Al bancone del bar e vedevo quella donna riflessa nello specchio. Si accorse che la stavo guardando. Quando mi passò vicina disse:
– Lei mi sta guardando da dieci minuti con molta intensità.
– E’ vero, signora, mi perdoni, ma quando si vede una donna come lei, beh, si resta quasi ipnotizzati.- rise
– Beh, lo accetto come un complimento. Ma lei chi è?
– Nessuno, o quasi. Sono un tecnico dell’Azienda della Elettricità.
– Vi assumono così giovani?- disse guardandomi dalla testa ai piedi.
– Appena dopo la laurea.
– E cosa devo fare con lei?
– Ha due alternative: o mi manda al diavolo o mi da il modo di rivederla.
– Non perdi tempo, giovanotto. Vorresti un appuntamento?
– Vorrei darle questo, è il numero del mio telefono. Poi decida lei.
– Sono una donna sposata.
– Le assicuro che suo marito non rientra nei miei interessi – rise ancora.
– Veramente neppure nei miei, ho divorziato la settimana scorsa. Si chiama Rolando, leggo. Mi chiamo Gianna, ecco, così ha anche un nome per la sua curiosità. Non so se userò il suo numero, lei è stranamente immediato e determinato.
Infatti passarono due giorni senza che mi chiamasse. Ci avevo quasi rinunciato quando la sera del secondo giorno mi chiamò.
– Rolando?
– Si, signora Gianna. Non ho dimenticato la sua voce
– Il bar dove ci siamo incontrati, aspettami lì, alle otto……ah, per favore, dammi del tu se non mi consideri troppo vecchia per te.
Arrivai dieci minuti prima, mi sedetti su un tavolino appartato ed ordinai un caffè. Venne, fu puntuale, mi cercò con lo sguardo e poi mi raggiunse.
– Non mi ero sbagliato – le dissi appena si sedette – sei davvero affascinante.
– Quanti anni hai, lusingatore?
– 25
– E quanti credi che io ne abbia.
– Tu non hai età, i sogni non hanno tempo.
– Beh, ne ho quasi il doppio di te; non ci avevi pensato?
– E tu pensi che per provare qualcosa per una donna debba chiedere prima il permesso all’anagrafe?
Rise ancora, era divertita dalle sue risposte. Ordinarono caffè.
– Dimmi di te, seduttore. Ora voglio sapere.
– Te l’ho già detto, sono quasi un nessuno.
– No, non lo sei. Intanto anche tu sei un bel ragazzo davvero, parli con un linguaggio essenziale, mi piace come parli….ma chissà quanti cuori hai già spezzato.
– Gianna, io non gioco mai coi sentimenti delle persone, possono ferire a farti molto male. Non conquisto le donne perché sono loro a conquistare e le due donne che ho avuto mi hanno fortemente deluso.
– Perché?
– Vedi, certi sentimenti devono essere vissuti con l’intensità che essi richiedono, una intensità totale, voglio dire, allora diventano delusioni che senti dentro di te anche quando fai l’amore.
– Già, è così…eppure non pensavo che tu fossi così passionale.
– Dimmi di te.
– Ho divorziato da poco, il matrimonio era diventato una noia invivibile. Non ho figli, non dipendo da mio ex marito. Il desiderio di vivere è stato più forte della comodità della noia. Sai che mi interessi? Ma voglio conoscerti fino in fondo; sei particolare, parli liberamente ma con un tuo stile, scegli bene le parole. Cosa vorresti da me?
– Tutto.
– Cosa? Che vuol dire tutto?
– I tuoi pensieri, le tue emozioni, i tuoi sentimenti, i tuoi desideri, la tue angosce, i tuoi sogni…tutto.
– Per un momento ho pensato che volevi solo portarmi a letto.
– Se non vivi l’amore, il sesso diventa soltanto una ginnastica che deprime….ma tutto questo tu lo hai già provato.
– Sembra che tu mi legga dentro.
– No, è solo che siamo molto simili, sentiamo allo stesso modo. E tu hai bisogno di essere amata, come me.
– E lo hai capito solo guardandomi nello specchio del bancone del bar? Incredibile.
– Gianna, sei ancora in tempo per mandarmi al diavolo.
– Sei tu che non hai più tempo per disfarti di me. Vieni, ti riporto a casa, ho la macchina qui vicino.
Quando arrivammo sotto la palazzina dove abitavo, fermò la macchina e fu lei a venirmi addosso ed a baciarmi.
La chiamai il mattino dopo, ero al lavoro ma era sabato ed ero libero fino al lunedì successivo.
– Si? – rispose al telefono
– Sono un suo ammiratore, signora, ed ho un problema.
– Dimmelo, che problema?
– Una strana nostalgia per una donna che ho appena conosciuto.
Rimase muta per una decina di secondi. Poi disse:
– Stupido, sei già nei miei pensieri. A che ora smetti?
