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Racconti Trans

Escort per un giorno

By 1 Gennaio 2026No Comments

Mi guardai allo specchio osservandomi bene. Erano già passati diversi mesi da quando avevo iniziato a prendere gli ormoni femminili e gli altri farmaci che bloccavano il testosterone. Mi era cresciuto il seno che ora si vedeva e i capezzoli mi facevano male, tutta la zona era indolenzita e sensibile.
Osservai ogni tratto del mio viso con profondità, negli ultimi tempi era divenuto una specie di rito mattutino nella speranza che all’improvviso durante la notte il mio corpo si fosse trasformato in una bellissima fanciulla.
Cominciai a guardarmi con altri occhi, di certo la mia carnagione bianca che per merito degli ormoni era diventata più luminosa mi aiutava enormemente e non avendo peraltro tratti somatici scolpiti con una accetta, un sapiente make-up riusciva benissimo a correggere qualche difettuccio.
Mi ero impratichita a truccarmi, ricordo le mille prove che avevo fatto davanti lo specchio e di certo la mano che prima era tremolante ora aveva dei movimenti fluidi. La cosa più difficile per me era la matita per gli occhi che invece ora riuscivo a metterla esattamente dove volevo.
Sentii bussare dietro la porta del bagno: “Sandro ma hai finto in bagno”? chiese dall’altra parte della porta mia madre.
“Si mamma ora te lo lascio libero, ancora un momentino” risposi.
Uscii dal bagno e lasciai entrare mia madre dandole il buongiorno e me ne tornai nella mia stanza che era diventato il mio rifugio da mesi.
Davanti lo specchio mi vestii con il solito abbigliamento gender, dovevo sbrigarmi perché avevo una seduta con il laser per il trattamento della barba. Ogni volta che ritornavo avevo la faccia gonfia, rossa e dolorante per il trattamento estetico subìto mentre per le cosce e i piedi ci pensavo io dato che avevo pochi peli.
Quando tornai dal centro estetico ero in condizioni pietose, avevo gli occhi umidi per il dolore e una lacrima che asciugai con il dorso interno della mano, che scivolò dall’occhio. Ma non volevo far vedere a mia madre che avevo pianto per il dolore perché sarebbero rinati i discorsi precedenti dove per mesi la casa era diventata un inferno, proprio durante la stesura della relazione di genere contenente tutti i test, per via della mia decisione di effettuare la transizione di genere.
Ero stata irremovibile e, per quanto fossero stati articolati i discorsi di chi doveva persuadermi a non effettuare tale passo, non cedetti nemmeno di un millimetro in quanto non era una mera fissazione mentale ma era una pulsione interna irresistibile che nasceva dal mio essere più profondo. Volevo essere una donna a tutti i costi. Volevo essere finalmente me stessa: Sandra!
I giorni passavano e riempivano le settimane che a loro volta riempivano i mesi. Passai questo tempo con lo smart working per lavorare, le visite dall’estetista e dall’endocrinologa, ma un bel mattino guardandomi meglio in viso notai che anche da vicino il mio viso si era femminilizzato molto. Camminando per strada le persone che incrociavo mi squadravano insistentemente forse non riuscendo a capire subito se ero maschio o femmina e ciò succedeva perché ancora non mi truccavo.
Andando avanti con la terapia sostitutiva mi accorsi che il mio corpo era diventato più armonioso, più femminile e molto sensibile e il mio sguardo ora si soffermava sui pacchi dei ragazzi, giacché ancora non avevo avuto rapporti sessuali con loro. Prima della cura avevo avuto degli approcci verso le donne ma non avevo goduto così tanto per come sentivo in giro. Il problema era mentale.
Ogni tanto a letto mi accarezzavo i capezzoli e il tocco mi faceva piacere, diventavano irti e duri e il piacere aumentava, la mia mente fantasticava di una bocca che li avrebbe morsi e succhiati regalandomi sensazioni voluttuose. Ma anche il resto del corpo all’infuori del mio pisello che rimpiccioliva sempre più, era eccitato. Da quando indossavo il perizoma sentivo un piacere doppio nell’indossare i jeans stretti come una seconda pelle e il filo in mezzo alle mie chiappe chiare. Ormai non lo sentivo più, mi ci ero abituata, le prime volte controllavo se l’avevo perso in mezzo ma mi accorsi che stava invece fermo. Durante i lavaggi mattutini, quando facevo il bidet riuscivo a inserire un dito dentro il buco del culo e sentivo una gran piacere, tanto che anche il mio misero pisello avvertiva qualcosa. Il mio buchetto morbido rilasciava in cambio pensieri di sesso e lussuria sfrenata. Già il sesso. Cominciai a pensarci sempre più spesso. La gente appena avrebbe saputo che era una trans avrebbe pensato a chissà quanti cazzi avevo già preso in bocca e nel culo invece nemmeno uno.
Non mi sembrava normale. Decisi che forse era il momento di cambiare, almeno di provarci ma avevo ancora molti scrupoli mentali che dovevo superare.
“Come mai sei così pensierosa”? mi chiese mia madre.
Stavo sorseggiando il mio caffè amaro, alzai gli occhi e incontrai quelli di mia madre. Non erano come spesso accadeva occhi inquisitori e critici ma erano occhi benevoli.
“Non saprei sai? Sembra un periodo così, in attesa di completarsi perché che si vede da fuori? Chiesi a mia madre che nel frattempo si era versata un’altra tazza.
“Credo sia ora che tu ti vesta in maniera più femminile” mi disse.
La guardai per scrutare il suo volto. Mi prendeva in giro? Diceva sul serio? Cercavo una smorfia che mi indicasse una qualche critica, ma non ne trovai alcuna.
“Dici”?
“Guardandoti meglio in volto sei cambiato, magari trovo pure rassomiglianze con la zia Maria! e ti farebbe bene anche uscire ovviamente con abiti appropriati, anzi decisamente femminili, ti pare che non me ne sono accorta che ti è cresciuto il seno? È normale visto che in famiglia abbiamo tutte il seno grosso come mia madre, tua nonna”.
