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Manola in mongolfiera cap 1: l’arrivo in albergo

By 6 Aprile 2026No Comments

Capitolo 1 – l’arrivo in albergo
Era quasi arrivata l’estate, Manola aveva ricominciato a “svestirsi” mostrando le sue grazie il più possibile compatibilmente con il senso del pudore e, nemmeno troppo di rado, ben oltre. Ogni tano il preside Ernesto le dava due colpi ma non c’era più l’entusiasmo di quando aveva iniziato a scoparla alla faccia del marito. Anche Alberto (il marito cornuto e contento) non si eccitava più alle scappatelle della moglie ed anche quando tornava grondante sborra dalla figa, la leccava e poi scopava la moglie dandole della vacca mentre lei di rimando gli mostrava le corna e gli diceva quanto era becco. Era però diventata una abitudine più che un momento di libidine.
Alberto e Manola ne parlarono e concordarono che serviva una scossa che arrivò quando, navigando su internet, a Manola uscì una pubblicità di un posto in Francia dove organizzavano vacanze in mongolfiera. Si lasciava l’auto in una nota città e, in mongolfiera, si iniziava una settimana di viaggio che portava i partecipanti di tappa in tappa a visitare diverse città volando sopra di esse. Ogni giorno si volava per tre o quattro ore, si atterrava e, ad attendere i partecipanti, c’era un mezzo dell’organizzazione che portava i turisti a pranzo. Poi con una guida, si vistava la città. Verso le 17 rientro in albergo e, per chi lo voleva aperitivo alle 18 e cena alle 1930. Ovviamente in albergo trovavano le proprie valigie e c’era il tempo per una doccia, rilassarsi un poco e continuare la splendida esperienza. Per il dopo cena l’organizzazione aveva previsto la possibilità di accedere ai migliori locali notturni della città con uno sconto interessante ma soprattutto con ingresso prioritario senza dover passare dai butta dentro.
Manola salvò nei preferiti il sito quindi parlò della cosa sia con Alberto che con Ernesto. Tutti e tre furono concordi che la cosa sembrava molto interessante. Manola quindi riempì il form con richiesta di informazioni e venne contattata da Xavier, franco spagnolo ed organizzatore dell’iniziativa.
Fu così che il mese di luglio partirono tutti e tre in auto, avevano prenotato due camere, una matrimoniale ed una singola comunicanti fra loro. Alberto pensava che di notte Manola avrebbe dormito con lui mentre sua moglie ed il preside Ernesto avevano ben altre idee.
Anche se era quasi sera faceva molto caldo quando arrivarono nella città da cui sarebbero partiti. Ad attenderli Xavier che dopo averli aiutati con il check in, li aspettava al bar dell’albergo insieme agli altri partecipanti.
Loro tre erano quelli che venivano da più lontano e quindi anche quelli arrivati più tardi. Il gruppo, oltre che da Xavier e da loro, era composto da un gruppo di 3 ragazzi ed altre due coppie. Xavier spiegò che si sarebbero mossi con due mongolfiere di uguali dimensioni, che una sarebbe stata condotta da lui mentre l’altra la avrebbe portata Jean Louis, un bell’uomo moro di circa 35 anni palestrato che Manola iniziò subito a mangiarsi con gli occhi. Non che Xavier fosse un brutto uomo, poco meno di 50 anni alto e magro, ci avrebbe fatto volentieri un giro ma non accendeva la sua sessualità come Jean Louis. I 3 ragazzi erano molto giovani, intorno ai 20 anni, poco più dell’età dei suoi alunni più vecchi e sapeva come farli girare a suo piacimento. Anche i tre ragazzi parevano molto più interessati al corto vestito di Manola che alle spiegazioni di Xavier durante il briefing che avrebbe preceduto il primo viaggio.
Al temine Xavier portò tutti in un ristorante tipico e fece in modo di sedersi vicino a Manola, Alberto ed Ernesto furono mandati dal lato opposto del tavolo mentre dall’altro lato Manola si ritrovò uno dei tre ragazzi ed altri due di fronte. La cena fu ottima e Xavier le mise più volte la mano sulla coscia, lei lo lasciò fare anzi lo incoraggiò passando la mano sul bozzo dei pantaloni ricevendo un a piacevole sensazione circa dimensioni e durezza. Uno dei ragazzi, intuendo i movimenti sotto tovaglia, si tolse una scarpa ed iniziò a toccare le cosce di Manola risalendo dai piedi arrivando alla sua fighetta che era fradicia. Manola cominciava a carburare, si alzò subito dopo il secondo e si diresse verso il bagno. Il ragazzo che le aveva fatto piedino la seguì a distanza e si infilò in bagno con lei.
