Racconto di Filip, recuperato e revisionato.
I treni meridionali sono un rischio per chi viaggia senza le dovute precauzioni o una doverosa diffidenza.
Katy, quella mattina alle 5:30, era tanto lontana dalla diffidenza quanto sconvolta dall’emicrania opprimente, dovuta a una notte in bianco. L’hotel nel quale era alloggiata per quella sola notte era nel centro caotico di Brindisi, ed il letto della sua camera era pessimo: il risultato fu un continuo girarsi tra le lenzuola nel tentativo disperato di agguantare un po’ di sonno.
Quando stava per addormentarsi erano già le 4:30 ed il suo treno sarebbe partito un’ora dopo: giusto il tempo per fare una doccia e sistemarsi per il viaggio.
La giornata precedente era stata particolarmente pesante: otto ore di aula a parlare di marketing a gente che aveva ben altri interessi: ma c’era abituata, come responsabile dell’Agenzia formativa faceva interventi in tutta Italia, specialmente laddove i fondi pubblici cadevano a pioggia.
Katy era arrivata da Pesaro il giorno prima, in auto con un suo collega, ma lui sarebbe rimasto tre giorni, mentre lei avrebbe dovuto ripartire il giorno dopo, all’alba.
Si era portata poca roba, e dalla sua breve ma intensa esperienza sapeva che, quando doveva intrattenere un’aula maschile per molto tempo, la sua bella presenza e il suo splendido viso incorniciato da lunghi capelli biondi e lisci non erano sufficienti ad intrattenere la gente tutto il tempo necessario per non rischiare di vedersi annullare il corso.
Così si era messa una minigonna blu, stretta, con uno spacchetto posteriore centrale, tenuta in vita da una lampo, un maglioncino aderente bianco, corto quel tanto da coprire-scoprire l’ombelico, un paio di calze autoreggenti velate di tonalità nera, un giacchino blu come la gonna, le scarpe blu, avevano tacco alto con punta e cinturino sulla caviglia, lasciando scoperta la parte centrale del piede, sotto si era messa un perizoma nero e un reggiseno di pizzo anch’esso nero.
In valigia aveva portato un vestito corto nero, un altro paio di calze autoreggenti velatissime bianche, un collant color miele, un perizoma della stessa lycra e consistenza delle calze, una camicetta bianca, un pigiama, le sue pantofole e la roba del bagno.
Quella mattina alle 5:15 Katy arrivò ciondolante alla stazione, l’unico treno che partiva era il suo, chiese frettolosamente ad un ferroviere qual era la sua carrozza di prima classe, vi entrò, cercò il posto indicatole dal ferroviere stesso e si accasciò sul sedile, cercando di agguantare almeno qualche ora di sonno.
Al ferroviere non sfuggì affatto l’aspetto di Katy, che rispetto giorno prima non si era data neanche la cura di cambiar vestiti, si era soltanto messa l’altro paio di calze autoreggenti e il perizoma uguale alle calze stesse: effettivamente nel vestirsi si chiese per quale idiotissima ragione si era portata un perizoma così trasparente, voleva forse fare colpo sui brindisini? La giudicò una scelta imprudente ma se le mise ugualmente, rispetto al giorno prima non mise il reggiseno, non le andava, se lo sarebbe messo magari più tardi in treno.
Come si è detto sui treni meridionali corrono insidie e talvolta chi le persegue trova protezioni e complicità. Appena il treno si mise in marcia il ferroviere si avviò lentamente verso lo scompartimento di Pippo «mani di fata», passando davanti a quello di Katy.
«Pepè, sveglia che c’è da fare!»
«Sono già saliti viaggiatori in… borsa? Non è possibile, da Brindisi non partono i Signori.»
«Ma belle signorine sì!» fece il ferroviere all’amico.
«Oronzo, sono qui per guadagnarmi il pane, non per inzupparlo!»
«Pepè, se tu fai ciò che dico io ti procuro borse milionarie! So riconoscerli i passeggeri…»
«Vabbè, che vuoi che faccia?»
«Ascoltami bene: nella prima carrozza c’è una passeggera nello scompartimento in fondo, è una biondina molto carina… si sta addormentando. Tu vai lì, prendile il biglietto dalla borsa e vieni via!»
«Orò, ma il biglietto e basta? E i soldi no?»
«Fa’ come ti pare, io non ne voglio sapere niente. Vai, daiii!»
Così Pepè si avviò verso lo scompartimento di Katy e appena si affacciò sulla porta, la sua atavica indolenza ebbe un sussulto: una ragazza con un fisico da modella giaceva accoccolata sul sedile, nella sua posizione quasi fetale, con le ginocchia unite e piegate in alto, quasi a contatto con il seno, le mani unite sotto la testa, tentavano un improbabile cuscino.