– In pomeriggio, credo. Devo risolvere un problema tecnico, ma avrò il tempo di prepararmi per portarti a cena.
– E’ un invito?
– Si, e vorrei che tu lo accettassi.
– E non ti imbarazza farti vedere con una donna tanto più grande di te?
– Nessun problema; farò qualche esorcismo contro l’invidia che mi arriverà per questo. Mi piace stare con te, mi piace ascoltarti, mi piace il tono della tua voce, mi piace sentire vicino il tuo corpo, la tua presenza.
– Mi fai sentire importate.
– Impara ad esserlo, almeno per me.
Volle andare in un piccolo ristorante, ma molto elegante.
– Accidenti, stasera ti sei messo elegante. Devi sedurre qualche donna?
– Beh dovevo portare a cena una signora e, per la verità, è lei che mi ha sedotto – rise
– Se alludi a me, non l’ho ancora fatto, ma quando lo farò ti toglierò ogni energia.
– I brasiliani hanno un proverbio che dice questo “Até morrer”, significa farlo fino a consumare ogni energia.
– Conosci il portoghese?
– Autodidatta, ma lo scrivo e lo parlo correntemente. Non si tratta solo di energia; dicono che bisogna viverlo facendo affiorare l’anima fino alla pelle.
– Tu non sai quanto mi piace ascoltarti. Dovrai pagarmi queste sensazioni.
– Ma an che tu hai un debito con me, lo hai appena detto.
Aveva una casa molto bella, anche se la stavo vedendo di sera. Il bacio nell’ascensore mi aveva detto quanto forte fosse il suo desiderio. La spinsi contro una parete e mentre ci baciavamo le prendevo i seni nelle mani. Provai a slacciarle la camicetta ma era complicata. Lei mi allontanò un poco e se la tolse, e si tolse anche il reggiseno. Godeva molto mentre le succhiavo i sensi, sentivo i capezzoli duri e li strizzavo con le labbra; lei mi offriva i seni e mi diceva: “più forte, fammelo più forte, fammi sentire che sono tua”. Capii cosa desiderava e cominciai a stringerglieli tra le mani, a morderli leggermente; sembrava volesse che glieli mordessi poi più forte finché sentii il suo dolore e lentamente li lasciai. Le misi le mani nella gonna e la lasciai cadere ai suoi piedi, le abbassai le mutandine e le misi il cazzo tra le labbra della fica. Ebbe un sussulto mentre il cazzo le passava sul clito. “Così – mi disse – ancora, ma facciamolo a letto.”
Capii cosa desiderava, stavamo nudi oramai e la feci sedere sul bordo del letto; le mi aprì le cosce e cominciai a leccarle la fica, succhiandole forte le piccole labbra, penetrandola don indice e medio incrociati e succhiandole e mordicchiandole il grosso clito. Godeva tantissimo e capii che dovevo farla venire così prima di penetrarla. Ci volle un po’ di tempo; lei mi stringeva i capelli tra le dita per farmi capire di continuare, si spingeva contro la mia bocca, poi si allargava le labbra della fica con le dita per esporre di più il clito al mio gioco. Ebbe un orgasmo fortissimo, torcendosi e spingendosi contro la mia bocca, gemendo e respirando forte. Quando la sentii pià calma mi avvicinai al suo viso e lei mi prese il viso e mi baciò in bocca.
– Hai un orgasmo bellissimo, mi ha emozionato. E’ bello davvero farti venire.
– Ecco cosa voglio sentire da un uomo. Sei un amante vero, è una vita che sognavo di viverlo così. Vienimi dentro, voglio sentirti godere nel mio corpo.
La misi in ginocchio e la penetrai da dietro. “Più forte – mi diceva – spingimi forte, voglio sentirti tutto”. Sentii che lei ricominciava a godere, che cercava un nuovo orgasmo. Ansimava, gemeva e si spingeva contro di me; poi sentii che ansimava, era vicina all’orgasmo ed intensificai i colpi. “Vienimi dentro – diceva . tutto dammelo tutto” e quando venne fece venire anche me un attimo dopo.
Nella tenerezza del dopo orgasmo, mentre stavamo abbracciati nel letto, disse:
– Che bel ragazzo che sei, sei bello, mi piaci da morire e sei bello anche lì, sei molto grosso.
– Hai una fica bellissima, non riesco a dire quanto mi è piaciuta. Nessuna donna mi ha dato queste emozioni.
Aveva un corpo molto giovanile, bello nelle cosce e nel culetto, i seni piccoli e puntuti, ed un viso che mi incantava, con i corti capelli biondicci, gli occhi taglienti, il naso sottile.
– E’ una vita che volevo vivere tutto questo – disse – Ho avuto un marito a venti minuti la settimana e che mi lasciava sempre in bianco e che diventò impotente. Non sono mai venuta così con un uomo, tu sei un amore e sai cosa desidera una donna.
