Capitolo 1
Questo racconto è stato scritto da me su richiesta ed input di un lettore di Milù,
Mi chiamo Lucio ed ho quasi 60 anni, alle soglie della pensione voglio raccontarvi come ho conosciuto quella che poi è diventata mia, come ci siamo innamorati, sposati e la nostra vita sessuale abbastanza particolare.
All’epoca avevo 34 anni, altezza media (poco più di 1,70) fisico leggermente sovrappeso, lavoro sedentario come impiegato amministrativo, grande parlantina che si rifletteva, a sentire amici ed amiche, in una discreta simpatia. Sapevo ascoltare e consigliare, il classico amico del cuore che però, troppo spesso, non batte chiodo.
All’epoca avevo avuto un paio di relazioni importanti durate ciascuna un paio di anni e terminate per esaurimento. Una volta passata l’infatuazione per la mia allegria, l’aspetto sessuale veniva fuori e le ragazze, sebbene si trovassero bene con me, mi lasciavano.
Il mio problema è infatti quello di essere mini dotato ed anche che spesso soffrivo di eiaculazione precoce per cui quando scopavo in un paio di minuti ero già venuto. Fortunatamente mi piaceva (e piace ancora oggi) leccare la passera per cui riuscivo a portare all’orgasmo le ragazze con cui andavo.
L’azienda per la quale lavoravo aveva aperto una nuova sede vicino al casello autostradale della cittadina dove vivevo, era una serie di grandi capannoni di ricambi con la vendita e la parte gestionale. Lo staff al completo era composto da circa 30 persone, 5 ragazze tutte concentrate nell’amministrazione dove lavoravo io ed il direttore. Gli altri, tutti uomini, erano divisi fra i capannoni della vendita e quelli che facevano da magazzino.
Essendo il posto un po’ sperduto e la distanza dal paese minima, per pranzo ognuno tornava a casa. Ci si fermava solo di tanto in tanto quando i picchi di lavoro erano più elevati. Facendo orario continuato qualcuno doveva essere presente in ogni reparto.
Poiché sono molto docile, le colleghe dell’amministrazione mi presero a ben volere ma al tempo stesso si approfittavano di me per rifilarmi i turni più fastidiosi. La mia pausa pranzo per esempio era fra le 14 e le 1530 e, di conseguenza, mentre la maggior parte delle persone smetteva di lavorare alle 18, io mi dovevo fermare fino alle 1930. Questo però non era un problema e fu anche una delle circostanze che mi permisero di conoscere quella che poi diventò mia moglie.
Andando a mangiare tardi ed abitando dall’altra parte della città, mi portavo spesso un panino ma capitava di tanto in tanto di andare a pranzare ad una trattoria per camionisti poche centinaia di metri dall’area dove lavoravo. La trattoria era parecchio grande, quasi 200 coperti e rinomata sia per la comodità (a pochi metri dal casello autostradale e con grande parcheggio), sia per l’ottimo rapporto qualità prezzo. Piatti abbondanti e saporiti, servizio veloce e conto sostenibile facevano sì che il locale fra mezzogiorno e le 15 fosse parecchio affollato. D’estate poi una veranda esterna consentiva di mangiare all’aria aperta con un giardino al fianco dei tavoli.
Iniziai a mangiare lì una volta alla settimana. C’era un gran viavai di camionisti, alcuni che passavano saltuariamente, chi faceva tappa li abitualmente ed una parte di clienti non autotrasportatori che venivano attratti dalla presenza dei camion sinonimo di un posto dove si mangia bene senza svenarsi.
Di solito, quando pranzavo in quella trattoria, consumavo un solo piatto data l’abbondanza della porzione e di tanto in tanto prendevo il dolce. Le cameriere che servivano ai tavoli erano donne tutte over 40, toste per il lavoro faticoso e per l’abitudine a rimettere a posto i clienti che tendevano a fare i galletti, il tutto però sempre ridendo; le battute delle ragazze tarpavano le ali a chiunque anche se capitava, di tanto in tanto, che qualcuna delle cameriere si infrattasse sul camion di uno degli avventori per un veloce rapporto.
Un giorno che avevo la testa fra le nuvole venni servito da una ragazza poco più che ventenne che non avevo mai visto.
Molto diversa e non solo per età, dalle altre cameriere, Simona (questo il suo nome) aveva circa 20 anni, era alta 1.60 capelli neri lunghi molto magra aveva una seconda di seno con capezzoli molto vistosi, un culetto piccolino, con un visetto che per me era angelico. La prima volta che la vidi indossava un paio di shorts di jeans molto ridotti e pennellati tanto che si vedeva chiaramente lo zoccolo fra le cosce, una maglietta bianca lasciava capire chiaramente che non indossava reggiseno e quando ti serviva si piegava su di te (ma non solo su di me, su tutti i clienti) facendoti ballonzolare davanti al naso quelle sue belle tettine.
Con questa tecnica di instupidimento del maschio, faceva ordinare quello che voleva lei (lo scoprii poi, faceva l’ultimo turno e dalla cucina, poiché non tutte le pietanze erano disponibili, le suggerivano cosa sarebbe stato meglio che venisse ordinato).
Cascai bellamente nella trappola ed ordinai quello che lei caldamente raccomandava e, dopo aver ordinato, non riuscii più a perderla d’occhio. La seguivo nelle sue evoluzioni fra la cucina ed i tavoli e notavo che parecchi dei camionisti scambiavano battute con lei e provavano ad allungare le mani ma, al contrario delle altre ragazze, lei li metteva a posto a suon di pacche sulle mani.