La sua posizione le aveva fatto salire la minigonna sul suo bellissimo culetto, scoprendo l’elastico delle calze autoreggenti e facendole salire il maglioncino sulla schiena nuda: Pepè avvertì un fremito all’altezza dei genitali, si introdusse nello scompartimento senza togliere gli occhi di dosso alla ragazza. Si sedette piano e cominciò ad ispezionare con lo sguardo lo scompartimento, la luce di cortesia e quella del corridoio bastavano a illuminare tutta la sua figura, ma il resto rimaneva protetto da una luce fioca.
Pepè si alzò in piedi, appoggiata sul porta bagagli c’erano la borsa e la valigetta della ragazza: afferrò la prima e l’aprì velocemente estraendo in un sol colpo il portafoglio che conteneva soldi e biglietto.
Rimise la borsa a posto e si affacciò nel corridoio: Oronzo era dietro la porta dello scompartimento che aspettava, Pepè gli diede il biglietto e gli disse sottovoce:
«Orò, e tieni sto biglietto che io me ne sto ancora un po’ dentro. Va’!»
«Va bene Pepè, io sono qui accanto, tra poco entro per controllare i biglietti.»
«Orò… e aspetta. Aspetta un po’!»
Pepè rientrò nello scompartimento e chiuse la porta per attenuare i rumori del treno: si mise seduto di fronte a Katy e cominciò a far lavorare il cervello insano.
Non poté evitare di scendere ancora con lo sguardo sulle sue cosce scoperte e sulle natiche che spuntavano da sotto l’orlo della minigonna: un miracolo, pensò, un miracolo!
Cercò il volto della ragazza, ma gli fu impossibile scorgerne i lineamenti, perché quei capelli biondi e lisci le avvolgevano il viso proteggendole il sonno.
Improvvisamente Pepè pensò che in quella condizione avrebbe potuto fare ben poco: tuttavia allungò una mano sulla parte inferiore della coscia di Katy e scese lentamente accarezzando la lycra lucida delle calze, arrivò all’elastico delle autoreggenti e qui, spinse più a fondo la mano, fino a toccare con l’estremità delle dita anche l’elastico sull’altra coscia. Si fermò, poi scese ancora di pochissimo, le sentì la pelle nuda, e pensò che poco più in profondità, all’altezza del suo palmo, dormiva, racchiusa e calda, la sua passerina.
Che mutandine avrà? si chiese, ed ebbe un accenno di erezione.
Poi non resistette, e volle infilare un dito tra le sue cosce. Sentì un esilissimo velo di stoffa, caldo e morbido, ebbe decisamente un’erezione!
A quel punto Katy ebbe un fremito e sospirò muovendosi un po’: Pepè si rese conto che così si eccitava come un maiale ma rischiava di rompere l’incantesimo.
Allora agì d’istinto: si mise in piedi e accese la luce facendo un po’ di rumore, svegliandola.
«Buongiorno signorina, il n. 84 è questo? Posso sedermi? Ho la prenotazione, sa? Mi scusi, la disturbo?»
Katy aprì gli occhi su quello strano individuo, si mise immediatamente seduta composta, si sistemò la gonna e salutò gentilemente. Le bruciavano gli occhi e la testa le doleva ancora, sbuffò e si portò una mano sulla fronte abbassando le palpebre.
Pepè la osservava, attento a tutti i suoi movimenti, gli parve di capire che la ragazza soffrisse un po’ e le chiese se si sentiva bene.
«Cosa?» rispose Katy scuotendo per un attimo la sua dolce cascata di capelli. «Ehm… sì, grazie. Ho solo un po’ di mal di testa. Cercherò di dormire.»
Pepè la guardò affascinato, provando un po’ di tenerezza per quella splendida donna.
«Ma no, signorina, in treno se dorme poi quando si sveglia la testa le farà più male. Non è un buon rimedio.»
«Ah» fece perplessa Katy. «Sì, forse è vero…»
Ci fu un momento di pausa, Katy si chiedeva perché quel tipo non se ne andasse in un altro scompartimento.
Poi Pepè parlò:
«Signorina, io avrei un rimedio infallibile per le emicranie. Infallibile!»
«Eeh?» Katy lo guardò esterrefatta, ma quello continuò:
«Permetta che mi presenti, sono Giuseppe Lamincia, medico e pranoterapeuta, esperto in massaggi rilassanti e agopuntura. Lavoro all’ASL di Brindisi, sono un professionista.»
Katy non sapeva che dire, cercava di sorridergli e non le venne neanche in mente che sarebbe stata buona educazione ricambiare la presentazione: restò inebetita. Pepè riprese a parlare con voce suadente e calda:
«Per l’emicrania ci vuole un massaggio che parta dalla testa e dal collo. Non ha dormito, vero?»
