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Claudia, o anche claudette come amava farsi chiamare, ostentando un accento vagamente francese per darsi un’aria più interessante, era addossata al muro di casa mia, era arretrata costantemente cercando di sottrarsi alla mia mano che le insidiava il sesso glabro, ma poi si era dovuta fermare al contatto della parete. Dietro mio invito mi aveva seguito fino a casa, le avevo fatto intendere che non aveva nulla da temere ma, una volta chiusa la porta di casa l’avevo assalita, non ero un maniaco, avevo le mie buoni ragioni per comportarmi così, la prima era che, dietro il mio invito, peraltro molto tranquillo, era andata nel bagno del caffè e si era sfilata gli slip per poi consegnarmeli, la seconda era che aveva accettato di incontrarmi per conoscermi, incontro che l’avrebbe portata sicuramente e di sua spontanea volontà a fare sesso. Solo che appena capì che la situazione le stava sfuggendo di mano cominciò ad infuriarsi cercando di andarsene, allora a quel punto decisi di prendere il toro per le corna, anzi per meglio dire, la vagina con le dita. Impaurita da come mi comportavo cercò di sottrarsi al mio contatto ma, poi il muro la fermò, a quel punto cominciò ad insultarmi, a minacciarmi di denunzia, che la stavo violentando, a questo punto fermai per un attimo la mano e le dissi:
– Violentando?? Sicura?? Chi è violentata certamente non è così calda… mi stai scottando il palmo della mano… chi subisce violenza è secca internamente… il suo corpo lo rifiuta e non si eccita… ma tu no… ti stai eccitando… lo sento sulle dita… ma lo senti anche tu… vero?? come puoi negarlo ancora… il dito ti sta entrando… anzi scivolando dentro… sentiamo se riesci a prenderne un altro… lo sapevo… anche questo è scivolato fino al dorso della mano… mia cara troietta… se veramente ti stessi violentando… non saresti così dilatata e bagnata… ma aspetta ti faccio vedere le dita… così te ne rendi conto anche tu…
Sempre bloccandola le feci vedere le due dita incriminate, allargai indice e anulare tenute unite fino a prima e un filamento di bava incolore andò da una all’altra, poi continuai a riprenderla:
– E dimmi cosa racconterai alla polizia… di essere stata violentata… e che prove darai… la tua parola contro la mia… e allora non resterà che sottoporti ad una visita medica… ti spoglierai nuda… per vedere se hai segni di percosse e poi la visita interna… e lì ci sarà la prima sorpresa… niente sperma… perché se non lo sai… mica il violentatore si interessa di mettere una ragazza incinta o no… ti spara dentro senza fregarsene altamente… poi ti controlleranno gli inguini… altra sorpresa… non troveranno piccole ecchimosi dovuti allo sbattere della capocchia alla rinfusa… durante il tentativo di penetrazione…
– Ma io non voglio così… mmmmm… ancora… ancora le tue dita… mi stanno scavando dentro… non riesco a… non riesco a resistere… mmmmm… ahahaaha… oddio… sto venendo… ahahahaa…
Si accasciò a terra, con la venuta dell’orgasmo aveva smesso di singhiozzare e si era lasciata trascinare dal piacere col risultato che le gambe avevano ceduto e, adesso in posizione fetale, stava rannicchiata a terra. La presi per le anche e la feci alzare da terra, poi la presi in braccio e la portai sul letto, sul quale si lasciò andare del tutto, prendendo e dando piacere, prima dal suo e poi dal mio corpo.
