Un pulmann turistico e una escursione organizzata per visitare alcuni scavi archeologici. Seduto accanto a me un cinquantenne , molto simpatico che leggeva il depliant di studio che ci era stato consegnato. Un professore, quindi. Ad un certo punto si era stancato di leggere e si spinse verso di me per vedere il paesaggio.
• Scusami l’invasione – mi disse – ma volevo dare un’occhiata a dove siamo. Fra mezz’ora dovremmo essere arrivati.
• Nulla, Professore. In realtà questo depliant non ci dice niente che già non sapessimo ed il paesaggio è gradevole da vedere.
• Beh, sai, io sono archeologo e sono affascinato dai popoli antichi del Mediterraneo, dalla loro arte, dalla loro filosofia, dai loro costumi. Tu cosa studi?
• Mi occupo di agraria, Professore e mi interessa capire la loro agricoltura e la loro alimentazione.
• Tu conosci il popolo antico di questa pianura? E’ affascinante; erano greci ma si fusero con la popolazione locale a cui trasmisero i loro costumi. Era un popolo libero da preconcetti ed anche qui introdussero i loro costumi sociali e sessuali. Anche qui, ad esempio, era praticato il rapporto tra l’erasta e l’eromene, cioè l’iniziazione dei giovani al sesso con un uomo adulto, l’incesto rituale madre-figlio, ed altri aspetti dei costumi greci. Pare che i colonizzatori fossero tebani, un popolo civilissimo. Sai che il nerbo del loro esercito era il “battaglione sacro” formato da coppie omosessuali?
• Interessante, Prof. Ma tra i reperti che vedremo vi sono testimonianze di questi costumi?
• Solo qualche traccia. Ciò che potremo vedere è il culto del corpo dei giovinetti, penso. Peccato non essere vissuti in quell’epoca.
• Non so dirlo, Prof; penso che i giovinetti forse erano costretti ad accettare un uomo adulto.
• Forse la prima volta si, ma poi imparavano a godere della cosa. Ah, siamo quasi arrivati.
Visitammo un tempio, bellissimo e poi entrammo nel Museo dove vi erano dipinti staccati dalle pareti originali, oggetti, grandi vasi a cratere, resti di armi di metallo, statue. Uno dei dipinti mostrava giovinetti nudi che si tuffano in una piscina. Il Prof. li osservò a lungo li fotografò diverse volte.
• Non sono bellissimi? – mi chiese – Un giovinetto così mi farebbe felice. Non ti piacciono?
• Si, sono belli, dipinti in modo raffinato, quasi femminei.
• Bravo, cominci a capire. Tu non hai mai avuto una esperienza con un ragazzo?
• Veramente si.
• Dopo voglio che me la racconti.
Vedemmo quei grandi vasi a cratere. Intorno vi erano dipinte delle scene mitologiche, ma uno di essi portava un dipinto che rappresentava due uomini in una posizione che faceva capire un rapporto di penetrazione omosessuale.
• Vedi? – disse il Prof. – non avevano inibizioni, praticavano ogni forma di amore. Guarda la loro espressione: l’uomo penetrato ha una espressione felice mentre l’altro mostra un desiderio di possessione mentre lo penetra. Non è bellissimo?
• Lei crede che l’uomo penetrato sia felice di farselo fare?
• Tu forse non lo hai mai provato, ma è una sensazione bellissima
La visita richiese ancora qualche ora, poi andammo a mangiare in un ristorante del posto ad un grande tavolo disposto per tutti i partecipanti. Io avevo preso appunti e foto sui resti di antichi attrezzi agricoli ed altre cose di grande interesse, come semi antichi ritrovati negli scavi e gli alberi da frutto illustrati su quei vasi. Ma avevo anch’io scattato delle foto delle immagini che avevano affascinato il Prof. Il pranzo durò a lungo e dopo i commensali si impegnarono in un lunga discussione sui reperti che avevano visto. Era già pomeriggio inoltrato quando risalimmo nel pulmann, cominciava ad annottare.
