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Tempi moderni 5 parte- Io, cuck di mia madre

By 9 Febbraio 2026No Comments

Ci sono momenti della propria vita che rappresentano una sorta di spartiacque dove, una volta oltrepassata quella soglia, non si può più tornare indietro. Per quanto mi riguarda quel momento è stato il 31 dicembre 2019 e, più di preciso, nella tarda mattinata di quel giorno. Quello che ora vi andrò a raccontare per alcuni può sembrare vergognoso, ignobile, scabroso… Questo lo so bene e, se devo essere sincero, non me ne può fregare di meno, anzi è una cosa che mi fa eccitare ancora di più. La verità è che ero imprigionato, potevo scegliere tra tre opzioni: andare via da casa, restare e continuare a subire le follie di mia madre oppure giocarmi bene l’unica soluzione che veramente volevo. E così feci.

Prima però devo spiegarvi come arrivai a prendere questa decisione: cercherò di essere il più sintetico possibile, ma dovete capire che dietro a ogni gesto, ogni parola e ogni scelta, ci sono processi lunghissimi, anni e anni di un rapporto tossico che servirebbe un tomo solo per spiegarlo. Iniziamo allora dalle presentazioni. Il mio nome è Ludovico – Ludo per tutti – e a quel 31 dicembre avevo 19 anni. Sono un ragazzo introverso e abbastanza timido, ma non asociale. Vengo da una famiglia ricca, anche se di certo non perfetta… Mio padre i soldi ha pensato bene di goderseli Oltreoceano con ragazze giovani e sempre diverse, abbandonando di fatto me e mia madre quando io ero ancora un bambino. Potete immaginare che trauma sia stato e da allora in pratica non ho rapporti con lui, nonostante i suoi tentavi successivi di riavvicinamento.

Mia madre dopo il divorzio mai ha voluto un euro da lui: figlia unica, ogni mese incassa diversi affitti di altrettanti appartamenti – e che appartamenti, tutti in centro – che i nonni le hanno intestato. I soldi di certo non ci mancano e io potrei vivere in maniera altolocata senza dover lavorare. Detto questo da sempre viviamo nel pieno centro di Roma, in un palazzo signorile. Io sono un ragazzo di media statura, magro e con dei capelli lisci neri che porto ben tagliati e di media lunghezza. Occhi scuri e lineamenti delicati, insomma un ragazzo normale e carino, molto studioso e dai modi sempre gentili ed educati. Il mio problema è sempre stato mia madre, nel bene e nel male. Al pari mio, anche per lei la fuga di mio padre è stato un trauma: già ero viziato e coccolato, ma da quando siamo rimasti soli ha iniziato ad avere nei miei confronti un atteggiamento morboso e iper-protettivo.

Niente sport che poi sudo e mi ammalo, o mi faccio male, gli unici svaghi oltre la scuola erano le lezioni di pianoforte – mia madre non lavora, ma ha una grande passione per la musica classica e fa parte del coro della Chiesa che frequentiamo -, andare in parrocchia, qualche serata in un noioso circolo massone, uscire il sabato con gli amici tra mille paletti e restrizioni e, quando il mio migliore amico (Stefano) va con il padre, andare allo stadio. Un paio di volte al mese frequentavo un gruppo giovanile legato al circolo, una sorta di movimento politico – diciamo che io sono mooooolto conservatore come idee – dove c’erano diversi ragazzi dove il più tranquillo era un nostalgico del fascismo.

Anche in estate tutte le vacanze insieme ai nonni nella tenuta al mare, bella ma incredibilmente noiosa quando devi stare sempre con loro e non con gli altri ragazzi. Io questa cosa la soffrivo terribilmente. A scuola – rigorosamente privata, cattolica e con tutti altri figli di papà – ero contento, potendo avere rapporti normali con miei coetanei. Quando il sabato potevo uscire con i miei amici e magari andare a mangiare una pizza ero la persona più felice al mondo.