Ancora frastornata dal primo orgasmo, sul letto sentì appena la sua gonna plissettata alzarsi oltre l’ombelico, la sentivo ancora di nuovo tesa e spaventata ma, poi le arrivò il mio fiato caldo tra le gambe e, a susseguirsi le mie labbra sul clitoride, e si perse di nuovo nelle sensazioni che le stavo dando e in un altro orgasmo. Dopo questo si tolse velocemente quei due straccetti che indossava, che consistevano di una gonna plissettata cortissima e la camicetta sotto la quale non indossava reggiseno, velocemente spogliò anche me e subito lo imboccò, cacciandoselo fino alla gola, mi fece un pompino veloce, mi fece sborrare in pochissimi minuti aiutandosi con un movimento circolare della mano intorno all’asta, lo segava e lo succhiava, fu veloce nell’ingoiare tutto subito, mi stupì di questa sua velocità ma mi resi conto che le serviva ancora duro, perché altrettanto velocemente mi salì sopra iniziando a cavalcarmi con solerzia, riuscì a godere ancora, sfruttando ancora la consistenza del cazzo. Poi si abbatté sul letto, tre orgasmi nel giro di venti minuti l’avevano abbattuta, mi diede le spalle mettendosi su un fianco, mi presi una decina di minuti che, servirono a lei per riposarsi e a me per ritrovare una nuova erezione, che appena si manifestò cacciai nella sua vagina calda e fracida scostandole una chiappa, lo prese dentro senza fiatare, anzi poco alla volta rannicchiò le gambe verso il busto, prendendo una posizione tipo pecorina sdraiata che, le permetteva di sentirlo dentro per tutta la sua lunghezza. Stavolta non era necessario fare in fretta, la mia seconda si preannunciava lunga e questo le diede il tempo di godere ancora una volta, continuò a farsi scopare, cercava di cogliere, come mi disse dopo, il momento del mio orgasmo per bere di nuovo il mio sperma ma, fui più lesto di lei, mentre la scopavo saggiai il suo ano, lo trovai morbido, con i bordi appena corrugati, lo profanai con un dito, non protestò, allora continuai a tenerle il dito nell’ano, quando sentì che ormai ero prossimo a venire profittai dei suoi succhi che dalla vagina colavano fino al budello per continuare a lubrificarlo, fui molto lesto, la manovra fu un tutt’uno, nel giro di pochi secondi le svuotai la vagina dal membro, tolsi il dito e lo sostituì con qualcosa di più sostanzioso, per finire il mio bacino sui glutei e il calore repentino nella profondità del retto, realizzò che l’avevo anche sodomizzata. Al che, per nulla turbata, si fece una piccola risata, alla mia domanda perché ridesse mi rispose:
– E adesso come fai??
– Fare cosa??
– A negare di avermi violentato… c’è il tuo sperma dentro di me… le analisi lo confermeranno…
– Sempre se riesci a farglielo analizzare… magari non riesci a tenerlo e lo cacci fuori…
– Non sarebbe la prima volta che me la tengo tutta nel culo… anche per una nottata…
Era una battuta, a quel punto la sua intenzione di denunciarmi era svanita, ma in realtà non c’era mai stata, mi confessò che amava giocare in quel modo, si negava e protestava, essere presa con un po’ di violenza la faceva eccitare. La porcellina amava giocare, e allora le feci capire che non le conveniva farlo con me, se ne rese conto quando si sentì le viscere invase e riscaldate ancora. Scambiammo altre battute durante le quali mi tenne ancora dentro di sé, mi sfotteva e rideva continuamente, le sue natiche si muovevano lentamente sul mio bacino, si beava ancora nel tenerlo dentro, anche ora che stava cominciando a scemare l’erezione, rideva convinta che stesse conducendo il gioco, pensava che avvolgermi il cazzo molliccio con l’ano le desse la supremazia su di me, ma cambiò idea sentendo defluire nelle sue viscere qualcosa di caldo che sembrava non finire mai, mentre liberavo in questo modo la mia vescica le dissi:
– E adesso dimmi?? Per quanto tempo riuscirai a mantenere anche questo?? Ahahhaaaa… ti ho fregata… cosa racconterai… quando sarai visitata?? Non trovando tracce dentro di te?? Adesso rido io… e continuerò a farlo nel cesso… quando ti sentirò fare quello che devi…
Ammutolì di colpo, non riusciva a dire niente, le risate che le avevano fatto compagnia fino a quel momento si fermarono di colpo quando si sentì bloccata sotto di me, capendo la natura di ciò che le stavo iniettando nel corpo, causandole da subito una sensazione fisica di gonfiore della pancia che, poco alla volta si manifestò sempre più causandole dei crampi fastidiosi allo stomaco. Svuotata del tutto la mia vescica, lo tolsi dall’ano e, subito lo tappai con un fazzolettino, la costrinsi a seguirmi nel bagno, piegata in due dai crampi mi seguì scioccata e si sedette sul cesso, voleva risparmiarsi questo imbarazzo, con gli occhi che lacrimavano mi voleva far capire che voleva stare da sola, arrivò perfino ad implorarmi di uscire mentre cercava di trattenersi, tutti e due sapevamo che sarebbe successo, ma fui irremovibile, riuscì a resistere ancora per poco, poi liberò i suoi intestini, singhiozzava mentre lo faceva, imbarazzata da quell’atto privato e delicato, ed io le ridevo davanti incurante della puzza che cominciò a riempire il bagno, anzi più sentivo il suo fetore più ridevo, in questo modo la stavo piegando, le sue certezze vennero meno, la sua arroganza e, la sua sicurezza si annullarono di fronte sia all’atto in se, che alla puzza sempre più forte. Attesi la fine di tutto e la lasciai sola, non prima però di portarle un accappatoio che le diedi dicendo:
– Adesso fatti una bella doccia… e aspettami al centro della stanza… pensi che sia finita?? Ti sbagli… pensavi di giocare con me… ti sei illusa che tenessi tu le redini in mano… quanto ti sei sbagliata… non l’immagini neanche… e sarai punita per questo…
La ragazza che trovai al centro della stanza era diversa, teneva gli occhi bassi, non disse una parola, mi avvicinai a lei e cominciai ad annusare il suo corpo, iniziò a piangere sommessamente, subentrò in lei la paura di essere ancora sporca, le feci pensare che sentivo ancora degli odori sgradevoli, poi la rassicurai:
– Perfetto… odori come una rosa… ma adesso come ti ho detto sarai punita… e sai perché?? Ti sei presa gioco di me… hai fatto la preziosa… ti sei negata… ma poi ti sei lasciata andare su due semplici dita dentro di te… e poi alla mia bocca… mi hai cavalcato mostrando le tue doti di cavallerizza… e per finire l’hai preso nel culo… senza protestare… cosa pensavi che facessi?? Che mi prostrassi ai tuoi piedi per ringraziarti?? Quando alla fine eri tu che dovevi farlo?? Piccola stronzetta… bastava dirlo… bastava che ti lasciassi andare dall’inizio… ma non pensare che sia finita con quello che ti ho fatto poco fa…
Presi una bacchetta sottile di bambù e l’agitai davanti ai suoi occhi, sgomenta capì a che sarebbe servita e continuò a rilasciare dagli occhi lacrime, stavolta di paura. La mia voce risuonò nella stanza con un tono secco e perentorio, la mia era una prova, volevo capire se si fosse piegata, se eseguiva i miei ordini.
