A seguito delle numerose richieste di molti lettori, Giada ed io abbiamo deciso di riprendere a scrivere.
Sono ormai tre anni che noi due conviviamo e la nostra vita scorre tranquilla come quella di tante altre coppie, senza avvenimenti di particolare rilievo che meritano di essere raccontati.
Abbiamo avuto, allora, l’idea di raccontare alcune avventure della vita di Giada avvenute quando lei esercitava il suo precedente “lavoro”.
Sarà, dunque, lei la protagonista di questi racconti e per questo le cedo la penna e buona lettura.
Prima d’iniziare a raccontare alcuni episodi particolari che sono accaduti durante la mia attività di escort, vorrei scrivere qualcosa di me, chi ero e come sono diventata chi sono ora, per darvi modo di capire meglio ciò che racconterò.
Gualtiero era un bambino nato in una cittadina del Centro Italia, in una famiglia numerosa (ho due sorelle più grandi di me) e felice.
Fin da piccolo, sentiva che c’era in lui qualcosa di speciale: amava guardare Sailor Moon, era affascinato dalla moda femminile e dai trucchi e sognava d’indossare uno scintillante abito rosa per il giorno del suo compleanno.
Ben presto si rese conto che c’era “una donna che gli doleva nel corpo” ed iniziò un difficile percorso, interiore ed esteriore, che lo porterà a diventare quella che oggi tutti definiscono “una splendida donna”.
Da piccolo ero affascinato dalla magia, dagli incantesimi e dalle pozioni che permettevano ai maghi di trasformarsi in qualcos’altro.
Guardavo le eroine dei cartoni animati che potevano cambiare aspetto e diventare giovani donne bellissime e colorate, poter volare e sconfiggere i cattivi e sognavo anch’io di essere così, di potermi trasformare un giorno e di avere i lunghi capelli lucenti, le scarpe con il tacco, le mani con lo smalto.
Sognavo di essere come le protagoniste delle fiabe che diventavano bellissime principesse e mi chiudevo nel mio mondo di libri e di fantasia, dove potevo essere chi volevo.
Il periodo più difficile fu l’adolescenza, in particolare gli anni del liceo.
Sviluppai molto presto e a quindici anni ero alto come ora, ma il resto del mio corpo si rifiutava di assumere caratteristiche prettamente maschili: i capelli divennero setosi come quelli femminili, avevo pochissima barba e quasi niente peli sul corpo, i lineamenti del viso potevano sembrare più quelli di una giovinetta che di un ragazzo.
In quel periodo uno dei miei passatempi preferiti era di andare nella stanza delle mie sorelle ed indossare i loro abiti e le loro scarpe col tacco, in particolar modo amavo mettermi i loro completi intimi e pavoneggiarmi davanti allo specchio.
Il mio atteggiamento di “diverso” divertiva i miei compagni di scuola i quali non perdevano occasione per deridermi e prendersi gioco di me, nei modi che oggi definiremo “bullismo”; le ragazze, al contrario, mi evitavano come se fossi appestato.
Ciononostante alcuni di loro apprezzavano questo mio aspetto femmineo e mi trattavano con dolcezza, quasi mi corteggiavano, allo scopo di ottenere da me favori sessuali.
Devo dire che un po’ per mantenermi la loro amicizia, un po’ perché ero attratto da qualcuno di loro, qualche volta mi lasciavo andare e concedevo qualche sega o pompino.
Terminato il liceo, contro il parere dei miei genitori, m’iscrissi all’ISEF e mi trasferii nel capoluogo di regione; il mio obiettivo era di diventare insegnante di educazione fisica, ma il destino aveva già tracciato un altro percorso per la mia vita.
Un pomeriggio, dopo le lezioni, ero andato al cinema.
Verso la metà del film, un signore sulla cinquantina, venne a sedersi accanto.
Sentivo il suo sguardo insistente su di me, mi guardava in modo strano, sembrava come se volesse valutarmi.
Poi con calma posò una mano sulla mia coscia e la percorse tutta in una lenta carezza.
Io ero impietrito, non sapevo cosa fare, se ribellarmi urlando e provocare uno scandalo, o fingere indifferenza.
Fu lui a rompere gl’indugi; si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò:
-“Ti do cinquanta euro se vieni con me al bagno”.
Mi voltai a guardarlo sorpreso.
-“Naturalmente non sei obbligato.” – continuò – “Se non vuoi io mi alzo e me ne vado”.
Detto questo si alzò e si diresse all’uscita della sala, dove si fermò in attesa.