La spinse subito contro il muro appiccicando la sua bocca a quella di Manola, credeva di doverla, almeno inizialmente, silenziare. Manola invece non fu solo collaborativa limonando come una ossessa ma propositiva cercando subito il cazzo del ragazzo. Non fece fatica a trovarlo visto che era bello grosso e già in completa erezione. Manola si staccò, abbassò e lo prese in bocca iniziando ad effettuare un sontuoso pompino al giovane.
Ernesto che conosceva quanto fosse vacca Manola in quanto abituato a scoparsela ovunque, lasciò passare pochi secondi poi si diresse anche lui nei bagni. Arrivato davanti alla porta chiusa disse “Manola apri sono Ernesto”. Il ragazzo trasalì ma Manola gli fece cenno di non preccuparsi. Il bagno era uno di quelli per portatori di handicap per cui lo spazio non mancava, Manola liberò il chiavistello ed Ernesto entrò richiudendo e bloccando la porta alle sue spalle. Manola si ritrovò in breve ad effettuare un doppio pompino strofinando le due cappelle fra di loro mentre le leccava con ingordigia. Il primo a staccarsi fu Ernesto che conoscendo la disponibilità della maialona si mise dietro di lei iniziando a suggere il nettare della sua passerina dopo aver scostato il sottile filo del tanga indossato da Manola.
Lei iniziò a gemere con la bocca piena del ragazzo quindi Ernesto abbassò l’asse e si sedette con il cazzo svettante quindi tirò a sé Manola e la fece calare sul suo uccellone. La donna che aveva la figa spalancata e molto viscida non fece alcuna fatica a prenderlo fino in fondo. Ernesto si attaccò alle sue tettone dopo aver abbassato il vestito che, già corto del suo, era diventato una cintura. Manola scostò le mani di Erneso, estrasse l’uccello del giovane dalla bocca e gli fece cenno di avvicinarsi ed abbassarsi in modo da poterlo avere fra le tette e fargli una spagnola. Per farlo scivolare meglio, guardando il ragazzo negli occhi, faceva colare saliva nel solco dei seni e sul cazzo del giovane che si arrapò da matti e mel giro di un minuto esplose una sborrata di molti getti che ricoprirono seno e volto di Manola gocciolando ovunque.
Il ragazzo si ricompose, Manola gli disse di andare a chiamare anche i suoi due amici che ce ne era anche per loro ma soprattutto di chiamare anche il cornuto.
Ernesto continuava a pomparla quando gli atri due ragazzi entrarono mentre Alberto fu lasciato fuori a fare da palo ed a sentire il rumore del sesso che sua moglie faceva con i tre dentro.
Manola spompinò subito i due poi si alzò, si calò di nuovo su Ernesto ma questa volta guardandolo negli occhi offrendo il culo ai due giovani. Il più lesto a capire la situazione ne approfittò subito, appoggiò la cappella bene insalivata che scivolò dentro. Una volta entrata quella con 4 o 5 colpi riuscì ad infilare tutto il cazzo. Intanto l’altro ragazzo si era staccato anche lui, aveva estratto il telefonino e riprendeva la scena di Manola impalata sui due uccelli. Ernesto era arrivato al limite. Finalmente lo spiritò di Manola si era risvegliato e così le riempì la figa di abbondante broda qui restò lì col cazzo barzotto in attesa che anche il ragazzo con l’uccello nel culo godesse. In tutto questo dal primo ragazzo in poi, Manola aveva già goduto tre volte. Quando anche il secondo ragazzo si fu svuotato i coglioni dentro di lei, il terzo stava per infilarsi al suo posto ma la scena lo aveva eccitato troppo e stava per venire. Manola non si lasciò sfuggire l’occasione ed inghiottì l’uccello raccogliendo le abbondanti bordate di sperma quasi fino a soffocarsi facendole straboccare dalla bocca con colate sul seno già impiastricciato. I tre nel bagno si ricomposero ed uscirono.