Katy lo stava a sentire ancora intontita.
«No, si vede molto?»
«Eh sì, signorina!»
Pepè la guardò fissa negli occhi, al suo modo, quello che gli aveva permesso qualche volta anche di ipnotizzare qualcuno… per derubarlo, ovviamente.
«Signorina, permetta che provi a toccarle la fronte. Se non andrà meglio, me lo dica e io me ne andrò!»
Sapeva quello che faceva: nelle sue mani scorreva una sorta di fluido, che lui però aveva impiegato il più delle volte per rubare.
Katy fece un cenno col capo.
«Mah… tanto, peggio di così!»
Pepè le si pose davanti e le mise le mani sulle tempie, con il pollice la massaggiò accanto alle sopracciglia, poi le infilò le dita tra i capelli scorrendole fino alla nuca, le disse sottovoce di chiudere gli occhi e concentrarsi sui movimenti delle sue dita, lei eseguì.
Pepè le tirava indietro la testa e le passava le dita sugli occhi chiusi premendo e massaggiando su varie zone del viso e della testa, Katy cominciò a respirare più profondamente e le parve di sentire un certo sollievo.
«Respiri lentamente e profondamente» le diceva sussurrandole piano «cerchi di fare iperossigenazione. Sa cosa voglio dire?» Katy fece di sì con la testa, le mani di quel medico la facevano stare meglio! Era bravo!
Poi Pepè si sedette accanto a lei e la fece girare di spalle; le pose le mani sul collo scostandole i lunghi capelli biondi: la afferrò con forza e le premette con i pollici sulla cervicale, in modo ritmico, con forza sempre maggiore. Katy era molto stanca, e forse per questo non si accorse di lasciarsi sfuggire qualche gemito di piacere. A quei mugolii Pepè dovette abbandonare per un attimo la presa sulle spalle di Katy, e con una mano si dovette sistemare l’uccello eretto che gli usciva fuori dall’elastico delle mutande, poi continuò a massaggiarla sul collo e sulle scapole, con dolcezza e decisione. La sua presa la teneva in pugno. Ora la ragazza si stava abbandonando ai suoi massaggi, arcuando la schiena e facendosi martoriare i muscoli dello splenio, del trapezio e dell’elevatore della scapola.
«Respiri, respiri, respiri sempre più profondamente. Più pro-fon-da-men-te. Uno… due… uno… due!» Katy eseguiva docilmente e si sentiva in uno stato di quasi trance, la sua testa non le faceva più male, ma le girava, girava: era una sensazione gradevole.
Quindi lui le alzò ambo le braccia in alto dicendole dolcemente ma con determinazione:
«Le sue braccia sono leggere, sono aria, non pesano, galleggiano in alto, si riposano!»
Poi le fece scorrere le dita da ambo i palmi delle mani, lungo tutte le braccia, lentamente, scese giù, giù, fino alle ascelle, qui rallentò e gliele sfiorò con leggeri tocchi: Katy fece un piccolo scatto dovuto al solletico e dette un urletto che fece arrapare ancora di più Pepè. Poi lui scese ancora, lungo i suoi fianchi, passandole da sopra il maglioncino, che con le braccia alzate si era sollevato fino all’altezza dello stomaco scoprendola, ma il massaggio non doveva fermarsi, continuò anche sulla pelle nuda sui fianchi fino alla cinta della minigonna, Katy fece un altro urletto e si dimenò per il solletico.
Poi lui risalì con le mani lungo i suoi fianchi alzandole il maglioncino, accarezzandola sulla pelle nuda e giunto all’altezza dei seni, sentì che non aveva reggiseno, portò le mani avanti, sui seni e con la punta delle dita le toccò i capezzoli sentendoglieli duri ed eretti.
Pepè per un attimo pensò che non poteva più indugiare, doveva saltarle addosso e penetrarla con forza, altrimenti sarebbe venuto dentro i suoi pantaloni. Ma cercò di calmarsi.
Si fermò, abbassò le braccia di Katy e le chiese come stava, lei sorrise e con un filo di voce rispose:
«Molto meglio… siii…»
«Allora signorina, ora finiamo il lavoro, sennò il male ricomincia tutto daccapo. Si sdrai sul sedile con la pancia in giù, le braccia sotto il viso, si rilassi.»
«Ma… è proprio necessario?»
«Si fidi, signorina, è al sicuro.»
Katy eseguì ingenuamente, quell’uomo aveva un forte potere in quel momento su di lei, era veramente bravo!
Ecco pensò Pepè, questa è la posizione a cui volevo arrivare. Eh… eh… eh!