Così quando facevo l’ultimo anno delle superiori manifestai a mia madre la volontà di studiare lingue, magari all’estero, il tutto per poter sfuggire da quella gabbia dorata. Lei per poco svenne. Iniziò prima a elencare tutti i pericoli, poi che non era un buon corso di studio e poi, mettendomi spalle al muro, che volevo abbandonarla anche io, che ero come mio padre… capirete che così restai a casa, spuntandola solo nel fare lingue: sognavo di girare il mondo quando invece, nonostante potessi veramente permettermelo, al massimo andavo al Circeo. Tutto questo naturalmente si rifletteva anche con le ragazze. Quando le dissi che mi piaceva una compagna – la cosa era abbastanza ricambiata – lei iniziò a osteggiare in ogni modo questa storia.

Alla fine lei stufa di tutte le mie problematiche troncò la cosa e così, a 19 anni, ero vergine e avevo solo baciato in bocca due ragazze, lei e un’altra che stava mezza ubriaca durante una gita. Vi ripeto, non è che le ragazze mi schifavano, ma ero proprio impossibilitato a poter andare oltre a una chiacchierata in pizzeria. C’è però dell’altro, perché mia madre è anche una bella donna. Se in passato si era trascurata abbastanza, ora se la vedete nuda vi sembrerà una delle milf protagoniste dei video porno, e la colpa di questa trasformazione è anche mia. Lei è abbastanza alta – quasi 1,80 – ed è sempre stata caratterizzata da un gran culone e da belle gambe. Il seno però è quasi inesistente e il ventre e i fianchi con il tempo si sono fatti diciamo più morbidi. Di capelli molto mossi castani quasi rossicci e con occhi marroni, il volto è rotondo, con la bocca grande e sottile e con il naso leggermente a patata, con un po’ di lentiggini in volto ed efelidi sul petto.

Una bella donna, ma abbastanza trascurata e sempre vestita come se fossimo negli anni ‘50. Da quando mio padre se n’è andato non l’ho mai più con un uomo, neanche un’uscita. Visto anche il nostro rapporto io ne sono sempre stato innamorato e attratto sessualmente: cercavo di spiarla, sia in bagno sia la notte quando era in camera nella speranza di beccarla a masturbarsi. Frugavo nei suoi cassetti e mai ho trovato anche solo una mutandina sexy o un autoreggente. Mi segavo su di lei e mia madre questa cosa l’ha sempre percepita, visto che utilizzava quest’ascendente per tenermi ancora più legato a lei. Oltre ai baci e alle carezze anche da adolescente, spesso mi passava la mano sul petto oppure, se eravamo sul divano, si strusciava facendomi venire il cazzo duro.

Una volta – considerate che già ero alle superiori – dopo un litigio perché non mi faceva uscire si inventò una sorta di controllo al pisello: in bagno mi obbligò a tirare giù pigiama e slip e scappellarmi per intero il cazzo, poi con le mani iniziò come a voler controllare se era tutto tirato giù e se c’erano abrasioni, inginocchiandosi ad altezza cazzo, controllando poi anche le palle. Io ho un cazzo un po’ particolare, lungo credo 15/16 cm ma abbastanza fino e con una cappella piccola. Potete immaginare come diventò di marmo come me lo prese in mano e, se la cosa fosse durata qualche secondo in più, sarei venuto. Per lei fu una cosa normale, blaterando poi che dovevo lavarlo sempre bene e che se vedevo feritine o macchioline dovevo avvertirla che andavamo dal dottore.

Quando capii che lei giocava molto su questa cosa per tenermi ancorato, iniziai a farmi più audace. Le chiedevo perché non uscisse mai con nessuno, che era ancora giovane e bella – all’epoca aveva 45 anni – e che aveva il diritto di rifarsi una vita. Lei si scherniva, dicendo che gli uomini – ovvero papà – l’avevano fatta solo soffrire e che ero io l’unico uomo importante per lei, il resto non le interessava. Poi faceva un po’ la civettuola dicendo che invecchiava e che nessuno la guardava più di tanto. Iniziammo così quasi un gioco con io che le dissi che mi sarei impegnato per trovarle un uomo perfetto – così magari mi lasciava vivere – e che avremmo iniziato a fare insieme della palestra in casa, visto che in quelle normali non mi faceva andare.