Non sapevo cosa fare, certo la somma che mi offriva mi attirava, le mie disponibilità monetarie non erano rosee, i miei facevano sacrifici per mantenermi ed il denaro nelle mie tasche era sempre poco.
Poi mi decisi, mi alzai e lo raggiunsi.
-“Seguimi” – mi disse quando gli fui vicino.
Lo seguii fino ai bagni del cinema ed una volta dentro mi condusse in uno dei gabinetti e chiuse la porta.
Una volta soli estrasse una banconota da cinquanta e me la mise nel taschino della camicia.
Poi si sbottonò i pantaloni e li abbassò insieme alle mutande, mettendo in mostra un membro dalla pelle scura ancora penzolante.
-“Sai cosa devi fare?” – chiese.
Sapevo cosa fare, lo avevo già fatto con i miei compagni di scuola.
Mi sedetti sul water ed avvolsi le mani attorno a quella carne morbida cominciando un movimento di su e giù.
In breve sentii il membro divenire più consistente ed assumere una dimensione notevole, con delle vene gonfie che lo attraversavano.
-“Leccalo” – mi disse quando fu bello duro.
Avvicinai il viso a quell’asta rigida e l’annusai; aveva un buon odore di bagno schiuma.
Ne baciai la punta, poi, timidamente, estrassi la lingua e la leccai tutt’attorno.
-“Bravo, così”.
Man mano che andavo avanti, l’eccitazione prese anche me e senza che lui lo chiedesse, aprii le labbra e mi misi in bocca tutto il glande, iniziando a succhiarlo.
-“Ooohhh, allora ci sai proprio fare!!! Sei proprio una brava pompinara!!!” – esclamò.
Non ci volle molto.
Il primo schizzo di sperma mi colse di sorpresa, feci per estrarre il pene dalla bocca, ma lui mi bloccò la testa con una mano mentre continuava ad eiaculare nella mia gola; fu giocoforza, per non soffocare, ingoiare tutto.
Quando, finalmente, il suo orgasmo terminò e mi lasciò libera la testa, mi alzai e il primo istinto fu di correre al lavandino e sciacquarmi la bocca.
Dopo essersi rivestito l’uomo (che poi seppi si chiamava Alfonso) mi raggiunse.
-“Sei stato proprio bravo, meriti una ricompensa” – disse infilandomi una banconota da venti nel taschino.
-“Senti io conosco molte persone generose, che sarebbero felici di approfittare dei tuoi servizi.” – continuò – “Pensaci su e se decidi chiamami. Questo è il mio numero di telefono” – e mi porse un foglietto di carta.
Sul momento la sua proposta mi parve oscena, indecente, uscii di corsa dal bagno, ma non gettai via il foglietto.
Nella solitudine della mia stanzetta al convitto, ripensai alle parole dell’uomo, ero indeciso; da una parte non volevo finire in qualche giro losco, dall’altra l’idea di poter comportarmi da donna, in più con ricompensa, mi attirava.
Passò qualche giorno, poi, mi decisi e lo chiamai.
C’incontrammo in un bar del centro; lui mi spiegò come si svolgevano le cose e che non c’era alcun pericolo, i “clienti” erano tutte persone rispettabili, professionisti affermati che non avrebbero assolutamente voluto scandali.
-“Però per i tuoi incontri non puoi andare vestito così.” – disse alzandosi – “Vieni andiamo a fare un po’ di shopping”.
Mi portò in alcuni negozi di abbigliamento femminile e mi comprò un paio di vestiti, scarpe col tacco e della lingerie molto sexy.
Dopo un paio di giorni mi chiamò e mi disse che mi aveva combinato un incontro con un suo conoscente.
-“Fatti bella per stasera” – mi disse usando per la prima volta il femminile.
Mi recai a quel primo incontro con il cuore in gola, ma tutto si svolse tranquillamente.
ERA NATA GIADA!!!
Ma non ero ancora una trans, ero un travestito!!!
Continuai a studiare durante il giorno e la sera mi trasformavo in Giada.
Alla fine riuscii a diplomarmi all’ISEF ed, intanto, avevo messo da parte un bel gruzzoletto.
Su consiglio di Alfonso mi trasferii in una grande città del Centro Nord dove lui aveva delle conoscenze che avrebbero apprezzato le mie qualità.
La prima cosa che feci fu prendere contatti con un chirurgo plastico per farmi fare il seno e al quale spiegai cosa volevo diventare.
Prendemmo accordi e mi feci operare, poi, lui m’indirizzò da un suo collega endocrinologo per completare, mi disse, la mia trasformazione.
Il nuovo medico mi prescrisse una cura a base di estrogeni che avrebbero trasformato il mio corpo ed anche la mia mentalità.
