questo è un racconto di fantasia, ma che bello potercisi ritrovare.
Erano ormai diversi mesi che mi incontravo con lei ogni due o tre settimane per fare sesso.
Tutti gli incontri si svolgevano a casa sua.
Quel giorno avevamo finito da poco di fare sesso. Appassionato, furioso, complice sesso.
Eravamo nudi in cucina e stavamo bevendo un caffè, io ero appagato ma stanco, quegl’incontri mi sfiancavano, ero sempre spinto ad essere possessivo e prevaricatore, ma tenevo a bada questi istinti per dare spazio anche all’attenzione per lei e soddisfare anche i suoi bisogni. In effetti quei lunghi intervalli mi davano il tempo di recuperare dalla stanchezza fisica ma anche da quella mentale.
Mentre stavamo gustandoci il caffè le squilla il telefonino, era una sua amica e lei la invita a venirla a trovare: “metti indosso qualcosa, mi dice, sta arrivando una mia amica, vorrei fartela conoscere. In effetti vorrei far conoscere te a lei”.
Mentre mi rivesto le chiedo come mai questa decisione di presentarmi, lei ride e va ad aprire la porta, alla quale avevano appena suonato.
Ci incontriamo in cucina, dove c’erano ancora le tazzine da caffè, e mi presenta la sua amica, una signora cinquantenne, molto carina ma meno in forma di lei: capelli neri corti, occhi scuri, sul metro e sessantacinque, seno un po’ meno prosperoso della mia amica.
Indossava un tajeur azzurro chiaro ed una camicia bianca, dalla quale si intravedeva una certa rotondità dei fianchi e due gambe toniche e lisce, nel complesso era graziosa e proporzionata ed aveva mani grandi, al limite della proporzionalità.
Me la presentò e ci sedemmo a prendere ancora un poco di caffè.
– Sei dispiaciuto che vi ho fatto conoscere? Sai ci teneva era veramente, era curiosa di vedere come sei.
– Ho notato che da quando ti conosce la nostra amica è meno ansiosa, più rilassata, ha una costante aria di soddisfazione. Da quello che mi ha detto, ma soprattutto da quello che non mi ha detto, credo che possa dipendere dal fatto che fate dell’ottimo sesso. È una medicina potente il sesso, io ultimamente prendo una medicina scaduta hahaha.
Ero un tantino imbarazzato da quel discorso esplicito, ma mi ripresi subito e le dissi che non credevo di essere poi così bravo, forse dipendeva dal fatto che eravamo in sintonia e che il nostro rapporto non aveva implicazioni sentimentali o di natura possessiva, eravamo compagni di viaggio, dei pendolari del sesso che si incontravano alle stesse fermate.
– Lui è modesto, fa parte del suo fascino, ma è veramente una macchina del piacere, non tanto perché possa essere fisicamente dotato ma soprattutto perché è attento alle esigenze del partner. La prima volta che lo abbiamo fatto l’ho lasciato in condizioni critiche, mi aveva soddisfatto senza neanche penetrarmi, con il suo cazzo intendo, usava le mani e la lingua in una maniera che mi vengono i brividi ancora adesso e poi ero talmente sazia che non gli ho permesso di sfogarsi a sua volta e lui lo ha accettato, sebbene di malavoglia. È stato comprensivo, naturalmente la seconda volta mi sono fatta perdonare.
E tu, come va di questi tempi?
– Lasciamo stare, ogni volta che mi capita di farlo è una lotta con mio marito: pretende sempre che gli faccia i pompini con l’ingoio, ma a me fa un tantino senso e non lo accontento, allora pretende di farlo anale, ogni tanto cedo e mi fa un male cane. Lui comunque viene ed io quando mi va bene mi faccio passare la voglia, a volte resto con un desiderio non soddisfatto, insomma niente di chè.
va bene, ora devo proprio andare, è stato un piacere conoscerti, ciao a tutt’e due.
Si alzò e si avviò verso la porta, mi alzai anch’io e la accompagnai all’uscita della cucina e le dissi, parlandole quasi sottovoce vicino all’orecchio mentre mi trovavo proprio dietro di lei: “posso chiederti una cosa? Sei mai riuscita a raggiungere l’orgasmo con una “inculata”?
