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Racconti di Dominazione

16 – Perdono (racconto brevissimo)

By 6 Ottobre 2009Dicembre 16th, 2019No Comments

Mi guardo allo specchio, lo zigomo mi fa ancora male, il taglio non è profondo ma sento la parte ancora indolenzita.
Alle mie spalle ti vedo ancora dormire sul letto dove tante volte abbiamo fatto l’amore. Dove tante volte ho voluto punirti, dove hai voluto essere punita.

Quando sei venuta, non hai detto nulla, sei entrata e sei andata in camera, hai posato le tue cose mentre io ero ancora seduto sul divano a guardare la tv.
Sei rimasta ad aspettare, li, seduta sul letto, mani nelle mani e sguardo basso.
Son venuto da te, ti ho chiesto cosa fosse che non andava, ti sei alzata, mi hai guardato fisso negli occhi, un mio impercettibile sorriso e ti sei scagliata contro di me, un manrovescio mi ha preso in pieno sulla guancia, il tuo anello ha fatto il resto.
Ripensando a quanto è successo me lo sono meritato. Nessuna reazione da parte mia al colpo, non potevo reagire, la ragione era tutta dalla tua parte.
Mi hai urlato in faccia tutta la tua rabbia, i tuo pugni sul mio petto, il sangue che macchiava la camicia bianca.
“Come hai potuto farmi questo, sei stato un grandissimo bastardo, un stronzo!”
“Ti odio, odio gli uomini come te!”, mi colpisci mentre piangi, il mascara riga il tuo volto, lo zigomo mi fa un male cane, cerco di abbracciarti.
Per un attimo ti fermi ed alzi lo sguardo, noti il taglio sul mio volto, i tuoi occhi pieni di lacrime implorano la verità, mi accarezzi la guancia, “perché, perché?” mi chiedi.
“Non so dirti perché, so solo che ho sbagliato! Se lo ritieni giusto puoi pure andare via, io non ti tratterrò”.
Ti abbraccio e ti stringo forte a me, il tuo viso affonda nel mio petto, singhiozzi.
Ti accarezzo i capelli, prendo il tuo viso tra le mani e ti bacio dolcemente sulle labbra, il salato delle tue lacrime si mischia al dolce sapore della tua bocca.
Ci sediamo sul letto, rimaniamo abbracciati, in silenzio per alcuni minuti.
“perché” continui a ripetere, “non dovevi far venire Oliver, non dovevi”.
Rimani tra le mia braccia mentre ti cullo come una bimba indifesa. sussurro dolci parole, il tuo singhiozzare mi fa sentire un verme nei tuoi confronti. Pian piano ti lasci andare e tra le mie braccia ti addormenti.
Ti ho lasciato dormire, coprendoti con il lenzuolo, sono rimasto accanto a te a guardarti.
Scendo sotto casa, all’angolo della strada c’è un fioraio, prendo delle rose e le porto su.
Le lascio accanto a te. mi siedo al tavolo e scrivo un biglietto per te!
“Perdonami”.
Esco, non so se tornerò.
Non so se ti vedrò mai più.

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