La spesa
Mi chiamo Amelia ed ho quasi 80 anni, vedova da quando ne avevo 50 non mi sono più risposata; fra i 50 ed i 65 anni ho avuto un paio di storie della durata di 1 anno circa, qualche incontro fugace in vacanza ma in linea di massima sono stata bene con me stessa.
A 65 anni sono andata in pensione, ho venduto la ma casa in una fredda città del nord e mi sono trasferita in un paese in Liguria dove insieme a mio marito avevamo comprato una casa molti anni prima e dove ho molte amicizie locali. Si va a prendere il caffè si esce a cena per i compleanni ed il sabato sera, ogni tanto si fa una gita insomma una vita da pensionata a cui mi sono perfettamente abituata.
Poco prima dei 70 anni ho avuto un problema alla schiena per cui non ero più in grado di portare pesi. Per fare la spesa mi aiutavano i miei amici, qualche volta ordinavo online ma era un metodo vincolante perché dovevo restare in casa ad attendere la spesa e non c’era nessun vicino che la potesse ritirare per me e comunque la consegna veniva sempre fatta al piano terra mentre io abito al 3 piano senza ascensore.
Fuori dal piccolo supermercato dove mi rifornisco c’è un ragazzo di colore che offre il servizio di portare la spesa a casa e così ho iniziato ad usare i suoi servigi.
E’ un ragazzo senegalese alto e prestante, una gioia per gli occhi lo ho sempre guardato con piacere ma come una madre può guardare un figlio visto che aveva meno la metà dei miei anni.
E’ gentilissimo e così siamo entrati un po’ in confidenza e quando veniva da me facevo in modo che fosse ora di pranzo e lo invitavo a mangiare sia per avere compagnia che per aiutarlo un po’ di più.
Un giorno in piena estate faceva caldissimo ed io ero in casa vestita solo di un copricostume leggero con spalline strette e non indossavo il reggiseno. Quel giorno la spesa era particolarmente pesante ed includeva anche una cassa d’acqua. Samuel (questo il suo nome) arrivò sudato fradicio e quando entrò in casa dove tenevo il deumidificatore acceso mi disse che sembrava di entrare in paradiso e che io sarei stata un angelo se gli avessi dato subito un grande bicchiere d’acqua.
Si bevve mezza bottiglia ed ovviamente iniziò a sudare per buttarla fuori, fu allora che gli offrii di farsi una doccia mentre finivo di cucinare. Gli fornii un telo ed un paio di ciabatte di gomma che aveva dimenticato un mio amico qualche anno prima. Uscì dal bagno che sembrava un dio greco. Come dicevo vederlo era una gioia per gli occhi ma con il telo intorno alla vita la parte superiore del tronco con pettorali e tartaruga in bella vista smossero in me qualcosa che non sentivo da anni. Avevo voglia di scopare!
Cacciai il pensiero e gli dissi di restare così se era più comodo, intanto gli avevo sciacquato la maglietta ed i pantaloncini e li avevo stesi sul terrazzo al sole cocente, sarebbero stati pronti in meno di un’ora, il tempo di mangiare, Accettò di buon grado quella specie di sequestro di persona ci mettemmo a tavola e chiacchierammo amabilmente, una insalata di riso vegetariana ci rinfrescò ed una birra la accompagnò e scese molto piacevolmente tanto che ne aprimmo un’altra. Io non è che regga granchè l’alcool e le birre le tengo per gli ospiti anche se non mi dispiacciono.
Arrivati al caffè ero un po’ su di giri ed il desiderio era cresciuto ma, ovviamente, mi vergognavo del pensiero.
Oltre ad avere meno della metà dei miei anni era un fusto splendido. A parte il male di schiena mi difendo bene per la mia età ma dimostro comunque una sessantina d’anni ben portati. Pensai che sarei andata a ripescare un dildo che era anni che giaceva sul fondo dell’armadio e lo avrei usato non appena li se ne fosse andato. La cosa che era strana per me era che ero tutta bagnata dopo tanti anni.
Finito di prendere il caffè andai sul balcone a controllare se i vestiti erano asciutti ma rientrai dicendo a Samuel che ci volevano ancora una decina di minuti. Mentivo per tenerlo ancora lì per un pochino.
Lui si alzò di scatto ed il telo cadde.
Restai impalata a guardare quel membro nero lungo e largo anche se penzolante lungo la coscia.
Lui imbarazzato fece per prendere il telo e rimetterlo ma io scattai avanti e mi buttai addosso a lui fingendo di inciampare.
Gli scivolai addosso toccando il suo big bamboo sentendo che rispondeva e mi inginocchiai davanti a lui.
Lo presi in mano era nero con la cappella rosa iniziai a manipolarlo senza ottenere alcuna resistenza. Samuel se ne stava dritto in piedi con quel membro gigante che cresceva sotto le mie mani e per la prima volta assaggiai un uccello di colore.
Quando fu completamente eretto misi le mie mani intorno al fusto, ne avanzava ancora un po’ e tutta la cappella.