Ricominciò dal collo, la massaggiava sulla schiena e scendeva fino al fondo schiena dove la gonna gli impediva di toccarla ancora sulla pelle nuda, poi risaliva alzandole il maglioncino: questa volta glielo portò decisamente all’altezza dei seni e con un movimento un po’ più forte, glielo portò fin sotto le ascelle lasciandola con la schiena quasi completamente nuda.
Le massaggiò ancora un po’ la schiena e poi si diresse lentamente sulle natiche che restavano coperte dalla minigonna, gliele massaggiò da sopra la stoffa e poi scese sulla parte posteriore delle cosce: l’orlo della minigonna ancora le copriva l’elastico delle calze, che però poteva intravedere dallo spacco posteriore, ma per poco: infatti risalendo lungo le cosce, Pepè le sollevava lentamente la minigonna, passò l’elastico delle calze autoreggenti, scorse lungo la pelle nuda e le sollevò completamente la gonna scoprendole i glutei meravigliosi, sui quali si accanì in un massaggio violento.
Le stirava le natiche, le pizzicottava: la striscia dell’elastico del perizoma le entrava in mezzo alle mele, scomparendo e riapparendo: era uno spettacolo indimenticabile!
Intanto Katy aveva cominciato a muoversi flessuosamente in preda oramai a un rilassamento incontrollato che lasciava spazio all’eccitazione: si sentiva allargare il solco del culetto, fino all’apertura dell’ano.
Pepè le poteva vedere il buchetto inanellato che si allargava ai suoi tocchi, sul quale vibrava il fine elastico del perizoma.
Quindi le divaricò le cosce e le passò finalmente due dita sul solco della passerina, partendo dall’ano. Fu immenso! Pepè poté sentire l’inutile velo del perizoma trasparente completamente fradicio, affondò un dito e sentiva che quel velo era niente: entrava dentro di lei scivolosa e bagnata. Pepè le vedeva, mentre faceva così, il sederino perfetto muoversi accompagnando la leggera penetrazione delle sue dita. Katy ansimava di piacere e si era lasciata andare completamente.
Fu in quel momento che Oronzo si presentò aprendo la porta dello scompartimento:
«Biglietti!»
Aveva seguito le ultime operazioni dal corridoio dietro il vetro dello scompartimento e scelse quel momento per entrare in scena: Pepè lo guardò soddisfatto e continuava a toccare in profondità la ragazza.
Katy non si rese conto immediatamente del fatto, ma le bastarono pochi istanti per realizzare le condizioni in cui si trovava, e come si presentava al controllore.
«Ohh. Dio mio!!» Katy si sollevò, si mise seduta e guardò il controllore: il ferroviere restò impietrito.
Il maglioncino di Katy era completamente alzato sopra i seni, e ora i suoi capezzoli apparivano ai due uomini in tutto il loro splendore: eretti, turgidi, culmine estremo di due seni sodi e decisamente protesi in avanti.
La minigonna di Katy era ormai tutta arrotolata all’altezza della vita e fungeva più da cintura che da minigonna: il suo perizoma era quasi completamente trasparente, velato con tonalità bianca, la leggera peluria castana della passerina trapelava oscenamente da sotto.
Le gambe di Katy apparivano bellissime, con le cosce avvolte dalle calze velate bianche, come il perizoma, cinte a metà da un elastico decorato di pizzo.
La prima tentazione di Oronzo il ferroviere fu quella di tirarselo fuori e inondarla di sperma, sulle cosce, sulla peluria della fighetta che traspariva, sui magnifici seni.
Dopo un istante di sbigottimento, Katy fece per alzarsi e sistemarsi: si abbassò la gonna e il maglioncino, rossa in viso, eccitata e ancora ansimante del piacere non raggiunto.
Alzò le braccia per afferrare la borsa e mostrare il biglietto.
Pepè, soddisfatto e arrapato, le chiese:
«Come sta signorina adesso? Meglio?»
«Sì» disse lei «è veramente bravo lei, si sente che è un professionista.»
Oronzo lo guardò con un’espressione ironicamente ammirata, mentre Pepè si toccava da sopra i pantaloni: le dimensioni del suo uccello erano ormai incontenibili!
Katy intanto cominciò freneticamente a guardare nella sua borsa, sempre più preoccupata.
«Ma… cosa è successo? Dio mio!!»
«Che c’è signorina?» fece il ferroviere.
Katy cercava e cercava, poi svuotò tutto il contenuto della borsa sul sedile, e dovette arrendersi all’evidenza:
«Ho perso il portafoglio con i soldi e il biglietto!»
