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Racconti Erotici

Io e Linda – Parte 9

By 3 Marzo 2026No Comments

Linda era figlia di genitori che si erano separati qualche anno dopo il matrimonio, unione naufragata abbastanza miseramente. Sia la madre che il padre si era successivamente risposati, lei con un meccanico, lui con la gestrice di un bar nella parte alta della città. Quest’ultima, da ragazza, si era data molto da fare, tanto da farsi una nomea che aveva faticato a staccarsi di dosso, etichetta che per altro si era ampiamente guadagnata sul campo. Bella donna, alta, sulla quarantina, dimostrandone qualcuno in meno, capelli castani e ricci, seno abbondante, vita sottile e fianchi non troppo larghi; si sarebbe potuta tranquillamente definire una bella figa, addirittura una gran bella figa.
Il bar che gestiva riscuoteva successo anche grazie alla sua gestione e quotidiana presenza: per gli uomini era sempre un bello spettacolo farsi servire da quella donna e le sue maglie attillate dallo scollo generoso e con i jeans che le inguainavano un culo rotondo e sodo.
Ci sapeva fare, sorrisi e occhiate al limite del malizioso, usava tute le armi che, negli anni passati, le avevano fatto conquistare il soprannome di “culo d’oro la da a tutti”; non proprio a tutti, ma a molti si, dispensando le sue grazie in città e nelle località limitrofe.
Matteo solitamente non frequentava i bar, ma trovandosi a fare la spesa nel supermercato con il quale il locale di Barbara era comunicante, quella mattina, uscito di casa senza fare colazione, pensò di fermarsi per un cappuccino e un cornetto.
Lo accolse con un sorriso che trovò un po’ sopra le righe, ma bene così, lo dispose subito di buon umore.
“Buongiorno Matteo, ma che sorpresa!”
“Buongiorno Barbara, come stai, tutto bene?”
“Ma si, la solita vita…” con un mezzo sbuffo “il lavoro, casa, famiglia, lavoro… non ne poso più” chiudendo con un mezzo sorriso e gli occhi al cielo.
Che gnocca, pensò Matteo, accorgendosi che non l’aveva mani vista sotto quella luce, o forse non c’erano mai state occasioni per osservarla
“E Lindina è brava? Si comporta bene?”
“Ah… emm si si, molto brava…” e l’immagine di Linda, mentre se la stava inculando, gli si materializzò davanti. Calcò la mano, come se parlasse delle sue doti sportive; in realtà, ma la matrigna non poteva immaginare, riferendosi alle prestazioni sessuali della ragazzetta
“Davvero brava, si impegna tantissimo e le riesce proprio bene, brava davvero…” una lieve scarica di elettricità gli sollecitò in cazzo
“Ah sono molto contenta, bene. Sai che anch’io ho praticato il suo stesso sport più o meno alla sua età e, non vorrei dire eh, ma anche se non sono sua mamma credo che qualcosa abbia anche preso da me eh eh eh eh…”
“Ah senti, bello. Quindi anche tu…”
“Eh si, anch’io ed ero veramente brava, non voglio sembrare presuntuosa, ma me lo dicevano tutti”
“Non fatico a crederci e poi si vede che… lo sport… ti ha fatto proprio bene” e intenzionalmente la squadrò da capo a piedi .
“Dai… ora ti ci metti anche tu a fare lo scemo?” sorrise maliziosa
“Quale scemo! Io non faccio mai complimenti gratuiti, preferisco non farne se non credo davvero a quello che dico, e nel tuo caso sono proprio meritati e anzi, dovrei fartene di più”
Barbara non era abituata ai tipi come Matteo, gli avventori del locale erano tutti operai edili, che lavoravano nei cantieri lì vicino, qualche pensionato con la moglie, pochi impiegati di corsa, donne che si trovavano lì per quattro chiacchiere prima della spesa. Matteo sapeva parlare bene, un modo di fare insolito, fascinoso insomma, che acchiappava le donne (evidentemente anche le figlie); aveva l’aria di chi le fa sentire importanti, belle ma in modo diverso dai come erano soliti fare gli altri avventori, con i loro commenti affatto velati, sempre sopra le righe fino alla volgarità, ai quali si rispondeva con un sorriso per non scontentarli e far si che tornassero il giorno dopo, quello dopo ancora e così via.
– Di uno così ci si potrebbe pure innamorare – penso Barbara
– Una così deve essere proprio una gran bella chiavata – pensò Matteo
E quei due pensieri restarono lì, in sospeso tra di loro, come se ognuno dei due avesse potuto leggere nella mente dell’altro e capire quello che poi sarebbe accaduto nel giro di pochissimo tempo.

TRE GIORNI DOPO
Passato da mezz’ora l’orario di chiusura del bar, Barbara e Matteo erano insieme in macchina, dietro lo stadio, con lei intenta a fargli un pompino.
“Ahhhh si succhialo… così brava.. dio come sei brava… ahhh continua così, manca poco… sto… sto per venire… eccomi vengo vengooo”
Barbara non staccò un attimo la bocca dal cazzo di Matteo e se al fece riempire, ingoiò tutto e ripulì fino all’ultima goccia, senza quasi lasciare traccia.
“Sei fantastica, ho goduto da matti…”
“Tesoro… è piaciuto tanto anche a me farti venire… me la cavo ancora bene, visto?”
“Accidenti! sei stata favolosa”
“E adesso noi cosa facciamo”
“In che senso…” cazzo, un bocchino e starà mica già pensando a come proseguire la storia, no? Matteo s’immaginava di scoparsela e basta, ma nel tono della donna gli era sembrato ci fosse dell’altro.
“Dai! Siamo qui, ci siamo visti, abbiamo fatto questa cosa, ce ne potrebbero essere altre di cose da fare… e si insomma, ci frequentiamo?
“Ah si si certo, cioè… adesso dobbiamo capire perché… lo sai meglio di me… si insomma, tuo marito per esempio, la famiglia, capisci… è una situazione complessa”
“…” assunse un’espressione decisamente delusa
“Barbara, aspetta, forse mi sono espresso male: guarda che non è tanto per me che non ho impegni, quanto per te, se c’è una preoccupazione è per quello, mi sembra corretto, no?”
“Non è che mi vuoi scaricare, un pompino e via? Mi sembravi interessato…”
“Ma si tesoro, certo che sono interessato, in qualche modo faremo, non preoccuparti. Cioè, stiamo attenti a come ci muoviamo. Che fai mercoledì sera?”

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