Attrezzammo così una stanza che era il vecchio studio di papà e che era sostanzialmente vuota, la domenica mattina andavamo insieme a correre e lei prese la cosa molto sul serio, anche perché era una sorta di valvola di sfogo vista la sua vita abbastanza monotona e piatta. Gli effetti su entrambi si videro, più tonici e lei perse quei chiletti che aveva di troppo. In più in casa mi godevo il suo culone mentre faceva gli esercizi, praticamente tutti i giorni. Poi iniziai a pressarla che doveva rifarsi il seno e qualche punturina di botox anche sulle labbra. Lei su questa cosa fece molta resistenza, poi l’estate prima del fattaccio cedette alle miei pressioni: era chiaro che fossi io a essere eccitato dalla cosa, con lei che alla fine cedette per i soliti motivi.

Qualche tempo prima una signora che frequentava il circolo – Corinne, anche se il suo nome è Annunziata – era entrata in confidenza con mia madre. Lei è tutta rifatta, dalle tette alle labbrone a canotto, oltre a un look quasi androgeno: capelli tipo rasati biondo ossigenati, palestrata e probabilmente bombata, look sempre provocante e aggressivo. Mia madre rimase poi scioccata quando Corinne ci provò con lei, ma non in maniera velata, proprio esplicita con tanto di “sogno di leccarti tutta la tua bella passerina”, tra l’altro molto pelosa quella di mia madre. Mamma naturalmente si fece tutta rossa e declinò con garbo, ma restarono comunque in buoni rapporti e fu a lei che chiese di indirizzarla verso un chirurgo plastico.

Eccoci allora a quel 31 dicembre, con mia madre che ora aveva una quarta piena – rifatta non benissimo, essendo quasi piatta ha due palloni quasi innaturali, con capezzoli scuri non simmetrici e su uno si vede anche una cicatrice -, che io le chiesi di mostrarmi quando tornò a casa dalla clinica e lei che senza imbarazzo mi mostrò “però tocca piano mi raccomando” e io, che non pensavo a tanta generosità, che le accarezzai delicatamente i seni per poi dirle ridendo “ok, bel lavoro, ora però devo andare in bagno” e lei ridendo di cuore “non sporcare Ludoooo”. Le labbra ora erano più gonfie, le gote più pronunciate e lisce e i capelli adesso più sul rosso li portava lunghi e mossi, spesso con una frangetta oppure legati all’indietro. Nell’abbigliamento però sempre iper casta, anche se dovette ricomprare i reggiseni e le maglie.

Queste sue “concessioni” erano dovute anche alla mia grande insoddisfazione per dover continuare a stare a casa e sottostare alle sue volontà e imposizioni. In facoltà mi ero fatto alcuni nuovi amici e amiche – tutti ragazzi tranquilli, di buona famiglia e un po’ nerd -, con una con cui spesso mi ci scrivevo anche se ufficialmente era per motivi di studio: non una strafica, una tipa normale che però ci parlavo bene e mi prendeva molto. Feci l’errore però di dirlo a mia madre che mi vedeva sempre al cell a chattare con lei. Quando così le chiesi se avessi potuto passare la notte di Capodanno con questa nuova compagnia – niente di che, una cena a casa di uno di loro, pure abbastanza vicino a casa -, lei subito iniziò a opporsi, che dovevo andare con lei a quel circolo di merda, che da sola si vergognava ad andare, che le feste di universitari erano postacci, che girava alcool, droga e poi la gente diventa violenta… Dopo aver discusso a lungo a quel punto esplosi e decisi di oltrepassare quella linea che vi dicevo all’inizio.

“Basta, io non ce la faccio più, perché vuoi rovinarmi la vita?? Perché ti chiedo??”
“Ludo io lo faccio solo per te, per proteggerti che queste feste sono pericolose!”
“Non dire cavolate, ancora con questa storia, io non ce la faccio più così”.
Lei scoppiò a piangere e, di solito, a questo punto io mi calmavo e facevo un passo indietro dandogliela vinta, ma non quella volta così feci il passo.