– Io voglio averti, Gianna, mi fai nascere un desiderio di possesso e di tenerezza.
– Siamo diventati amanti?
– Finché non ti stancherai di me. Io da te voglio molto di più.
– Tu non volevi solo scoparmi. Tu vuoi avermi totalmente. Mi sento felice per questo tuo desiderio, voglio essere presa da te. Ascolta: dobbiamo dormire insieme il più possibile; poi decideremo che fare. Ora ti voglio ancora, anch’io voglio possederti, sei mio, il mio uomo come l’ho sempre desiderato. Lasciami fare una cosa così lo capisci.
Si portò con viso fino al mio cazzo, lo carezzava, lo eccitava strofinando il palmo della mano sul glande, lo masturbava lievemente, quasi con amore. Poi lo prese in bocca. Non aveva grande abilità, ma la passione con cui lo faceva era davvero bellissima. Continuò a succhiarlo, leccarlo, manipolarlo senza fermarsi. Stavo per venire e lei lo capì, ma non si fermò, voleva che venissi nella sua bocca ed accadde così.
Eravamo amanti e spendevamo ogni possibilità di tempo per stare insieme nelle due settimane che seguirono.
Mi telefonò mentre ero in sosta sul lavoro.
– Ti disturbo? – mi chiese
– No e poi sai quanto mi piace sentire la tua voce.
– Voglio che dormi con me stasera. Il letto mi sembra vuoto senza di te.
– Ci siamo lasciati solo stamattina, ma domani non lavoro. Te lo volevo chiedere.
– Voglio che mi prendi, voglio essere completamente tua. Senza di te il tempo mi sembra inutile. Vieni, ti prego.
Quella sera andai da lei un po’ tardi. Ero andato in lavanderia a ritirare delle cose ed avevo voluto prepararmi per lei.
– Mi hai fatto aspettare, non te lo perdono.
– Ah, e come pensi di vendicarti?
– Dovrai combattere con me su quel letto.
Mentre ci baciavamo le carezzavo il culetto, che era come quello di una ragazza.
– Hai qualche nuovo desiderio? – mi chiese
– Si, ma non voglio dirtelo.
– Ti piace il mio culo, vero? E’ un po’ piccolo. Lo vuoi? Vuoi farmi male?
– E’ qualcosa su cui devi decidere tu.
– Sono tua, non devi chiedermelo, ma non farmi soffrire. Voglio che ti godi il mio corpo.
La misi in ginocchio su letto, le aprii le natiche e cominciali a leccarle l’ano.
– Continua, amore, che bella sensazione, mi fai nascere il desiderio di farmelo fare. Ancora.
Ebbe un brivido quando sentì il fresco del gel che le stavo passando sull’ano. Poi glielo passai col glande e sentivo il suo desiderio dalle contrazioni dell’ano.
– Promettimi che vieni dentro di me, voglio sentirti godere nel mio corpo. Ma fai piano, l’ho fatto solo una volta ed ho provato dolore.
Le poggiai il glande sull’ano e poi cominciai a premere, dapprima piano, poi sempre più intensamente.
– Non mi importa il dolore, voglio sentirti felice di farmelo.
Diedi una spinta forte per far entrare il glande nell’ano e mi fermai, aspettavo che il suo culo si arrendesse alla penetrazione. Sentivo i suoi flebili sospiri di dolore, spinsi ancora.
– Non fermarti – mi disse – o non riuscirò più a fartelo fare. Prendimi, sono tua.
Allora le spinsi di forza tutto il cazzo nel corpo. Lei si lamentava ma cercava di venirmi incontro spingendosi contro il mio cazzo. Sapevo che soffriva ma non potevo più fermarmi e la chiavai di forza, anche per il piacere del suo culo stretto, fino a venirle dentro
Quando tornò dal bagno mi disse:
– Mi hai fatto sanguinare, mi fa male, ma adesso sono tutta tua. L’ho voluto io, amore, non sentirti in colpa, di me devi avere tutto.
Nei giorni seguenti la inculai ancora, oramai non sentiva più dolore e cominciava a provare piacere ad essere inculata; me lo chiese lei di farglielo ancora, sapeva che mi piaceva e forse perché piaceva anche a lei. M aio capivo che oramai eravamo troppo innamorati per provare inibizioni e sentirmi chiedere “inculami” mi eccitava davvero e mi eccitava il suo piacere a farsi leccare l’ano.



Beh, la mia esperienza mi dice che è così, anche personalmente.
Ciao! è in arrivo la continuazione. è vero che sto andando un po' lungo, ma in questo periodo non ho…
Ciao, sembra che non abbia più voglia di scrivere...è un peccato hai per le mani un bellissimo racconto...beh, non sono…
Dai regista, regalaci anche la terza parte!
Un racconto che avevo letto 15 anni fa e mi lasciò un forte ricordo. Il prototipo di un romanzo che…