– No, mai. Quando mi è andata bene non mi ha fatto troppo male a volte invece mi ha fatto proprio soffrire. Ho avuto un amico un po’ di tempo fa, anche a lui piaceva il sesso anale, ma era peggio di mio marito, era maldestro e c’è lo aveva più grosso. Forse è per questo che ho chiuso quella storia.
– Ma allora perché continui a farti inculare?
– Non so, forse per uno sbagliato senso del ruolo di moglie. Ora devo andare però, so che invece tu riesci a fare venire di culo lei, che rimane sempre molto soddisfatta.
– È vero, non si lamenta, ciao.
Andata via l’amica torno al tavolo e mi siedo di fronte a lei, che mi guarda e mi dice: “poverina”, non fa sesso decente da almeno cinque anni, da quando non ha più l’amante e anche allora non sempre le andava bene, perché non le dedichi un pomeriggio?
– Io? E perchè, ti sei stancata di me? Basta dirlo e…
– Ma che dici! È la mia più cara amica, con la quale condivido i miei pensieri, i miei dolori e le mie pene, con la quale condivido le gioie e le soddisfazioni. Perché non condividere anche te? Almeno ogni tanto e poi… hai sentito delle sue esperienze e delle sue remore: l’hanno inculata sempre male e non le piace farsi venire in bocca, se tu riuscirai a farla venire di culo e a farle apprezzare una bella sborrata in bocca vuol dire che sei veramente eccezionale, un vero terapeuta del sesso. Hahaha
Detto questo, si avvicinò e mi baciò e le feci tutte quelle cose per le quali ero lì.
Eravamo distesi sul letto dopo un incontro come al solito spossante, riprendevamo fiato, mi aveva appena finito un pompino con il quale mi aveva svuotato completamente i coglioni.
Dopo un po’ ci vestimmo, io completamente e lei solo con la vestaglia, la salutai mentre finivamo di bere quel poco di caffè che era avanzato da prima e lei mi disse: “quando torni? allora che faccio? La prossima volta la faccio venire la mia amica? O meglio la faccio venire “perché tu la possa fare venire”.
– Ci tieni proprio, ma che è una specie di scommessa? Comunque non saprei decidere adesso, se capiterà che la incontro, magari decido di darle una bottarella, in verità sono timoroso, ha avuto brutte esperienze, non so se sarò all’altezza delle tue aspettative, o debbo dire delle sue?
– Se la farai venire di culo, ti farò una settimana filata di pompini, magari se glieli fai piacere te li farà anche lei. Pensaci è importante per lei e quindi anche per me, magari ci si incontra ancora una volta e parliamo un po’, così, tanto per conoscervi meglio.
Me ne andai salutandola con un bacio appassionato.
Era passata appena una settimana che mi telefonò: “ciao, sai pomeriggio viene la mia amica a prendere un the a casa mia, sarebbe bello se potessi esserci anche tu, pensi di riuscire a trovare un’ora di tempo per noi”?
Non avevo molti impegni per quel giorno e decisi di andare.
Le trovai entrambe a casa, il the era quasi pronto e mi sedetti a conversare con loro del più e del meno, la mia nuova quasi amica ad un certo punto cambiò argomento e disse, di punto in bianco: chissà cosa pensi di me, una specie di porca repressa sessualmente che si masturba il cervello facendosi raccontare il sesso della sua amica. Ti chiedo scusa, oggi sono venuta qui principalmente per questo, chissà che impressione ti ho dato.
– Niente affatto. Io trovo il sesso una parte essenziale della nostra vita e pertanto è naturale parlarne e praticarlo, è come parlare di cucina, è solo un altro tipo di appetito.
A proposito, come va con tuo marito? Sai io credo che tu debba incominciare a parlare di sesso anche con lui, devi dirgli quali cose ti piacciono o come correggere il tiro quando fa cose che non ti soddisfano, magari aggiustando i comportamenti riuscirai ad avere maggiori soddisfazioni anche tu.
– Si, come se fosse facile, a volte non mi chiede nemmeno se mi va, stanotte mentre dormivo mi ha abbassato la mutandina mi ha messo un po’ di saliva nel … buco e mi ha penetrata. Mi sono svegliata che era già tutto dentro, mi ha scopato per un minuto ed è uscito fuori, venendo nelle lenzuola. Mi ha solo interrotto il sonno.