“Io sono tuo figlio, non tuo marito, non puoi pretendere che stia sempre con te!”.
“Ludo io ho solo te, non ho altro nella mia vita, lo dico solo per il tuo bene…”.
“No mamma, tu lo dici solo per il tuo di bene!! Vuoi un marito invece che un figlio, benissimo, mi sta bene, allora da oggi in poi io sarò un marito per te e non un figlio!”.
“Che significa questo, non capisco Ludo”.
“Oh no, invece capisci benissimo, o mi lasci vivere la mia vita, oppure se vuoi che io sia un marito per te allora dobbiamo vivere da marito e moglie, dormire nello stesso letto e con tutto il resto che il dovere coniugale comporta”.

Mamma allora mi guardò allibita e, se non fosse stata seduta, probabilmente sarebbe caduta a terra. Io la guardavo fissa con aria imbufalita, ma dentro me pensavo che avevo fatto una cazzata, però non detti segno di cedimento.

“Tu non puoi chiedermi una cosa del genere – disse lei con voce tremante – io sono tua madre, quello che tu dici è… vergognoso, contro natura… come puoi solo pens”.
“A me non importa nulla – la interruppi con fare autoritario – io ora vado a mangiare al Mac, poi ho appuntamento dal barbiere e poi devo andare a riconsegnare un libro, tu hai tutto il tempo per pensarci se mi vuoi come figlio o come marito. Se è come figlio io questa sera vado dai miei amici e poi chiedo subito a nonno se posso andare nell’appartamento libero sulla Nomentana, se mi vuoi come marito allora verrò con te e starò sempre con te, metti le mie cose in camera tua e stasera sarà la nostra prima notte di nozze”.

Detto quello senza neanche guardarla presi il giubbino e uscii di casa. Per le scale tremavo, mi veniva quasi da vomitare. Però alla fine quella era l’unica soluzione: o la libertà, oppure lei doveva essere completamente mia. Andai a mangiare e il telefono restava muto, stavo per tornare a casa perché iniziai a temere che lei potesse aver fatto qualche insano gesto, ma mentre imboccai la strada di casa mi arrivò un suo messaggio “marito, le tue cose sono in camera, ora ti stiro il completo per stasera al circolo”. In quel momento per poco svenni io, aveva accettato… il cazzo mi divenne duro all’istante, allora visto che avevo vinto provai a spingermi ancora oltre, anche nel linguaggio.

“Ok per il completo – le scrissi – però non voglio che tu metta uno dei tuoi soliti abiti da suora. Ora hai un uomo da dover eccitare e soddisfare, voglio che tu sia provocante stasera, vestiti da troia anche nell’intimo”. Esitai prima di inviare il messaggio, poi quando lo fece mi sedetti su una panchina a prendere aria. “Ludo io non ho niente del genere, lo sai che non sono quel tipo di donna” e quella sua risposta mi fece quasi sborrare nelle mutande, ormai ora totalmente in balia di me. “Esci e vai a comprarti qualcosa, tanto io non tornerò presto che devo fare dei giri”. Mi rispose ok e io dovetti entrare in un bar, ordinare un caffè e andare in bagno a sborrare perché non ce la facevo più.

Immaginate i mille pensieri e il grado di eccitazione. Tornai a casa tardo pomeriggio e lei era vestita ancora da casa. Mi guardò e poi abbassò lo sguardo, dicendo che era uscita a fare compere e che era appena tornata. Mi avvicinai, le detti una carezza e le dissi “bene, vado a farmi una doccia poi ti aspetto in salone”. In doccia dovette segarmi di nuovo anche perché avevo visto che veramente aveva messo tutte le cose in camera sua. In bagno nascosi dei preservativi che avevo comprato e mi cambiai, poi quando uscii la sentivo nel suo bagno e andai ad aspettarla in salone e accesi la televisione. La sentivo che faceva la spola tra il suo bagno e la camera, poi dopo quasi un’ora iniziai a sentire il ticchettio di tacchi, poi quando venne in sala il suo ingresso fu preceduto da un profumo da grandi occasioni. Come la vidi restai a bocca aperta e, guardandola negli occhi, le dissi che era bellissima.

