È tornata mia sorella
Flashback 1
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Alzai lo sguardo dalla pagina del libro. Patrizia sorrideva davanti a me, in piedi, inclinata in avanti per porsi alla mia altezza. La panchina era fredda e mi stava congelando il sedere: quell’angolo di giardino, all’ora dell’intervallo, era ancora nell’ombra dell’edificio scolastico, e forse era per questo che non lo frequentava nessuno.
«Cos’è che hai fatto?» Cercai di mettere cattiveria nella mia voce, ma ormai era inutile: mia sorella le provava tutte per portarmi fuori a conoscere gente, e sembrava non voler desistere nonostante i continui insuccessi.
«Ho organizzato un’uscita a quattro questo sabato sera. Io, te, Luigi, quello in quinta dello scientifico… Hai presente?» Si rimise dritta e sollevò la mano destra poco sopra i suoi capelli biondi. «Quello alto così, moro, con gli occhi azzurri e-»
«Sì, ho capito chi intendi». Oddio, quello che quando si mette a parlare di biologia non lo fermi nemmeno a sparargli…
«E Donatello… Quello che chiamano “la Tartaruga Ninja”, hai presente?»
Feci una smorfia. «Che fa, studia karate con il maestro Splint?»
«Non so come si chiama il suo maestro, so che fa judo».
Chiusi la mia copia de “La ragazza del treno” e la posai sul grembo, lasciandoci il dito indice destro come segnaposto. Sospirai. «Era una battuta, la mia». Davvero sono così scarsa come comica?
Patrizia liquidò la cosa con un gesto della mano. «Ok. Comunque, ci vediamo al bar davanti al cinema alle sette».
Arricciai le labbra. «Non è conveniente che una ragazza organizzi un appuntamento. È compito dei-»
«Ah, ma finiscila!» Patrizia sollevò gli occhi al cielo. «Sono carini e simpatici. E sono certa che vorrebbero uscire con due gemelle».
«Oddio, ti prego… non ricominciare con quella storia: è vomitevole!»
A mia sorella sfuggì una risata. «Stai scherzando? Siamo identiche! Pensa se scopassimo con quei due e continuassimo a passare da uno all’altro. Dopo dieci minuti così, non saprebbero con chi di noi due è uscito e in quale ha finito con lo sborrare! Sarebbe divertentissimo!»
Non risposi, mi limitai a fissarla come se questo le avrebbe fatto cambiare idea.
Non successe. Anzi. «Vabbè, vorrà dire che dovrò uscire da sola con loro due e soddisfarli entrambi». Sollevò le spalle. «Spero faremo un tramezzino, voglio proprio provarlo».
La guardai confusa. «Qual è il problema? Se siete in un bar, puoi benissimo ordinarne uno».
Patrizia si lasciò sfuggire un sospiro rumoroso. Prese il mio libro, sfilandomi il dito messo a segnalibro, e mise una mano su ciascuna copertina. «Il tuo romanzo sono io, la mano sinistra è Donatello e quella destra è Luigi. O il contrario: è indifferente. Uno mi fotte la figa, l’altro mi incula. Tutti e due, nello stesso momento. Loro sono le fette di pane, io la farcitura: un tramezzino, mi sembra facile capirlo».
L’immagine di mia sorella
[Non dire cazzate, quella sei tu!]
nuda, in mezzo a quei due maschi, nudi, schiacciata tra i loro corpi sudati, quattro mani che la palpavano dappertutto, i loro peni infilati nella sua vulva e nel suo retto, contemporaneamente, i loro bacini che colpivano da davanti e da dietro quello di Patrizia,
[No, è il tuo!]
godendo di lei… la sensazione di sperma che veniva pisciato nello stesso momento da due cazzi nella figa e nel culo, a… a infarcirla… mi sentii male, questa volta lo stomaco si contrasse dolorosamente, con una fitta.
[Oh, e non hai notato cosa succede invece tra le tue cosce? Vuoi davvero fare finta di nulla?]
Scossi la testa, cercando di mandare via quella vocina maledetta che continuava a presentarsi nei momenti meno indicati, quando cercavo di comportarmi correttamente, secondo quanto mi aveva insegnato nostra madre. Mi chiesi per l’ennesima volta se anche Patrizia sentisse quella… coscienza? ombra? istinto primitivo?
Strinsi davvero le gambe, vergognandomi del prurito che era comparso tra le labbra. Perché lo faceva? Perché? Il mio corpo, la mia mente… tutto sembrava andare contro la mia volontà.
Patrizia muoveva le mani, comprimendo il libro. «Pam! Pam! Pam!» Smise e mi sorrise. «Sai, Ale, dicono sia una delle esperienze migliori che una donna possa provare. Se succede, ti prometto che ti dico se è vero». Mi fece un occhiolino.