«No» fece Oronzo «guardi meglio, forse lo ha addosso in qualche tasca.» E così dicendo le allungò ambo le mani sui fianchi tastandola sul sedere, Katy lasciò fare, disse soltanto piagnucolando:
«…ma no, non ho tasche…»
Oronzo era sempre più eccitato e continuava a toccarla addosso, salì sui seni dove era evidente che non aveva niente, glieli tastò, afferrandole un capezzolo, mentre con l’altra mano si infilava sotto la minigonna andando a piazzarsi su quel perizoma ancora bagnato dei suoi umori.
Katy si divincolò, protestò:
«Nooo… stia fermo… che fa??»
Ma le mani del ferroviere ormai sembravano impazzite, la toccavano dappertutto, arrivavano nei posti più indifesi; le sollevò la minigonna e le afferrò un gluteo con la grossa mano: glielo strinse, poi afferrò l’elastico degli slip e glieli fece calare all’altezza delle ginocchia, poi alzò il maglioncino e cominciò a darle dei pizzicotti sui capezzoli. Pepè lasciò per un attimo la presa di un braccio e si aprì i pantaloni abbassandosi le mutande, ora finalmente poteva godere del contatto del suo uccello eccitato con il culetto di lei che continuava a dimenarsi in modo frenetico.
Riportato il braccio sul collo di lei passando davanti al braccio di Katy, riprese la mossa immobilizzatrice, e le avvicinò la sua bocca all’orecchio sussurrandole di calmarsi.
Oronzo le passò due dita sulle labbra della passerina, spinse in profondità, la sentì bagnata, salì sul suo clitoride e cominciò a masturbarla.
«Nooo…» Katy adesso cominciava a vacillare, lui le aveva infilato un dito dentro e con l’altro le titillava il clitoride. I due uomini erano arrapati come bestie e ora Katy non sapeva più se gemere di piacere o mettersi a piangere, le usciva qualche debole supplica:
«Noo… vi prego… lasciatemi…»
Ma il trattamento che aveva subito, prima da Pepè e adesso da ambedue, la faceva eccitare. Sentiva il cazzo di lui strofinarsi tra le natiche, duro e caldo, grosso ed eretto, pronto ad entrarle dentro quando avesse voluto. E poi le dita del ferroviere la stavano facendo impazzire. Immobilizzata in quel modo si lasciava toccare nei modi più osceni.
Tuttavia Katy non aveva intenzione di farsi scopare su quel treno da quei due, e così, tra un gemito ed un altro, cominciò a chiedere cosa volevano fare, poi cercando di scuotersi loro parlò in modo deciso:
«Sentite, se mi stuprate io vi denuncio. Non ho timore a farlo e lei, a meno che non sia un ferroviere falso, verrà identificato facilmente.»
Pepè si sentiva il culetto sodo di lei davanti all’uccello, glielo metteva tra le natiche e gliele allargava con una mano, fino a sfiorarle il buchino piccolo e rotondo dell’ano, poi vi appoggiava il suo glande turgido e duro. La mordicchiava sul collo e le sussurrava nell’orecchio quanto era eccitato. Katy cominciò ad avere un po’ di paura, la sodomizzazione non le andava proprio.
«La prego capo» disse rivolgendosi al ferroviere «pagherò il biglietto e la penale. Scenderò alla prima stazione. Ma non stupratemi… vi mettereste nei guai. Lo so… mi è già successo e ora, quello che ci ha provato è in galera. E quando uscirà avrà comunque perso il suo lavoro e la sua dignità. Vi avverto, lavoro in tribunale e conosco benissimo sia il comandante dei carabinieri che il giudice. Rifletteteci, per una cosa così vi rovinate la vita!»
Oronzo aveva cominciato a mordicchiarle i capezzoli, la stava masturbando con due mani infilandole in profondità due dita dentro la vagina. Katy era tutta bagnata e le dita del ferroviere uscivano quasi gocciolanti dalla sua calda fessura che si schiudeva sempre di più. Ora si trovava nella particolare situazione di avere due dita che la penetravano in profondità, uno davanti e uno dietro: in quelle condizioni lei non riusciva proprio a tenere fermo il bacino, che oscillava avanti e indietro facilitando la sincronia di quelle penetrazioni inarrestabili e libidinose.
Eppure Katy cercava ancora di dissuaderli:
«Dopo che avrete fatto cominceranno i guai. Scenderò alla prima stazione e vi prenderanno alla prossima. Mi basterà una telefonata. Vi sembra che ne valga la pena?»
Pepè fu il primo ad aprire bocca:
«Orò, hai sentito cosa ha detto? E se fosse vero? A te ti licenziano Orò!»
Parlava così continuando ad affondare il suo uccello tra le natiche della ragazza, seguiva un’idea, difficile ma affascinante.
«Orò… ti metteranno in galera… che facciamo?»