“E dopo che avrò messo gli abiti femminili poi tu mi chiamerai Sandra”?
Mia madre abbassò lo sguardo, “mi ci devo ancora abituare”, rispose. Poi rialzando lo sguardo, “si però questa volta invece di ordinare su internet i vestiti andiamo questa volta a provarli direttamente senza che ti misuri con il metro giornalmente e fare i calcoli su quale taglia indossi”.
Sorrisi. Avevo nel comodino un metro da sarta e giornalmente mi misuravo il seno, il sottoseno e la vita, misure che riportavo poi in una scheda e da li ricalcolavo con tabelle di riferimento annotando la taglia di sotto e la taglia di reggiseno a cui ero pervenuta. Queste cose le tenevo per me. Non ero giovincella e non volevo apparire infantile.
L’indomani appena sveglia andai alla finestra per vedere che tempo faceva. Era sul finire di settembre e iniziava già qualche avvisaglia autunnale e qualche goccia. Pensai che era meglio, la gente avrebbe guardato dove mettere i piedi anziché guardare me in viso.
Mi fiondai in bagno, mia madre ancora dormiva nella sua stanza, mi controllai centimetro per centimetro la pelle per non farmi sfuggire qualche pelo biondo ancora irto e mi preparai con cura. Maledetta barba, ancora ne trovavo quasi fosse ancorata nella pelle e malgrado cicli e cicli di trattamento dolorosi, era diventata per me odiosa e mi ricordava in un corpo che cambiava una vestigia del passato.
Quando rientrai in camera mia madre stava preparando il caffè e la colazione, mi misi davanti lo specchio, pensando a cosa mettere. Gonna o jeans? O forse era meglio mettersi in tuta? Forse la tuta mi avrebbe offerto più libertà di movimento per poterli togliere e indossare più velocemente.
Feci colazione con mia madre, “sei pronto”? mi chiese.
“Casomai sarei pronta e non pronto”, – feci io- “fra poco vado in camera e mi vesto” risposi.
“Sandro”! mi voltai verso mia madre. “Ci si trucca prima di vestirsi…in modo da evitare di sporcarsi”.
“Ok” feci io.
Davanti allo specchio indossai una tuta e sotto avendo già un po’ di seno che tra l’altro non potevo toccare perché sensibilissimo misi un reggiseno imbottito e scarpe da ginnastica. Tornai in bagno e mi truccai leggermente senza esagerare legando i capelli con un elastico e misi degli occhiali leggermente sfumati.
Aspettai diversi minuti, il tempo necessario affinché mia madre si preparasse e finalmente fummo fuori.
La giornata leggermente ventosa e fresca era perfetta per sfruttare il tepore dentro i locali del centro vestiti che era leggermente più lontano e quindi faceva al caso mio. Entrammo e ci guardammo in giro. Come pensavo non c’era affatto folla ma solo qualche persona che girovagava tra i reparti.
Ci dedicammo subito alla ricerca di vestiti, passai tra i vestiti cercando colori e fantasie che io avrei potuto portare senza apparire ridicola.
Quando la sedia fu piena di vestiti andammo nei camerini per la prova. Questo si, questo no, questo una misura più piccola, questo una misura più grande, questo non mi piace guardandomi allo specchio pensavo meglio e questo invece è carino. Perdemmo più di tre quarti d’ora per le prove ma alla fine riuscii ad acquistare quello che serviva per poter uscire.
Passammo pure ad acquistare qualche trucco e la compagnia di mia madre mi fece piacere perché potevo osservare meglio senza che qualcuno accanto mi giudicasse.
Tornammo a casa che il tempo peggiorò e dovemmo affrettare il passo ma in cuor mio ero contenta avevo rotto un tabù’ e finalmente non vedevo l’ora di indossare i vestiti!
I giorni passavano e i cambiamenti prima accennati divennero sempre più pronunciati, la pelle era divenuta più eterea, anche la pipì aveva un odore nuovo più muschiato, i capelli divennero più folti e lunghi, i tempi in cui cresceva la barba si allungavano sempre più, anche il corpo si era snellito, i piedi si erano sfilati e le scarpe che mettevo prima erano divenute all’improvviso grandi, anche il viso era molto assottigliato e più femminile, tutti questi cambiamenti mi fecero decidere che era arrivato il momento di uscire da sola vestita e truccata da donna.
Così mentre passavano i giorni mi feci un piano mentale per organizzarmi ma mi osservai anche a guardare sul cellulare i trailer di video porno dove apprezzavo sempre più guardare il cazzo dei maschi in tiro, maschi che trombavano alla grande femmine in calore o che sodomizzavano senza ritegno fanciulle timide facendole gridare dal piacere, a tutto ciò non potevo restare inerme senza un generale turbamento sorprendendomi a pensare di come sarebbe stato prenderlo in bocca oppure di trovarselo ben piantato dentro il culo. Avrei sentito dolore? Mi sarebbe piaciuto? Tutti questi interrogativi si facevano sentire in maniera massiccia tale che divennero vere e proprie fissazioni.
Non ne potevo proprio più. I pensieri del cazzo maschile mi accompagnavano durante le mie uscite e, anche quando andavo sola nel centro commerciale a comprare qualcosa di abbigliamento guardavo le patte dei maschi ma sempre attraverso le lenti sfumate degli occhiali.
Dopo circa un mese, la transizione proseguiva senza sosta e con ottimi risultati, uscivo tranquillamente nei mei veri panni e mia madre ogni tanto mi chiamava per il mio vero nome: Enza; acquistai fiducia in me stessa e non notai più le occhiate delle persone che incrociavano i miei occhi. Poi all’improvviso realizzai che i tempi erano maturi per una prova, per una prova a sfondo sessuale. Ma come gestirla? Iscriversi in una chat per incontri dichiarando che ero trans? E tutti i maschi non sarebbero venuti dietro per sfondarmi il culo come una gatta che viene inseguita da dieci gatti?