– Capisco, ma se fate del sesso appagante in altre circostanze, magari smetterà di fotterti di nascosto, certo che non ti piacciono i pompini, nel culo ti fa male… ma glielo prendi mai in mano, così a fargli una mezza masturbata, metterlo nel seno, chessò?
– Ma si, a volte succede, quando sono eccitata mi viene più facile, ma forse e che non abbiamo coincidenza di intenti, non coincidono i tempi, non saprei.
La mia amica intervenne: magari e che non parlate più molto con tuo marito, forse se lo sorprendessi con un bel pompino avreste un argomento di cui partire, ma tu non glielo prendi mai in bocca che ti fa schifo, deve sempre chiedertelo lui, sei reticente.
– Non è questo, certo che quando facciamo l’amore e sono serena per le condizioni e quindi riesco ad eccitarmi alcuni giochini li facciamo. Tu dici che non gli faccio i pompini, ma non è che mi fa schifo, anzi mi piace prenderlo in bocca, ammirarlo, accarezzarlo, leccarlo. Non mi piace quando viene, mi sento a disagio, mi sento … ecco, mi sento utilizzata.
– Scusami, ma da quanto tempo non raggiungi l’orgasmo? Perché è importante, è una fase decisiva, fare un bel pompino dopo essere venuta è diverso che farlo mentre sei a metà strada, sapendo magari che per te tutto poi finisce li. Ma lui non ricambia poi, magari leccandoti e masturbandoti e facendoti venire?
– Macchè, senti voglio essere sincera, ormai abbiamo cominciato a parlarne e almeno mi sfogo, inizialmente con mio marito c’era una qualche intesa sessuale, non sempre ma raggiungevo l’orgasmo un buon numero di volte, poi lentamente è diventato sempre più frettoloso, sbrigativo ed egoista. A lui basta sfogarsi e quando pensa ai giochini sono solo a suo uso e consumo. Mi ero fatto un amico, con il quale a volte riuscivo a completare, ma aveva altre complicazioni ed ho smesso di vederlo. Da quando tempo non completo? Da almeno cinque anni.
– Caspita, è un bel po’ di tempo. Devi metterci riparo, caro non puoi fare proprio niente per lei? Oltre a darle dei consigli?
Mi guardavano entrambe con avidità, in attesa di una mia risposta. Subito dopo la mia quasi nuova amica abbassò lo sguardo e disse: “beh! Si è fatto tardi, è meglio che vada ora”.
Mi fece tenerezza e nel frattempo mi stimolava il pensiero che una donna aveva quel tipo di aspettative da me, mi faceva sentire una sorta di buon samaritano, un tantino porco magari.
Mi decisi a rispondere: “non sono sicuro di essere la risposta giusta al tuo stato, ma non ci perdo niente a provare una volta a vedere se posso essere d’aiuto, chissà, magari non andrà troppo male”.
– Che ne dite, vi lascio soli? Avrei due o tre commissioni da fare.
– Adesso? Non ho tutto questo tempo a disposizione. Ho un appuntamento, mi ero ritagliato il tempo giusto per un the e due chiacchiere.
– Anch’io devo andare, mio marito torna tra un’ora o poco più e poi così, all’improvviso.
– All’improvviso è meglio, non hai il tempo di riflettere e di avere paura, a tuo marito gli chiamo io e gli dico che mi serve il tuo aiuto, certo che se invece qualcun altro ha fretta…
– Facciamo così, faccio una telefonata e vediamo se riesco a spostare l’appuntamento e mentre telefono tu ci lasci soli che a lei devo chiedere di fare una cosa, è per sapermi regolare. Voglio avere un metro quanto più chiaro possibile. Ci sono un paio di dubbi che devo dissolvere.
– Va bene, io esco e chiamo tuo marito, vi telefono tra un’ora e mi dite se posso rientrare, ti do un bacio, magari tu vai prima che io rientri, così almeno ti saluto.
Mi diede un bacio con la lingua proprio davanti alla sua amica, poi si girò, accarezzò leggermente il seno di lei ed andò via mentre io prendevo il telefono.
– Cosa vuoi che faccia mentre telefoni, ti verso ancora un the?
– No, avvicinati. vorrei che tu mi slacciassi i pantaloni e me lo tirassi fuori.