Il ferroviere staccò finalmente la bocca dai capezzoli di Katy e tolse una mano dalla sua passerina eccitata, anche se continuava a lavorare con l’altra, tenendole due dita dentro la vagina e con il pollice le tormentava il clitoride.
«Cosa vuol dire signorina… io la sto perquisendo per vedere se porta droga addosso. Ora le devo ispezionare anche il buco di dietro!»
Katy era eccitata sessualmente ma il cervello non voleva rassegnarsi a quelle molestie.
«Ma… lo sta già facendo il suo complice… comunque… faccia presto e poi mi lasci andare, se no una denuncia per violenza non gliela toglie nessuno.»
«Pepè lascia libera la signorina, perché comincia a ragionare!» disse Oronzo.
Pepè la liberò dalla scomoda presa a doppia Nelson e le portò le mani sulle natiche. Oronzo la fece voltare e allargando i glutei le pose un dito, quello più bagnato, sull’apertura dell’ano.
«Allora… facciamo così… se volete proprio evitare la mia denuncia» disse Katy in modo perentorio «masturbatevi pure su di me, ma niente penetrazioni… né orali né di altro tipo. Siamo d’accordo? Poi mi lascerete stare!»
Oronzo non dava molto peso a quello che diceva Katy, anche se aveva preso coscienza che la ragazza avrebbe potuto metterlo seriamente nei guai. In quel momento era molto più interessato al suo buchetto posteriore.
«Vediamo… signorina, se non ha niente da nascondere… potremo accettare la sua proposta.»
Allargò un po’ il buchetto e fece penetrare con docilità il dito medio nel culetto di Katy. Lei temeva questo gesto: eccitata com’era avrebbe potuto dare a vedere che la cosa le piaceva… e le piaceva da matti! Si portò una mano sul viso per coprirsi la vergognosa espressione di piacere, ma i movimenti flessuosi del suo bacino lasciavano pochi dubbi. Pepè le portò un dito nella fighetta bagnata e con la punta del suo cazzo eretto le strofinava sul clitoride. Katy cominciò a gemere di piacere in modo decisamente eccitante, e tra un sospiro e un urletto riuscì a ordinare agli uomini di masturbarsi su di lei e di fare presto perché dopo quella cosa non sapeva più se avrebbe tenuto fede al suo silenzio sull’accaduto.
«Va bene… signorina, l’ispezione può terminare» disse Oronzo che ormai sentiva di non poter più trattenere l’eiaculazione. Con il dito piantato nel suo culetto, si strofinò l’uccello sulle sue natiche e aiutandosi con l’altra mano scoppiò in una eiaculazione spropositata. Godeva come un maiale infoiato, la inondò di sperma caldo su tutto il sederino che continuava a muoversi avanti e indietro come se stesse scopando freneticamente. Katy fece qualche gemito anche al di là di quello che doveva, nel tentativo di far venire tutt’e due, e ci riuscì: anche Pepè, continuando a penetrarla con due dita nella passerina colante umori, si masturbò con l’altra mano schizzando il suo seme bianco e bollente sui peli del pube e facendole colare quel magma di piacere su tutta la fighetta aperta. Ci mancò poco che non venne anche Katy, la quale si trattenne dal farlo, con grande sforzo.
Si strofinarono ancora un po’ su di lei, e poi Katy si fece da parte, prendendo la valigetta per prendere l’asciugamano da viaggio e nuovi vestiti.
Oronzo la fermò con un braccio:
«Va bene signorina, però, ora non pensi di averla scampata. Il suo reato resta. Adesso io devo ispezionare la sua valigia e la sua borsa e fare un rapporto.»
«In alternativa cosa?»
«Oh, niente di particolare. Noi ci siamo comportati da gentiluomini… però a un patto: lei deve rimanere vestita così e non si pulisca neanche. Il viaggio è lungo, e quindi se dovesse venirci voglia di farci un’altra sega, sappiamo dove venire. In cambio io non farò rapporto!»
Intanto Pepè si sistemava i pantaloni continuando ad osservare estasiato il corpo seminudo di Katy, gocciolante sperma davanti e di dietro. Oronzo si sistemò anche lui e aprì diligentemente la valigetta della ragazza. Ne estrasse con cura tutti gli indumenti soffermandosi particolarmente sulle calze nere, sul collant e sul perizoma nero che si mise in tasca.
«Ma cosa fa?» chiese Katy.
«Vorrei un ricordino. Intanto si rivesta signorina!»
Katy si rimise a posto gli slip sistemandoseli sul suo splendido corpo intriso di sperma, si tirò giù la minigonna e il maglioncino.