Scartai l’idea, ma anche quella della chat normale perché io volevo essere messa alla prova ma tecnicamente senza coinvolgimenti romantici o tossici, forse se mi rivolgevo a qualcuno che faceva questo mestiere avrei pagato e basta. Avrei avuto il cazzo senza coinvolgimenti. Questa idea mi piacque molto e cercai su internet su questi canali alla ricerca di una trans con un cazzo che avrei visto ben in foto.
Alla fine della ricerca trovai tre candidati che potevano servire per l’occasione. Lessi le info per tutti e tre tutte corredate con ampie foto da tutti i lati fino a quando trovai quella che per me rappresentava la trans ideale per mettermi alla prova: bellina in viso, non troppo grande di età, femminile ma con cazzo reattivo e appetibile per me che ero alle prime armi.
Dovevo ora, capire quando andarci o captare il momento migliore per assentarmi senza dare troppo nell’occhio in modo da farmi preparare le cose con calma. Odiavo fare tutto di corsa era come se non mi godessi il momento e io me lo volevo gustare bene questo momento con piena consapevolezza.
L’occasione venne perché mia madre usciva per andare a trovare i nipoti e quindi avrei avuto casa libera e libertà di movimento. Volevo assolutamente rompere la mia fissazione sul cazzo e fare un passo avanti nella mia transizione verso la mia femminilità intima, ne avevo assolutamente bisogno, desideravo sentire il cazzo nelle mie mani, annusarlo e forse anche di leccarlo come avevo visto fare in quei video porno. Volevo essere l’attrice di quelle immagini così lussuriose che mi facevano venire i brividi.
Venne il giorno in cui mia madre andò dai suoi nipoti e finalmente avevo casa libera, mi fiondai in bagno e mi preparai con cura, andai nell’armadio della mia stanza a scegliere il vestito adatto per l’occasione. Scelsi un abito corto a fiori semplice che mi arrivava quasi alle ginocchia e che davanti lo specchio mi faceva una ottima impressione. Dovevo aspettare trepidamente per il pomeriggio magari sul tardino. Andai nel letto col cellulare in mano ansiosa ma anche curiosa, ancora sapevo troppo poco su di me, come Enza avevo ancora un mondo da scoprire. Passai del tempo sui soliti film porno che potei guardare dal cellulare e stranamente mi addormentai svegliandomi nel pomeriggio.
Illanguidita dalla pennichella cominciai a vestirmi con l’abito che avevo preso poco prima, non senza aver prima avuto il piacere di indossare un perizoma di pizzo nero trasparente che trovavo delizioso e che avevo ordinato su internet. I primi tempi che cambiai intimo scegliendo quello femminile mi sembrava fastidioso il lembo di tessuto che scompariva tra i glutei. Con la transizione però anche mio tatto era cambiato, la mia pelle era diventata sensibilissima e sentivo “di più” i tessuti, e quelli femminili erano decisamente molto più morbidi e gradevoli, ed ora mi ero abituata “a sentire” con la pelle i vestiti che indossavo e il lembo non lo sentivo più ma mi faceva sentire molto più femminile.
Cercai le espadrillas alte che avevo comprato e mi rimirai allo specchio. Andai in bagno e mi truccai, mi ci volle altri venti minuti per truccarmi, facendo attenzione agli occhi. Avevo gli occhi azzurri e cercai qualcosa per evidenziare l’azzurro e misi una matita bronzo e infine il rossetto color corallo che aggiungeva un tocco davvero delizioso. Mi guardai allo specchio e mi vidi come volevo, mi piacevo, mi piacevo tutta, me stessa, il vestito a fiori, le scarpe alte, le mie mani con lo smalto vermiglio, i miei braccialetti e i miei orecchini penduli con pietra del quarzo rosa.
Mi ridestai dalla mia immagine riflessa come in un impulso che proveniva dal mio essere profondo mi sentii pronta per affrontare l’ignoto solo con le mie armi e con il corpo che volevo attrezzata di tutto punto per conoscere il mondo.
A grandi passi andai in camera a cercare il cellulare, lo presi e direttamente feci il numero della escort che avevo scelto.
Enza: “ciao! Ti ho vista su internet ma quant’è la prestazione?
Escort:” ciao tesoro, la prestazione ti viene 100,00 euro e poi dipende da quello che vuoi tu.
Enza:” va bene e sei libera ora?
Escort: “si a che ora vuoi venire”?
Enza:” tra mezzora ti va bene”?
Escort:” va bene ti aspetto allora, lo sai dove mi trovo vero? Comunque appena sei sotto il portone chiamami che ti apro”.
Enza:” a fra poco allora”. Chiusi la telefonata e mi sedetti sul letto. Avevo il cuore che faceva un tamtam quasi volesse scoppiarmi dentro il petto. Cercai di calmarmi, un passo era stata fatto. Pensai di ritirami ma avevo fame “di cazzo” ero determinata ad andare avanti, qualcosa in me, la parte mia più femminile ed indisciplinata non era disposta a scendere a compromessi su questa questione.
Tornai allo specchio e cercai guardandomi di trovare qualche anomalia, non ne trovai alcuna, presi la borsa e indossai gli occhiali sfumati. Nessuno guardandomi avrebbe trovato da ridere sul mio aspetto femminile.
Uscì di casa tranquilla senza affrettarmi e mi diressi verso la macchina. Mi sistemai il sedile e i pedali per abituarmi a guidare con le scarpe alte. Accesi il motore e mi avviai.
Guidai rilassata, la mia mente era applicata non stava fantasticando, guardava attentamente la strada, feci un giro largo per andare a posteggiare in una strada vicino la piazza dove avrei potuto posteggiare con una certa facilità. Lo trovai e mi infilai. Poche persone distratte camminavano lungo la strada e rimasi in macchina qualche minuto guardando l’orologio, c’era ancora luce di pomeriggio e gli ultimi raggi di sole sbattevano nei palazzi producendo una atmosfera dorata.