Composi il numero e lei si avvicinò, mi guardava messa lì davanti, ferma ed in silenzio. Mentre il telefono squillava io mi alzai e mi appoggiai al bordo del tavolo, proprio davanti a lei, le presi una mano e la avvicinai alla cerniera dei miei pantaloni.
Lei si mosse, abbassò la cerniere e slaccio il bottone, subito dopo abbassava i pantaloni ed i boxer.
Pronto, dissi io mentre lei prendeva tra le mani il mio cazzo semi eccitato, e continuai a parlare.
Lei mi accarezzo il membro un paio di volte e poi spontaneamente lo mise in bocca, dolcemente lo leccava nella parte inferiore della cappella, con le labbra delicatamente chiuse su di lui. Si accorse che si ingrossava e fece due o tre movimenti con la bocca facendo uscire quasi interamente la cappella e riprendendola in bocca, strusciando la lingua in tutti i movimenti.
Persi il ritmo del respiro, era brava e lei se ne accorse, allora continuò con quei movimenti, sempre lenti, ma con qualche colpetto veloce di tanto in tanto. Capii che le piaceva mettermi in difficoltà, mi creava dispettosamente un piccolo problema mentre parlavo al telefono.
Quel comportamento mi rincuorò, non aveva molte repressioni sessuali, almeno non gravi, aveva spontaneamente cominciato a leccarlo e lo faceva con piacere. Chiusi la telefonata e la feci alzare, la girai di spalle e le diedi un bacio sul collo, mentre con le mani le slacciavo la camicia partendo dal basso e man mano che salivo ai bottoni superiori le veniva un fiato sempre più intenso. Slacciata la camicia le afferrai dolcemente i seni infilando le mani dentro il reggiseno, strinsi delicatamente i capezzoli mentre con la bocca continuavo a baciarla e leccarla sul collo e nelle orecchie. Lei si portò le mani sulle mie e mi assecondava.
Le slacciai il reggiseno ed abbassai la lampo della gonna, che cadde a terra, la lasciai, tolsi i bicchieri dal tavolo e la invitai a sedervisi sopra, dal lato corto.
La feci sdraiare, le sollevai le gambe sopra le mie spalle e le sfilai le mutandine, era già eccitata.
Aveva il pacchio piccolo, le grandi labbra semiscostate dall’eccitazione e si intravedevano le labbra piccole, le allargai un poco con i pollici e presi quelle piccole labbra dentro la mia bocca, mi concentrai nella zona della clitoride e mentre la succhiavo dolcemente ma con fermezza le infilavo i pollici dentro la vagina. Era umida, tutta bagnata, al punto tale che la saliva mista ai suoi umori colavano fino a bagnarle l’ano.
Ansimava e mugolava di piacere, io ogni tanto uscivo fuori le dita ed infilavo la lingua dentro quel pacchio eccitatissimo, aveva un buon sapore, lasciava un retrogusto dolce ed era come velluto, anzi come seta.
Continuavo a leccarla e succhiarla, avvicinai le sue mani alla clitoride invitandola a stimolarsi mentre la penetravo con la lingua e portai le mie mani sul suo seno, sentivo la sua eccitazione crescere sempre di più, anche se non mi sembrava che stesse per venire. Abbandonai il suo seno, le afferrai le gambe e sollevai un poco il suo culo scendendo con la lingua a leccarle l’esterno del buco e subito tornando dal pacchio. Succhiavo e leccavo tutto ciò che trovavo libero dalle sue mani, che nel frattempo avevano preso a praticare una vera e propria masturbazione.
Lei si eccitava da sola e godeva delle cose che le facevo, allora aggiunsi le mie mani alle sue, che si dedicavano a masturbale la clitoride e ad entrare ed uscire da quel piccolo pacchio che ormai grondava umori abbondantemente e scesi con la mia bocca definitivamente nel culo, lo leccavo a ritmo variabile, ma sempre da fuori fino a quanto non mi fermai, smisi di accarezzarla e masturbarla, mentre le mie labbra erano appoggiate proprio sul buco del culo, allora lentamente, con enfasi feci entrare la mia lingua in quel culo che ormai era bagnato tanto quanto il suo pacchio.