Iniziai a mangiare sempre meno panini ed a fermarmi alla trattoria mettendomi ad un dei tavoli che avevo capito essere serviti da lei.
Entrammo in confidenza e, lo scoprii poi, su di lei avevo fatto colpo per la mia gentilezza e remissività infatti spesso le chiedevo “cosa devo mangiare?” evitando la manfrina del consiglio del giorno.
Iniziammo ad uscire e già la prima sera in auto mi fece un sontuoso pompino facendosi poi leccare per bene la fighetta da cui le labbra ed il clitoride sporgevano in modo inusuale. Mi piacque molto e mi dedicai a lei completamente quasi evitando ogni altra forma di vita sociale. Da quel giorno, ogni sera, quando staccava dal turno notturno alle 23, la andavo a prendere. Molto spesso però, date le mie dimensioni ridotte e la mia velocità a venire, la leccavo molto prima di penetrarla e solo qualche volta riuscivo a farle avere un orgasmo solo scopandola. Apprezzava però molto la mia lingua. Una sera, dopo qualche mese, mi chiese di salire. Lei viveva col padre, padrone della trattoria, separato. “Stasera va a dormire dalla sua ganza, perché non ti fermi qui?”
Passai una notte insonne, era un ciclone finivamo un orgasmo e dopo dieci minuti ricominciavamo. Una cosa che non mi era mai successa, godetti 5 volte quella notte. Alla fine ci addormentammo abbracciati teneramente e quando il sole ci svegliò era tardissimo ed arrivai in ufficio stropicciato, in ritardo e con due occhiaie terribili.
Per tutto il giorno le colleghe mi presero in giro in quanto avevano capito benissimo che avevo passato una notte brava.
Simona aveva iniziato ad alternare il turno del pranzo con quello della cena per poter vederci anche a metà giornata. Quando tornai a pranzare lei mi fece un gran sorriso e mi chiese di ordinare quello che volevo e capii che qualcosa per lei era cambiato.
Non avevo avuto fatto fatica a scoparla anche a causa del mio membro di ridotte dimensioni ma la sua arte amatoria denunciava molta esperienza. Poiché mi aveva detto che non aveva mai avuto un fidanzato ero un po’ stupito.
Mi raccontò nel tempo quella che era stata la sua breve vita, già dalle superiori, poiché il padre era separato ed aveva bisogno di una mano al locale, aveva iniziato ad andare ad aiutarlo dopo la scuola.
Essendo maturata presto, aveva capito il potere del sesso che una donna può esercitare sugli uomini. Al tempo stesso aveva scoperto il sesso fai da te e le piaceva molto. Non le piacevano i ragazzi della sua età ma era attratta da uomini più vecchi di lei come d’altra parte ero io.
Dopo qualche mese che ci frequentavamo io ricevetti una offerta per cambiare lavoro, venni contattato da una grossa aziende che mi fece una proposta a cui non potevo rinunciare, avrei dovuto fare lunghe trasferte ma il compenso giustificava ampiamente il disagio di stare lontano. Ne parlai con Simona e lei mi incoraggiò affinché non mi facessi sfuggire l’occasione dato che con i soldi dello stipendio avremmo potuto concederci una vita molto più agiata che con il mio stipendio. Parlava di noi come una coppia e fu in quel momento che gli chiesi di sposarmi e lei accettò euforicamente riempiendomi di baci. Ci amavamo moltissimo ma, dopo avermi risposto di sì, mi disse che prima voleva confessarmi una cosa, la ascoltai e lei, in un momento di sconforto, mettendosi ha piangere mi rivelò di avermi fatto cornuto dopo che ci eravamo messi insieme. Al momento un moto di rabbia montò dentro di me mentre lei continuava a piangere e singhiozzare e fu così che la abbracciai perdonandola. Gli chiesi con chi e quante volte, lei mi rispose che aveva perso la verginità qualche anno prima con un camionista polacco che aveva il doppio dei suoi anni e che il sesso le era piaciuto moltissimo così, di tanto in tanto quando trovava un camionista che le piaceva, maturo e che si sarebbe fermato a dormire nel piazzale, gli faceva capire di essere interessata e lo raggiungeva sul camion passando una notte di sesso. La rabbia non mi abbandonava ma al tempo stesso saliva forte una eccitazione, me la vedevo nella testa dentro la cuccetta di un camion nel piazzale davanti alla trattoria presa in tutti i buchi e l’uccello mi diventò durissimo. Le saltai addosso e facemmo l’amore ma venni talmente in fretta che alla fine sdraiato di fianco a lei, la guardavo masturbarsi freneticamente.
Divenne purtroppo la regola, ogni volta che me la scopavo mi veniva in mente l’immagine di lei al centro di grossi cazzoni e l’eccitazione era sempre più forte soverchiando la rabbia e la gelosia ed in pochi secondi venivo.
Ormai conoscevo anche il padre che mi aveva preso a ben volere e che, quando gli comunicammo che avevamo deciso di sposarci, fu contento.



Bellissimo. Spero ci sia un seguito
Ciao Akissfrommax , grazie per il commento , credo che sia una realtà che in molti capiscono. Chi desidera parlarne…
Beh, non potevo fare a meno di aprire un racconto con un titolo del genere! Leggibile e scorrevole e non…
grazie, molto gentile...
Ciao, innanzitutto ti voglio ringraziare per i tuoi racconti veramente degni di nota per questo in particolare sottolineo che di…