• Ho una promessa – disse il Prof. – mi devi raccontare la tua esperienza con il ragazzo. Dai, nessuna inibizione.
• Eravamo ragazzi Prof. E sono cose che i ragazzi fanno, curiosità del sesso.
• Cosa facevate? Avanti racconta.
• Ci masturbavamo insieme, poi diventammo più audaci e strofinavamo l’uno sull’altro i nostri glandi.
• Bellissimo, continua.
• Così cominciammo a masturbarci a vicenda.
• A te piaceva farlo?
• Beh, si, era divertente, ma erano le prime volte che provavamo i primi orgasmi. Mi piaceva che ci toccassimo. Il mio amico però si stancava presto e mi lasciava continuare da solo per tutti e due.
• A te piaceva masturbarlo? Ti eccitava?
• Beh, si, Mi piaceva quando veniva, ero contento di avergli provocato io quella sensazione.
• Vi siete fermati li?
• Lui volle provare il bacio in bocca, come aveva visto fare sua sorella col fidanzato. Quando lo masturbai cercò il mio ano con la mano nei pantaloncini e mi penetrò con la punta del dito. Mi eccitò e venimmo insieme mentre io masturbavo anche me.
• Che storia bellissima. Sai che mi hai eccitato a raccontarmela? Da allora non l’hai più fatto?
• Solo una volta, in un cinema. Un uomo anziano mi sedette accanto, mise il suo pene fuori e prese la mia mano per farsi masturbare.
• Lo hai fatto?
• Si, mi accorsi che mi piaceva ancora.
• Toccami, vediamo se ti piace ancora.
Prese la mia mano e la mise sulla sua patta. Aveva il cazzo duro, ma era un cazzo molto grosso.
• Me lo farestI? – chiese
• Prof, se me lo fai toccare allora mi tenti. Ma qui non è possibile.
• Domani è domenica, sono solo a casa, vieni da me e proviamo.
• Vorrai fare come il dipinto di quel vaso?
• Si e voglio che tu ci pensi. E’ come se tu scoprissi un nuovo mondo di piaceri, vedrai.
• Non l’ho mai fatto. Ci ho pensato qualche volta, per curiosità, ma ho paura che sentirò dolore.
• No, magari solo un attimo; poi sarai tu stesso a volerlo di più. Verrai?
• Si
Aveva una grande casa, molto bella e ricca di arredi, ma ciò che mi sorprese fu un grande specchio, alto quanto una persona e che occupava tutta la parete accanto ad un grande letto. Sentivo la sua mano che carezzava e stringeva le mie natiche. Poi mi prese e mi baciò in bocca, un bacio lungo ed intenso che mi fece sentire il sapore della sua saliva; mi succhiava e mordicchiava il labbro inferiore ed io volli rispondere al suo bacio, gli succhiai le labbra e la lingua quando me la mise in bocca. E mentre ci baciavamo prede la mia mano e la mise sulla sua patta. Aveva il cazzo duro, lo toccavo e stringevo sulla stoffa e mi resi conto di quanto fosse grosso. Gli aprii la patta e lo tirai fuori cominciando a masturbarlo.
– Ti piace sentirlo nella mano, vero? Ma la bocca è molto più sensibile della mano. Prendilo in bocca.
– Non l’ho mai fatto Prof.
– Prova, è una sensazione bellissima.
