Si risvegliò.
La luce che entrava
dalla finestra di cristallo
svelò ai suoi sogni
gli alberi verdi del parco
lontano, lontano, lontano.
Era una foresta incantata e triste,
fra le torri d’acciaio,
le torri del silenzio.
Egli vi corse,
fu accolto soltanto
dal sussurro del mare.
Lì, gli sembrava, le sirene assordanti,
le urla dei gangster e delle bande
non potevano giungere.
Forse, pensò,
si trovava in realtà nei parchi
di Vicenza.
Oh, quanto avrebbe desiderato morire
in quei luoghi ameni, quanto, quanto, quanto,
e se solo avesse saputo’ Oh!
No, sussurrava agli alberi,
voi non sapete che presto
non ci rivedremo più!
Adagerò il mio corpo nudo
e virile
su di a voi,
piccoli fiori bianchi e fili d’erba,
voi, cui ora sussurro!
Sarete dolci,
come le carezze
di un’amante affettuosa.
Il clacson delle automobili
lo destò
all’improvviso.
Era sveglio.
Era sveglio, maledettamente sveglio,
in quel mondo di caos
e rumori, che lo divorava
a poco a poco.
Laggiù, in quella
Manhattan che uccideva
e lusingava, fatalmente,
con i suoi rapinatori di banche,
le sue belle donne
e il profumo dello champagne.




Ciao Mathilda (bel nome, fra l'altro), il racconto mi è piaciuto molto, davvero ben scritto ed eccitante! forse avrei suddiviso…
Grazie!!! Vedrò di continuare allora! ;)
Spero sia l'inizio di molti altri racconti
Molto bello e scritto bene complimenti
Stavo pensando no non sei pretenzioso né invadente e mi fa piacere aver trovato uno che come me da tanto…