La circonferenza era quella di una lattina di coca cola, provai ad imboccarlo ma la cappella non entrava nella mia bocca e mi accontentai di leccarlo mentre lo segavo con perizia.
Lo sentii ansimare ed una mano mi prese la testa per guidarla al meglio nel movimento della leccata. Lo sentii rantolare parole nella sua lingua poi mi tolse l’uccello dalle mani e mentre teneva ferma la testa finì di segarsi. Iniziò a schizzare sborra sul mio viso e sul mio seno imbrattandomi il copricostume.
Contai 6 schizzi, ero una maschera di sborra. Quando finalmente lasciò la presa sulla mia testa andai in bagno a lavarmi la faccia. Lui mi raggiunse e si mise dietro di me. Mi levò il copricostume e mi abbassò le mutandine quindi, mentre mi sciacquavo il volto appoggiò il suo bastone barzotto fra le mie natiche piegando le gambe vista la differenza di altezza. Alternava il massaggio al passaggio del bastone fra le mie grandi labbra provocandomi brividi che mi scuotevano tutta. Nel frattempo mi impastava le tette pizzicandomi i capezzoli, ero fradicia e volevo godere ma al tempo stesso temevo che se mi avesse scopato con quella mostruosità mi avrebbe distrutta.
Iniziò a baciarmi sul collo mentre continuava gli altri movimenti, mi cedettero le gambe ma lui mi sorreggeva con le sue possenti braccia, Feci appena in tempo ad asciugarmi quando lui con il cazzo ormai quasi di nuovo dritto ed infilato fra le mia gambe a mo’ di piolo per sorreggermi insieme alle braccia, mi sollevò di peso e si diresse verso la camera da letto senza proferire verbo.
Ero succube di quel randello, lo volevo e temevo. Lui mi appoggiò delicatamente sul bordo del letto e si inginocchiò con la testa fra le mie cosce iniziando a leccarmi delicatamente mentre con un dito prima due e poi tre mi scopava la passera, venni ansimando pesantemente ma non ero ancora soddisfatta. Con mio marito solo da giovane avevamo scopato più volte di fila per cui non mi aspettavo quello che stava succedendo. Sollevò la testa e, sempre in ginocchio, avvicinò il bacino ed iniziò a strofinare la cappella fra le grandi labbra cercando di aprire il passaggio. Sempre con molta calma ed in modo leggero ma stava facendosi largo fra le mia cosce provocandomi brividi sempre più forti e ricominciai ad ansimare pregandolo di prendermi.
Continuò l’avanzata, mi ritrovai con una decina di centimetri di quell’enorme bastone dentro di me. Avanzava piano piano ma inesorabilmente fino a che non mi toccò l’utero e mi irrigidii. Lo capì subito, si fermò e si ritrasse di un paio di centimetri restando fermo per qualche secondo poi lo ritrasse lentamente lasciando dentro solo la cappella e da lì iniziò un avanti ed indietro ritmico sempre più veloce. Non capivo più nulla, avrebbe potuto fare quello che voleva da quanto ero sconvolta dal piacere.
Ebbi un orgasmo che durò quasi un minuto chiedendogli anzi, implorandolo di non smettere.
Quando ebbi finito di godere lui lo capì e si tirò fuori, gli fui molto riconoscente della cosa, mi aveva fatto godere senza rovinarmi e sentii che lo volevo accontentare di nuovo, Mi alzai e gli feci segno di sedersi sul bordo e questa volta fui io ad inginocchiarmi davanti a lui ed a spompinarlo. Avevo meno voglia di prima ormai ero soddisfatta ma ci misi tutto il mio impegno con mani e bocca ci mise altri 10 minuti e si vuotò nuovamente, questa volta sul seno visto che gli schizzi furono meno potenti e meno copiosi.
Mi buttai sul letto nuda e stravolta.
Lui si avvicinò, mi fece una carezza e mi disse grazie. Quindi si rivestì e se ne andò chiudendo la porta alle sue spalle.
Mi addormentai stravolta ed impiastricciata e mi svegliai solo due ore dopo con lo sperma ormai rinsecchito.
Mi feci una doccia e verso sera uscii di casa e passai davanti al supermercato, Samuel era lì che aspettava qualcuno da aiutare a da cui prendere la mancia.
Mi avvicinai con 5€ in mano.
“Mi sono dimenticato di pagare per la spesa” gli dissi.
Mi guardò negli occhi e sorrise, non prese i soldi abbassando con la sua mano la mia e mi rispose: “quello che mi hai dato oggi vale più di qualsiasi mancia, spero di poterti portare di nuovo la spesa per pranzare con te”.
Risposi al sorriso, misi via i soldi e lo salutai.
Pensai che mi sarei fatta portare la spesa all’ora di pranzo almeno una volta alla settimana!



Complimenti, racconto stupendo. Capisco che è solo il prologo, ma già pone delle belle basi. Ho parecchie fantasie al riguardo,…
Buongiorno mi piace come si sta evolvendo il percorso è possibile avere la tua mail Buon pomeriggio
C'è un seguito?
Beh, la mia esperienza mi dice che è così, anche personalmente.
bello! eccitante