era che ne avrei goduto… è vero… ero arrivata al limite… quando sei uscito mi sono sentita persa… ma subito ti ho sentito in un posto diverso… una piccola fitta di dolore… una sensazione di pienezza… ti sei fermato per poco… poi hai cominciato… il piacere non si era fermato… stava in attesa… pronto a ricominciare… sentivo che il piacere stava arrivando… altre volte il piacere era solo mentale… non fisico… sottomessa al maschio… in un modo… che tanti definiscono sporco… forse proprio pensare che stavamo facendo una cosa proibita e sporca… o forse la voglia interna che non si era ancora placata… mi ha fatto di nuovo… non te ne andare… resta dentro… muoviti ancora in me… ecco così… me lo stai massaggiando dall’interno… il bruciore sta passando…
L’accontentai, mi accompagnava in questo massaggio muovendo appena il bacino, il membro cominciò a perdere consistenza, e così in un suo movimento più accentuato uscì fuori dal retto. Si stava alzando dal letto ma la fermai.
– Fermati… resta così… anzi raggiungi il bordo del letto con le ginocchia… ecco perfetto… non ti muovere…
– (B) sto bene così… vuoi vedere quello che mi hai detto prima??
– Brava… sì proprio così…
Ricordandosi di cosa avessimo parlato poco prima, si portò con le ginocchia al limite del divano e, per offrire uno spettacolo più preciso, si allargò i glutei con le mani. Con la faccia di lato mi guardava, voleva vedere la mia espressione, mentre aspettavo quello che da lì a poco sarebbe successo. E la vide, vide cambiare la mia espressione da semplice in allibita quando, premendo i muscoli interni, dal suo retto gorgogliando uscì lo sperma, dapprima liquido e poi man mano più denso. Vide la mia faccia stupita quando sentì che i succhi emessi dall’ano colavano in basso, verso altri succhi prodotti dalla vagina, si mischiavano nello spacco, per poi continuare in caduta libera verso il clitoride e, il pelo del pube che, incischiandosi, ne trattenne una minima parte, lasciando il resto a colare a terra. Voleva farne uscire altri dall’ano ma, gli sforzi che fece si concretizzarono alla fine solo emettendo del liquido inglobato in una bollicina a cui seguì un corto, ma sonante peto. Per nulla turbata mi chiese:
– (B) mi passi dei fazzolettini… voglio togliere almeno il grosso…
Non glieli passai, mi dedicai personalmente a quella prima grossolana pulizia, con il primo fazzolettino nettai delicatamente l’ano, che trovai arrossato al punto giusto, cioè appena poco aperto e senza segni eccessivi di slabbratura, che in breve cominciò a chiudersi, fino a che davanti a me riprese la sua forma iniziale, forma che, stringendosi definitivamente, lasciò uscire un’altra goccia di crema chiara che raccolsi subito. Passai alla vagina, la maggior parte dei succhi erano già defluiti, una parte più densa si era invischiata ai peli e una parte colando aveva formato, come scritto prima, una piccola pozza a terra, le strinsi le labbra fra le dita, premendole così rilasciarono altro succo, le feci capire di alzarsi dal letto mettendola a gambe larghe e col busto diritto, massaggiandole il pube con un movimento circolare. Dal fondo della vagina, ancora aperta e gonfia finì di uscire il resto che, trattandosi di umori propri, si rivelarono sfilacciosi e trasparenti, della densità di un bagnoschiuma incolore. Presi l’altro fazzolettino e stavo continuando ad asciugarla tra le gambe, ma mi fermò.
– (B) basta così… continuo io… tu piuttosto… fatti una sciacquata… nel secondo cassetto del mobile ci sono gli asciugamani puliti…

Ormai la giornata era andata, lavorativamente parlando, una mia telefonata e poi la sua, per avvertire chi di dovere, e restammo a letto, sicuramente avrei dormito anche oltre le tredici ma, volle riprendersi la rivincita e mi svegliò lei, ancora nel dormiveglia sentivo una forte stimolazione, unita ad un bisogno impellente di urinare, ma aprendo gli occhi vidi la sua testa che si accaniva fra le mie gambe, mi limitai a tenere la sua testa ferma mentre le schizzavo in gola schizzi e schizzi di sperma, la guardavo mentre godevo, le guance incavate dallo sforzo. Le labbra serrate intorno alla cappella, le stringeva fortemente, temendo forse di farsene sfuggire anche la più piccola goccia, continuò ancora a succhiare, per non perderne niente. Mi guardava negli occhi, mostrandomi la bocca piena di seme, le faccio un occhiolino ammiccante, stavolta il suo show è solo per me, chiude la bocca e lo manda giù. Poi come se volesse ancora masturbarmi, porta la mano, e la pelle del membro verso l’alto ricoprendo il glande, facendone uscire quasi a forza un’ultima perlina di crema chiara, catturandola prima sulla punta del dito e poi dal lì con le labbra, lo fece fino a quando il cazzo si smollò, ma nella sua mano era ancora disteso, e così lo continua a masturbare, tenendo bene la pelle tesa e, finendo passando la lingua sulla cappella congestionata.

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