«Allora intesi. Gli accordi sono questi. Pepè starà qui con lei, la controllerà fino al suo arrivo. Io potrei più tardi aver ancora bisogno di controllare qualcosa. Vi lascio!»
E se ne andò. Pepè la osservava assumendo un atteggiamento consolatorio. Non parlavano, lei si sedette accanto al finestrino e si prese la testa tra le mani, cercando di evitare lo sguardo del suo scomodo passeggero.
Dopo diversi minuti di silenzio Pepè si azzardò a parlare, lo fece con voce calma e comprensiva:
«Dove deve scendere, signorina?»
Lei non volse lo sguardo verso di lui, ma rispose seccamente:
«Lo sapete, lo dovreste aver visto dal biglietto che mi avete rubato. E anche i soldi!»
Pepè dissimulò:
«Non… non pensi questo. Guardi quello a cui ha assistito si può solo spiegare in un modo, più semplice di qualsiasi congettura: io sono di Brindisi e conosco Oronzo da tempo, ma non pensi che eravamo d’accordo… e poi non siamo dei ladri, così ci offende. Io sono veramente un medico e ha visto che il mio massaggio le ha fatto bene. Poi è intervenuto Oronzo, che è un po’ irruento, ma non è cattivo… ha visto che ci siamo potuti accordare? E poi, ma santoddio! Lei è così… carina… e noi siamo uomini… ci perdoni… ma ha visto che ci siamo accordati… no?»
«Per favore… stia zitto… almeno questo!»
Katy chiuse gli occhi, non tanto per prender sonno, quello era ormai perso, ma per concentrarsi su altre cose e per dimenticare l’accaduto, anche se il patto prospettato confusamente dal ferroviere lasciava intendere che appena il riposo del ‘guerriero’ fosse completato, sarebbero tornati alla carica, sperando che lo spauracchio della denuncia li moderasse.
Stava pensando se denunciarli veramente una volta arrivata ad Ancona, forse le conveniva, poteva avere le prove dei suoi vestiti imbrattati di sperma… ma che pena!
«No…» pensava «se si accontentano di qualche maialata… lasciamoli stare… porci stronzi!»
Il viaggio sarebbe durato circa sei ore e cominciava a calcolare quanto rimaneva per arrivare ad Ancona: erano solo le 6:50: ancora cinque ore!
Passò ancora un’altra ora e mezzo di viaggio e Pepè sembrava più il suo secondino che un passeggero, aveva chiuso porta e tendine dello scompartimento e la controllava non togliendole mai gli occhi di dosso, anche perché quelle gambe non riuscivano a far stancare nessuno di osservare.
Verso le 8:30 Oronzo si riaffacciò nello scompartimento, con aria strafottente si rivolse a Katy:
«Tutto bene signorina? Si è calmata?»
Katy non si voltò neppure, si portò una mano sulla fronte e diresse lo sguardo fuori del finestrino. Allora Oronzo si rivolse a Pepè, e con voce più bassa, che non celava una chiara complicità chiese:
«Tutto bene va?»
«Tutto bene» rispose indolente Pepè.
Oronzo si sedette accanto a Katy, le guardò le gambe accavallate, indugiò un po’, e poi appoggiò una mano sul suo ginocchio.
«Dove deve scendere signorina?»
«Perché me la fa ora questa domanda?» rispose fredda Katy. «Lo sapeva già dal mio biglietto, e ha fatto un lapsus a non chiedermelo prima… ora vuol rimediare?»
Oronzo sorrise, gli piaceva il carattere di quella ragazza.
«Il suo biglietto purtroppo lei lo deve ancora fare» rispose mellifluo il ferroviere.
Ci fu ancora silenzio, mentre Pepè osservava la scena chiedendosi dove Oronzo voleva andare a finire. La mano di Oronzo intanto aveva cominciato a risalire lungo la coscia di Katy, la quale non faceva nulla per fermarla.
«Signorina, abbiamo fatto un patto, il suo biglietto lo deve pagare così visto che non ha soldi… l’ha proposto lei no?»
E così dicendo le infilò la mano sotto la gonna e spinse in basso sul perizoma, dove poteva ancora sentire l’umidità dello sperma che si era presa. Poi le mise le mani sotto il maglione e salì fino ai seni nudi, glieli accarezzò non disdegnando di saggiare la consistenza dei capezzoli, che sotto le sue dita, dopo poco cominciarono ad indurirsi ed erigersi. Le alzò il maglioncino completamente, glielo tirò sopra la testa e glielo tolse lasciandola nuda dalla cinta in su. A quel punto si alzò in piedi e la fece voltare verso di lui. Katy non faceva resistenza, sapeva che era inutile. Oronzo le prese le ginocchia e le aprì le cosce, le portò subito una mano sulla passera e gliela afferrò violentemente stringendola in una mano. Si eccitò.