Uscii dalla macchina con la borsa e cominciai a risalire la strada fermandomi davanti le vetrine come avrebbe fatto qualunque donna alle prese con gli sconti, feci all’inizio attenzione alle persone che venivano verso di me, poche per la verità, che incrociavano il mio sguardo seppur filtrato dalle lenti sfumate, nessuna si girò o insistette nell’osservarmi, tutte erano impegnate con il loro dialogo interiore oppure a guardare le vetrine dei negozi. Poco alla volta raggiunsi il palazzo e facendo finta di guardare una vetrina di giacche estive con gli ultimi irriducibili sconti di fine stagione chiamai l’escort. Non rispose. Attesi qualche minuto. Riprovai: questa volta rispose, la sua voce risuonò, dissi che avevo chiamato prima e che lei mi aspettava per l’orario fissato.
Escort:” dove ti trovi”?
Risposi che ero davanti la vetrina del negozio di abbigliamento.
Escort:” ok, girati su te stesso e vedrai una stradina piccola e stretta, la prendi e ti fermi al numero 38 e io ti apro”.
Così feci, mi posizionai esattamente dove mi aveva detto la escort e attesi che qualcosa succedesse. Mentre la mia mente fantasticava sui nomi presenti del citofono, un suono elettrico aprì il portone, lo aprii, era pesante, entrai in una sala grande appena rischiarata da una luce fioca, davanti a me una enorme scala polverosa di marmo grigio, come tutto del resto, poi sentii una cerniera di porta che si apriva, una porticina di ferro di color verde, che mi invitava ad entrare. Mi fermai un attimo poi senza pensarci oltrepassai la soglia e la porta si richiuse dietro di me. La vidi e ci squadrammo. Lei aveva un viso grazioso. Mi guardava con aria di curiosità.
Enza: “ciao io sono Enza, – le sorrisi- e allungai la mano per stringerla.
Escort: “ciao! Io sono Yara, – mi strinse a sua volta la mano -, ma tu sei una donna, che ci fai qui”?
Enza:” Sono qui per conoscere alcuni aspetti di me”, -risposi senza pensarci-, e poi non sono proprio donna al 100% – dissi togliendomi gli occhiali “
Yara:”sei come me”? si avvicinò proprio davanti il mio viso, osservandomi scrupolosamente.
Enza: “si sto facendo la transizione e sono in cura ormonale, ma avevo la curiosità e non sapendo gestirla davanti ad un maschio ho deciso di incontrarti”.
Yara: “stai venendo su bene” disse ridacchiando un poco e portandosi la mano verso la bocca.
La guardai bene, era con i capelli castani leggermente più alta di me, in viso era femminile, ben truccata, i suoi lineamenti tradivano le origini colombiane o brasiliane, era in intimo canna di zucchero, il reggiseno in pizzo copriva un discreto seno mentre la mutanda sempre in pizzo copriva un bozzo davanti, nell’insieme era gradevole. Mi fece entrare in una stanza non troppo grande nel quale troneggiava un letto in legno moderno e un armadio con specchio davanti. La televisione messa in angolo, chiudeva la parete la presenza di un mobile in basso dove era poggiato il suo cellulare, una lampada accesa, una bottiglia di olio per la pelle di una nota marca, un rotolo di carta bianca, delle salviettine umide, dei profilattici con la confezione blu.
Yara si misi a sedere sul letto, le guardai le scarpe alte e i piedi formosi laccati da un rosso deciso. Mi guardò e mi invitò a sedermi accanto a lei.
Yara:” Allora come ti chiami mi pare che tu l’abbia detto ma non lo ricordo più” -osservando il mio viso -.
Enza: “mi chiamo Enza” il vestito si era alzato scoprendo le mie gambe.
Yara: “bene Enza – parlava un discreto italiano segno che era stata molto tempo in Italia, almeno lo supponevo-, che vuoi fare”?
Allungai una mano per toccarla, lisciandole la coscia risalendo fino al reggiseno, Yara si lasciò toccare tranquillamente, la mano poi scese decisamente verso il basso fino ad incontrare il suo bozzo. Era pieno e prendeva tutto il davanti. Il suo cazzo prese vigore e uscì dal bordo superiore della mutanda di pizzo, presi con le dita nella maniera più delicata possibile questa parte che usciva e le domandai come faceva a nascondere il suo membro. La sua risposta fu che lei non nascondeva proprio nulla, mi lasciò un attimo pensierosa. Yara davanti a me con le mani poggiate lateralmente sul letto si faceva toccare il prepuzio morbido e scuro.
Yara: “lo vuoi toccare”? mi chiese ammiccando e sorridendomi.
Enza: “sì! Lo voglio proprio toccare”.
Yara allora con un movimento veloce abbassò la mutandina e il suo cazzo saltellò fuori già abbastanza lungo.
Era scuro e mezzo scappellato, lo presi con la mano, ne tastai la consistenza e feci scendere tutta la pelle lasciando la cappella violacea di fuori. Si ingrossava sempre più, lo menai leggermente.
Yara: “ti piace? – visibilmente compiaciuta del suo attrezzo in tiro- perché non lo assaggi e vedi che sapore ha”?
Non dissi nulla assorta com’ero con il cazzo caldo di Yara in mano, mi avvicinai con il busto e arrivai proprio con la cappella ad un centimetro dalle mie labbra, potevo guardare da vicino la grossa cappella violacea, era invitante, aprii leggermente la bocca e con la punta della lingua leccai la cappella lasciando una scia traslucida sulla parte dove la saliva aveva inumidito quella parte.
Yara: “su non essere timida, siamo tra donne” disse ridacchiando un poco.
Colsi l’ironia e per un attimo mi fermai e le sorrisi dolcemente.
Le mani di Yara si mossero, una si prese il cazzo con le mani tirandosi tutta la pelle a sé dove la cappella si ergeva prontamente verso l’alto, mentre l’altra mano mi accarezzava la guancia.
