Passare da quel caffè oggi pomeriggio in fiera ad un invito a cena è stato naturale. Ho notato quando hai abbassto gli occhi al mio anulare. Hai esitato, ma poi hai accettato, Mi hai risposto senza dire sì, con un sorriso caldo.
Pochissimi tavoli.
Il vero lusso è riduzione.
Tagli la carne meticolosamente, prima di prenderla con la forchetta. Mangi come vivi? Ordinata, le tue cose sotto controllo.
Hai lasciato in albergo il pantalone stretto e formale, i capelli raccolti ed il trucco appena accennato degli incontri di oggi.
Rispetto alle altre qui spicchi.
Non passi inosservata.
Parliamo pochissimo.
L’atmosfera non è più quella, la curiosità del primo caffè e la complicità delle nostre battute un po’ ciniche si sono addensate in un quasi silenzio, uno stato di latente tensione. Sensazione di vertigine, spazio pericoloso tra il possibile e la soddisfazione di un bisogno che stringe lo stomaco. Il cameriere passa a riempire prima il tuo bicchiere e poi il mio.
Hai scelto un tubino che ti lascia la schiena scoperta.
E’ corto, troppo per una cena da cui ci si saluta scambiandosi baci tra le guance. Se mi abbassassi per raccogliere un tovagliolo, il colore dei tuoi slip – tra le cosce socchiuse – non sarebbe più un piacere da indovinare. Hai messo un rossetto così scuro da sembrare nero, e pettinato i capelli all’indietro, lunghi, lisci, lucidi.
“Potremmo andare”.
Quendo rompo il silenzio con quelle parole il tuo sguardo è un “Si”, in cui cosa succederà questa notte diventa chiaro.
Senza la richiesta di una tua decisione, nè un consenso. Una chiarezza che prelude ad una eccitazione diversa.
Oppure….
“Chiediamo conto allora” dici.
“No”
“No?”
“No. Paga tu”
I tuoi occhi si fanno freddi, l’eccitazione lascia spazio ad un disappunto che non riesci a celare.
“Credevo che al tuo primo invito tu usassi un altro genere di cortesia …” rispondi a voce bassa.
L’abbasso anche io.
“Dovrebbe interessarti”
“Che cosa?”
“Come.”
“Come?” ripeti senza capire più il senso di quella conversazione, sempre più surreale.
“Con la bocca”
Non replichi più adesso, mentre cerchi di dare un senso logico a quella sequenza di suoni, che in fondo a te hai compreso perfettamente.
“Ho scelto il migliore, costosissimo, anche se il personale … Bè, dei veri stronzi. Sarà un conto importante …”
Sussurro al tuo orecchio
Quello che ti sto insinuando a bassa voce è così osceno, così indecente che la tua repulsione si mischia ad altre sensazioni, un calore che ti arriva dal basso.
“Dovrai essere molto convincente. La fica e il culo stasera sono per me. Preparati a promettere autentiche magie con quelle labbra e quella lingua – sul cazzo. E soprattutto a mantenerle …” continuo a bisbigliarti a voce bassa, con un accenno di sorriso.
Mi guardi in silenzio per qualche secondo.
Hai capito?
Stai per andartene?
Sei offesa?
Abbassi gli occhi al tuo bicchiere di vino.
Ne bevi un sorso lento.
Lo posi.
“Il cameriere o il proprietario?”
Dici poi, senza guardarmi.
Le lascio sospese quelle cinque parole.
Studio il tuo profilo mentre non mi guardi, il punto dove il collo incontra la spalla, il movimento quasi impercettibile del tuo petto sotto il vestito.
“Il proprietario. Ma prima finisci il vino.”
[ by ACQUA NERA / email: sete.di.acquanera@gmail.com ]


Non lasciarci in sospeso regista, dacci un seguito!
Sarebbe bello leggere il proseguo immedesimandoci nel cornuto Luigi
E' quello che han sempre detto gli amici delle mie compagne... Non capisco come lo abbiano intuito, ma così è…
Complimenti Jokermi. Bellissimo racconto se ti va di contattarmi erodream78@gmail.com
Tu sei un uomo con l'animo del cornuto, dovresti coltivarlo fino in fondo e non scomparire e dimenticarti del tuo…