– IN POSIZIONE… GUARDAMI… QUANDO DICO IN POSIZIONE… DEVI METTERE LE MANI ALL’INDIETRO… MANTENERE UN POLSO CON L’ALTRA MANO… LE BRACCIA AL DI SOPRA DEL CULO… POI DEVI ALLARGARE LE GAMBE… E SPINGERE IN AVANTI BACINO E BUSTO… FATTO QUESTO… CHINA LA TESTA VERSO IL PAVIMENTO… E NON FIATARE…
Le sarebbe bastato ribellarsi, non l’avrei certo costretta, quello che le stavo andando a fare era di carattere mentale e non fisico, tentennò una decina di secondi guardandomi negli occhi fissamente, aspettava che fossi io a distogliere lo sguardo, vincendo su di me, ma i miei occhi furono di ghiaccio, fu lei a perdere e, con poco stupore da parte mia, in breve tempo si mise come le avevo detto, smise di piangere, la lasciai in questo modo da sola per una buona decina di minuti, che impiegai per fumarmi una sigaretta, ritornai nella stanza, notai che si era appena mossa di poco, allora ripresi la bacchetta le toccai le cosce facendole capire che doveva allargarle di più, una leggera ma sostanziosa bacchettata sui glutei di lungo le fecero capire che doveva spingere più fuori il bacino, commentando con voce più suadente ma, ogni tanto alzando la voce per comandarla, tutto quello che facevo:
– E questo lo chiami un bacino infuori??… forza portalo più fuori… e allarga le gambe… se non ti è chiaro… devi mostrare quello che hai… come se fosse una mercanzia… come se la volessi prima esibire e poi vendere… ahahaaaa… ti stai eccitando… quello che vedo alla fine della spaccata… è muco… non ti ho riservato l’onore di sborrarti lì… quindi è tuo… ma guarda… sta colando fuori… da solo… senza essere toccata… ma dimmi vorresti godere vero?? NON MI GUARDARE… E NON MI RISPONDERE TRANNE SE TE LO CHIEDO APERTAMENTE…
Claudette senza dubbio sentiva la sua liquidità interna aumentare e, la vide anche, adesso tremava ondeggiando col bacino e, tenendo sempre la testa bassa vide con stupore una bava di muco filamentoso che le usciva dal sesso e si fermava a mezz’aria tra le cosce. La guardava e ansimava, non poteva credere che il suo corpo reagisse in quel modo, dopo che era stata prima usata come cesso e poi umiliata nel bagno e, soprattutto quando era stata costretta a mettersi in quella posizione così sconcia. Suo malgrado dovette accettare che sempre di più si stava eccitando, spingeva ritmicamente il bacino in avanti, anche se non poteva vederla sentiva la vagina che si gonfiava, la percepiva più larga, come se al suo interno ospitasse un cazzo o qualsiasi cosa delle stesse fattezze, nei movimenti ritmici del bacino lo sentiva quasi reale dentro di se, come reali adesso erano i primi sintomi di piacere, mai le era successo di avere un orgasmo senza stimolazione, realizzò che quell’orgasmo partiva dal cervello e non dal sesso e, dovette arrendersi lanciando alla fine un urlo potente che la lasciò senza fiato, osò alzare la testa per incrociare gli occhi di quell’uomo che era riuscito a farla godere così, vide per un attimo la sua faccia soddisfatta che poi si trasformò di nuovo.
– CHI TI HA DETTO DI GODERE?? ALLORA NON TI È CHIARO…
Cominciai a percuoterle il corpo con la bacchetta, bacchettate leggere, che facevano più scena che danno, cercava di sottrarsi ai colpi, ma proteggendo una parte metteva in mostra un’altra, iniziai dai glutei, due colpi e lei si girò mettendo in mostra il busto, altri colpi, cercò di proteggere i seni, la colpì nell’interno coscia, dove la carne è più sensibile, strinse le gambe, subì due rapide bacchettate prima su un capezzolo e poi all’altro che stavolta la fecero urlare di dolore, iniziò di nuovo a far sgorgare lacrime dagli occhi, tra le gambe la situazione non era migliorata, dalla fica uscivano a profusione altro materiale organico, a tratto liquido a tratto denso, brutalmente senza che glielo facessi capire le ficcai subito due dita dentro la sua fica gonfia e spugnata, cominciando a scoparla senza ritegno. Le strappai un altro orgasmo, che le spezzò le ultime forze che aveva ancora, le gambe le vennero meno e stramazzò a terra. Decisi di smettere, la presi di nuovo tra le braccia e la portai sul letto, mi guardava sospettosa ed impaurita, cercando di capire la mia prossima mossa, non le dissi niente, si tranquillizzò sentendo che le carezzavo il capo e, chiuse gli occhi quando le misi addosso un leggero trapuntino. Prima di stendermi sul letto andai nel bagno, il mio basso ventre conservava ancora tracce del suo culo, lo lavai accuratamente e mi stesi vicino a Claudette che, già stava, non tra le mie braccia ma tra quelle di Morfeo. Mi svegliai con la sensazione di qualcosa di bollente e umido che mi scaldava il ginocchio, Claudette aveva messo una sua gamba sopra le mie e, strofinava il sesso bollente proprio sulla rotondità del mio ginocchio, si accorse che mi ero destato ed incrociò appena il mio sguardo e poi ritornò con la testa sul mio petto, senza indugiare oltre subito dissi:
– Vuoi scopare?? Te la senti?? O sei fuori gioco??