Strinsi gli occhi. «Fai schifo».
Mi riconsegnò il libro, scuotendo la testa. La copertina era calda, come se fosse stato davvero coinvolto in un rapporto a tre. «Che palla che sei, Ale… Morirai vergine».
Non seppi il motivo, ma mi sentii attaccata. «Non sono vergine!» scattai.
[Ma se continui così lo diventerai di nuovo…]
Mia sorella sbuffò dal naso. «Vuoi mantenerti illibata per il tuo amore?» Lo indicò con un movimento del capo.
Qualche decina di metri più avanti, appoggiato ad un muretto con una spalla, insieme ai suoi amici ed un paio di ragazze, c’era Manuele. Avvampai, mentre il cuore riusciva ad accelerare e a fermarsi contemporaneamente. Cazzo… ci avrà sentite parlare di sesso? Ti prego, fa che non sia successo!
Patrizia lo contemplò per un istante, poi tornò a guardare me. «È un gran bel ragazzo, ben piazzato, lo ammetto. Dovresti parlargli».
Questa volta il cuore si limitò a fermarsi per una frazione di secondo. Parlargli? «Io… io… non saprei nemmeno cosa dirgli… io… lui… che argomenti dovrei… come attacco discorso?»
Dalla bocca di mia sorella uscì un gemito di delusione. Parve svuotarsi. «Ale, è un uomo: non è come noi, che pretendiamo che ci portino fuori, ci facciano sentire speciali e menate simili, quando poi l’unica cosa che vogliamo è che ci scopino tanto forte da farci dimenticare come ci chiamiamo». Mi guardò negli occhi e abbassò la voce, come se stesse spiegando qualcosa di incredibilmente ovvio a qualcuno incredibilmente scemo. «Vai da lui, gli dici “ciao, vuoi venire un momento con me?”, lo accompagni in un posto dove non c’è nessuno, gli dai un bacio sulla bocca, magari con un po’ di lingua che non fa mai male, sorridi, ti metti in ginocchio, gli tiri fuori il cazzo e te lo metti in bocca».
Granai gli occhi. Cosa?
«Tu glielo succhi per bene – o anche per male, tanto agli uomini basta sborrare, non sono dei rompicoglioni come noi per quanto riguarda il sesso – e lo ingoi. Ingoialo, mi raccomando, non sputarlo! Non sputare mai la sborra! E poi gli sorridi». Patrizia fece spallucce. È tutto qui, sembrò dire. «E a quel punto è tuo».
Stentai a trovare le parole per esprimere lo sconcerto che mi aveva lasciato quel discorso. «La… la gente cosa penserà?»
Patrizia mosse gli occhi a sinistra e a destra un paio di volte, appoggiandosi la punta dell’indice sul mento, fingendo di pensare, come faceva sempre quando voleva prendere in giro qualcuno con una risposta che a lei sembrava ovvia. «Uh… “Guarda Alessia! Che manzo che si scopa”? “Che fortunella, me lo farei anch’io uno così”?» Sollevò le sopracciglia, allargando le braccia, come a chiedermi cos’altro avrebbe pensato la gente.
Tornai a contemplare Manuele, che stava pacifico a chiacchierare con i suoi amici. Una del gruppo era troppo vicina a lui, rideva più forte quando lui diceva qualcosa. Poi il gruppo di amici scomparve e davanti a lui apparvi io, inginocchiata, la mia testa contro il suo inguine, una sua mano tra i miei capelli, il suo volto sollevato al cielo, la bocca che sibilava il mio nome ad ogni colpo della mia lingua sulla sua cappella.
Il mio stomaco si infiammò, una spanna o due sotto invece parve esserci un allagamento.
«Non…» Non posso farlo.
[Però ieri sera ti sei toccata pensando a lui. Nella tua figa, è meglio che c’entri a soddisfare, o almeno a spegnere un po’, la tua fame di Manuele un tuo indice o proprio il suo cazzo?]
Gli occhi bruciarono a quel pensiero, mentre la fantasia della sera precedente, con il mio amore segreto, nudo, possente, che mi copriva e possedeva, tornava nella mia mente.
«Guarda che qualcuna te lo porterà via, se non ti svegli dal sonno…» Perché Patrizia doveva essere la voce della verità?
Il verso della campanella mi diede la possibilità di allontanarmi da lei, da loro, senza essere costretta a rispondere.
Continua…
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Devo confessare che ora sono confuso: inizialmente sembrava esserci una certa ritrosia, ma ora pare che il punto di vista…
Complimenti un vortice di emozioni, sempre più eccitante, spero di leggere il continuo
Come festeggiare un compleanno nel migliore dei modi!
Certamente te la sei cercata , e credo che la storia con Claudio sia continuata , non solo con lui…
Molto bello, grazie.