
gelida e bianca
nel suo quieto splendore
fluttua sulle colline,
altalene di neri pendii
confusi nella notte d’estate.
L’erba selvatica ondeggia,
chioma frusciante
di sconosciute tombe.
L’onda di rosso dolore
stillante sangue arterioso
ha lasciato il mio corpo,
desolata, inutile spiaggia
che la fertile marea
ha abbandonato.
Ho scavato una piccola buca
e ti ho seppellito,
tra bruchi e lumache.
La luna è un freddo deserto,
eppure dà luce.
Chi è morto prima di nascere
la notte respira nei boschi
passando leggero
tra lecci e castagni .
Anche gli spettri
dei miei vecchi gatti
miagolano,
con voce terrosa,
nelle sere di pioggia.
Chiedono di entrare,
pupille di smeraldo e topazio
in teschi appuntiti.
Fingo di non sentirli.
Chiudo fuori i morti
per abbracciare la vita,
che mi urla dentro
con il fragore
di un fiume impetuoso.
Accosto i seni dolenti
alla tua schiena nuda,
mentre sotto il letto
i vecchi zoccoli
sporchi d’erba e di terra
vogliono danzare
la rapinosa musica dei morti
che aspettano pazienti
nella notte,
dietro la porta chiusa.
adeleh.@katamail.com




Grazie! Si diciamo che volendo dare un senso temporale ai miei racconti, in alcuni casi possono esserci più situazioni in…
Ciao, quando esce la parte tre che la sto aspettando da mesi?
Ciao Mathilda (bel nome, fra l'altro), il racconto mi è piaciuto molto, davvero ben scritto ed eccitante! forse avrei suddiviso…
Grazie!!! Vedrò di continuare allora! ;)
Spero sia l'inizio di molti altri racconti