Presa nell’orgoglio alzò di nuovo la testa e mi fece cenno di sì col capo, al che le spinsi la testa sul cazzo che, stava dando già dei segni di ripresa, lo tenne nella sua bocca calda e umida per il tempo che necessario, poi mi scavalcò con la gamba e, con la mano, se lo puntò verso la vagina, la fece giocare una decina di secondi con la cappella e poi, con un movimento ondulatorio del bacino, poco alla volta lo prese per intero. Cominciò a scoparmi senza fretta, alternando dei saliscendi col busto in alto a semplici dondolii distesa per intera sul mio corpo. Ottenne per ognuno di questi movimenti l’orgasmo, con l’ultimo ottenuto distesa su di me, si fermò, alzò la testa e mi sussurrò:
– Mi puoi dare l’onore di…
– Dimmi… che onore vuoi…
Avevo già capito, voleva essere riempita anche tra le gambe, dopo la bocca ed il culo le restava, come logica conclusione solo la fica da riempire, sempre su di me, si muoveva piano, facendo uscire fuori quello che desiderava e nello stesso tempo per farmi conservare l’erezione, sopra di me si era trasformata ancora una volta, in poco meno di quattro ore era stata, prima una ragazza sfacciata e prepotente, poi una succube e, per finire adesso sembrava una ragazzina, timorosa del sesso ma, tuttavia calda e desiderosa di godere ancora, questa trasformazione la portarono a chiedere sfacciatamente ma, sempre senza incrociare il mio sguardo che mi svuotassi dentro di lei:
– Di fare come è giusto che sia… senza ovviare per altre strade… vorrei che tu mi venissi dentro… e stai tranquillo… non ti denuncerò… scherzavo prima… mi piace sia che l’uomo mi tratti un po’ rudemente… anche se tu sei stato più che rude… sia come stiamo scopando adesso… mmmm… mi stai vendo incontro… grazie… ma resta fermo… fatti scopare da me… vieni dai… mi stai toccando il pistillo… lascia stare… adesso voglio pensare solo a te… mmmm… ma cosa?? Ancora… mi vuoi proprio far svenireeee… mmmm… ahaaaa…. Siiii… vengoooo… e anche tuuuu… che belloooo… adesso si che il cerchio è concluso… adesso si che sono sazia…
Accolse i miei getti nella vagina avendo anche lei l’ultimo orgasmo della serata, poi si accasciò sul mio petto, sconvolta dal piacere a cui, ancora una volta, non era riuscita a dire di no, poi con un fil di voce mi disse:
– Ti devo confessare che non sono protetta… non l’ho mai voluto fare… che dirti a proposito… facendolo è come se negassi la mia femminilità… tante volte ho rischiato… ma ero ancora una ragazzina e mi è sempre andata bene… poi ho iniziato ad ovviare in modo diverso… ma se capita per errore… ma poco fa non è stato così… perché l’ho desiderato e voluto dopo che mi hai fatto godere con la bocca… in quel momento ho capito che con te potevo chiudere il cerchio… mi hai trattata duramente… prima quel… non so come definirlo ancora… e poi le bacchettate… sapevo che prima o poi avrei incontrato qualcuno come te… che mi avrebbe presa nei miei buchi disponibili… riempendoli in eguale misura… fino alla fine… in previsione che prima o poi sarebbe successo ho sempre con me una protezione di emergenza… ma se tu vuoi ancora vedermi… penserò stabilmente a proteggermi…
Senza aggiungere niente alle sue parole le diedi un bacio infuocato, che continuò per molto, anche quando, ormai molle del tutto, uscì da lei, anche quando il mio seme defluì dalla sua intimità, facendo da collante ai nostri bacini uniti.

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