I capelli li aveva raccolti dietro lasciando un frangetta che la ringiovaniva. Aveva indossato un abito nero unico lungo fino al ginocchio, abbastanza aderente, con in mezzo una cinta rossa e sopra scollato a V, anche se non eccessivo. I seni però erano gonfi e sembravano voler esplodere sotto la scollatura. Aveva indossato poi calze nere e delle decolte, sempre nere, lucide e con un tacco notevole. Il trucco poi era abbastanza marcato, ma non volgare. Mi alzai e i avvicinai a lei come un automa. “Anche tu sei bellissimo amore mio” mi fece, io mi avvicinai sempre di più e arrivata al suo cospetto lei era molto più alta di me, così le passai una mano sulla nuca e la avvicinai alla mia bocca e iniziammo a baciarci, prima tipo dei bacini poi proprio con la lingua.

“Questo è il nostro segreto Ludo, io e te, te e io, per sempre come hai detto tu”.
“Per sempre…” risposi e lei abbozzando un sorriso disse “ora basta, andiamo sennò mi rovini tutto il trucco”. In macchina guidai io e, per rompere il silenzio, le chiesi chi ci fosse al circolo mentre le guardavo le cosce che uscivano dal cappotto. Una volta arrivati come sempre lei iniziò i saluti con tutti che le facevano i complimenti perché era splendida e io andai verso i – pochi – ragazzi presenti. Ce ne stavamo ognuno per i fatti propri e ogni tanto ci scambiavamo degli sguardi: era splendida, con il vestito che evidenziava il suo magnifico culone, poi quelle tette in bella mostra… Al brindisi venne da me e ci guardammo negli occhi, poi lei riempì di nuovo il bicchiere e le dissi per no che dovevo guidare.

Diversi uomini se la mangiavano con lo sguardo, alcuni conoscenti così non mancavano di riempirle il bicchiere. Quando un momento la persi di vista mi avvampai convinto che qualcuno l’avesse portata in qualche angolo e se la stesse scopando. Poi la vidi che invece si era messa seduta a parlare con una signora. Quando andammo via lei era abbastanza ubriaca, contate che beve pochissimo e solo in queste occasioni. Mi prese sotto braccio in attesa che ci portassero l’auto. In macchina lei bella sbronza disse che era stata una magnifica serata, che avevo ragione che doveva un po’ lasciarsi andare.

“Io è tutta la serata che ho un dubbio” le dissi mentre guidavo, così le misi una mano sulle cosce e risalendo speravo di trovare il bordo delle autoreggenti, ma invece aveva dei collant. Il contatto con le sua gambe però mi mandò ai matti, con lei tutta tranquilla ridacchiando che fece “pensavi di trovare altro eh… non preoccuparti che una sorpresina c’è ugualmente”. in ascensore ci baciammo approfittando che eravamo soli, poi in casa la trascinai in camera: non mi pareva vero, il sogno della mia vita che si stava per realizzare. Lei con lo sguardo sbronzo, sghignazzando si alzò il vestito e, girandosi, mi mostrò quel suo mappamondo dove sotto il collant si vedeva un micro perizoma rosso che scompariva in mezzo a quelle chiappone, mentre nella parte davanti non conteneva a pieno i peli pubici.

Ci baciammo con foga animalesca, poi come sprofondai la faccia in mezzo al suo culo lei disse “aspetta, spegni la luce però”. Accettai quel suo compromesso pudico. Le leccai la sua fica pelosa, era bagnatissima e per me era la prima volta che avevo a che fare con una donna… Lei ora era tutta nuda e impazzivo a leccare ora le tette e ora la fica, poi lei me lo prese in mano e iniziò a segarmi, facendomi venire quasi all’istante. Lei allora accese la lucina del comodino e si riguardò la mano tutta sporca del mio sperma. “Leccalo” le dissi e lei, prima interdetta, poi con una faccia da gran troia iniziò a leccare la sborra che aveva sulla mano portandosela in bocca. “Ora puliscimi il cazzo” le dissi avvicinandomi e lei quasi imbambolata dall’alcool e dall’eccitazione mi fece “questo non l’ho mai fatto a nessuno, forse è per questo che tuo madre mi ha lasciato ahahahah”.

