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orgeTradimento

Sette giorni cap 7

By 8 Gennaio 2026No Comments

Uso
Il collare si assestò sul collo con una pressione che non era fisica.
Era una presa di posizione.
Anna sentì immediatamente che il suo corpo aveva cambiato statuto.
Non era più in attesa.
Era attivo.
Disponibile.
Inserito.
La porta si aprì senza rumore e la donna comparve.
Alta, secca, neutra.
Non la guardò negli occhi.
Non ce n’era bisogno.
Camminò.
Anna la seguì.
Il corridoio si fece più largo, più basso.
L’aria mutò.
Non più cera, non più pietra.
Un odore più caldo, stagnante.
Uomini che avevano aspettato a lungo.
Scese i gradini lentamente.
Ogni passo una rinuncia minima.
Così piccola da sembrare innocua.
La sala si aprì davanti a lei come un ventre.
Otto uomini.
Seduti.
Disposti in modo che nessuno coprisse lo sguardo dell’altro.
Nessuna fretta.
Nessuna tensione.
La videro entrare.
Giulio, il farmacista, la riconobbe subito.
Il modo in cui teneva le spalle, anche ora.
Pensò:
È sempre stata composta, sempre a tirarsela. Vediamo quanto dura.
Rossi, il direttore di banca, non la guardò subito.
Si prese il tempo.
Come con i numeri importanti.
Pensò:
Il corpo è una garanzia migliore di qualsiasi firma. Finalmente quella bocca sarà mia.
Il notaio la osservava di sbieco.
Non fissava un punto preciso.
Pensava:
È tutto corretto. È tutto volontario.
Sergio, l’uomo del bar, la mangiava con gli occhi.
Finalmente non doveva fingersi educato.
Pensava:
Adesso stai ferma, cazzo. Ti ho desiderata da una vita, sarai mia per sempre.
In fondo, il parroco in pensione.
Non la desiderava.
La confermava.
Pensava:
La carne non mente mai. Ti darò la benedizione.
Anna passò davanti a loro.
Sentì gli sguardi appoggiarsi, uno dopo l’altro.
Non come mani.
Come pesi.
La piattaforma era al centro.
Non alta.
Quanto bastava per non permetterle di dimenticare dove si trovava.
La donna le tolse la tunica con un gesto semplice.
Nessun indugio.
Nessun rispetto.
Nuda, Anna rimase in piedi. I capezzoli lardi e scuri, turgidi.
Il corpo rispose da solo: schiena dritta, addome teso.
Un riflesso vecchio.
Educato.
Sta ancora recitando, pensò Giulio.
Passerà. Si piegherà.
Sdraiati!!
Anna si sdraiò.
Il tavolo accolse il suo peso senza suono.
Le braccia furono sistemate.
Le gambe aperte.
Non con forza.
Con metodo.
Così è più semplice, pensò Rossi.
Nessuna contrattazione.
Il primo uomo si avvicinò.
Non parlò.
Non la guardò in volto.
Tirò fuori il suo membrò e lo strofino sulla figa, Il contatto fu immediato.
Il corpo di Anna reagì con un sobbalzo involontario, girò istintivamente il voltò, l’uomo glielo corresse, voleva guardarla negli occhi.

Ecco, da ora sei mia.
Il ritmo si impose subito.
Non cercava il suo tempo.
Cercava il suo cedimento.
Continuò a penetrarla con un ritmo quasi naturale, quando finì, quando riversò il suo liquido in lei, le sussurrò all’orecchio.
Tanto è quello che hai sempre voluto.
Quando il primo si ritrasse, un altro era già pronto.
Non ci fu vuoto.
Non ci fu pausa.
Sergio fu più ruvido. Come se stesse ottenendo una cosa a lungo desiderata.
Le afferrò i fianchi con una presa che non lasciava spazio.
Non per farle male.
Per tenerla. Per affermare il suo possesso.
Così, pensava.
Così impari a non scappare con la testa, devi vivere ogni secondo, devi capire perché sei qui.
Anna sentì le gambe tremare.
Non per stanchezza.
Per un piacere che non aveva chiesto.
La cosa peggiore non era sentirlo.
Era non volerlo fermare.
Giulio entrò solo quando il respiro di Anna cambiò.
Quando non c’era più resistenza, ma adattamento.
Il suo modo fu lento.
Non tenero.
Clinico, come se volesse vedere ogni sua espressione.
Osservava il volto mentre il corpo reagiva.
Aspettava il momento preciso.
E arrivò, appena Anna girò un secondo gli occhi, e si morse leggermente il carno labbro inferiore, un getto corposo riempì tutto il suo ventre.
Lo sguardo di Anna si spense per un istante.
Non svenne.
Si assentò.
Ecco, pensò Giulio.
Adesso funziona.
Il parroco si avvicinò per ultimo.
Non disse nulla.
Le prese il volto tra le mani.
La costrinse a guardarlo, le strinse le labbra, le leccò la guancia, con la lingua tutta aperta.
Anna vide gli occhi che l’avevano osservata per anni dalla distanza.
Ora erano lì.
Calmi.
Certi.
La lingua scese, dal collo, sul seno, sui capezzoli, scese sul ventre fino all’ombelico.
Poi due dita in bocca, ed inizio la penetrazione, cruda, fredda. L’uomo era in estasi, sembrava stesse recitando qualche sermone. Il ritmo era altalenante. Alla fine anche il parroco godettè, ma non dentro di lei, sul suo ventre come se volesse che lei vedesse il suo seme su di lei.
Quando la girarono, quando la piegarono, quando la bocca venne guidata senza delicatezza,
Anna non oppose resistenza.
Inizio a leccare, a succhiare, tutti i membri che le mettevano davanti, arrivò il primo getto, che le coprì un occhio, facendoglielo tenere leggermente chiuso, il viso inizio a diventare una maschera, tra trucco sfatto e sperma, sui volti degli uomini si creò un ghigno di approvazione. Lei si sentiva svuotata, in armonia con quello che stava facendo. Li iniziarono a riempirle la bocca di seme, guidandola a deglutire, Anna lo fece, guardandoli negli occhi, gli uomini rispondevano con soddisfazione.

Il corpo aveva ormai imparato la regola:
rispondere rende tutto più breve.
Ogni uomo prendeva.
Nessuno restituiva.
Eppure, il corpo continuava a reagire.
A inarcarsi.
A cercare aria.
È perfetta, pensò Rossi.
Non chiede nulla.
Quando tutto finì, non ci fu conclusione.
Non ci fu scarico.
Semplicemente smisero di usarla.
Anna rimase dov’era.
Il corpo aperto.
Il respiro irregolare.
Il collare caldo sulla pelle.
Nessuno la guardava più.
Era già passato oltre.
Quando la sciolsero, lo fecero con la stessa cura impersonale con cui l’avevano legata.
La donna la prese per il braccio.
La condusse via.
Nella stanza, lo specchio l’aspettava.
Anna si guardò.
Vide i segni.
Vide la stanchezza.
Vide qualcosa di nuovo.
Non vergogna.
Non rabbia.
Una calma bassa, pesante.
Come dopo una decisione irreversibile.
Capì, con una lucidità che le fece quasi paura,
che nessuno lì dentro le aveva tolto niente.
Avevano solo fatto emergere
quello che aveva passato anni a tenere chiuso.
E per la prima volta,
non doveva più fingere di essere intatta.

IrisFedigrafa

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