Yara: “che pelle morbida che hai” disse.
Avvicinò decisamente la cappella verso la mia bocca semi chiusa e poi con un movimento dell’altra mano spinse la mia testa verso il suo cazzo facendo entrare tutto dentro la mia bocca. Alzò gli occhi al cielo.
Avevo finalmente un cazzo pieno in bocca e cominciai a succhiarlo e a inumidirlo con la lingua, a Yara sfuggì un gridolino di piacere, spingendomi a far di più. Lo tolsi dalla bocca leccando tutto il suo prepuzio poi lo feci scomparire dentro la mia bocca e cominciai a pomparlo con affondi fino a farlo scomparire tutto dentro la mia bocca. Ero concentrata a leccare quel cazzo cercando di ricordare qualche film porno per poterla emulare ma non c’è fu bisogno, i sospiri e i gemiti che venivano da Yara mi gratificano del lavoro che stavo facendo, riuscì a leccarlo guardandola negli occhi e lappare per bene tutta la cappella baciandola e leccando le pareti.
Yara: “leccami le palle” fece lei con voce roca dal piacere che stava ricevendo.
Mi abbassai leggermente e scendendo con la lingua dal prepuzio fino a giù non mi fermai e scesi verso le sue palle gonfie, le presi in bocca succhiandole e questa volta Yara alzò la testa portandosela all’indietro per il piacere, mentre una sua mano si era posizionata sulla mia coscia nuda e penetrando sotto il vestito mi accarezzava sopra le mutandine quello che era rimasto del mio uccello.
Forse per riprendersi un po’ Yara mi tolse il suo cazzo dalla bocca e mi chiese di spogliarmi cosa che feci in un attimo, mi liberai del vestito e rimasi in reggiseno e perizoma. Mi guardò il seno e poi diede una occhiata sotto.
Yara: “spogliati tutta Enza”.
Tolsi allora il perizoma e il reggiseno rimanendo nuda davanti a lei.
Mi accarezzo il cazzo tirandolo con i polpastrelli dell’indice e del pollice. Poi mi tastò il seno palpandolo delicatamente avvicinò la bocca e mi succhiò il capezzolo e sentii una ondata di piacere tanto che il capezzolo aumento di spessore. Mi fece girare e mi toccò il buco del culo lisciandolo con le dita. Io ero sopra il letto a quattro zampe. Lei in piedi vicino col il cazzo in mano. Mentre cercavo di avvicinarmi al suo cazzo mi tastava con interesse il culo e prese la bottiglietta di olio versandone un po’ sulle dita. Raggiunsi il suo cazzo con la bocca e lo infilai nuovamente in bocca facendo alcuni affondi mentre Yara era riuscita con l’aiuto dell’olio a penetrarmi con un dito il buchino del culo.
Mi piacque, spinsi il culo verso il suo dito. Era una situazione particolare avere per me un cazzo intero in bocca e un dito dentro il culo. Cominciai a sentire un languore e un piacere in tutto il corpo, mi tenni sulla sua anca e presi ritmo nel pompargli il cazzo, mi fermò e cominciò a colpi di bacino a scoparmi la bocca sempre col suo dito dentro il culo. Ci eccitammo, mi cominciò a darmi della troia e lo trovai eccitante, le dissi che avrei potuto fare di meglio, al che Yara eccitata mi prese dalle anche portandomi nel lato del letto e con le mani mi spinse a inarcare il culo, si fermò e cominciò rompendo una confezione di un profilattico, lo aprì estrasse il condom e se lo puntò sul prepuzio facendolo srotolare fino alla sua base poi si posizionò dietro di me puntando sul mio buco del culo. Sentivo una pressione enorme, ma mi immaginavo che avrei gridato per averlo sentito nel culo, aspettai trepidante, la sentivo spingere ma io in realtà non sentii proprio nulla, dopo qualche minuto si tolse di getto e si mise sopra il letto con cazzo svettante. Mi chiese di impalarmi sul suo cazzo. Io andai sopra di lei e cercai di infilarlo ma proprio quando avevo cominciato a spingere improvvisamente il mio cazzetto si impenno lo carezzò con le dita e venni sulla sua mano.
Avevo fallito, mestamente mi tolsi dal letto e con le salviettine umide mi stavo pulendo, mi diedi della cretina, era un fatto imprevisto questo. Yara mi diede dei tovaglioli presi dal rotolone che teneva lì vicino. Mentre pulivo il mio cazzetto Yara ricevette una chiamata da un cliente, chiuse subito e mi disse se potevo aspettare dall’altra parte, mi prese per la mano e mi diede il tempo solo di prendere i vestiti, le scarpe e la mia borsa e mi accompagnò nel suo bagno, dove mi indico il bidet per potermi sciacquare. Apprezzai tantissimo il gesto nel frattempo lei scappò per ricevere l’altro cliente.
Mi lavai con l’acqua calda con molta lentezza. Ripensai a quello che era successo, non avevo sentito nulla e non so se Yara vedendomi stretta non aveva voluto forzare il suo cazzo nel mio buchino. Finalmente mi rivestii ed ero quasi pronta. Mi sentii chiamare e tornai nella stanza, era Yara che mi chiamava dalla stanza dove ero stata ricevuta. Entrai senza chiedere permesso ma mi accorsi che c’era ancora il cliente, mi fermai a guardarli. Yara era sopra il letto quasi seduta a ridosso della sponda con un piede disteso sul letto e l’altro invece era poggiato per terra, il cliente, un uomo giovane abbastanza robusto era sopra di lei e si stava impalando il cazzone di Yara che con movimenti del bacino se lo stava inculando alla grande. L’uomo aveva il cazzo di Yara dentro il culo ma il suo cazzo svettava teso – direi piuttosto abbondante -, e ballava sopra il cazzo di Yara.
Yara: “Vieni Enza- il cliente mi guardava con occhi piccoli e pieni di bramosia, non mi salutò nemmeno e non era per niente a disagio della mia presenza – succhiagli il cazzo! Facciamo una cosa a tre!”.