Alberto era lì col cazzo duro ed Ernesto gli disse: “cornuto ci siamo divertiti come non mi capitava da tempo con quella vacca di tua moglie, vai dentro hai da pulire parecchio”.
Alberto entrò, la scena che si presentò fu quella di Manola tutta impiastricciata sul viso e sul seno, con il vestito arrotolato in vita a piedi nudi perché aveva peso i sabot col tacco durante l’amplesso e con il trucco disfatto.
Era però lucidissima e mentre con una mano gli mostrava le corna, con l’altra gli faceva segno di avvicinarsi e gli disse: “finalmente qualcosa di buono per tutti e due, viene lecca amore mio cornutello, hai 4 sborrate da ripulire prima che ti faccia godere”. Alberto si avvicinò e lei gli mise una mano dietro la nuca e spinse la testa del marito sulle sue belle tettone grondanti sperma. Alberto non aveva bisogno di incoraggiamenti e fece un lavoro di fino soffermandosi sui capezzoli mordicchiandoli mentre con una mano sgrillettava la moglie che venne ancora una volta. Mentre la leccava sussurrava dei sì che eccitavano la moglie ancora di più. Umiliarlo era un piacere per entrambi e si erano trovati perfettamente. Quando Alberto ebbe finito di pulire capezzoli e parte della pancia lei gli ficcò la lingua in bocca cedendogli l’ultima sborra che le era rimasta quindi lo guidò sul viso e nel giro di un paio di minuti anche questa parte fu completata. Quindi Manola si alzò e si mise a pecorina appoggiata al supporto del bagno e Alberto si mise dietro di lui. Lei spingeva e la sborra usciva mentre suo marito non ne perdeva una goccia. Erano passati 10 minuti da quando avevano iniziato e fuori non c’era nessuno a fare la guardia, sentirono bussare e chiedere, in francese, chi ci fosse dentro.
Alberto nel frattempo era venuto solo con il trattamento alla moglie ed una grossa macchia era evidente sui suoi pantaloncini.
Manola si tirò su alla bene e meglio il vestito e raccolse i sabot quindi aprirono la porta. Fuori c’era un uomo di mezza età in carrozzella che bloccava l’uscita. Disse loro in uno stentato italiano che se non volevano casino Manola avrebbe dovuto soddisfare pure lui.
A Manola non parve vero, Alberto fu mandato fuori di nuovo a fare da palo e l’uomo in carrozzina entrò.
Manola si inginocchiò davanti a lui che nel frattempo aveva aperto la cerniera ed allentato la cintura dei pantaloni.
Quello che Manola trovò le fece scintillare gli occhi. L’uomo aveva un cazzo di almeno 30cm largo come una lattina ed era già perfettamente eretto. Manola si tuffò su quell’enormità ma riusciva a stento a ingoiare la cappella nonostante la sua maestria. Allora decise di sedersi e godersi tutta quell’asta ma l’uomo, che aveva gran forza nelle braccia, dicendo: “tu es une grosse salope“ la bloccò e diresse la cappella verso il buco posteriore. Manola era già stata scopata poco prima ed il buco era abbastanza aperto ma quell’enormità non scivolò dentro così facilmente. Le ci vollero un paio di minuti prima che quella specie di serpente fosse tutto dentro di lei. Per la prima volta da diversi mesi sentiva bruciare il culo. Era una sensazione allo stesso tempo dolorosa quanto eccitante e piacevole. Cominciò a muoversi su e giù ed il buco si dilatò per bene.
L’uomo al colmo dell’eccitazione le disse “Je vais te l’enfoncer dans le cul“ed esplose in una sborrata lunga quanto abbondante. Infine prendendola per la testa la apostrofò con: “Nettoie-moi, fais-moi une fellation“.
Quando Manola ebbe finito di ripulire quell’uccello si ricompose di nuovo e l’uomo le fece segno che voleva essere riaccompagnato al tavolo.
Una volta arrivato lì, rivolto ai suoi amici disse: “J’ai mis du temps à la baiser, cette salope a un cul magnifique, tu devrais l’essayer” quindi si fece lasciare il numero di telefono da Manola e la congedò.
La donna tornò al tavolo nel momento in cui anche Alberto stava rientrando dopo aver messo in ordine e pulito il bagno. La cena era finita, metà della combriccola se la era scopata, Manola pensò che per la prima serata era soddisfatta, si congedò ed insieme ad Ernesto ed Alberto si diressero verso le loro stanze.

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