Smise di respirare e si irrigidì un tantino, allora la penetrai ancora per qualche secondo con la lingua, la misi dentro fin che potei e la feci roteare dentro, poi la tolsi e ricominciai a dedicarmi al pacchio ed ai seni con le mani, mentre la bocca restava nei pressi del culo a leccare tutta la parte esterna di quel cerchio che era grande quasi quanto il suo pacchio.
Ricominciò ad ansimare, a sussultare e fremere, sentivo il suo pacchio che vibrava ritmicamente, allora intensificai i miei sforzi in quel pacchio ormai maturo per un orgasmo e quando sentii che stava venendo la penetrai ancora nel culo con la lingua.
Le leccai l’interno del culo, entrando ed uscendo con la lingua per tutto il tempo che riuscii a farla venire. Non c’era più traccia di rigidezza, concedeva alla mia lingua di entrare ed uscire tutte le volte che volevo. Quando finalmente smise di scuotersi, perché aveva finito di godere, tolsi la mia bocca da quel culo ormai arrendevole, mi alzai dalla mia posizione accovacciata davanti a lei e mi misi di fianco al tavolo, le cominciai a succhiare i capezzoli e con la mano destra cercai il suo culo.
Mentre succhiavo i capezzoli, una volta uno e poi l’altro, con un dito accarezzavo l’esterno di quel buco del culo che ormai si aspettava di essere nuovamente penetrato, questa volta più intensamente che con la sola lingua. Ogni volta che abbandonavo il perimetro per passare attraverso il buco da un lato all’altro sentivo quel buco allargarsi, invitandomi ad entrare.
Finalmente mi decisi a introdurle un dito nel culo, entrò senza resistenza e quando era arrivato in fondo sentii il culo stringersi ed allargarsi ritmicamente, cominciai a masturbala, entrando ed uscendo il dito da quel culo che era diventato appetente, ricco di voglia di piacere e di riscatto. Quel culo che finalmente riceveva delle attenzioni tutte per lui, lei mi prese la testa tra le mani, mi tolse dai seni e mi accompagnò la bocca contro la sua, cominciò a baciarmi furiosamente mentre emetteva piccole grida soffocate di piacere, stava venendo di nuovo, stavolta di culo, allora entrai dentro quel culo ormai sverginato al piacere con un altro dito e cominciai a masturbarlo con perizia, roteavo le dita dentro quando erano in profondità, poi le tiravo un po’ fuori senza mai uscire completamente per poi spingerle dentro ancora roteandole, lei appendeva i piedi al tavolo, si inarcava, mi inseguiva con il culo quando uscivo e si rilassava quando la penetravo a fondo, continuò così per circa un minuto, senza mai smettere di baciarci intrecciando le lingue, dal pacchio cominciarono ad uscire umori copiosi che bagnarono in parte il tavolo ed in parte il pavimento. Smisi di masturbala e lei si alzò velocemente scendendo dal tavolo, mi abbracciò e mi invitò a seguirla in camera da letto.
– Non si seccherà se lo scompigliamo un po’.
– Tu credi? che vuoi fare?
– Spogliati, ti va di venire con una spagnola, o credi che il mio seno sia troppo piccolo?
– Certo, soprattutto mi va di venire.
Mi spogliai completamente e mentre lei era seduta sul fianco del letto le appoggiai il mio cazzo in mezzo ai seni, due minnuzze lisce, anche se non troppo sode. Lei accosto le due minnuzze a stringere il mio cazzo con le mani e cominciò a mandarle su e giù.
– Prendilo un po’ in bocca, le dissi e lei non se lo fece ripetere, lo afferrò decisamente con entrambe le mani e mise d’un colpo tutta la testa dentro la bocca, lo succhiava e lo leccava senza aprire le labbra, cominciò a seguire quei ritmi anche con le mani, io ero tutto infuocato.
Ad un certo punto la fermai, uscii quella che era diventata una minchia di marmo dalla sua bocca e mi sdraiai accanto a lei, senza che lei smettesse una sola volta di tenerlo stretto con entrambe le mani, a questo punto era piegata naturalmente verso di me, le feci mettere il culo più dentro al letto e le accompagnai la bocca di nuovo verso quella minchia marmorea. Lei resistette, mi guardò e mi disse: “non mi sborrare dentro però”.
Le allungai una mano da dietro la schiena fino a raggiungere il suo pacchietto, lo penetrai con il medio e con l’indice e cominciai a masturbalo e le dissi: “tu succhialo, tranquilla. Quando sto per venire te lo dico e poi decidi tu, per me andrà bene anche una bella minata a due mani”.