Rimasi interdetta per la richiesta, ma guardai il cazzo bello teso del cliente e mi eccitai. Buttai la borsa sulla poltroncina, mi avvicinai a loro e presi in mano il cazzo del cliente bollente e cominciai a menarlo scappellandolo tutto e liberando la cappella tirata al massimo per l’eccitazione, avvicinai la bocca e iniziai a succhiarlo e leccarlo tra i sospiri e i gemiti rumorosi del cliente. I miei colpi di lingua sulla cappella e le mie leccate per tutta l’asta fino a ingollarlo tutto dentro la bocca a succhiarlo fecero infoiare il cliente che gemeva sotto i colpi di Yara, trovai tutto ciò molto eccitante.
L’uomo si teneva nelle braccia muscolose di Yara e si godeva questa doppia posizione. Aveva il capo reclinato e gemeva ad alta voce, chiaramente stava godendo. Cominciai a tormentargli il cazzo con affondi fino a toccare con le labbra la sua pancia, l’uomo si ridestò e portò nuovamente dritta la testa e aprii gli occhi guardandomi, io avevo il suo cazzo tutto dentro la bocca, lo uscii tutto dalla bocca e mi leccai platealmente il labbro superiore e poi diedi delle leccate sulla cappella come se volessi lucidarla. L’uomo cominciò a gridare, “siii continua troia, succhi benissimo, hai la bocca da gran pompinara nata!, sì sì, sì continua troia! Sei fatta apposta per fare pompini!”. Apostrofata in questa maniera così volgare e diretta rimasi un attimo interdetta ma continuai a tenergli il cazzo imprigionato tra le mie gote.
Cliente: “ti voglio! Mi fai ingrifare! Voglio farti il culo”, si girò verso Yara il quale era alle prese con il profilattico che lei chiamava gommino, l’uomo si tolse dalla sua posizione e ora poggiava i piedi per terra con il suo cazzo che era tutto grosso e tirato come una freccia pronta per essere scoccata. Si fece dare da Yara un “gommino” e lo indossò rapidamente.
Cliente: “vieni qua troia!” mi prese dalle anche e con forza mi fece salire a quattro zampe sopra il letto, alzò il vestito fino a scoprire il culo e con la mano sinistra abbassò con violenza il perizoma che mi trovai tra le mie ginocchia, mi fece spostare più avanti e salì sul letto poi si posizionò sopra il mio culo e si abbassò proprio sopra di me, sentii che cercava con la cappella il mio buchino che trovò e cominciò a spingere fortemente. Io sentivo una grande pressione sul culo, lo sentii davvero infuocato e eccitato. Spinse ma oltre ad allargare il buco non riusciva a scendere.
Cliente:” minchia che è stretta!” – borbottò rumorosamente – ma te lo rompo lo stesso il culo, troia!”.
Cliente: “Hai qualcosa, che so un po’ di crema” – disse a Yara la quale prese la bottiglietta dell’olio per la pelle e gliela porse.
Mi sentivo il culo inumidito perché aveva infilato il suo dito tutto dentro il culo, si pulii sulle sue cosce e sulla mia anca, e si abbassò nuovamente a provare. La cappella riuscì ad entrare facilitata dall’unto dell’olio, si mise perpendicolare e spinse. Un rumore forte di qualcosa che si dischiudeva ruppe il silenzio.
Cliente: “sììììììììì finalmente ti ho rotto il culo” -gridò trionfante il cliente.
Sentivo un peso enorme dentro il culo, mi bruciava, eh si! il culo me l’aveva rotto sul serio nulla a che vedere con quanto aveva fatto Yara. L’uomo si era posizionato e stantuffava con una certa energia sbattendomi il cazzo che ora entrava agevolmente fino a sbattere le palle sui miei glutei. Il bruciore che avevo era compensato dal sentire un nuovo piacere ogni qualvolta entrava dentro il buco, tant’è che anche il mio cazzetto si mise leggermente in tiro, ma l’uomo ora con movimenti rotatori del bacino cercava ancor di più di allargare le pareti poi lo infilava fino in fondo trattenendolo per svariati secondi e questo lo eseguì più volte non senza piena eccitazione da parte mia di essere presa dall’uomo in maniera così passionale e di sentirmi piena, di sentirmi donna fino in fondo, allargai le gambe e inarcai ancor di più il culo per agevolarlo. Se non ci fosse stato il bruciore, sarei stata molto più attenta al piacere che i colpi di cazzo mi davano come se mi scopasse la fica.
Nel frattempo Yara – che era accanto a me – pure lei eccitata da quello che vedeva si smanettava furiosamente la cappella allungandola con i polpastrelli delle dita, venne sopra il letto davanti a me e mi mise in bocca il suo uccello che stava riacquistando vigore e iniziai a succhiargli il cazzo sotto le spinte del cliente.
I colpi aumentarono di intensità, le sue parti interne delle cosce che gli davano la spinta sbattevano fortemente sui miei glutei, ansimava e gemeva, chiaramente non era comodo in quella posizione sopra il letto e poggiato sul mio culo ma i gorgheggi boccali e le spinte mostravano che era in pieno godimento quasi pronto per schizzare il suo orgasmo.
La spinta finale del suo cazzo spinto tutto dentro il mio culo e un grugnito quasi animalesco mi fece capire che il cliente aveva sborrato tutto il suo orgasmo dentro il “gommino”. Tolse il cazzo dal mio culo con un rumore di qualcosa che si stappava mentre avevo ancora in bocca il cazzo di Yara, aumentai il ritmo e strinsi le labbra sulla cappella grossa e con mia sorpresa Yara mi sborrò tutto direttamente in bocca ed io mi ritrovai a inghiottire tutta quel prezioso liquido. Il cliente prese i tovaglioli e si tolse il “gommino” pieno di sborra riversandolo sulla carta. Yara scese dal letto col cazzo pulito dalla mia lingua.