Senza fare troppe storie iniziò a segarmi il cazzo ancora duro, poi iniziò a leccarlo e poi a prenderlo in bocca lentamente. Allora mi sdraia sul letto per godermi al meglio quel pompino, con lei che subito se lo riprese in bocca. Le dicevo che era bravissima, che mi stava facendo impazzire e lei allora “te l’ho fatto proprio bene il cazzo Ludo ahahah”. Sentirla dire la parola cazzo per poco mi fece sborrare di nuovo: viste le altre venute nel pomeriggio non volevo sborrare di nuovo subito, così iniziai a leccarle la fica. Cercai di fare come vedevo nei porno, ma non era facile trovare il cltoride in tutto quel pelo.

Lei gemeva e si contorceva, quasi mi faceva male per come stringeva le gambe attorno alla mia testa quando venne iniziando a imprecare: si avete capito bene, bestemmiava per quanto stava godendo e la urlava questa cosa. Allora corsi in bagno, presi i preservativi e la trovai a letto che si toccava. Misi un preservativo e le fui subito dentro alla missionaria. Lei con una mano mi spingeva la nuca alla sua bocca piantandomi la lingua in bocca mentre con l’altra mi spingeva il sedere per piantarsi tutto il cazzo nella fica. Anche in quel caso venni dopo un paio di minuti, con lei che questa volta afferrandomi con due mani le chiappe non mi fece uscire, ma muovendo il bacino venne di nuovo tra urla animalesche.

Esausti ci andammo a fare la doccia, poi lei crollò subito addormentata e io non chiusi occhio nell’essere lì nel letto di fianco a lei, specie dopo aver scopato… presi sonno solo quasi al mattino e dormì quasi tutta la mattinata. Al risveglio lei era in cucina e non diceva una parola, così io mi avvicinai e le detti una carezza, poi un bacio e lei mi sorrise. Poi attaccò i suoi soliti pipponi, che era il nostro segreto e nessuno lo doveva sapere, poi iniziammo a parlare di quella notte e lei ammise che l’ultima volta che l’aveva fatto era con mio padre, tanti ma tanti anni prima, che poi soltanto raramente si masturbava. Da quel momento però recuperammo il tempo perduto. Scopavamo di continuo, anche più volte al giorno e, se aveva il ciclo, mi faceva dei pompini leccando poi la sborra.

La obbligai però a depilarsi la fica e a comprare intimo sexy, poi quando scoppiò la pandemia era uno scopare continuo. Quando si sincerò che i pacchi inviati dai sexy shop erano anonimi, iniziammo a comprare di tutto. Lei non diceva di no a ogni mia richiesta, compresa quella del sesso anale. Ormai ero diventato bravo a scoparla, la facevo godere bene anche inculando quel suo magnifico culo. Guardavamo i video porno assieme, ci ubriacavamo da soli in casa e poi scopavamo con lei che urlava di piacere imprecando tutti i santi quando veniva. Le piaceva che le dicessi che era la mia troia, che era peggio delle puttane da strada e neanche le ninfomani si facevano scopare in quel modo.

Iniziò però a venirmi una fantasia, sempre più grande. Le dicevo quando scopavamo che aveva bisogno di più cazzi, che uno solo non bastava per quanto era troia. Lei stava al gioco, ma quando poi le proposi la cosa seriamente dette di matto “no, non se ne parla proprio, no ma sei matto! Scordati sta cosa”. Io la provocavo dicendole che tutti la riguardavano quando si vestiva almeno un po’ più sexy, che avrei voluto che lei scopasse anche con altri concedendosi totalmente. Vista anche la situazione sanitaria, lei fu irremovibile, spuntai solo sul fatto di farle aprire i vari profili social. Come lo fece, tanti conoscenti in chat iniziarono a provarci con lei, più o meno velatamente.