Le tirò su tutta la minigonna e le allargò le cosce in modo osceno lasciandole addosso quel perizoma trasparente inzuppato di sperma: la ragazza era quasi più arrapante così che senza.
Tutto si svolse in silenzio con Katy che accettava rassegnata quella sottomissione. Pepè intanto si godeva la scena toccandosi da sopra i pantaloni. Oronzo si mise in piedi tra le cosce allargate di lei, non essendo altissimo la patta dei suoi pantaloni arrivava circa all’altezza dei seni di lei. Si abbassò i pantaloni e le mutande, sfoderando un cazzo in mezza erezione. Katy volgeva lo sguardo fuori dal finestrino. Senza dire una parola Oronzo glielo appoggiò tra i due seni, li strinse con le mani avvolgendolo e cominciò a pompare masturbandosi. Ogni tanto abbassava una mano per andarle a toccare la passerina e poi tornava sui seni strizzandole i capezzoli o stringendoli attorno al suo uccello. La masturbazione sul seno di Katy durò circa dieci minuti, poi Oronzo grugnì più forte e glieli inondò di sperma. Si afferrò il cazzo con una mano e diresse gli schizzi sui capezzoli ormai eretti e turgidi della ragazza, finì di sgocciolarsi sulla sua pancia e si sistemò con calma l’uccello dentro le mutande e i pantaloni. Katy non disse una parola e non incrociò mai lo sguardo dei due uomini. Si rimise a posto la gonna e si mise il suo maglioncino lasciandosi colare lo sperma lungo il torace e sulla pancia.
Oronzo quindi uscì dicendo al collega:
«Vado a controllare i biglietti!»
Pepè giaceva quasi sdraiato sul sedile con le mani si toccava l’uccello, che a quella vista doveva essere risvegliato. Infatti appena Oronzo fu uscito si alzò in piedi e se lo tirò fuori afferrandolo con una mano. Si avvicinò a Katy e non la toccò nemmeno: si masturbava semplicemente osservandola, mentre lei restava impassibile con lo sguardo fuori.
Soltanto prima di venire, le allungò le mani sulle cosce costringendola ad unire le gambe e abbandonando la posizione accavallata: in questo modo i suoi getti potevano caderle su ambedue le cosce, arrivando anche sulla minigonna blu.
Chiunque fosse entrato in quello scompartimento avrebbe avvertito l’acuto odore di sperma che aleggiava, e la fonte di quell’olezzo era oramai tutta Katy: imbrattata sul seno, sulle cosce, sulla gonna, avrebbe offerto all’incauto viaggiatore che fosse entrato nello scompartimento una visione allucinante. Una ragazza bellissima, vestita in quel modo, con quelle ampie macchie di sperma sulla gonna e sulle calze, avrebbe risvegliato bande di stupratori anche in semplici fraticelli.
Il viaggio durò altre quattro ore e per altre due volte, ciascuno dei due, sfogò la propria libidine su di lei, lasciandola scendere a Pesaro in uno stato pietoso: a intervalli di quasi un’ora, prima Oronzo, poi Pepè, poi di nuovo il ferroviere, e come finale ancora Pepè le eiacularono addosso in tutti i modi.
Oronzo per la sua terza volta, la volle far mettere piegata in avanti in modo che lei gli offrisse il bel culetto, e in mezzo alle natiche rotonde la sbrodò di sperma, con il solito ordine, seguito da controllo, di non pulirsi.
La terza volta di Pepè fu da dietro, in mezzo ai suoi bellissimi capelli biondi, mentre con ambo le mani le torturava i capezzoli.
Poi Oronzo ancora, la fece sdraiare pancia in su e infilò il suo uccello, per la verità un po’ stremato, tra i peli della sua passerina e il sottile velo del perizoma, venendole sulla delicata peluria.
Pepè, per finire, a distanza di quasi un’ora dal collega, volle fare uguale, ma eiaculando le volle imbrattare le calze velate, eiaculando sulle sue cosce.
Quando Katy scese dal treno, chiunque le si avvicinasse poteva avvertire l’acre e acuto odore di sperma che emanava, ma le colate lungo le gambe erano ancora evidenti e fresche, così come le macchie sulla gonna: era praticamente in un bagno di otto sborrate consecutive. Non ebbe neanche il coraggio di prendere un taxi, e si avviò a casa a piedi, vergognandosi e sperando di non incontrare nessuno di sua conoscenza!



Grazie mille!
Ottimo come sempre, egregio!
continua???? bello sto racconto
a nessuno andrebbe di fare dei disegni illustrativi di questa serie?
Ti ringrazio, Agavebet: sapere che ti è piaciuto lo considero un vanto 😄