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Racconti Erotici

Io e Linda – Parte 11

By 28 Marzo 2026No Comments

“Speriamo di non fare una cazzata” e quella frase tornò per l’ennesima volta nelle ultime settimane
“Eh speriamo…” capelli raccolti e occhiali da sole per sembrare in incognito nn gli era sembrato un grande accorgimento; passò in rassegna tutte le donne che conosceva e che occasionalmente aveva visto coi capelli raccolti e gli occhiali da sole e le riconobbe tutte.
Parcheggiato davanti casa salirono rapidamente la rampa e in un attimo furono dentro l’appartamento di Matteo. La prima cosa che fece appena entrato fu di lanciare rapide occhiate in giro, per assicurarsi, come se non lo avesse già fatto prima di uscire, che in giro non ci fosse niente che potesse ricordare Linda.
La prima cosa che fece appena entrata in casa di Matteo fu quella di saltargli addosso, infilargli la lingua in bocca e mettergli una mano sul cazzo da sopra i pantaloni.
“Come mi eccita questa cosa, non t’immagini nemmeno…”
“Invece me lo immagino, eccita tantissimo anche me”
“Oddio si voglio che mi scopi, è una pazzia ma pazienza, vada come deve andare”
Matteo si sentì un po’ gelare il sangue, nonostante avesse appena messo le mani su quelle meravigliose tette per stringerle forte. La cazzata l’aveva fatta, si, ma nei giorni scorsi; avrebbe dovuto semplicemente dirle che – scopiamo e basta, se ti va bene bene, altrimenti trovi un altro e amen – senza star lì a menarla tanto col poi vediamo, poi capiamo, è una situazione complessa e tutte ‘ste cazzate. Vabbè avrebbe capito poi come gestirla, nel frattempo Barbara era rimasta senza reggiseno, lui le pizzicava i capezzoli e lei glielo aveva preso in mano per segarlo. La spinse contro il muro e con una mano sulla spalla lo fece inginocchiare
“Prendilo in bocca, succhialo…” barbara si trovò spalle al muro e il cazzo di Matteo che la cominciò a scoparle in bocca, schiacciandola contro il muro per infilarsi tutto in gola. Strabuzzò un po’ gli occhi, un colpo di tosse, lo spinse fuori per non vomitare e tossì come quando va qualcosa di traverso
“Così mi soffochi, ce l’hai grosso, aspetta un attimo” riprese fiato, si concentrò e se lo fece sparire tutto in bocca, senza ci fosse il bisogno che Matteo lo spingesse; muoveva la tesa avanti e indietro quasi a farlo uscire completamente per poi farlo sparire di nuovo; i primi rivoli le uscivano dalla bocca e anche la saliva in bolle come una schiuma. Matteo si prese il cazzo in mano, così bagnato, e lo picchio diverse volte sulle guance della donna
“Ahhh ma così come.. come una… una troia?”
“Si, come una troia, non ti piace? Rispondi” e continuava a percuotere
“Non so aspetta, io… io non so…”
“Cosa non sai, sentiamo” e le infilò di nuovo l’uccello in bocca e parlare così non era proprio agevole
“Mmmm… io… ahhhh mmm… “ Matteo la prese per la gola e la fece alzare
“Cosa mi vuoi dire? Forse che non sei una troia? Eh?” e strinse la presa
“Ahhh no… fai piano… io non…”
“No cosa? Sei una troia che è venuta qui per farsi scopare, per farsi chiavare, per farsi montare come una vacca, perché quello sei, una vacca succhia cazzi. Quanti ne hai presi in vita tua, dimmelo! 20? 30? di più?” probabilmente molti di più, ma quelli erano i primi numeri che gli erano venuti in mente, una stima al ribasso
“Io… io non lo so…” la mano continuava a tenere salda la presa alla gola e con l’altra scese tra le cosce e sulla figa