Riprese a succhiarlo e a leccarlo. Faceva su e giù con la bocca, con la lingua e con le mani congiunte, era proprio brava, si sentiva che lo faceva con passione e che aveva deciso di fidarsi di me. Dopo un minuto o due stavo per venire e la avvisai: “ti sto sborrando, due colpi e vengo, se vuoi escilo fuori”.
Lei non smise di leccarlo a labbra chiuse, ma per il resto si fermò un attimo e poi riprese, su e giù, su e giù. Le ripetetti l’avviso, lei si fermò lo uscì fuori dalla bocca e disse: “sborra pure, te lo meriti” e lo rimise in bocca.
Cominciai a sborrarle dentro e lei cominciò a succhiare, non smetteva di muovere la bocca e le mani dal fare su e giù e in più succhiava e continuò fino a quando non sentì quella minchia, che un attimo prima era poderosa, diminuire di volume e di consistenza, allora la abbandonò facendola uscire a labbra serrate, poi si alzò e andò a liberarsi la bocca in bagno.
– È stato davvero bello, devo dire che non mi sentivo così da… forse non mi sono mai sentita proprio così.
– Ti è piaciuto sul serio, anche il pompino?
– Sai, il fatto che non avevi aspettative, che ero libera di decidere senza che tu ci restassi male mi ha fatto pensare una cosa: se non ci resta male se smetto, non ci resterà male neanche se poi faccio la faccia schifata, ora lo faccio venire. Poi mi sono ancora detta: ma visto che mi faccio sborrare in bocca, tanto vale che ci provo anche per me, magari la sua sborra non è poi così schifosa.
– E non era schifosa?
– Per niente, anzi il sapore non è male e quella sensazione di spruzzo in bocca era eccitante. La prossima volta, se vorrai ancora fottermi, quasi quasi provo a berne un pochino.
– Se vorrò ancora fotterti? Mia cara, devo ancora incularti e voglio farti vedere come ti faccio venire con la minchia anzicchè con le dita. Poi mi dirai.
Nel frattempo squillava il telefono: ciao sono io, posso tornare, avete finito?
Due minuti e lei era a casa: com’è andata? Che mi dite?
La mia nuova amica le fece un cenno, come se raccogliesse qualcosa che colava dalla bocca ed allora lei capì
– Ma non mi dire? Ti sei fatta sborrare in bocca? E non hai vomitato?
– Anzi, quasi quasi ci riprovo ed aggiungo il carico.
– Ma è stata brava o più che un pompino le hai fottuto la bocca?
– Non sono mica suo marito, succhia con passione. Ama fare i pompini, solo che non lo sapeva bene.
– E la bocca è andata, la prossima volta curiamo il tuo culetto.
– La prossima volta mi vuole inculare per bene, ma comunque una bella venuta di culo me l’ha fatta già provare. Masturba che è una favola, sono venuta due volte e non saprei dire quale è stata meglio: la prima mi ha fatto venire di pacchio ma mi stuzzicava il culo e la seconda il contrario.
– Bene, ora sono costretta a farti una settimana di pompini!
– Se vuoi cara, ti aiuto io, mi pare che potrei davvero prenderci gusto.
Finii di vestirmi e me ne andai.
Qualche settimana dopo, mi ero incontrato un paio di volte con la mia amica, le trovai ancora insieme: devo aiutarla a pagare la scommessa, ti devo spompinare un po’. Mi disse la mia nuova amica.
– Si ma io ero venuto per lei, risposi.
Mi guardarono entrambe, poi insieme si tolsero la giacca. Ma questa è un’altra storia.




Bellissimo racconto
Assurdo che il capitolo più bello sia anche quello senza commenti. Complimenti Giulia, sai come tenere alta l'attenzione dei lettori.…
La tua penna mi tiene sempre incollata dall'inizio alla fine e mi lascia una soddisfazione narrativa profonda e costante.
Va bene ne sono lieta. Ti lascio la mia mail agavebet@libero.it ma ovviamente ti chiedo di avere pazienza. Lavoro, scrivo…
Cara Agave, sono contento del tuo commento, hai individuato diversi punti critici che dovrò prendere in considerazione. adesso ho in…