Mi abbassai fino ad avere il cazzo a pochi centimetri dalla mia bocca e lui mi pressò leggermente sulla nuca; lo baciai sul glande e lui mi pressò ancora per farmelo entrare in bocca. Aveva ragione, era una sensazione bellissima sentirlo. Sentivo il glande liscio e duro sotto il palato e sulle labbra l’asta con le vene gonfie, dura., calda. Quel grosso cazzo in bocca mi fece perdere ogni controllo. Volli succhiarlo, passavo la lingua intorno al glande, lo masturbavo mentre lo succhiavo, volli tenergli i testicoli in una mano. Lui, tenendomi per i capelli, mi fece muovere la testa avanti ed indietro, spingendolo fino a farmelo arrivare in gola. Mi nasceva il desiderio di farlo venire. Lui me lo spingeva in bocca mentre lo succhiavo, godeva e mi daca piacere sentire che godeva. L’avevo preso in bocca una sola volta, quell’uomo nel cinema mi aveva forzato ad abbassarmi e me lo aveva spinto in bocca stringendomi le guance. Mi era piaciuto, ma non era stato così bello. Col Prof. MI guardavo in quel grande specchio mentre glielo facevo, mi eccitava vedermi col suo cazzo in bocca, mi godevo l’uomo, come qualche volta lo avevo sognato. Poi il Prof. mi fermò.
– Spogliati – disse – voglio sentire tutto il tuo corpo.
Si spogliò anche lui. Aveva un corpo giovanile e forte, glabro e con la pelle lievemente scura. Mi piaceva, avevo il desiderio di sentire anch’io il contatto diretto con suo corpo. Eravamo in piedi e vedevo i nostri corpi in quello specchio. Lui mi strinse la carne del petto intorno ad un capezzolo, cominciò a succhiarlo forte e stringeva i denti intorno alla carne; mescolava piacere con un piccolo dolore, mi faceva impazzire di libidine. Lo fece anche all’altro capezzolo e mentre lo faceva sentivo la punta del duo grosso dito nell’ano. Mi penetrava solo un poco ma forzava lo sfintere ad allargarsi, forte. Sentivo di desiderare che mi penetrasse; mi avrebbe sverginato nell’ano, lo capivo, ma desideravo che me lo facesse.
– Prof, -gli chiesi – mi stai preparando?
– Ti senti un po’ femmina coi capezzoli gonfi? Dimmi che lo vuoi.
– Non farmi molto male, ma voglio che me lo fai, voglio sentirti godere nel mio corpo.
Mi mise sul letto, mi fece mettere in ginocchio e mi fece abbassare le spalle fino al materasso. Sentii il fresco del gel ed il suo dito che passava sul mio ano ed ogni tanto lo spingeva un po’ dentro. Poi sentii il suo glande che passava sul mio ano, più volte, Mi prese per i fianchi, stringendo forte, sentii il suo grosso glande che cominciava a premere sul mio ano, dapprima lievemente, poi lui aumentava la forza di spinta. Mi imposi di resistere ma senza stringere l’ano. Sentivo lo sfintere sotto tensione; poi lui spinse il cazzo con un colpo energico e sentii l’ano che si dilatava di forza, sentii la lacerazione dello sfintere ed un forte dolore e bruciore, e lui che non si fermava; spingeva nel mio corpo quel grosso cazzo per farlo entrare tutto, e mi bruciava mentre l’asta passava sull’ano. Lui mi toccò il cazzo, vide che era duro, il dolore non aveva spento la libidine, ed allora cominciò a chiavarmi di forza, lentamente ma spingendo forte e continuò per molto tempo finche non sentii gli ultimi colpi violenti del suo orgasmo. Aspettò di perdere l’erezione prima di tirarlo fuori dandoni ancora dolore e bruciore. Poi mi prese e mi baciò in bocca.
– Eri vergine nel culo. Bello, mi hai dato un grande piacere. Adesso hai pagato il prezzo della tua iniziazione, ma la prossima volta comincerai a provare il piacere di essere inculato. Alla terza volta sarà solo piacere. Non aspettare che il culo guarisca, lo rifaremo molto presto. Ora puoi farti inculare quando vuoi ed hai capito fino a che punto ti piace l’uomo.



Beh, non potevo fare a meno di aprire un racconto con un titolo del genere!
Leggibile e scorrevole e non diventa volgare né banale.
Gli antichi greci… Chissà se davvero tolleravano ogni forma d’amore.
Buona giornata.