A lei questi corteggiamenti piacevano, però continuava a dire “io e te, tu e io”, ma io le ripetevo che non volevo che scopasse con altri per poter fare altrettanto, ma che era un gioco nostro che ci avrebbe rafforzato ancora di più. Dopo avere avuto lei, ora volevo questa cosa per due motivi: perché mi eccitava da morire l’idea, poi perché così facendo magari lei si innamorava di qualcuno e rompevamo il nostro patto. Dopo un lungo pressing, complice anche il miglioramento della situazione sanitaria con l’arrivo dei vaccini, lei iniziò a fare “ma nel caso, con chi potrei andare?? Io non voglio sputtanarmi”. Era l’apertura di cui avevo bisogno. Io una persona l’avevo in mente da tempo: Raniero, il figlio di Corinna quello che c’aveva provato con mamma.

Lui lo conosco bene perché frequenta il mio stesso circolo politico, si vanta sempre del suo cazzone e delle varie troie che si scopa, comprese tante fidanzate, mogli e mamme di conoscenti. Poi spesso parlava di una villa dove faceva festini. Lui ha qualche anno più di me, è rasato biondo ossigenato come la madre, alto e magro ma comunque muscoloso, soprattutto è tutto tatuato, anche la faccia: se non fosse per gli abiti da migliaia di euro che indossa sembrerebbe un delinquente, però senza dubbio è un bel ragazzo. Però aveva la lingua lunga e la cosa non andava bene. Così una sera chattando con Stefano – il mio migliore amico dai tempi delle superiori – mi venne un’idea: suo padre, Giovanni, un tipo di mezz’età dall’aria tranquilla, pelatino ma non brutto. Da quando mamma si era rifatta, la riguardava sempre.

Lo proposi a lei che ammise che era uno di quelli che ogni tanto le scriveva. Dissi che lui era perfetto: sposato e quindi non problematico, i soldi li aveva la moglie quindi non faceva cazzate, in più lo poteva invitare a casa senza dare troppo nell’occhio. Alla fine lei si covinse e in pratica gestii io le chat con lui: misi a mia madre termini abbastanza espliciti, nel senso che io quel pomeriggio sarei stato via e se voleva venire a prendere un caffè a casa. Il piano invece era che io stavo ben nascosto in un vecchio mobile che, lasciato leggermente socchiuso, mi permetteva di vedere tutto. Lui naturalmente accettò e anche mamma era bella convinta ed eccitata dalla cosa.

Quel giorno ci scolammo una bottiglia di vino, poi lei in vestaglia e sotto intimo andò ad aprire la porta a Giovanni che aveva portato un mazzo di fiori “sono per te Giuliana, sei bellissima”. Mamma invece del caffè stappò ancora vino e, dopo le prime battute, saltò letteralmente addosso all’uomo. Io dovevo restare in silenzio, vedevo l’uomo – pelosissimo – scopare a pecora mamma con un cazzo normale, ma con gran foga. Lei godeva con le mani appoggiate al tavolino, chidendogli di sfondarle la fica. Lui la sculacciava sonoramente, io allora iniziai a segarmi ma… feci un rumore inequivocabile. Giovanni così scattò verso il mobile, aprì l’anta e mi trovò con il cazzo in mano.

“Ahhhh, che maiali che siete… avete organizzato tutto eh?? Allora continuiamo lo spettacolo”. Mia madre provò a protestare ma l’uomo riprese a scoparla a pecora, mentre dava a lei della troia e a me del frocetto “ora te la scopo per bene sta zoccola di tua madre, lo sapevo che era una porca vogliosa di cazzo”. Io mi segavo e lui la scopò per una decina di minuti, tra il mio stupore facendola godere, poi le sborrò sulle chiappe.

Da quel giorno per alcuni mesi Giovanni divenne il bull di mia madre, scopandola sia in mia presenza sia non. La fece venire allo stadio con noi e le toccava il culo ogni volta che il figlio non vedeva. La inculava sul lettone, io quando ero presente mi limitavo a segarmi e poi la scopavo quando andava via. Ci diceva che eravamo due maiali, che mai aveva visto una cosa del genere. A noi piaceva quella situazione e lei godeva come una maiala, anche perché all’infuori dello stadio era riservatissimo. La moglie però iniziò a insospettirsi e di colpo decise di troncare la cosa. Noi però ormai eravamo infoiatissimi, così decidemmo di continuare contattando una veccia conoscenza: Corinna.

Per qualsiasi commento potete scrivermi all’indirizzo patrullagonzo@gmail.com. Patrulla.

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