“Pensaci bene, troia, quanti ne hai succhiati di cazzi?” Barbara fece un attimo mente locale ed effettivamente ne aveva presi tanti; si ricordo persino di quella volta che con una sua amica si erano messe a fare la lista e lei era già a 43 quando dovettero interrompere per l’arrivo del marito dell’altra donna.
“Tanti ne hai succhiati, tantissimi, vero?” strinse la mano intorno alla gola
“Si… tanti, tantissimi…
“Perchè sei una…”
“Perché sono una troia…”
“Sei una troia e ti piace il cazzo da impazzire… ripeti!”
“Perchè sono una troia e mi piace il cazzo da impazzire… oh Matteo… cosa mi fai… mi piace continua…” Matteo le diede uno schiaffo
“ahh!”
“Troia! e se ti picchio ti piace ancora?” un’altra schiaffo
“ahh… siii fai quello che vuoi, picchiami…” le sputò in faccia e con la mano passò e ripasso la saliva sul viso per poi mettergli tre dita in bocca
“Adesso ti lego, stretta, ti immobilizzo e poi ti faccio quello che mi pare, puttana”
“Ahhh si fallo… voglio tutto…” la trascinò in camera e la sbatte sul letto a pancia sotto.
“Spogliati, togliti tutto, svelata, ti voglio completamente nuda” il tono era sempre più minaccioso. Da un cassetto prese una fune, le legò i polsi allargandole le braccia, passò la fune sotto le gambe del letto verso il muro, fece passare la fune da sotto il letto e legò le caviglie in modo da tenerle le cosce aperte.
“Eccoti tuta aperta, questo bel culo, forse dopo te lo apro bene bene”
“Ohhh si si… aprilo…” Cominciò a sculacciarla lasciandole segni rossi sulle natiche e sulle cosce. Ad ogni colpo ricevuto Barbara rispondeva con un gemito, un misto tra dolore e piacere che non aveva più un confine netto.
Matteo si fermo, le sputò sul buco del culo e infilò il pollice
“Senti senti che buchino stretto… non ti incula il maritino? Non mi dire che non lo hai mai preso nel culo? Non ci credo, non è possibile che tu sia ancora vergine, questo bel culo…”
“Simone non mi incula… a lui..a lui non piace troppo…”
“Quel coglione! Scommetto che invece tu lo prenderesti anche solo nel culo, puttana rotta in culo”
“Sii mi piace… tanto… è tanto che non lo faccio non farmi male per favore Matteino…” le diede un altro sculaccione, forte
“Ahhh!”
“Chiamami ancora una volta Matteino e ti ci infilo dentro un piede nel culo, troia, che poi magari ti piace pure”
“No… il piede no… il cazzo… ti prego inculami…” Uno dietro l’altro, Matteo arrivò a metterle quattro dita nel buchino, ogni volta sputandoci bene bene sopra per allargarla un po’. Barbara non capiva più se le facesse male o le piacesse, ma nel dubbio, per quanto le concedeva la posizione e le corde, sporgeva il culo in fuori per farsi infilare meglio le dita dentro. Matteo le si mise in mezzo alle gambe, appoggio la cappella e spinse, senza forza troppo tutto insieme, ma con decisione, senza fermarsi
“Ahhhhhh siii nel culo… ohhh ohhh siiii…” Adesso le teneva aperte le natiche
“Prendilo tutto troia, vedessi come entra bene, lo senti?”
“Ahhh si lo sento dio come lo sento ahhh ahhhhhh… muoviti ti prego” Adesso le stava saltando sopra e ogni volta si tuffava letteralmente nel culo fino in fondo, quasi volesse aprirla in due
“Te lo apro così tanto che dopo davvero ci posso infilare anche un piede dentro. Tanto tuo marito non se ne accorgerà se non t’inculca più.”
“ahhh come godo, muoviti muoviti…”
“Te lo sfondo Linda…”
“…”

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