Ho cominciato la mia terapia l’ 8 Marzo 2011, il giorno della Festa della Donna; in quel meraviglioso giorno pieno di paure e speranze ho iniziato il mio viaggio verso una nuova vita.
Non vi nego che il percorso per diventare trans fu lungo e doloroso sia fisicamente che psicologicamente.
Dopo due mesi l’organismo sembrava essersi abbastanza assestato, non ero più soggetta a stanchezza e nervosismo come agli inizi, stavo ritrovando un nuovo equilibrio psicofisico più congeniale a quella che dovevo diventare.
Dopo 40 giorni sentivo le mammelle che cominciavano a gonfiarsi, erano diventate più tonde e sode e questa cosa mi riempì il cuore di gioia.
Mi piaceva essere donna, mi piacevano i miei fianchi più larghi e pieni, il mio corpo che assumeva curve morbide, anche se i jeans stretti che avevo non mi entravano più.
Il viso era più dolce e riempito, stavano spuntando delle guance più paffute e zigomi più pronunciati; le persone mi dicevano che ero più bella e stavo molto meglio in viso.
All’inizio del terzo mese cominciai a sentire vampate di calore: sarà stato anche complice il caldo che aumentava, ma certe volte raggiungevo picchi di incandescenza insopportabili; per fortuna, non succedeva spesso.
Anche i peli sul corpo stavano cambiando, erano più chiari, sottili e deboli, ricrescevano più lentamente e la ceretta faceva molto meno male rispetto a prima. Quindi almeno un lato positivo in tutta la storia c’era.
Decisi allora di fare un altro investimento verso la femminilità, l’eliminazione della barba e dei peli con il laser così da non dover più sottopormi allo strazio della rasatura e della ceretta.
Alla fine dell’estate potei ricominciare la mia attività di escort con un corpo nuovo ed una mentalità nuova.
La forza fisica era sicuramente diminuita ma avevo ancora delle eccitazioni spontanee con conseguente erezione; quando andavo con qualcuno che mi piaceva e ci sapeva fare, mi eccitavo e alla fine avevo anche un’eiaculazione.
Poi conobbi Manuel.
Mi sentii subito attratta da lui, più il tempo passava e più mi sentivo sentimentalmente coinvolta nella nostra amicizia, ma avevo timore a confessargli chi ero veramente e che tipo di vita facevo; dai suoi discorsi ed atteggiamenti dubitavo che fosse di così larghe vedute da accettarmi, ma di questo parleremo successivamente.
Nonostante tutto non mi sentivo ancora completamente donna, mi sentivo un “uomo con le tette”, mancava ancora un ultimo passo per completare la trasformazione; dovevo farmi operare e togliere la mia appendice maschile.
L’operazione era molto costosa e non potevo farla in Italia; m’informai, quindi, presso una clinica in Brasile specializzata in questo tipo d’interventi.
Mi ci vollero più di cinque anni per mettere da parte la somma necessaria e quando, finalmente, ci riuscii mi accordai con la clinica per l’operazione.
Tutto andò bene, ma anche quello fu un passaggio fisico e psicologico molto duro.
Quando io e Manuel decidemmo di convivere e di cambiare città e, per me, tipo di vita, iniziammo la procedura per cambiare anche il mio sesso ed il nome anagraficamente.
Un altro anno e mezzo di avvocati, giudici, udienze nella mia città natale e tanti altri soldi, finché un giorno mia madre mi telefonò.
-“Gualtiero non esiste più.” – mi disse – “Sei rinata, sei Giada S.”.
Piansi dalla gioia, ero, finalmente, completamente una DONNA!!!
Spero di non avervi annoiato con questa lunga storia della mia trasformazione, ma l’ho ritenuta necessaria per farvi comprendere come un transessuale non è solo un “uomo con le tette”, ma una persona diversa, con una mentalità diversa, che la natura ha messo, per errore, in un corpo sbagliato.
Ci ritroveremo per raccontarvi alcune avventure del mio ex lavoro.
Saluti.
Se siete interessati a come si sviluppò la relazione tra me e Manuel, andate a leggere i posts di manuelferrero sul sito di Milù.
Cari lettori, m’interessano i vostri pareri, commenti e suggerimenti, scrivetemi pure a manuelferrero751@gmail.com



Anche a me piacciono molto i piedini, bel racconto, continua!
Una saga che spero non finisca mai
Sempre più eccitante. In crescendo, complimenti
Minima immoralia è di Daniele Scribonia.
Il racconto l'ho scritto io, Daniele Scribonia. Niente anonimato.