Ci alzammo tutti e mentre il cliente si rivestiva senza una parola guardato a vista da Yara, andai nuovamente nel bagno dove ero stata precedentemente e immediatamente cercai il bidet e per cercare con l’acqua tiepida di alleviare il bruciore dentro il culo.
Dopo svariati minuti arrivò pure Yara, chiedendomi se mi bruciava ancora, alla mia risposta affermativa scomparve dal bagno per ritornare con un tubetto in mano e mentre mi asciugavo mi fece voltare, mi stava delicatamente passando della crema lenitiva sul mio ano ancora in fiamme. Apprezzai tantissimo quel gesto e le sorrisi dolcemente, in fondo, -pensai- eravamo colleghe!
Mi stavo rivestendo quando suonò nuovamente il cellulare e Yara rispose dando delle informazioni, ma ero con il vestito un po’ stropicciato ma senza mutande, mi recai alla svelta per cercare il mio perizoma finito chissà dove. Feci in tempo a metterlo, uno volta trovato facendo acrobazie per poterlo indossare con le scarpe ai piedi che entrò nella stanza un giovane che poteva avere massimo 21/22 anni, capelli e occhi neri, con camicia a fantasia e pantalone bianco tutto ingioiellato di bracciale, collana e orologio suppongo d’oro, si tolse gli occhiali scuri e mi salutò calorosamente scoprendo i denti bianchi, mi porse la mano, risposi al suo saluto sorridendogli e stringendogli la mano in attesa di Yara.
Yara arrivò a grandi falcate sopra i tacchi con un vestito succinto nero che strideva col mio a fiori sorrise al giovane che si voltò a salutarla.
Yara: “ciao Tesoro, siamo due – schiacciandomi l’occhio-, che vuoi fare? Facciamo un bel trio”? – gli disse il prezzo.
Le parole di Yara “siamo due” mi tornavano in mente e non sapendo cosa dire o cosa fare me stetti zitta in attesa degli eventi.
Il ragazzo disse di chiamarsi Carlo e ci venne vicino e allungò le mani toccandoci per le nostre braccia.
Carlo:” mmmmmh ma siete due belle “scecche”, quasi quasi accetto la vostra proposta se mi fare divertire, – rise nuovamente, ci squadrò come un compratore che guardava la mercanzia esposta.
Yara:” vieni vicino a me Carlo e lo invitò a sedersi sopra il letto, dimmi un po’ ma ci trovi carine” sorrise verso di me.
Carlo:” si certo siete arrapanti – Yara appoggiò la mano nella coscia di lui, lui ricambiò mettendo la sua mano nella coscia di Yara, io ero in disparte ancora con il vestito addosso.
Yara: “quanti anni hai” gli chiese appoggiando la mano sul suo pacco.
Carlo:” ne ho 23” rispose – lasciando la mano di Yara esplorare il suo pacco.
Yara abbasso la zip del pantalone di Carlo e introdusse la mano tastando il cazzo di Carlo che nel frattempo si era sbottonato la camicia scoprendo un petto muscoloso e privo di peli.
Io mi misi sopra il letto ad aiutare Carlo a togliersi la camicia. Mi sorrise, riuscì a toglierla e la presi posandola sopra il mobile.
Yara aveva fatto alzare Carlo ed era inginocchiata sotto di lui che armeggiava sui suoi pantaloni, glieli scese con due strattoni e gli abbassò le mutande scoprendo ancora un cazzo a riposo.
Cercò di farlo allungare per metterselo in bocca, ci riuscì e fece delle tirate con la bocca ma il cazzo rimaneva così com’era. Carlo era diventato rosso in faccia poi sentì Yara dire che il suo cazzo non si alzava e si mise nuovamente in piedi. Ci fu un attimo di silenzio. Poi decisi di intervenire, lo abbracciai da dietro con molto dolcezza.
Enza: “su non ti preoccupare Carlo succede ogni tanto ma sono sicura che è un problema di ansia, rilassati – e gli lisciai le braccia – non siamo macchine ma siamo persone che devono essere messe a proprio agio”.
Carlo:” non capisco cosa succede” disse con gli occhi bassi. Lo abbraccia a mani piene, si lasciò abbracciare e rimase così, abbracciato a me, si strinse, ci guardammo negli occhi, gli stampai un bacio sulla guancia lasciandogli un po’ di rossetto, ci sorridemmo, poi vicini di bocca, mi diede un bacio stampato sulle labbra e mi lasciai baciare, non era un bacio sensuale, ma amichevole.
Eravamo proprio vicini, quasi bocca a bocca, gli dissi piano di rilassarsi con un tono molto dolce, percepii che si stava lentamente rilassando, spinse i suoi pettorali sul mio seno, lo tastò da sopra il vestito. Mi liberai del vestito e rimasi in perizoma e reggiseno. Tolsi il reggiseno scoprendo il seno, presi il suo capo e lo portai verso il capezzolo già indurito, lo succhiò a piena bocca facendomi venire i brividi, sentivo piacere nel sentirmi succhiata e lappata sul capezzolo sensibilissimo. La mia mano scese fino a trovare il suo cazzo ancora a riposo, lo presi in mano tirandolo un po’ e menandolo leggermente. Mi baciò anche l’altro capezzolo. Sospirai di piacere e lui gemette nel succhiarmi i capezzoli, sentii dalla mano che c’era attività sul suo cazzo che tirai con la mano per menarlo, si interruppe e per un momento i nostri occhi e le nostre bocche furono ad un centimetro. Mi diede un altro bacio a stampo poggiando le sue labbra sulle mie, ma io ero già eccitata e le sue labbra erano piacevolmente morbide, aprii la bocca ed infilai la mia lingua dentro la sua bocca. Il suo cazzo si indurì. Ci fermammo lo girai verso Yara mostrandole che il cazzo di Carlo si era indurito, Yara mi fece una smorfia e poi sorridendo si inginocchiò verso il suo cazzo, lo prese con la mano e cominciò a succhiarlo. Carlo dopo un sospiro dovuto al contatto del cazzo con la bocca di Yara si rigirò verso di me e continuammo a baciarci slinguandoci a vicenda, le mie mani pizzicarono delicatamente i suoi capezzoli, in un trio davvero eccitante. Toccai il culo liscio e muscoloso di Carlo, volle succhiarmi ancora i capezzoli e glieli porsi. Yara continuava a succhiarlo rumorosamente tanto da farmi venire l’acquolina in bocca e pure io volli succhiarlo, già inumidito dalla bocca di Yara, e feci vedere a Carlo quanto ero brava con la bocca e con la lingua ma mi fermò, l’eccitazione ero troppo e c’era il rischio che venisse.
