Laura si allontanò per preparare le borse mentre Lola sorseggiava il suo caffè con un’aria di calma studiata. Era una calma che non nascondeva nulla, anzi, sembrava fatta apposta per mettere gli altri a disagio.
Nell’attesa, Lola mi lanciò uno sguardo tagliente, come se sapesse già tutto.
«Sono sicura che ieri notte ti sei fatto una sega con quel cazzetto inutile, sentendo come gemeva Laura. Vero?», disse con un mezzo sorriso.
Non era una domanda. Era un’accusa.
E io, senza trovare la forza di negare, annuii appena.
Lola sembrò soddisfatta. Le piaceva avere ragione ma soprattutto le piaceva avere potere.
«Lo sapevo», mormorò. «l’ho fatta godere come una puttana, non pensavo avesse una fica così larga, c’è stata un’intera mano dentro. E con quel clitoride così sensibile bastava sfiorarlo per farle avere orgasmi a catena.»
Rimasi in silenzio. Ogni parola di Lola sembrava fatta per insinuarsi sotto pelle, per farmi sentire impotente, spettatore della mia stessa vita.
Quando Laura tornò, la osservai meglio. Era minuta, fragile quasi, ma c’era qualcosa in lei che attirava lo sguardo: una vulnerabilità che sembrava chiedere protezione ed allo stesso tempo metterti alla prova.
Lola la guardò con un’aria di possesso, come se fosse una cosa sua.
«Oggi arriverà anche il mio ragazzo», le disse. «Ed un suo amico, con lui dovrai essere gentile. Molto gentile, ribadì. Il mio ragazzo m’ha raccontato che è brutto e cicciottello ma negli spogliatoi ha potuto notare cosa tiene tra le gambe. E’ enorme ancora moscio»
La sua voce non ammetteva repliche.
Laura annuì subito, troppo in fretta. Era evidente che tra loro due c’era un rapporto di dipendenza: Lola comandava, Laura obbediva.
Non per paura fisica, ma per qualcosa di più profondo. Un bisogno di approvazione. Un bisogno di appartenere.
Lola le afferrò i capelli e la baciò con una durezza che non aveva nulla di affettuoso.
«Non deludermi», sussurrò.
Le mise una mano dentro il tanga e Laura spalancò gli occhi, come se quel gesto le avesse ricordato chi era davvero al comando.
La guardai, aveva il clitoride esposto fuori dal tanga.
Più tardi li raggiunsi alla spiaggia dove mi avevano indicato. Mi tenni a distanza, osservandoli da lontano.
Lola era avvinghiata al suo ragazzo mentre Laura parlava con l’amico: un ragazzo massiccio, silenzioso che sembrava muoversi paventando una sicurezza che non gli apparteneva. Ma era altresì evidente che non era abituato a essere al centro dell’attenzione.
Li osservai mentre interagivano.
Laura non opponeva resistenza a nulla.
Anzi; sembrava cercare il contatto, come se ogni gesto fosse un modo per sentirsi vista, desiderata. Palesemente sfoggiava la sua vena esibizionista di fronte a tutta la gente.
Io, nascosto tra gli scogli, provavo una miscela di emozioni che non sapevo nominare: gelosia, impotenza, curiosità, rabbia verso me stesso.
E soprattutto, la sensazione di essere sempre un passo indietro rispetto agli altri. Vedevo chiaramente le sue mani muoversi con movimenti circolari, con la scusa di spalmare la crema solare ma velocemente spostarsi sul seno, circuire e pizzicare i capezzoli oramai turgidi e carnosi, scendere sull’inguine, spostando sempre più il tanga senza che lei opponesse alcuna resistenza, anzi, aprendo le gambe per favorirlo. Si avvicinò al viso baciandola inumidendo le labbra, per poi stringerla e baciarla con passione. Un bacio che sembrava non finire più.
Si lanciarono in acqua giocando e scherzando come amici da una vita per poi ritornare sulla spiaggia ove il ciccione ricominciò a palparle il seno, le cosce mentre Laura con lascive carezze sul viso e sul petto chiaramente lo incitava a non interrompere. Come due veri fidanzatini.
Fu Lola girandosi a spostare a Laura il tanga mettendo in piena mostra la sua vulva e rivolgendosi al ciccione disse: «guarda che bella fica che ha».
Lui non perse tempo passandole le dita nello spacco già fradicio per poi manipolarlei il clitoride stretto tra le dita, portando in breve Laura a inarcare la schiena volgendo la testa all’indietro. Gemeva con affanno e senza alcun ritegno malgrado gli altri bagnanti presenti.
Solo quando il ciccione si appartò nella pineta per pisciare potei vedere chiaramente il suo cazzo. Mezzo moscio aveva una lunghezza ed un diametro impressionanti, neppure riusciva a chiudere la mano intorno da quanto era grosso.
Quando tornarono a casa, la dinamica era ormai chiara: Laura si era lasciata trascinare in un ruolo che non controllava più.
Lola, invece, orchestrava tutto con una precisione inquietante. Era lei a decidere chi doveva fare, cosa, chi aveva valore, chi no.
E più osservavo, più capivo che Laura non era semplicemente “trasgressiva”: era persa.
Persa nel bisogno di compiacere, di essere scelta, di sentirsi speciale per qualcuno, per tutti.
Quando la portò in camera, sentii le loro voci.
Non erano semplici suoni: erano richieste, ordini, suppliche. Sentii Laura gemere e godere, poi urlare: <>, il suono sordo di pesanti schiaffi sul viso e sui seni apostrofandola “puttana”.
Mi avvicinai, paralizzato davanti alla porta capii che non stavo ascoltando una scena di passione, ma una scena di dipendenza. Laura impalata su quel mostruoso cazzo mentre lui tenendola bloccata per i capelli sprofondava fino in fondo nelle sue carni.
Una dinamica in cui Laura non aveva più confini, e l’altro non aveva più freni.
Quando al limite, si spostò velocemente puntando la cappella davanti alla bocca aperta al massimo ed iniziò ad eruttare potenti schizzi ed una quantità di sperma impressionante.
Chiusi la porta e corsi in camera mia eccitato a dismisura, afferrai il cazzetto, cinsi due dita sotto il prepuzio che feci scivolare, venendo immediatamente.
La mattina dopo, quando li vidi scendere, Laura era stremata, si andò a sedere in giardino e sollevando le gambe potei vedere la fica ridotta oramai ad una voragine, gonfia e tutta arrossata,
Aveva lo sguardo di chi ha superato un limite senza sapere come tornarne indietro.
E io, mentre servivo la colazione, mi resi conto che non ero diverso dagli altri: ero un osservatore passivo, un pervertito incapace di capire dove finiva il desiderio e dove iniziava la distruzione.
(Continua – per due chiacchiere mi trovate a dueamanti@tutamail.com)



Ciao Serafinooo, ti conviene andare sul mio profilo e seguire l'ordine da li. Comunque come ti sembrano?
Mi dispiacerà molto quando avrò finito di leggere tutti i tuoi racconti. Hai una scrittura che tira subito dentro, e…
Scusa se mi intrometto ma forse è un errore del sito. Anche a me è successo, gli mandi i capitoli…
Mi piacerebbe leggerli, a che nome? Qui non si trova nulla nemmeno inserendo l'autore.
Gran racconto! Spero vorrai pubblicarne ancora.