Yara chiese a Carlo se voleva essere attivo oppure passivo, e lui rispose che era partito dall’idea di prenderlo nel suo buchino ma vedendomi gli aveva prodotto il desiderio di mettermelo dietro. Yara dopo averlo ascoltato mi guardò e gli feci un cenno con gli occhi, al che mi fecero spogliare tutta e mettere sopra il letto mi fecero mettere di taglio ossia a pancia in giù e poi solo col fianco che poggiava sul letto. Carlo venne dietro di me, si posizionò un po’ sotto e mi pianto il cazzo dietro il mio culo, Yara prese la bottiglietta dell’olio e con il dito mi entrò nel buchino, sentii un brivido, e poi fece indossare il profilattico a Carlo, il quale cominciò a puntare la sua cappella sul mio buco, si arrampicò su di me e aiutato da Yara lo sentii spingere aumentando la pressione sulla cappella per far cedere la mia rondella, la quale addolcita dall’olio a poco a poco la fece entrare dilatandosi tutta poi Carlo si aggiustò un po’ e tenendosi sulle mie spalle e alzandosi di qualche centimetro spinse fortemente, dischiudendo completamente il buco che si stappò con uno schioppo quasi idraulico: era entrato con tutto il cazzo dentro il mio culo.
Questa volta era diverso ma l’entrata di Carlo dietro di me mi eccitò oltremodo, avevo fitte di piacere ad ogni colpo di cazzo dentro il mio culo, cominciò a spingere forte con colpi precisi mentre io godevo ad occhi chiusi la mia parte più femminile si stava soddisfacendo con gemiti sempre più forti, anche Carlo gemeva e continuava a trombarmi con energia il culo, sentii una nuova pressione del letto, aprii gli occhi e capii che anche Yara si era messa dietro Carlo, il quale si fermò, lo sentii farfugliare delle parole incomprensibili, poi gridò, capii che Yara gli aveva messo dentro il suo di culo il suo bel cazzo. Le spinte di Yara fecero muovere perfino me che era la prima ad essere nel letto, Carlo non si lamentò più ma mi diede colpi più blandi quasi che le spinte di Yara spingessero anche il suo cazzo dentro il mio culo. Le spinte si fecero poderose, ci muovevamo tutti nel letto tra sospiri, gemiti e piccoli gridolini di piacere. Il mio piacere era all’apice e ero prossima all’orgasmo cosicché quando Carlo gridò che stava sborrando io ebbi un poderoso orgasmo dello sperma uscì dal mio cazzetto.
Yara si tolse da dietro a Carlo che si liberò e liberò pure me che avevo subito la pressione dei colpi di tutti e due. Presi della carta dal rotolone e mi pulii, e ne diedi qualcuno pure a Carlo.
Salutai a Carlo e ritornai in bagno a ripulirmi. Ormai il bagno di Yara lo conoscevo a memoria. Recuperai la borsa e cercai di riprendere un aspetto meno consumato.
Dopo venne Yara che mentre mi ritruccavo davanti lo specchio si lavava a cavalcioni sopra il bidet, ero quasi pronta mi fermai un attimo per capire se avevo messo tutto a posto. Il culo mi bruciava, ma non ci potevo far nulla. Mi guardai allo specchio e per me andavo bene così. Avevo un viso più vissuto ma l’esperienza prima fallimentare aveva girato la ruota della fortuna per me.
Tornai nella camera, pronta per salutare Yara, ci baciammo e la ringraziai per quello che aveva fatto per me, nell’auspicio magari di ritornarci a vedere una volta che sarebbe ritornata in città, poi venne vicino a me sorridendo e mi diede dei soldi. Strabuzzai gli occhi “e questi cosa sono”?
Yara: “questi soldi sono tuoi è la tua parte di “lavoro”! e rise.
Li presi e li contai, erano 180 euro. Yara mi chiuse la mano con i soldi: “ti serviranno”.
Ero tentata di lasciarglieli ma mi passò e li misi in borsa ringraziandola mi girai e uscii da quella casa.
Fuori era già sera, il traffico esplodeva nella via e le persone si affrettavano per la strada, ma il mio stato d’animo desiderava solo un po’ di silenzio per metabolizzare quanto era successo.
Tolsi gli occhiali sfumati di dosso e non mi preoccupai più degli sguardi delle altre persone, la mia andatura prima timorosa ora sfilava sicura di sé sui tacchi ondeggiando in maniera femminile.
Alma

Epilogo:
Yara non incontrò mai più Enza.
Enza, dopo l’esperienza con Yara, con determinazione affrettò i tempi dell’operazione e dopo 10 mesi effettuò la riassegnazione chirurgica ed ora vive in Svizzera lavorando per una multinazionale farmaceutica. I rapporti con i fratelli e le sorelle s’ interruppero definitivamente dopo il funerale della madre.
Note dell’autrice:
Qualsiasi riferimento a cose e/o persone è del tutto fortuito e non è riferito ad eventi precisi. Se qualcuno si è offeso da quanto scritto chiedo scusa fin da ora in quanto ho cercato di rendere irriconoscibili sia i luoghi che le persone.
Detto questo, il racconto non è frutto della fantasia dell’autrice ma corrisponde a una storia vera.

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